di Giovanna Ognibeni

 

Precisiamo, non ho intenzione di riprendere le argomentazioni a proposito di Sacra Eucarestia disinfettata e dintorni; ho solo assistito ad una scena a suo modo divertente ed istruttiva.

Prima però qualche riflessione statistica sulle mascherine in chiesa, perché se ormai in giro e nel supermercato, complice il caldo torrido, psicologico perché lì c’è l’aria condizionata (guerrafondai incalliti), la percentuale dei mascherinati oscilla tra il 20 e il 30%, in chiesa è esattamente l’opposto: sono il 20% i temerari, incuranti della propria ed altrui salute, sprezzanti i dettami della scienza.

Ora, o i cattolici non vanno al supermercato e coltivano le proprie zucchine come tanti Cincinnato, oppure il 20% con mascherina sono loro (si potrebbe verificare sussurrando loro una giaculatoria, ma è un procedimento un po’ empirico), oppure c’è un abito mentale per la spesa ed un altro, ieratico e solenne, per la Messa.

Mi ricordo di quando da bambina mi sbucciavo ginocchia o gomiti, e la mamma non si limitava ad un anonimo cerotto ma mi bendava. Ero al settimo cielo, ancora un po’ dolorante ma al settimo cielo; se poi sulla garza s’intravedeva un puntino rosso, segno incontestabile che avevo sanguinato, andavo in giro fiera e falsamente noncurante, aspettando la domanda fatidica “cosa ti è successo?”. Momenti infantili di gloria, che mi sembra di ravvisare sulle metà visibili dei volti, che dicono: non ci siamo lasciati imporre le mascherine, né per paura né per irriflessione, ma per profonda convinzione personale, e ci aggiungiamo del nostro, perché il virus non obbedisce ai Dpcm! Che poi non gli venga fatto di riflettere che se obbedisci ad un ordine restrittivo (non ad una raccomandazione, ma a un vero e proprio diktat), dovresti obbedire anche ad un ordine permissivo, è un po’ come prendere un antibiotico a vita, perché se ti ha aiutato a guarire, figurati che bene ti farà se continui da sano, beh è che lo spirito critico non lo trovi mai in offerta speciale.

L’homo catholicus, specie se incardinato in una parrocchia, considera sovversivo e pericolosamente tendente all’eresia tutto ciò che contrasta con le indicazioni pastorali specialmente quando esprimono i propri convincimenti. Mi ricordo un cappuccino che, ad onor del vero con un baricentro mentale abbastanza oscillante, si era permesso di dire in un’omelia che, cari fratelli, facciamo tutti schifo davanti a Dio. Sul sagrato incrociai una vecchietta che, forte del fatto che ormai da parecchi anni non poteva peccare più seriamente, si lamentava vigorosamente con la vicina altrettanto attempata dell’insolente, decisa a sporgere richiamo al priore.

Vale a dire che se dall’altare ci viene detto che dobbiamo cambiare le nostre categorie di giudizio, ci inalberiamo suscettibili come la vipera sorda delle Scritture; se invece ci vengono ammannite pachamama, benedizioni a coppie omosessuali (signora mia, vedesse quanto sono bravi e premurosi il figlio di mia cugina ed il suo compagno! Avercene di così) applaudiamo. Sia mai che il Signore si offenda se non ha la sua standing ovation.

Conosco dei bravi cattolici, detto senza ironia, obiettori di coscienza che hanno votato alle ultime elezioni politiche, perché indicato dal Consiglio Pastorale, la Lista Più Europa, guidata e presentata nelle parrocchie dalla Bonino, che stavolta non disdegnava la palese intromissione ecclesiastica,. E’ pur vero che senz’altro la lista della grande Italiana non recava lo slogan “Lista Bonino e ti liberi del bambino”, ma chissà, anche Erode aveva le sue buone qualità, e del resto quando la Chiesa si e ci fa commuovere sulla sensibilità d’animo e forte coscienza del bene comune di Pannella e Bonino, beh chi siamo noi per giudicare?

Non credo che noi cristiani e tampoco cattolici resisteremmo ad sanguinem ad eventuali persecuzioni, anche perché a) ne abbiamo da scontare, b) non è che dobbiamo avere il monopolio di Dio, epperò siamo stati educati severamente alla sopportazione dalle indecorose strimpellate in chiesa, e anche bonghi, e da omelie, in cui 30, 50, 80 facce assorte fissano il sacerdote, ognuna in modo assolutamente evidente intenta a riepilogare i propri programmi della settimana entrante. Financo il prete deve stare attento a non cadere addormentato, narcotizzato dal suo stesso sermone.

Che vuoi sia una mascherina se dobbiamo dare testimonianza forte e chiara che siamo cittadini fedeli e responsabili. Mesi fa, al Rosario trasmesso da Lourdes frequentemente ci veniva ammannita al quarto Mistero gioioso la considerazione che esso ci ammonisce ed esorta ad essere cittadini appunto responsabili, memori dei loro doveri civici. Devo essere sincera, non ho mai fatto uso di droghe, e certe volte mi sento d’essere stata emarginata, ma non riesco ad immaginarne una abbastanza potente per poter stabilire una relazione così avventurosa.

Torniamo all’episodio dell’ultima domenica, al momento della distribuzione dell’Eucarestia, solito febbrile compulsare nelle borsette alla ricerca del salvifico disinfettante, da passare come gesto da buon Samaritano al vicino, e vedo due coristi, probabilmente imparentati che si strofinano in tandem le mani col gel.  Le loro mani come agnellini giocosi ruzzano insieme nel massaggiarsi reciprocamente: con ogni probabilità ne era uscito troppo, ma la vista era comunque comica. Le Sacre Particole giacciono da ore, se non giorni, nella pisside, il sacerdote che ha fatto le sue abluzioni non vi tocca manco per sbaglio, avete la mascherina, e poi e poi ah signora Longari mi cadete sulla spilorceria! E se uno dei due fosse positivo asintomatico, probabilità che s’impenna se ha fatto la quarta dose?

Dici, ma usano il disinfettante, ma se sono così paranoici che si disinfettano le mani per il breve tragitto che l’Ostia compie dalla mano alla bocca, non è che per caso non seguono pratiche mediche ma magiche?

Posso capire che in Ospedale o in un ambulatorio arrivi subito la zelante infermiera a dirti di coprirti anche il naso (ma perché, perché c’è una schiacciante maggioranza femminile che si sente la Greta Thumberg investita del compito di romperti l’anima?). Lì gli operatori sono costretti a portare la mascherina e posso capire che gli scatti il meccanismo di rivalsa. Ma senza ragioni scientifiche: un attimo dopo infatti il medico ti fa abbassare la mascherina, ti fa aprire la bocca e dire aahh. La linea minimale di prudenza funziona come se durante un’operazione metà dell’equipe si fosse disinfettata, l’altra metà no. Rischio dimezzato? Ho i miei dubbi, la verità è che anche nella medicina c’è comunque tanto di scenografico, o come direbbero gli assessori emiliani o fiorentini non c’ è nessuna motivazione scientifica ma è per educarci meglio, bimba mia. (copyright Cappuccetto Rosso).

Nel Medio Evo parlavano di umori, di influssi astrali di calamitose congiunzioni stellari, ma qui siamo tornati ai riti apotropaici.

 


 

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