Domenica XVI del Tempo Ordinario

(Anno B)

(Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6,30-34)

 

 

di Alberto Strumia

 

La liturgia di questa domenica è specialmente dedicata ai “pastori”, cioè ai ministri ordinati della Chiesa, di ogni livello gerarchico. Per tutti ci sono richiami, rimproveri, lodi e attenzioni, in relazione ai loro comportamenti. Non mancano anche indicazioni e istruzioni valide per tutti i fedeli battezzati.

1. Nella prima lettura troviamo soprattutto un rimprovero anticipato e una minaccia di punizione («io vi punirò») diretta ai pastori «che fanno perire e disperdono il gregge», perché con i loro insegnamenti e i loro comportamenti deviati, rispetto ai comandamenti di Dio e alla dottrina di Cristo, hanno esposto i fedeli agli errori di una concezione non solo non cristiana, ma addirittura non umana e irragionevole della vita e della realtà, indirizzandoli a condurre una vita di errori (sono i peccati), dannosa per loro stessi e il loro prossimo. Questo richiamo di Dio verso i cattivi pastori è un giudizio particolarmente netto su quanto vediamo oggi accadere nella vita della Chiesa, per come in essa i fedeli vengono guidati.

La seconda parte della prima lettura, è una profezia dell’avvento di Cristo, vero pastore che “ripara” (è la Salvezza), restituisce la possibilità di accesso alla “giustizia originale” nel rapporto con Dio che l’umanità ha rifiutato (è il “peccato originale”) e i singoli continuano frequentemente a rifiutare (sono i “peccati attuali” personali). Dio solo può essere in grado di questo “restauro” della condizione umana. E i pastori non possono che essere suoi esecutori. Chi presumesse di essere “padrone” della Salvezza, della Chiesa, si troverebbe automaticamente a cedere a quello stesso inganno di Satana che ingannò i progenitori, finendo per fare il gioco del “Serpente antico” che ha trascinato fuori strada l’uomo e la donna. Anche noi, oggi, ci troviamo ad invocare l’intervento diretto di Dio nella nostra storia per ricordare al mondo intero che Cristo è l’unica via percorribile per recuperare l’accesso alla vita nella giustizia, ora su questa terra, e conservarlo per sempre oltre questa vita (cfr., Gv 12,25). E qui ci viene promesso che tale intervento arriverà al tempo giusto («Ecco, verranno giorni…»).

2. Nel salmo responsoriale troviamo un’istruzione valida per tutti, da avere sempre presente, da parte di ogni battezzato, sia di fronte ai buoni che ai cattivi pastori: «Il Signore è il mio pastore». È il rapporto con Dio, con Cristo quello che conta, l’unico che restituisce l’uomo all’uomo (“salva”), perché lo rimette nel giusto rapporto con Dio Creatore. Di fronte ai cattivi pastori non c’è da disperarsi, perché comunque è Cristo che conta e Lui non abbandona. Di fronte ai buoni pastori, non bisogna attaccarsi a loro come tali, ma a Colui al quale essi indirizzano, del quale sono un segno visibile e apprezzabile. I buoni pastori non richiamano a se stessi, ma a Cristo. E se è normale affezionarsi a loro e seguirli, è lecito farlo perché “impersonano” in qualche modo il Signore ai nostri occhi, ma per quanto bravi non potranno mai sostituirlo, per l’oggettivo limite della loro natura umana, perché solo Cristo è Dio e loro non lo sono.

3. La seconda lettura è rivolta a tutti i battezzati, ai quali viene illustrata proprio la centralità e assoluta unicità di Cristo Salvatore e autore dell’unica possibilità di non inimicizia («Egli infatti è la nostra pace»), di unità («di due ha fatto una cosa sola»), di accordo, di comunione, di vicinanza («siete diventati vicini») solida e stabile tra gli esseri umani. La vita terrena diviene “umana” solo se è vissuta tenendo conto del suo destino di eternità in Dio («Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito»).

4. Nel Vangelo si parla dei pastori buoni, che sono vicini al Signore con tutta la loro intelligenza e affettività, quelli per i quali Cristo è criterio di giudizio e centro affettivo. Questi vengono ricompensati dal Signore con il riposo che si sperimenta nello stare vicini a Lui («Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’»). E proprio perché in loro la gente riconosce un riflesso della bellezza del volto di Cristo, vengono cercati e inseguiti («Erano infatti molti quelli che andavano e venivano»). Com’è particolarmente sempre più vera, oggi, questa necessità di andarsi a cercare un pastore che aiuti a conoscere e vivere secondo la vera dottrina di Cristo e non qualcosa di diverso. E come siano tanti quelli che si ritrovano senza un punto di riferimento sicuro e affidabile, «come pecore che non hanno pastore».

Come il Signore «si mise a insegnare loro molte cose», così anche oggi come sempre si va alla ricerca di una vera guida che «estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52). E una volta trovatala si ha un po’ di quella serenità interiore che anticipa già da ora quella che sarà la beatitudine eterna, per la quale siamo creati da Dio.

Maria, la madre del Signore, come sempre ci anticipa e ci prepara la strada con la sua potente intercessione e a lei ci possiamo e dobbiamo affidare ogni momento con la sicurezza di figli che sanno di essere voluti e amati.

 

Bologna, 18 luglio 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. E’ direttore del sito albertostrumia.it

 

 

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