Il giornalista Andrea Cionci, dopo la pubblicazione su questo blog del video di don Tullio Rotondo (qui), mi ha chiesto di pubblicare una sua replica al sacerdote per par condicio. La concedo con la precisazione per tutti i lettori che non condivido affatto il pensiero di Andrea Cionci. 

 

Foto: cupola della basilica di San Pietro a Roma
Foto: cupola della basilica di San Pietro a Roma

 

Ringrazio Sabino Paciolla per avermi correttamente dato modo di replicare all’ennesimo video diffamatorio di Don Tullio Rotondo, che offende pubblicamente e da anni lo scrivente dandogli dell’incompetente e dell’ignorante, (e ora anche dell’eretico e dello scismatico per la questione dell’”una cum”).

Don Tullio Rotondo afferma che Benedetto XVI celebrava una cum papa Francisco ma questo non è affatto dimostrato,  come ho sviluppato in questo breve video dove peraltro porto documentazione in senso perfettamente opposto: https://www.youtube.com/watch?v=nIeMBf94Grw&t=233s Benedetto XVI, da impedito, celebrava in unione con se “stesso indegno servo”.

A proposito della mia “incompetenza”, posso affermare – senza tema di smentita – di essere la persona che più al mondo ha studiato, insieme a un gruppo di specialisti, la questione delle dimissioni di Benedetto XVI: 4 anni di inchiesta, 900 articoli, 800 podcast, 125 conferenze, 2 premi giornalistici, un bestseller venduto in 20.000 copie e tradotto in 5 lingue.  

Il 6 giugno ho depositato presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano una istanza in 100 pagine scritta con 5 avvocati, di cui due canonisti, con i risultati della mia inchiesta sulla sede impedita di Benedetto XVI, affinché si addivenga a una chiarificazione definitiva sulla Magna Quaestio. (Il panico mediatico di questi giorni dimostra come l’istanza sia stata accolta a Santa Marta). Se avessi scritto sciocchezze in questi anni, sarebbe ben rischioso rivolgersi a un tribunale. Tale iniziativa dovrebbe essere sostenuta da tutti coloro (anche gli avversari) che hanno a cuore la verità. Ma questo non avviene, a quanto pare, per via di invidie professionali, personalismi, arroccamenti ideologici, puntiglio, interessi economici.

Vorrei premettere che l’”Una cum”, cioè il fatto che la messa una cum papa Francisco non sia valida, è per me argomento spinoso e dannoso, in quanto produce dissenso anche fra i sostenitori della sede impedita, ma “Amicus Plato, sed magis amica veritas”.

Tutta la questione ruota non intorno alle eresie di Bergoglio, come tenta di depistare il Rotondo, ma intorno alla sua illegittimità come Papa.

Forse che una messa, pur con i 4 elementi in ordine, (materia, forma, ordinazione, intenzione) celebrata “una cum Bill Gates” potrebbe essere considerata valida?

Non c’entrano niente le eresie di Bergoglio, ciò che conta è che Bergoglio  non è il papa. Per chi lo sa, basterebbe a chiarire la questione quanto scriveva Ratzinger nel 1977: “La comunione con il Papa è la comunione con il tutto, senza la quale non vi è comunione con Cristo (Da “Il Dio vicino”)”. 

Ma ecco, in quattro semplici passaggi, perché Bergoglio non è il papa.

Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis, art 77: “Stabilisco che le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l’elezione del Romano Pontefice debbano essere osservate integralmente, anche se la vacanza della Sede Apostolica dovesse avvenire per rinuncia del Sommo Pontefice, a norma del can. 332, § 2 del Codice di Diritto Canonico”.

Can. 332§2: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, (MUNUS) si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente”…

Declaratio di Benedetto XVI: “plena libertate declaro me MINISTERIO episcopi Romae…. commisso renuntiare”.

C’è quindi un errore sostanziale: manca la rinuncia al munus petrino. Quindi per il Can. 188: – “La rinuncia fatta per timore grave, per dolo o per ERRORE SOSTANZIALE, è nulla per il diritto stesso”. 

Ma occorre un pronunciamento ecclesiastico per definire questa nullità?

No: U.D.G. 76:  “Se non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, (rinuncia del Pontefice a norma del 332.2 n.d.r.)  l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, SENZA CHE INTERVENGA ALCUNA DICHIARAZIONE IN PROPOSITO e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta”.

Ergo, Bergoglio non è il papa, perché Benedetto non era regolarmente abdicatario, non c’è bisogno di alcuna dichiarazione ecclesiastica in proposito e i fedeli possono regolarsi di conseguenza.

Attenzione: per gli inconsapevoli, per le persone in buona fede che ritengono in coscienza Bergoglio vero papa, dovrebbe valere il principio del Supplet Ecclesia, per cui l’Eucaristia una cum papa Francisco sarebbe lecita e valida.

Ma qui parliamo di fedeli consapevoli, per i quali fa testo l’enciclica Ecclesia de Eucharistia art. 39: “Ogni valida celebrazione dell’Eucaristia esprime questa universale comunione con Pietro e con l’intera Chiesa, oppure oggettivamente la richiama, come nel caso delle Chiese cristiane separate da Roma”.

Come noto, la comunione è valida nella Chiesa di Roma che ovviamente celebra in unione con il Papa ed è valida nelle Chiese ortodosse, che hanno una unione sacramentale e non ecclesiale con la Chiesa cattolica.

Ma chi è che decide in quali chiese cristiane separate da Roma la comunione è valida?

E’ la stessa Chiesa cattolica, come spiega il Can. 841: “Poiché i sacramenti sono gli stessi per tutta la Chiesa e appartengono al divino deposito, è di competenza unicamente della suprema autorità della Chiesa approvare o definire i requisiti per la loro validità e spetta alla medesima autorità o ad altra competente, a norma del can. 838, §§3 e 4, determinare quegli elementi che riguardano la loro lecita celebrazione, amministrazione e recezione, nonché il rito da osservarsi nella loro celebrazione”.

Come leggete, è la Chiesa cattolica che decide, in base a diversi parametri, in quali chiese cristiane ci sono i requisiti per la validità della messa. Non basta avere l’appellativo di “cristiana” per far celebrare automaticamente una Eucaristia valida anche se in unione con Pinco Pallino. La Chiesa di Roma ha deciso che l’Eucaristia della Chiesa ortodossa è valida, ma non lecita, tranne rari casi di emergenza previsti dal Can. 844 §2:  “Ogniqualvolta una necessità lo esiga o una vera utilità spirituale lo consigli e purché sia evitato il pericolo di errore o di indifferentismo, è lecito ai fedeli, ai quali sia fisicamente o moralmente impossibile accedere al ministro cattolico, ricevere i sacramenti della penitenza, dell’Eucaristia e dell’unzione degli infermi da ministri non cattolici, nella cui chiesa sono validi i predetti sacramenti”.

Ora, se uno è consapevole che Bergoglio è antipapa, la sua chiesa è ovviamente scismatica, quindi, come tale, la comunione una cum papa Francisco è in primis ILLECITA, come avviene per le chiese ortodosse.

Ma l’Eucaristia bergogliana potrebbe essere almeno valida e assunta dal fedele almeno in caso di emergenza come previsto dal can 844.2 per le chiese ortodosse orientali?

Nient’affatto perché, come da can. 841, è la stessa Chiesa cattolica a dover definire se nella nuova chiesa scismatica, quella antipapale bergogliana, ci siano i requisiti perché l’Eucaristia sia valida.

E la Chiesa cattolica di Benedetto XVI, rimasto papa consapevolmente (per sede impedita) o perfino, in teoria, inconsapevolmente (per semplice errore sostanziale), non si è mai pronunciata sul fatto che la chiesa antipapale bergogliana, possegga i requisiti per celebrare una valida Eucaristia.

Del resto, è intuitivo che se la chiesa antipapale ha fatto le scarpe al Papa cattolico, ben difficilmente potrebbe “richiamare oggettivamente l’unione con Pietro”, non credete?

In ogni caso, in mancanza di tale pronunciamento ufficiale della Chiesa cattolica (quella di Benedetto XVI)  la messa antipapale bergogliana è da considerarsi non valida e non lecita. Così è avvenuto anche per la Chiesa palmariana, mai oggetto di un pronunciamento cattolico.  

Ci rendiamo conto che questo possa creare dei problemi ai fedeli, che costringa a cambiare la tranquilla abitudinarietà domenicale, ma ciò può e deve spingere utilmente i fedeli a cercare sacerdoti che non celebrino una cum papa Francisco (e ce ne sono in ogni regione, basta cercare). Questa richiesta dei fedeli aiuterà il clero a consapevolizzarsi della realtà. Lo scrivente non ha mai inteso allontanare i fedeli dai Sacramenti – sarà querelato chi insisterà con questa calunnia – bensì li ha sempre incoraggiati e perfino aiutati nel cercare quelli validi a norma delle leggi della Chiesa.

Vi sono peraltro precedenti storici chiarissimi, come per esempio quello della Costituzione civile del clero nella Francia del 1790, quando i cattolici francesi rifiutavano i Sacramenti dal clero che aveva giurato alla Rivoluzione, per accettarli solo dal cosiddetto “clero refrattario” rimasto fedele a Roma. Maria Antonietta di Francia rifiutò l’Eiucaristia sul patibolo perché amministrata da un prete rivoluzionario (giurato) e quindi non in comunione con Roma.

Signori: sappiamo bene, da anni, che ormai tutti se ne si infischiano della legge e delle regole, ma la Chiesa, da sempre, poggia sulle solide basi del diritto canonico, che discende dal diritto divino e quindi è, in sintesi, teologia esso stesso.

Andrea Cionci

 


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