Il Global Times, cioè il giornale semiufficiale del Partito Comunista Cinese, scritto in lingua inglese per far conoscere l’indirizzo dello Stato-Partito ai lettori occidentali, ha pubblicato una nota dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi e del Consiglio dei vescovi della Chiesa di Cina (organismi non riconosciuti dalla Santa Sede) che così sintetizza:

La Chiesa cattolica cinese si atterrà al principio dell’indipendenza religiosa e dell’auto-amministrazione, sosterrà la sinicizzazione della religione, si adatterà alla società socialista e contribuirà alla realizzazione del sogno cinese di ringiovanimento nazionale sotto la guida del Partito comunista cinese, si legge nel comunicato.”

Anche la Reuters riporta:

“La Chiesa cattolica in Cina ha detto che ‘persevererà nel percorrere un cammino adatto a una società socialista, sotto la guida del Partito comunista cinese’”.

Questa nota è particolarmente significativa (e preoccupante) in quanto viene pubblicata il giorno dopo la sigla dell’accordo (di sabato scorso) sulla nomina dei vescovi tra Cina e Vaticano.

Per meglio capire il tenore di questa nota, riprendo ampi stralci di un articolo che ha pubblicato Steven Westley Mosher. Egli è uno scienziato sociale americano, attivista pro-life e autore specializzato in demografia e nel controllo della popolazione cinese. È il presidente del Population Research Institute, un sostenitore dei diritti umani in Cina, ed è stato determinante nel denunciare gli abusi della politica cinese del figlio unico e di altri abusi dei diritti umani nei programmi di controllo della popolazione in tutto il mondo.

In precedenza è stato Direttore del Centro Studi Asiatico dell’Istituto Claremont e Commissario della Commissione statunitense per le trasmissioni radiotelevisive in Cina.

Mosher oltre ad essere esperto della materia, ha anche contribuito a far costruire chiese e orfanotrofi in Cina.

Eccoli nella mia traduzione.

Foto: uno dei libri di Steven Mosher (a sinistra) e Xi Jinping, presidente della Cina

Foto: uno dei libri di Steven Mosher (a sinistra) e Xi Jinping, presidente della Cina

 

(…)
Quale scopi vengono perseguiti dalla firma di un accordo segreto? La Scrittura ci dice che “Le tenebre odiano sempre la luce”. Un accordo segreto tiene i cattolici in Cina e in tutto il mondo all’oscuro di qualsiasi compromesso il Vaticano abbia fatto. Ancor peggio, permette anche alle autorità comuniste di rappresentare in maniera distorta l’accordo ai fedeli cinesi nel modo che loro sceglieranno. Utilizzeranno sicuramente l’autorità mutuata del Vaticano per minare la fede dei credenti in Cina nella propria Chiesa.

Il cardinale Parolin, segretario di Stato Vaticano, mi ha detto in maggio che la firma di un accordo con il Partito-Stato cinese avrebbe dato a Roma una “leva” sulle autorità comuniste che potrebbe essere utilizzata per aiutare i cattolici in Cina. Ma quanta leva le dà un accordo che non è solo “segreto”, ma del tutto “provvisorio”.

La risposta, ovviamente, è nessuna.

Se il Vaticano si affida sulla serietà dei funzionari comunisti cinesi, sarà sicuramente deluso. Pechino ha firmato molti accordi nel corso degli anni – accordi i cui termini sono pubblicamente noti – solo per violarli prima che l’inchiostro si asciugasse sulla carta.

Il cardinale Parolin ha insistito dicendomi che, poiché “firmeremo un accordo con Xi Jinping stesso (il presidente del partito-Stato, ndr)…. (lei pensa che) non lo rispetteranno?

La risposta breve è “No”. Il Partito-Stato cinese ha firmato nel corso degli anni molti accordi, molti dei quali in seguito semplicemente sono stato ignorati, come l’accordo sino-britannico su Hong Kong. Altri, come i patti dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, fingono semplicemente di onorarli.

Il Vaticano non sa che gli stessi funzionari di cui si fidano ingenuamente che mantengano l’accordo sono attualmente impegnati in un’ampia repressione di tutte le forme di espressione religiosa in Cina?  
 
Il cardinale Parolin lo sa certamente, visto che nel corso del nostro incontro gli ho letto le nuove norme che limitano le attività religiose. Queste nuove norme, annunciate il 1° febbraio di quest’anno, hanno provocato un’ondata di persecuzioni, con l’abbattimento delle chiese e l’incendio delle bibbie.

Le autorità comuniste cesseranno e desisteranno semplicemente perché hanno firmato un accordo con il Vaticano? Sembra improbabile.

Come scrivo in Bully of Asia, il capo del Partito comunista cinese, Xi Jinping, si ispira al defunto presidente Mao, uno dei grandi assassini di massa della storia umana. Come Mao, Xi sta portando avanti una rivoluzione culturale in Cina per eliminare tutte le religioni. E ha chiarito che semplicemente non tollererà “interferenze straniere in questioni interne cinesi”.

Ciò significa che, a prescindere dai termini precisi dell’accordo segreto, non metterà il Vaticano in grado di aiutare la Chiesa cattolica cinese, tanto meno dirigerne l’attività.

L’accordo andrà invece a beneficio del Partito-Stato cinese, che lo utilizzerà per affermare il proprio controllo sulla Chiesa sotterranea in Cina. Dirà ai fedeli che il Papa stesso ha riconosciuto l’Associazione cattolica patriottica cinese a gestione comunista, e che ognuno dei 12 milioni di cattolici cinesi deve venerare solo nelle sue chiese (cioè quelle dello Stato che sono attentamente sorvegliate e/o videosorvegliate, ndr). Intensificherà il suo attacco alla Chiesa sotterranea, usando l’autorità mutuata dal Vaticano stesso come arma d’assalto ideologico.

Dirò che, se l’accordo fosse stato negoziato da prelati come il cardinale Zen, uomini profondamente e personalmente consapevoli della natura della dittatura ufficialmente atea e monopartitica che governa la Cina, avremmo potuto avere fiducia in esso.

Ma non ho fiducia in un accordo che è stato negoziato da chierici che non hanno alcuna comprensione della storia recente della Cina che sopprime brutalmente la religione. Questi comprendono chierici come l’ormai caduto in disgrazia arcivescovo McCarrick (dimessosi da cardinale perché abusatore sessuali seriale di lunghissima data, ndr), che negli ultimi anni ha compiuto non meno di otto viaggi in Cina, gli ultimi su specifica richiesta di Papa Francesco, alla ricerca di un simile accordo.

Il Partito comunista è stato a lungo determinato a costringere i cattolici cinesi clandestini a venir fuori dalle catacombe in modo che potessero essere tenuti sotto lo stretto controllo del Partito. Non riesco a capire perché qualcuno in Vaticano, incluso il cardinale Parolin, pensi che sia una buona idea prestare il nome del Papa a questo sforzo in questo modo.

 

Dobbiamo pregare per la Chiesa sofferente in Cina.

fonte: Lifesitenews

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