Caravaggio - L'incredulità di San Tommaso (Wikipedia)
Caravaggio – L’incredulità di San Tommaso (Wikipedia)

 

II Domenica di Pasqua (Anno B)

(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

 

di Alberto Strumia

 

Nel leggere oggi, Domenica della Misericordia – in questo nostro difficile tempo della storia dell’umanità e della vita della Chiesa – il passo del Vangelo di Giovanni, viene quasi spontaneo darne questa interpretazione.

– Gesù Risorto appare vivo, per la prima volta agli Apostoli chiusi nel cenacolo. È l’inizio della missione della Chiesa: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi», reso possibile per l’azione dello Spirito Santo: «Ricevete lo Spirito Santo», dal quale essi hanno forza e coraggio, intelligenza di fede e capacità di rendere conto delle ragioni che la motivano.

– Gli otto giorni che separano questa prima apparizione di Cristo Risorto, nel cenacolo, dalla seconda apparizione, sembra rappresentare anche il tempo della storia della Chiesa che va da quel momento al nostro tempo. Sono tutti i secoli della storia della Chiesa lungo i quali, per la forza e la sapienza ricevuta dallo Spirito Santo, in essa si sono realizzate tutte le conversioni al cristianesimo, si è trasmessa la fede con la dottrina integra di Cristo, si sono corrette le deviazioni da essa, si è sviluppata la santità con le opere di cultura e di carità, ha preso forma la civiltà cristiana, si sono succeduti i successori di Pietro e degli Apostoli fedeli al Deposito della Fede.

– Tommaso, che non era presente alla prima apparizione del Risorto, sembra rappresentare quella parte di umanità – e anche dei credenti laici e chierici – che per qualche ragione, magari anche per uno scopo ritenuto valido, hanno vissuto tutto quel tempo come se Cristo non fosse risorto e non fosse apparso vivo agli altri, che pure gli hanno riportato la loro testimonianza, e si fosse limitato a lasciare una sorta di testamento spirituale per una vita ideale, purtroppo legata solo al Suo tempo, ormai obsoleto. Oggi andrebbe aggiornato…

Forse Tommaso che era uscito dal cenacolo, aveva avuto altro da fare, magari anche per la comunità. Lui è stato più intraprendente degli altri e si immerso nel mondo esterno, come uno tra i tanti e non ha avuto bisogno di prendere seriamente neppure l’idea della Risurrezione di Cristo. All’esterno del cenacolo nessuno lo ha perseguitato, tanto è vero che è potuto uscire e rientrare incolume, forse per rassicurare gli altri ad uscire tranquillamente come lui. Bastava non parlare del Maestro, o forse parlarne come di un saggio che è morto e ha lasciato loro degli insegnamenti morali, importanti per la loro religiosità personale e privata e non per il resto del mondo che andava avanti benissimo anche senza di Lui e senza di loro, anzi anche meglio. La testimonianza degli altri Apostoli che sono stati presenti alla prima apparizione del Risorto per lui è irrilevante, forse un’allucinazione, una fantasia non credibile, non meritevole di essere considerata: «Io non credo», che è come dire anche “io non vi credo”, non vi riconosco come testimoni attendibili. Ma Tommaso avrebbe mai potuto convincere gli altri Apostoli che quella prima apparizione del Risorto era stata un’allucinazione collettiva da dimenticare come fosse stata una semplice proiezione della loro psiche?

Sembra di descrivere non solo l’umanità di oggi che considera la fede una questione puramente soggettiva, personale e non degna di nota, perché il mondo va avanti benissimo ugualmente. Ma sembra anche descrivere la situazione degli ecclesiastici che si comportano come gente che si è lasciata convincere dall’idea che il mondo va avanti meglio della Chiesa e che è questa a dovere imparare dal mondo a ristrutturarsi, come si fa per mettere in regola con una casa non aggiornata alle norme vigenti.

Il fatto che il mondo non stia andando per niente bene ugualmente, per ora, non viene minimamente accostato alla mancanza di credito concesso alla fede in quella Risurrezione e in quella prima apparizione di Cristo Risorto, a partire dalla quale si è mossa tutta la storia del cristianesimo.

La Misericordia di cui oggi abbiamo bisogno è quella che fu concessa a Tommaso, dopo quegli otto giorni, per tornare come lui ad adorare il Figlio di Dio Risorto, manifestando la fede con le sue stesse parole: «Mio Signore e mio Dio!».

Dopo gli “otto giorni” che sono i secoli di storia della Chiesa trascorsi da quel momento, si direbbe che, come Tommaso, l’umanità e la stessa cristianità di oggi – laici e chierici – hanno bisogno della Misericordia di una seconda apparizione del Risorto – fosse anche quella che conclude la storia del mondo – nella quale Egli offre le sue piaghe da vedere e toccare: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Sono le piaghe che il genere umano – decidendo di vivere come se Dio non ci fosse, i Suoi Comandamenti fossero superati, e Cristo non fosse Dio unico Salvatore che ha riaperto l’accesso al giusto modo di vivere – ha inflitto a sé stessa:

= la piaga dell’uccisione della vita nascente;

= quella dell’uccisione della vita prima della sua conclusione naturale;

= la piaga della dissoluzione di quella ragione che insegna ad avere il senso della realtà per quello che è;

= la piaga della distruzione del senso religioso connaturato con l’essere umano che tende verso Dio per comprendere sé stesso;

= la piaga del colpo di lancia al cuore che è la falsificazione del cristianesimo e della Chiesa.

A queste si aggiungono i colpi della flagellazione (sono tutti i peccati e gli errori degli uomini verso Dio e quindi verso sé stessi), visibilmente più piccoli ma numerosissimi. E ancora la corona di quelle forme di potere che gli uomini presumono di attribuirsi da soli, mirando a sostituirsi a Dio, e finiscono per trasformarsi nelle spine irte delle rivalità cattive degli uni contro gli altri.

Per ora ci è stata data la “verifica in negativo”, la falsificazione storica, dell’ipotesi che il mondo possa andare avanti benissimo nel disprezzo dei Comandamenti dati da Dio a Mosè e nell’indifferenza di fronte ai testimoni della fede nelle prime apparizioni di Cristo Risorto di duemila anni fa. Questa “verifica in negativo” sta nel dover constatare che il mondo – e la Chiesa quando gli va dietro – vanno sempre peggio giorno dopo giorno, fino a divenire del tutto invivibili e inservibili. Quando si decideranno ad accorgersene gli uomini del nostro tempo?

Quelle piaghe che l’umanità ha inflitto a sé stessa, sono state assunte da Cristo che ha unito la natura umana alla natura divina del Verbo, per guarirle e far risorgere l’uomo con la Sua Risurrezione. A chi vuole la strada della “vita giusta” è riaperta, per Grazia, anche qui ed ora («già al presente cento volte tanto», Mc 10,30), in anticipo sull’Eternità.

Gesù colse tutti di sorpresa, Tommaso come gli altri Apostoli, quando apparve per la seconda volta a confermare la loro fede. Forse questa seconda apparizione potrà avere prima della fine dei tempi, il carattere di una Grazia che illumina interiormente i singoli aprendo loro gli occhi della coscienza. Non possiamo saperlo, ma dobbiamo attenderla come fosse imminente.

Quello che possiamo e dobbiamo fare è pregare il Signore che intervenga Lui in prima persona a manifestare nuovamente la Sua Vittoria, perché il nostro darci da fare senza di Lui non potrà mai bastare a salvare il mondo («Senza di Me non potete fare nulla», Gv 15,5). Per questo, oggi, i contemplativi hanno il compito più importante e tutti abbiamo bisogno di imparare da loro a stare in compagnia del Signore. Pregare è questo. Solo dalla preghiera viene la capacità e la grande forza con la quale «gli Apostoli davano testimonianza della Risurrezione del Signore Gesù» (prima lettura).

«Chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?», ci ha ricordato san Giovanni nella seconda lettura.

Maria la Madre di Dio che conservava nel suo cuore tutte queste cose ci prenda per mano e ci conduca fino alla fine del percorso di questi “otto giorni” che separano le due apparizioni del Risorto nel cenacolo della Chiesa.

 

Bologna, 7 aprile 2024

 

 

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