ContiamoCi

 

 

di Annarosa Rossetto

 

Riportiamo alcuni passaggi dalla lettera dei medici lombardi di ContiamoCi! inviata il 30 giugno 2022 al Ministero della Salute Ufficio, ai presidenti degli Ordini dei Medici e al Comando NAS per una richiesta di confronto sul tema della vaccinazione obbligatoria anti-COVID per il personale sanitario. QUI potete leggere l’originale corredata di una ricchissima bibliografia di circa 80 pagine tra articoli scientifici e studi suddivisi per tipologia, utilissima a chi volesse approfondire il tema anche in sede di contenzioso legale.

Il testo prende in esame e chiede chiarimenti in merito agli effetti dell’entrata in vigore dell’applicazione del D.L.44/2021 e sue modifiche con cui il Governo ha stabilito tale obbligo e poi attribuito a ciascun Ordine professionale l’incarico di accertarne l’adesione dei propri iscritti e di comminare la sospensione del diritto ad esercitare la professione degli inadempienti.

Sottolineando che anche Medici che hanno aderito all’obbligo vaccinale hanno ritenuto necessario unirsi a questa interrogazione si evidenzia come “la matrice giuridica di tale funzione e i presupposti scientifici che la sottendono appaiono quantomeno discutibili dispiacendosi di dover constatare come FNOMCeO abbia abdicato ai propri doveri di tutela della dignità e dell’indipendenza della professione medica riducendo l’Organo preposto a garantire la migliore pratica dell’Ars Medica secondo scienza ed eticità a mero esecutore di una prassi burocratica.”

Gli estensori ricordano come provvedimenti di sospensione o radiazione non siano stati emessi “neppure in casi di comprovati gravi mancanze in perizia e/o deontologia (..) e persino Medici condannati per omicidio volontario o altri gravi reati non risultano né radiati né sospesi dal proprio Ordine”

Quanto alla vaccinazione obbligatoria viene sottolineato che “l’effettuazione di un trattamento sanitario, specie ove imposto, non può essere considerata mero atto burocratico: (..) non può prescindere dalla valutazione e ponderazione del rapporto rischio-beneficio del singolo secondo il principio di precauzione.”

A FNOMCeO si addebita di aver  “favorito un certo clima anti-scientifico, dogmatico e settario, creato da larga parte dei media, rendendo ancor più difficoltoso il delicato lavoro dei medici nel discernere il miglior trattamento per ciascun assistito” emanando anche “un Position Statement la cui veste formale mortificante, si traduce in accuse di possibili generiche violazioni deontologiche da parte degli iscritti che abbiano sollevato dubbi sull’opportunità di una vaccinazione universale indiscriminata e obbligatoria.”

Sottolineando che nonostante “l’accumularsi delle evidenze scientifiche di possibili effetti avversi gravi correlati alla vaccinazione, la macroscopica inadeguatezza della relativa farmacovigilanza e l’evidente distorsione in senso economico-politico di questioni di esclusiva pertinenza medica, FNOMCeO non ha levato alcun invito alla prudenza e al rispetto delle competenze, né alla ridefinizione della politica vaccinale alla luce dei più aggiornati dati scientifici;” e nemmeno ha preso iniziative per “tutelare i medici coinvolti in qualità di vaccinandi e neppure in qualità di vaccinatori.” in aperto contrasto con la legge nr 3 del 11 gennaio 2018,  Art. 1.

Un intervento farmacologico, infatti, va soppesato in base al bilanciamento rischio-beneficio e non può essere uguale “qualunque sia il profilo clinico della singola persona”. Ricordano anche che i vaccini attuali sono stati prodotti sulla variante alfa di inizio 2020 e che non sono efficaci nella protezione dalle più recenti varianti e che “il principio di prudenza dovrebbe essere applicato con ancora maggiore rigore in quanto la sperimentazione dei vaccini è tuttora incompleta e (..) non sono stati eseguiti studi relativi alla genotossicità né relativi al potenziale di cancerogenesi.”

Nella lettera si stigmatizza la svalutazione dei media nei confronti dei medici che per vari motivi non si sono sottoposti a questa vaccinazione senza che “gli Ordini Professionali abbiano assunto una posizione critica nei confronti di tali generiche e superficiali esposizioni, avallando di fatto gli atteggiamenti discriminatori”  e si afferma che “nessuno di noi può essere etichettato come No-vax in quanto non sono assolutamente in discussione le vaccinazioni in generale, considerate fondamentali per la prevenzione di numerose malattie.”

Ricordando che la legge sull’obbligo prevede la possibilità di differimenti ed esoneri dall’obbligo vaccinale attraverso il Medico di Medicina Generale denunciano che “lungi dal veder garantita la propria autonomia decisionale i Medici di Medicina Generale sono stati oggetto di inaccettabili pressioni da parte delle Istituzioni” sconsigliando la prescrizione di indagini pre-vaccinali, imponendo una griglia restrittiva delle condizioni di esonero “umiliante nei confronti della logica medica e dell’autonomia della delicata valutazione del bilancio rischio-beneficio del singolo Assistito”. Denunciano che “molti Medici che hanno rilasciato esoneri hanno subito per tale motivo perquisizioni da parte dei NAS”, che altri “sono oggetto di provvedimenti disciplinari da parte degli Ordini di appartenenza esclusivamente per aver rilasciato esoneri. Riteniamo questo stato di cose gravemente lesivo della dignità professionale e ci chiediamo come FNOMCeO possa avallarlo.”

Riprendono poi alcuni passaggi del Giuramento del Medico cui sono naturalmente correlati numerosi e rilevanti articoli del Codice deontologico e fanno presente che FNOMCeO, commentava il nuovo codice evidenziando la scelta di “difendere e rafforzare” il valore e l’importanza della deontologia professionale. (…). La norma giuridica, infatti, non può pretendere (..) di regolamentare i comportamenti umani soprattutto in campi particolarmente delicati come quelli relatavi allo svolgimento dell’attività professionale.

In campo medico, in particolare, il comportamento deontologico (..) si sostanzia nel presupposto che la scelta della medicina come professione sia – o almeno tenda ad essere – vocazionale e che fondamenti ne siano l’indipendenza intellettuale e la libertà scientifica.”

Riprendono poi alcuni articoli del codice deontologico per dimostrare come il comportamento  della quasi totalità degli Ordini Provinciali e della Federazione non sia in linea con essi.

Art.3:DOVERI DEL MEDICO

            Dovere del Medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni (..), quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera.

Riferendoci al commentario di FNOMCeO oltre che agli artt. 3 e 32 della COSTITUZIONE (salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività (…).divieto di obbligo a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge che non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) (…) da al professionista una sorta di guida per situazioni in cui l’affermazione di una propria regola comportamentale può arrivare a porsi in diretto contrasto con la normativa statale vigente. (..). Questo articolo costituisce un’applicazione dallo specifico punto di vista della professione medica degli articoli 32 e 3 della Costituzione. 

Il dettato costituzionale di cui all’art 32, è stato oggetto di diverse pronunce della Corte Costituzionale che, sostanzialmente, evidenziano la possibilità che il legislatore imponga l’obbligo vaccinale, per la tutela della collettività, a determinate condizioni:

 

  1. a) vi sia “la previsione che esso non incida negativamente sullo stato di salute di colui che vi è assoggettato, salvo che per quelle sole conseguenze, che, per la loro temporaneità e scarsa entità, appaiono normali di ogni intervento sanitario e, pertanto, tollerabili”;
  2. b) “nell’ipotesi di danno ulteriore alla salute del soggetto sottoposto al trattamento obbligatorio – ivi compresa la malattia contratta per contagio causato da vaccinazione profilattica- sia prevista comunque la corresponsione di una“equa indennità”in favore del danneggiato(cfr sentenza 307del 1992 e ora legge numero 210 del 1992)” (Corte Cost. 258/1994). Sentenza quest’ultima richiamata nella pronuncia n. 5/2018: “la Corte Costituzionale ha stabilito che le leggi che prevedono obblighi vaccinali sono compatibili con l’art. 32 della Costituzione se contemperano la tutela della salute collettiva e il diritto individuale alla salute. Ma ciò non può autorizzare l’integrale conversione del diritto individuale in soggezione dell’interesse generale, a prescindere dall’esistenza di efficaci modelli alternativi di tutela. Il diritto dell’individuo alla salute non può considerarsi in ogni caso cedevole nei confronti del dovere dello Stato e dei provvedimenti adottati a tutela dell’interesse della collettività, né potrebbe ritenersi che qualsiasi trattamento coattivo sia giustificato, solo perché esso consente migliori contributi dell’individuo al benessere sociale.

 

Art.4: LIBERTÀ’ E INDIPENDENZA NELLA PROFESSIONE:

            La libertà e l’indipendenza del Medico costituiscono due presupposti indispensabili per il corretto svolgimento dell’esercizio professionale.

 

Art.12:PRESCRIZIONE E TRATTAMENTO TERAPEUTICO

            Articolo che impegna la responsabilità professionale ed etica del Medico,  riconosce l’ autonomia decisionale riguardo ad accertamenti e terapie che devono essere ispirati ad aggiornate e sperimentate acquisizioni scientifiche e vieta l’adozione e la diffusione di terapie non provati scientificamente o non supportati da adeguata sperimentazione e documentazione clinico scientifica, nonché di terapie segrete. Obbliga anche il Medico a segnalare tempestivamente alle autorità competenti, le eventuali reazioni avverse.

Nel commento della FNOMCeO questo articolo è ritenuto fondamentale e punto di snodo dell’intero impianto codicistico.

Nell’art. 12 è rimarcata l’autonomia del Medico che deve confrontarsi con la libertà di scelta di ciascun cittadino: al principio di autonomia e di responsabilità del medico riguardo alle scelte terapeutiche corrisponde una correlativa responsabilità civile, penale e deontologica per eventuali errori inescusabili commessi.

Qui i medici di ContiamoCi affrontano il concetto di consenso informato. Il Medico deve fornire una completa informazione affinché tale consenso sia davvero “informato”. Il Medico è tenuto a fornire prestazioni fondate su conoscenze derivanti, a loro volta, dalla scienza ufficiale che si evolve in continuazione.

Le prescrizioni e i trattamenti terapeutici devono, poi, essere ispirati al principio del bilanciamento rischio-beneficio”: possibili pericoli e controindicazioni devono essere bilanciati dalla possibilità di buon risultato della cura stessa. Deve quindi essere evitata la c.d. “temerarietà professionale”, cioè una condotta che non tenga conto di possibili complicazioni ed eventuali conseguenze dannose, a causa di una ottimistica, ma non completamente fondata, fiducia sulle potenzialità della cura prescelta. Il Medico, infatti, è tenuto ad una adeguata conoscenza dei farmaci e dei loro effetti e conseguenze anche nelle prevedibili reazioni individuali.

L’uso di terapie nuove, ricordano, deve essere limitata all’ambito della sperimentazione clinica e non può quindi sussistere nel campo del rapporto di cura con il paziente.

La “libertà di scelta terapeutica”, riconosciuta anche a livello giuridico, consente al professionista di utilizzare terapie anche non strettamente tradizionali purché si attenga sempre alle regole della prudenza e del rispetto delle conoscenze scientifiche ed egli cade nella colpa professionale e nella relativa responsabilità quando il trattamento terapeutico utilizzato non trovi alcun supporto o giustificazione scientifica. Eguale responsabilità sussiste qualora, in presenza di trattamenti terapeutici di comprovata efficacia, il medico scelga terapie non ancora sufficientemente garantite e sperimentate.

 

Art.19: RIFIUTO D’OPERA PROFESSIONALE

            Il Medico al quale vengano richieste prestazioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico, può rifiutare la propria opera, a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita.

Il riferimento specifico alla obiezione di coscienza, disciplinata da specifiche leggi, è stato eliminato per dare un’ampiezza etica maggiore. La valenza di questo articolo è ritenuto da Fnomceo un elemento fondamentale della professione insito nella natura stessa dell’attività medica. La Repubblica, inoltre, riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona, tra i quali anche quello di aderire liberamente a varie impostazioni culturali e ideologiche. Il cittadino è tenuto al rispetto della norma positiva, ma nel caso di profondi contrasti con i propri principi morali, può essere eccezionalmente autorizzato dalla norma stessa a rifiutare l’adempimento di un obbligo stabilito dalla legge.  Si rileva, comunque, che tale facoltà nel codice deontologico sia oggetto di una previsione di carattere generale che la connette a qualsiasi tipo di intervento sanitario che abbia implicazioni con convinzioni d’ordine morale e clinico del medico stesso che comporta, però, la necessità di un raccordo con quella che, nel medesimo codice, sancisce l’obbligo del medico d’improntare la propria attività personale al rispetto dei diritti fondamentali della persona.

Su tali questioni, notano i medici di ContiamoCi, al di là di implicazioni e conseguenze d’ordine giuridico, la valutazione di carattere deontologico deve seguire l’impostazione dettata dagli artt. 17 e 19 del codice:“il rapporto medico-paziente, incontro di due coscienze con pari dignità, che deve svolgersi nel rispetto reciproco delle convinzioni etiche e religiose”.

Sulla base degli articoli del codice deontologico esaminati, si chiedono come gli Ordini dei medici possano non prendere atto che adeguarsi all’imposizione dell’obbligo vaccinale, eseguendo acriticamente ordini imposti dall’Autorità, comporti la violazione dei principi su cui si fondano le norme del codice deontologico presupposti indefettibili della professione medica, senza il rispetto dei quali un Medico non può definirsi tale.

I medici passano quindi a domande specifiche

 

  • come possa una norma coercitiva e sanzionatoria non rispondere all’assunto primario per la quale è stata concepita?

 

La scheda tecnica di tutti i vaccini anti-COVID specifica che sono finalizzati all’immunizzazione attiva dellla COVID 19 (malattia) ma NON a prevenire la trasmissione del virus SARS-COV-2 , che è l’obiettivo dell’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari: ciò rende tale obbligo di fatto non ottemperabile poiché i vaccini non prevengono la trasmissione del virus.

Si rammenta inoltre che la prescrizione di farmaci al di fuori delle indicazioni fornite dalla scheda tecnica è un reato penale (art. 445 Codice Penale).

 

  • come siano conciliabili il dovere del medico di conoscere la natura e l’effetto del farmaco, le controindicazioni, le interazioni con altri farmaci, ecc. con la segretazione di molti dati relativi ai vaccini anti COVID19 pertanto non accessibili ai medici vaccinatori.

 

  • sulla base di quali dati vengano redatte le note informative per il consenso alla vaccinazione COVID19, se appunto non sono a disposizione neppure alle Autorità Sanitarie redattrici di tali note informative perché coperti da segreto industriale o militare accessibili.

 

  • come possa essere stata approvata la vaccinazione eterologa (2a dose di vaccino con un prodotto diverso dalla prima) – da considerarsi off label sulla base delle schede tecniche     dei vaccini – in assenza di  evidenze di efficacia e sicurezza documentate da studi di fase 2    come richiesto dalla legge 648 del 1996.

 

Nell’autorizzare la vaccinazione eterologa, infatti il Ministero della Salute si basa su note della CTS AIFA in cui non vengono menzionate evidenze di efficacia e sicurezza ma viene detto semplicemente che la vaccinazione eterologa “non appare sconsigliabile”  e vengono citati solo due studi molto parziali.

Di fatto pertanto la vaccinazione eterologa è stata autorizzata in assenza di studi di efficacia e sicurezza in violazione della Legge 648 del 1996.

In parecchi casi la vaccinazione eterologa è stata effettuata anche con vaccino Moderna, nonostante il suo utilizzo con questa modalità NON SIA MAI STATO AUTORIZZATO neppure dal Ministero stesso che in merito al vaccino Moderna scrive che Comirnaty (e quindi non Moderna) può essere utilizzato per l’eterologa.

 

  • come possa essere stata autorizzata la terza dose di vaccino anti COVID e imposta agli operatori sanitari e all’intera popolazione in assenza degli studi di efficacia e sicurezza di fase 2, richiesti dalla Legge 648 del 1996.

 

La CTS nel documento 660 del settembre 2021 riscontra che non ci siano sufficienti evidenze per raccomandare in via prioritaria una terza dose di vaccino nella popolazione generale. Nei sanitari la terza dose può essere considerata a seconda del livello di esposizione all’infezione. Non emerge quindi una indicazione assoluta e perentoria alla terza dose di vaccino per tutti.

I medici chiedono inoltre

 

  • perché ci si ostini a non tener conto delle infezioni pregresse da COVID 19 obbligando alla vaccinazione i guariti nonostante le numerosissime evidenze della superiorità per efficacia e durata dell’immunità naturalmente acquisita rispetto a quella indotta da vaccinazione, anche verso le varianti del virus (vedi allegati pdf)

 

A tal proposito sottolineano che la presenza nei guariti di immunità a livello delle mucose determina una protezione non solo del soggetto ma anche della comunità, in quanto determina la bassissima o nulla contagiosità del guarito reinfettato. Al contrario i vaccinati, non solo possono infettarsi, reinfettarsi, ammalarsi e riammalarsi ma possono anche contagiare. Di fronte a tale realtà chiedono come si possa ancora sostenere l’utilità del green pass cosiddetto rafforzato (terza dose) per l’accesso ai luoghi di cura.

 

  • perché la presenza di anticorpi naturali non viene presa in considerazione quando la vaccinazione di chi ha un titolo anticorpale può comportare rischi maggiori rispetto a chi non ce l’ha?

 

  • perché i laureati in Medicina e Chirurgia devono sottoporsi all’obbligo vaccinale per iscriversi all’Ordine Professionale?

 

Tale richiesta è in contrasto con la Legge dell’ 11 gennaio 2018 che all’arti.5 specifica i requisiti necessari per l’iscrizione: pieno riconoscimento dei diritti civili; possesso dei titoli di studio e dell’abilitazione all’esercizio della professione medica; residenza o  domicilio nella circoscrizione dell’Ordine. La preclusione dell’iscrizione all’Ordine per i neolaureati abilitati non vaccinati è discriminatoria e sancisce che il Medico non vaccinato è considerato privo di ogni dignità professionale.

 

  • Perché si prosegue la campagna vaccinale con i prodotti di cui è ormai evidente l’inefficacia?

 

Molti studi dimostrano che l’efficacia dei vaccini anti COVID-19 dopo una iniziale parziale efficacia essa si riduce rapidamente per diventare negativa a nove mesi dall’inoculazione. Ciò significa che la vaccinazione diventa essa stessa elemento determinante una maggiore suscettibilità all’infezione da SARS- CoV-2 e forse anche ad altre infezioni, facendo ipotizzare un danno al sistema immunitario. Sebbene siano necessari ulteriori studi nel merito, il solo sospetto di un possibile effetto collaterale così grave dovrebbe portare prudenzialmente ad una sospensione della campagna vaccinale in attesa di maggiori dati.

Anche il riscontro dell’ampia variabilità di effetti avversi gravi registrati nei database ufficiali  desta preoccupazione: è accettabile essere obbligati ad un trattamento di cui non si possano stimare i rischi entro un range ragionevolmente certo?

“La nostra coscienza obietta – scrivono- perché come Medici dobbiamo agire per proteggere la salute degli Assistiti e il dibattito medico-scientifico e il confronto con le Istituzioni – sino ad ora totalmente assente – deve essere volto a ottenere strumenti scientificamente validati e deontologicamente idonei alla tutela della salute di ciascun Assistito.”

Sono sempre più numerosi gli studi che documentano eventi avversi severi correlati ai vaccini in uso e citano, come esempio non esaustivo, il recente studio israeliano pubblicato su Nature che documenta l’aumento di eventi cardiovascolari nei soggetti vaccinati di età inferiore a 40 anni  (vedasi anche altri studi nella bibliografia allegata).

Preoccupa anche il dato di mortalità generale che risulta aumentato nell’anno 2021 nelle fasce d’età giovane e giovane adulta. Euromomo ( Osservatorio Europeo sulla mortalità ) ha evidenziato che nel 2021 ci sono stati nella fascia di popolazione tra 15 e 64 anni, quasi 20 mila morti in più rispetto al 2020.

“Nel 2021 – annotano – una grossa percentuale di questa fascia di popolazione si è sottoposta a vaccinazione anti COVID per cui tale dato dimostra che la campagna vaccinale non ha comportato alcuna riduzione di mortalità ma anzi essa è aumentata nelle fasce di età più giovani, che sono peraltro quelle maggiormente colpite dagli effetti avversi da vaccino”.

Non da ultimo segnalano come il recente rapporto annuale di BionTech alla US-SEC, ente americano regolatore sulla sicurezza del mercato, reciti testualmentepotremmo non essere in grado di dimostrare l’efficacia o la sicurezza sufficienti del nostro vaccino COVID-19 (..) per ottenere l’approvazione normativa permanente (..) nei Paesi in cui è stato autorizzato per un uso di emergenza o concessa l’approvazione alla commercializzazione condizionale” e ricordano a FNOMCeO e agli Ordini che il regolamento CE 507/2006 prevede una farmacovigilanza rafforzata riguardo gli eventi avversi di questi prodotti autorizzati in via condizionale.

 

Concludono la missiva con una serie di domande finali

 

  • quali raccomandazioni gli Ordini hanno emanato nei confronti dei Medici affinché siano prontamente segnalati i possibili eventi avversi imputabili alla vaccinazione anti-COVID19?
  • quali circolari hanno inviato per sensibilizzare i medici a segnalare prontamente ogni effetto potenzialmente riconducibile ai vaccini in questione?
  • è prevista una raccolta anamnestica dettagliata per ogni vaccinando e la conservazione di questi dati per poter mettere eventuali effetti avversi in correlazione a quadri clinici preesistenti?

 

A questo proposito chiedono una verifica su come vengano raccolte e analizzate le anamnesi e le valutazioni cliniche prima della somministrazione del vaccino nel rispetto dellle norme deontologiche per la tutela degli Assistiti.

In conclusione chiedono all’Ordine una presa di posizione sulle questioni evidenziate ed una  risposta scritta alle domande formulate domandando ancora se la classe medica possa legittimare e sostenere la scelta politica di imporre un trattamento di dubbia efficacia e potenzialmente dannoso, i cui effetti sono in larga parte ancora sconosciuti, pena la perdita del lavoro e l’ostracismo sociale.

Auspicando un franco ed efficace confronto invitano FNOMCeO e gli Ordini Provinciali a riflettere sull’attuale crisi che rischia di ritorcersi contro la stessa professione medica. Questi ultimi anni hanno svelato le tante fragilità della Sanità, dalla carenza degli organici ospedalieri alla insufficiente risposta della medicina territoriale acuite dalle ulteriori difficoltà recenti: sono queste le principali problematiche su cui investire risorse ed energie senza innescare dinamiche divisive e umilianti.

Concludono con un richiamo alle responsabilità personali di tutti, non giustificabili con generici appelli all’obbedienza a ordini ricevuti: “ciascuno dovrà rispondere in prima persona delle proprie responsabilità in questa vicenda e il rappresentarsi come meri esecutori di ordini superiori (..) non sarà considerata un’esimente. Non per coloro che, secondo il giuramento prestato, erano chiamati a difendere la salute dei cittadini e l’integrità della professione medica.”

 


 

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