Rilancio un post di Raffaella Frullone ripreso dal sul profilo Facebook.

 

Aborto e Fake news
Aborto e Fake news

 

L’altro giorno l’avvocato Cathy la Torre denuncia una vicenda e annuncia un esposto sui suoi social. A riprenderla per è il Corriere della sera che scrive: «In una scuola superiore della provincia di Piacenza, una ragazzina esentata dalla didattica a distanza, tornando in classe, dopo aver affrontato un aborto, ha trovato, sulla porta della sua aula e lungo tutto il piano in cui si trova la classe, appesi dei fogli con disegni dun feto e scritte come “Ho bisogno di afFeto”, “Questo eri tu” ». La ragazza – riferisce La Torre sempre ripresa dal Corriere – è chiaramente e fortemente turbata dell’accaduto». Tempo zero ovviamente la vicenda è stata ripresa da tutte le principali testate accompagnata da fiumi di sdegno nei confronti dei vili compagni antiabortizti.

Nessuno si è fatto domande su questo racconto, meno che meno i giornalisti che l’hanno riportata. Siamo nel pieno del periodo di Didattica a distanza, i ragazzi a scuola sono pochissimi, la ragazza in questione è esentata dalla Dad, scrive sempre il Corriere, perché ha bisogno di un sostegno. Nessuna parola o riflessione sul fatto che una ragazza così giovane e con una fragilità che le necessità sostegno a scuola sia rimasta incinta, abbia pure abortito e la notizia sia arrivata in tempo record anche ai compagni. Come se non ci fosse niente che non va. Tutti si scagliano unicamente contro i “leoni da bigliettino”, ma come è possibile che in una scuola semi deserta i pochi ragazzi presenti siano così meschini e soprattutto abbiano attaccato bigliettini in corridoio senza essere notati da  docenti o personale scolastico? Nessuno se lo chiede, tutti rilanciano la notizia, gonfiandola di volta in volta, e ovviamente mettendoci il carico da 90%, ovvero cogliendo l’occasione per ribadire che l’aborto non può mai e in nessun caso essere messo in discussione. E che chi lo fa é generalmente una persona orrenda.

Peccato che forse la storia non sia esattamente come é stata raccontata, sui social dello stesso avvocato La Torre sono apparsi due commenti significativi. Scrive @mariameloniii «Prima di parlare e diffondere voci assicuratevi di sapere la storia. Conosco la persona che ha compiuto questo atto, so benissimo e posso dichiarare, insieme a tantissime altre persone, che non è una persona aggressiva nei confronti delle altre persone. Questo atto è stato frainteso, inizialmente le immagini dei feti erano state create per un progetto di scienze. Questa persona in seguito ha deciso di attaccare le immagini sulle porte di ogni aula, tempo prima che la ragazza in questione abortisse, senza nessun secondo scopo. Nessuno era al corrente dell’aborto ricorrente, essa, però, si è sentita presa in causa e non ha reagito bene, com’è giusto che sia. Le due persone hanno già chiarito la questione, colui/lei che ha appeso le immagini ha dichiarato esplicitamente di non voler ferire nessuno. La ragazza presa in causa ha compreso e si è chiusa la faccenda, altre persone hanno prolungato e ingigantito la questione fino a farla arrivare ai giornali. Siete pregati di non attaccare questa persona perché il suo scopo non aveva nessun fine offensivo. Grazie». Ma non è il solo @laura.degenn scrive «Che ridicola! Frequento quel liceo e i volantini sono stati attaccati due settimane prima che la ragazza abortisse. I due ragazzi in questione (il responsabile e la ragazza) si sono già chiariti»

Ma che importa. Ancora oggi la notizia campeggia sulle pagine dei quotidiani. Repubblica oggi titola: «Gli insulti a Diana che ha abortito “Andrò a parlare nelle scuole”. A Piacenza solidarietà da compagni, professori e sindaco dopo i disegni offensivi con il feto».

Così nascono le fake news e così si propagano, con la voce, la penna e le pagine proprio di coloro che dicono di volerle combattere.

 

 

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