Arca di Noè

 

I Domenica di Quaresima (Anno B)

(Gen 9,8-15; Sal 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15)

 

di Alberto Strumia

 

Quest’anno le letture del Tempo di Quaresima dell’Anno Liturgico sembrano voler portare con sé – insieme al consueto richiamo penitenziale che caratterizza questo periodo di preparazione alla Pasqua – un “segnale” di arrivo imminente della fine del “brutto” periodo della storia dell’umanità e soprattutto della Chiesa che siamo stati chiamati ad attraversare.

“Brutto” perché, in questo tempo di sempre più rapido allontanamento dalla “Fede”, abbiamo visto attuarsi, nella Chiesa, le forme di apostasia da Cristo più aberranti e impensabili solo pochi decenni prima.

E “brutto” perché, in questo tempo di sempre più rapido allontanamento da un uso non malato della “ragione”, abbiamo visto gli esseri umani mettere in atto forme di cattiveria che solo il demonio può suggerire.

– Nella prima lettura, infatti Dio ristabilisce l’Alleanza con quella parte di umanità che si è salvata dal diluvio universale, in forza della rettitudine della propria fede e per avere conservato la capacità di servirsi in modo non impazzito della propria “ragione”. Un’Alleanza che riguarda tutto: il rapporto dell’uomo con Dio e con il prossimo («io stabilisco la mia Alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi»); con la creazione intera («con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali…»). È una ricostruzione dell’intera creazione, una sorta di “nuova creazione” («Noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia», 2Pt 3,13).

Applicando questa “profezia-promessa” al nostro momento storico avvertiamo l’abbreviarsi del tempo («Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve», 1Cor 7,29) dell’attesa della fine di questo tempo di “devastazione globale” dell’umanità, di tutto sulla faccia della terra, della vita della Chiesa stessa che è stata stravolta dal suo vertice, in un modo così radicale quale non si era mai visto prima.

Si avverte come ormai assolutamente prossimo un intervento diretto e risolutore di Dio, di Cristo, nella storia. Cristo ha già vinto con la Sua Passione, Morte e Risurrezione, riaprendoci l’accesso alla “giustizia” volontariamente perduta dall’uomo/umanità con il “peccato originale” («Defectus autem originalis iustitiae est peccatum originale», san Tommaso, Summa Theol., I-II, q. 81, a. 5, ad 2um), ma deve esserci ancora, nella storia, una Sua esplicita manifestazione, che non può essere negata, ma solo riconosciuta meritoriamente o rifiutata colpevolmente contro ogni evidenza: «Quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così come Egli è» (1Gv 3,2).

La storia della santità, della cultura e dell’arte cristiana sono state, nell’arco di venti secoli, un segnale anticipato (un già, un centuplo) di questa esplicita e indiscutibile manifestazione della Gloria del Signore che chi ha, oggi, una vera sensibilità cristiana avverte come imminente (un non ancora vicino). Che questo preluda ad un nuovo “periodo buono” della storia umana o coincida con la fine dei tempi non ci è dato saperlo.

– Il salmo responsoriale è, per noi, una preghiera a Dio di essere guidati a percorrere con fede e ragione questo momento della storia, per non perdere il filo conduttore della sua corretta comprensione e regolarci nel nostro comportamento: «Fammi conoscere, Signore, le tue vie, insegnami i tuoi sentieri. Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi, perché sei tu il Dio della mia salvezza».

– Nella seconda lettura san Pietro insegna ai fedeli ai quali si rivolge la chiave di lettura cristiana della storia, alla luce della centralità di Cristo, facendo riferimento proprio a Noè e all’epoca del diluvio. E Gesù stesso aveva esplicitamente descritto ciò che stiamo vedendo accadere ormai da anni nel nostro tempo: «Come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, fino a quando Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e inghiottì tutti, così sarà anche alla venuta del Figlio dell’uomo» (Mt 14,38-39). Quanti, oggi si accorgono della vera causa che è all’origine di tutte le “ingiustizie” e i disastri che accadono, in modo più pesante ancora che in passato? Quanti si accorgono e sono in grado di comprendere che tutto dipende, all’inizio della catena delle cause, dal primo rifiuto (“peccato originale”) dell’uomo/umanità della “giustizia originale” nel modo di rapportarsi degli uomini con Dio Creatore, e da tutti gli ulteriori rifiuti che ne sono seguiti (“peccati attuali”)?

– Il Vangelo di Marco, nella sua concisione (è il più sintetico dei quattro Vangeli canonici) sembra collocato qui apposta per rendere, anche nel modo breve di comunicare le parole e i fatti, questo abbreviarsi dei tempi. Non c’è una descrizione dettagliata delle tre tentazioni di Satana a Gesù, ma solo un rapidissimo accenno («Gesù nel deserto […] rimase quaranta giorni, tentato da Satana»), come a fatti del passato che ora sono stati sopravanzati dall’imminenza presente. E si insiste piuttosto sulla sollecitudine di Giovanni Battista nel dire alla gente che non c’è più tempo da perdere, perché «il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Un richiamo a sbrigarsi nel decidersi ad orientarsi finalmente tutti a Cristo unico Salvatore.

Oggi la Pasqua, riassumendo in sé tutta la storia della Salvezza, tutto quanto i Padri e i Dottori, i Santi e i buoni formatori hanno insegnato del cristianesimo, punta direttamente al punto di arrivo, al fine ultimo di tutto, che è la manifestazione della Gloria del Signore, che spazza via una volta per tutte, gli errori e il male provocato da Satana presso gli uomini.

Se in Maria, figura anticipatrice della Chiesa, tutto questo è stato realizzato da subito, oggi è ancora lei, ad aprire la strada che ci prepara a vivere questi momenti di ultima attesa. Il suo Cuore Immacolato precede con il suo trionfo, l’intervento esplicito di suo Figlio, il Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Bologna, 18 febbraio 2024

 

 

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