Ricevo e volentieri rilancio l’articolo dell’amico Stefano Fontana. Da leggere attentamente. 

 

clima terra ecologia

 

[Pubblichiamo il testo della conferenza tenuta da Stefano Fontana, direttore del nostro Osservatorio, su invito della parrocchia San Giuseppe a Marina di Ravenna, domenica 28 gennaio 2024 in una sala gremita di ascoltatori. Si è trattato del primo di tre appuntamenti dei quali VI INVITIAMO A VEDERE IL PROGRAMMA QUI. I relatori dei prossimi incontri saranno il prof. Tommaso Scandroglio e il dott. Don Samuele Cecotti. Vi invitiamo a partecipare].

Un breve quadro della situazione

In questo tempo si parla molto di ritorno alla natura. Esso viene proposto come stile di vita dalle nuove tendenze new age che invitano ad abbracciare gli alberi per condividerne l’energia pulsante o che prescrivono di non tagliare l’erba del giardino perché si interverrebbe dispoticamente sui ritmi naturali. Il ritorno alla natura si esprime anche violentemente con il cosiddetto terrorismo ecologico o “ecoterrorismo”[1]: L’Animal Liberation Front, la Sea SheperdsEarth FirstEarth Liberation Front, la ZAD (Zones à défendere), Extinction Rebellion ne sono degli esempi.

L’animalismo è un altro aspetto del ritorno alla natura, inteso come la riduzione e magari la negazione della differenza tra animale e uomo, avvenga questo secondo la versione forte di Peter Singer[2] o tramite quella più debole o dolce di Marta Nussbaum[3]. L’animalismo tende a lambire o a confluire nell’anti-specismo[4] il quale, come titolava il famoso libro di Jean-Marie Schaffer[5], proclama la fine della “eccezione umana”, con la negazione nell’uomo di una natura specifica e diversa da quella degli altri animali. Di antispecismo parla anche la nuova cultura Woke[6] che allarga il divieto di discriminare i neri ad altre presunte discriminazioni, come quella verso le donne, gli omosessuali e, appunto, gli animali.

Il ritorno alla natura anima anche le politiche globali con la cosiddetta transizione ecologica e con l’obiettivo di sostituire gli idrocarburi con le energie rinnovabili. Questo progetto globalista non è praticabile perché troppo costoso: il progetto richiederebbe la spesa di 150.000 miliardi di dollari in 10 anni secondo la stima della recente Cop28 di Dubai e avrebbe bisogno della ricostruzione globale del sistema mondiale di rifornimento. Inoltre, esso non è un ritorno alla natura perché anche le nuove tecnologie delle cosiddette rinnovabili sono inquinanti, ha alle spalle disegni geopolitici di destabilizzazione e impoverimento dell’Europa, però viene proposto come eticamente obbligatorio.

Fanno parte di questi obiettivi di ritorno alla natura la lotta ai cambiamenti climatici a base antropica, la guerra alla proprietà privata e il progetto C40 delle città in 15 minuti. Il primo – il nuovo climatismo – assume l’idea che il riscaldamento globale ci sia e che sia frutto delle eccessive emissioni di CO2 da parte delle produzioni umane e, nonostante non ci siano prove adeguate a riguardo, intende impostare tutte le politiche su questa base. L’Unione Europea, per esempio, vuole dimezzare l’emissione di gas serra entro il 2030 e arrivare alla “neutralità climatica” entro il 2050. Il secondo – le città in 15 minuti – è un progetto in atto in 40 metropoli mondiali per ridurre o eliminare obbligatoriamente il traffico automobilistico e aereo, il ricambio di vestiti, il libero uso del cibo, il libero uso di materiali da costruzione. L’obiettivo è obbligare alla inamovibilità. Il terzo – la guerra alla proprietà privata – intende fare interventi limitanti la proprietà in base a presunte emergenze ambientali come il riscaldamento globale. L’Unione Europea, per esempio, sta intervenendo sull’auto, sulla casa, sui mutui. Inoltre si vuole diminuire l’allevamento dei bovini, ridurre la produzione agricola per diminuire le emissioni di azoto (è di questi giorni la notizia dei contributi europei agli agricoltori italiani perché lascino incolti molti loro terreni), far pagare una tassa per compensare l’emissione di CO2 quando si usa l’aereo (anche i vescovi giunti con l’aereo a Roma per il Sinodo l’hanno pagata), ridimensionare l’industria delle costruzioni, accettare un notevole aumento del prezzo delle abitazioni a seguito della applicazione delle normative verdi, non adoperare più il gas naturale nel riscaldamento delle abitazioni, rispettare limiti di velocità molto ridotti nelle città, come stabilito dal progetto C40 e come si è visto a Bologna nei giorni scorsi.

Un discorso a parte meriterebbe l’atteggiamento della Chiesa attuale rispetto a queste problematiche. Durante il sinodo dell’Amazzonia del 2019 sono emerse molte valutazioni teologiche e pastorali che lodavano il rapporto dei popoli primitivi nei confronti della natura, indicandoli come esempio anche per i cristiani, mentre si sa che il rapporto pagano e animista con la natura era fonte di orrenda paura e violenza in quei popoli da cui il cristianesimo li ha liberati. L’uso nella Chiesa dell’espressione “conversione ecologica” è piuttosto ambiguo. C’è anche una preoccupante tendenza della teologia a ridurre o a negare la “gerarchia dell’essere”[7], parlando di una unica famiglia dei viventi frutto della creazione di Dio e da Lui tutti egualmente amati: l’uomo non avrebbe un primato e la vita eterna non sarebbe destinata solo a lui. La teologa americana Elizabeth A. Johnson sostiene che “tutte le creature formano una sola, amata comunità di creazione”. Per la Johnson “esiste una sola comunità di vita sulla Terra. In termini scientifici, c’è una sola biosfera. In termini teologici, c’è una sola comunità di creazione”. Aver negato questo punto e aver parlato di un primato dell’uomo ha generato lo sfruttamento della terra e poi, a cascata, tutti gli altri sfruttamenti. L’ecologismo sarebbe fonte di giustizia e di pace. L’enciclica Laudato sì’ (24 maggio 2015) e la dichiarazione Laudate Deum (4 ottobre 2023) di Francesco aprono in modo consistente all’ambientalismo e al climatismo ideologico di oggi. Molti vescovi hanno redatto dei “Decaloghi” per l’acquisizione di nuovi stili di vita per tutelare l’ambiente e dalla Settimana sociale di Taranto era partita l’iniziativa di creare in ogni parrocchia una “comunità energetica”.

Dall’esame di questi dati emergono già alcune tendenze evidenti del nuovo ecologismo che qui brevemente riassumo: 1) per la salvaguardia della natura si finisce per negare la natura dell’uomo collocandolo dentro un indistinto genere animale; 2) Con la scusa di presunte emergenze ambientali e climatiche si mira a contrastare il diritto alla proprietà privata e a impoverire la famiglia; 3) La decrescita felice, che in realtà vuol dire impoverimento, viene proposta come soluzione green indispensabile per la transizione ecologica alle rinnovabili e verso una società in cui non “possederemo niente e saremo felici” come prospettato dal WEF di Davos; 4) Sempre secondo le necessità imposteci dall’emergenza ambientale si vuole sorvegliare le persone e le famiglie, costringendole ad abitare in città da 15 minuti, controllando i loro consumi compreso il cibo, monitorando i loro comportamenti al fine di ridurre quelli che provocano un aumento della CO2 (carbon card), considerata erroneamente un veleno mentre è fondamentale per la vita, e rieducando la popolazione a cominciare dalle scuole; 5) infine il nuovo culto della Madre Terra, della intangibilità della natura, del rifiuto della civiltà che avrebbe compromesso l’innocenza originaria diventa la nuova religione secolare di oggi, il Bio diventa il nuovo Dio.[8]

Il corretto significato del termine “natura”

Passiamo ora a considerare brevemente cosa si debba intendere correttamente per natura. Ogni cosa che esiste è “qualcosa”, è qualcosa di quel tipo lì, diversa dall’altra cosa che è di quel tipo là. La natura indica cos’è una certa cosa, per esempio cosa è un geranio, un gatto o un uomo. Se le cose non avessero una essenza o natura sarebbero o tutte uguali o tutte diverse, non potremmo confrontarle tra loro, distinguere né tra un cane e un uomo, che hanno nature diverse, né tra un cane e un altro cane, che sono ambedue cani proprio perché hanno la stessa natura. Si chiama nominalismo lo sguardo di chi non pensa che esistano delle essenze o nature ma ritiene che ciò che esiste sia solo un insieme di fenomeni l’uno diverso dall’altro che si possono incontrare nella esperienza ma non rivelano nessuna proporzione, ordine, analogia tra di loro. Si susseguono, si accostano, si sommano ma non rivelano nessun ordine e nessun disegno complessivo. Tra di essi non si possono stabilire gerarchie di valore, se non per motivi di utilità e praticità.

La parola natura è sinonimo di essenza, ma anche vi si distingue perché significa l’essenza come guida all’azione. Infatti, ogni cosa agisce (vive) in base a quello che è. Si dice che la natura dell’uomo è di essere libero, allora imprigionarlo senza giusta causa è una cattiva azione. Se una gallina ha una natura gerarchicamente inferiore all’uomo, costui se ne può servire governandone sapientemente l’allevamento. Gli animali di natura inferiore vanno allevati e utilizzati secondo natura, il che vuol dire essi sono finalizzati all’uomo e non viceversa ma anche che l’uomo li deve usare appunto sempre secondo natura, per esempio senza trattarli con violenza ingiusta o senza abbandonarli.

Quello naturale allora non è un’accozzaglia di cose sparse a caso, è invece un ordine finalistico che riguarda non solo la natura in senso fisico-materiale ma anche la società degli uomini. Ordine finalistico significa che ogni cosa è quello che è da ciò deriva anche i propri fini, il cui esito viene garantito dalla natura stessa per gli esseri inferiori, mentre per l’uomo diventa un dovere morale e una responsabilità. Il governo della società deve corrispondere all’ordine finalistico delle persone, delle famiglie, delle comunità naturali, come le leggi e le politiche. Vivere secondo natura non vuol dire abbracciare gli alberi o lasciare libero sfogo agli istinti materiali, compresi quelli contro natura, ma significa vivere nel rispetto di un ordine che ha già in se stesso le proprie finalità. Così considerate le cose, c’è una gerarchia dell’essere, la cura dell’ambiente deve avvenire nel rispetto di questa gerarchia, l’uomo ne è il vertice responsabile, animali e persone non hanno lo stesso valore e non esiste un’unica famiglia degli esseri viventi, la gestione delle risorse avviene tenendo conto primariamente delle persone, delle famiglie e delle comunità organiche della società, la “decrescita felice” non è accettabile in quanto manca di fiducia nell’uomo[9], costui non è il cancro del pianeta ma è la principale risorsa[10], non si deve combattere la denatalità per salvaguardare l‘ambiente perché l’ambiente è a servizio dell’uomo e non viceversa[11], non si può programmare la povertà per soddisfare esigenze di un ambientalismo artificiale.

Questa corretta visione della natura risulta alla ragione e viene confermata ed elevata dalla rivelazione. L’uomo è il vertice del creato e tutte le forme di vita inferiori sono a lui finalizzate, affinché egli le governi, facendo proseguire così la creazione di Dio[12]. Da quando il cristianesimo ha posto un Punto di vista esterno al mondo e ha rivelato che l’uomo è fatto ad immagine di quel Punto, anche l’uomo ha acquisito una certa trascendenza rispetto alle cose, cessando di essere “cosa tra le cose” ed emergendo al compito di governarle. Da qui l’invito divino a sottometterle a sé e a moltiplicarsi. La tutela dell’ambiente non può richiedere la denatalità e il nuovo ambientalismo non è un umanesimo[13].

La differenza tra le due visioni può essere sintetizzata nel contrasto tra “ambiente” e “creato”[14]. La parola ambiente presenta la cosiddetta natura come altro dall’uomo, un ambito originario, bastevole a se stesso, igienicamente autosufficiente, nel quale l’uomo ad un certo punto è entrato in modo dirompente e con fare dispotico, asservendola scriteriatamente a sé. La soluzione consiste allora nel ridurre o eliminare la presenza nociva dell’uomo nella natura. La parola creato, invece, rimanda all’uomo come la prima delle creature, con un compito affidatogli da Dio di adoperarle per il proprio bene rispettando un ordine che gli è indisponibile, non è nelle sue mani fino in fondo perché gli è stato affidato come un dovere. Si noti un punto importante: nella parola ambiente è quindi contenuto un progetto irreligioso, non solo un progetto di superamento dell’uomo ma un progetto di superamento di Dio. La natura è vista in contrasto con l’uomo perché è vista in contrasto con Dio. Il nuovo ambientalismo assume una irreligiosità dalla forza religiosa.

Le origini teoretiche del nuovo ambientalismo ideologico

Il nostro compito a questo punto è di cercare le fonti di pensiero che stanno all’origine del nuovo naturalismo ambientalista. Per farlo possiamo trovare un aiuto in una costatazione semplice ma importante. Le stesse forze culturali, economiche e politiche che promuovono il Grande Reset su basi ambientaliste sono anche impegnate sul fronte della biopolitica e della bioingegneria, e non solo perché vogliono contemporaneamente eliminare gli allevamenti bovini e produrre carne sintetica. Da un lato promuovono il ritorno alla natura, dall’altro negano la naturalità delle dimensioni umane e vogliono riplasmarle artificialmente. L’aborto, il suicidio assistito, la procreazione in laboratorio, l’utero in affitto, le coppie omosessuali, la fine della famiglia naturale sono obiettivi promossi dalle stesse forze che propongono come ideale il ritorno alla natura. Esse si spingono anche oltre, preparando il transumanesimo, la creazione del “nuovo Adamo”[15], un misto di animale, uomo e macchina mediante l’incrocio delle nuove tecnologie in grado di riprodurre i tessuti, dell’elettronica applicata al cervello umano, della connessione continua e integrata con la Rete e con l’intelligenza artificiale. Le stesse spinte che riconducono l’uomo alla natura, denaturalizzandolo nel senso di negare la sua natura di vertice del creato, lo spingono verso il superamento di ogni natura, in un contesto di pura artificialità[16]. Si vede benissimo che, sia nel primo percorso che nel secondo, si mira ad un superamento dell’umano, ad un postumanesimo che pretende di essere un transumanesimo. L’antispecismo di cui abbiamo già parlato rientra in questo quadro: si riduce l’uomo ad animale per poterlo poi manipolare con le nuove tecnologie. 

Stabilito questo nesso fondamentale e compresa l’unità di questo progetto diviso in due percorsi, vengono alla luce anche altre connessioni. Nella presentazione del quadro iniziale abbiamo potuto vedere che l’obiettivo di molte politiche ambientaliste è la eliminazione dell’uomo. Gli attacchi alla proprietà privata minano la famiglia, il controllo sociale impone comportamenti collettivi e riduce la libertà delle persone, la natalità viene sconsigliata, resa inopportuna e difficoltosa, sostenendo che generare più di due figli vuol dire danneggiare l’ambiente e avvalorando una sessualità non procreativa tramite la diffusione dell’omosessualismo e del genderismo, l’estinzione degli uomini è perfino presente nel nome di movimenti dell’ecologismo estremo come Extinction Rebellion e la denatalità provocata ad arte viene poi assunta per provare la necessità dell’immigrazionismo[17]. Ebbene, la stessa cosa viene eseguita con l’aborto legalizzato e promosso anche in forma chimica, con l’eutanasia e con le pratiche eugenetiche. L’eugenetica è ampiamente in uso nelle democrazie avanzate: selezione degli embrioni, aborto selettivo dopo aver verificato anche solo ipotetici problemi di salute del feto, eutanasia per persone affette da varie patologie. Il potenziamento dell’umano nel transumano richiede anche queste forme di selezione forzata: in epoca Covid si è sperimentata una vaccinazione preventiva a scopo eugenetico che potrebbe essere trasferita anche in una prevenzione genetica, con interventi ingegneristici dul DNA, formalmente per prevenire malattie, realmente per sottomettere l’uomo. Del resto, gli esperti documentano che i movimenti ecologisti moderni hanno origine dalle società eugenetiche di fine Settecento e inizi Ottocento le quali, contrariamente a quanto si pensa, nascevano nel contesto dell’illuminismo e del darwinismo della selezione naturale trasportata in ambito sociale.[18]

Il discorso sulle origini, però, si può ulteriormente retrodatare. Come ho cercato di dimostrare in un mio libro[19], il modo di pensare moderno in quanto tale, nelle sue categorie fondanti e originarie, rifiuta che ci sia una realtà normativa davanti a noi, ma pretende di costruire la realtà partendo da se stesso. L’oggetto viene sempre posto dal soggetto. Certamente ci sono differenze tra i pensatori ascrivibili alla modernità, intesa qui come modo di pensare, ma ci sono principi fondamentali che tracciano la linea portante che, alla fine si impone. Fin dal primo passo del pensiero moderno diventa impossibile ritenere che esista una realtà data e non costruita dalla nostra mente. L’essenza della filosofia moderna è l’artificio e la progressiva negazione della realtà vista come intollerabile limite alla originaria e libera espressone di noi stessi. Il costruttivismo è la prospettiva unitaria della modernità filosofica che necessariamente conduce alla negazione della natura e alla sua sostituzione con l’artificio. Si situa qui il carattere gnostico[20] del nuovo ecologismo che, in fondo, è un progetto di virtualizzazione dell’intera realtà o, se vogliamo, una “nuova creazione”.

Stefano Fontana

Marina di Ravenna – 28 gennaio 2024


[1] H. Thery – D. Dory, Approche préliminaire de l’écoterrorisme, “Liberté politique”, n. 95, Ma4s 2023, pp. 99-110.

[2] P. Singer, Liberazione animale, (1975), Il Saggiatore, Milano 2015; Id., Animal Liberation Now, 2023.

[3] M. Nussbaum, Giustizia per gli animali, Il Mulino, Bologna 2023; S. Fontana, L’animalismo dolce di Marta Nussbaum: https://lanuovabq.it/it/lanimalismo-dolce-di-martha-nussbaum

[4] P. Sugy, L’antispécisme, une idéologie qui entend déconstruire l’idée d’humanité, “Liberté Politique , n. 97, Octobre 2023, pp. 69; E. Pavesi, L’antispecismo e l’invito a farsi animale, Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa, XII (2016) 2, pp. 69-73.

[5] J-M. Schaffer, La fin de l’exception humaine, Gallimard, Paris 2002.

[6] S. Fontana, Il wokismo, ultimo stadio della decostruzionehttps://lanuovabq.it/it/il-wokismo-lultimo-stadio-della-decostruzione

[7] S. Fontana, Il “dio ecologico” e la lotta della teologia cattolica alla gerarchia dell’essere: https://vanthuanobservatory.com/2023/09/06/il-dio-ecologico-e-la-guerra-cattolica-contro-la-gerarchia-dellessere/

[8] G. Vignelli, Da Dio al Bio. L’ecologismo come religione del nuovo ordine mondiale, Maniero del Mirto, Roma 2020.

[9] Cfr., Benedetto XVI, Lett. Enc. Caritas in veritate, n. 14.

[10] Cfr., Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus annus, n. 32: “La principale risorsa dell’uomo, insieme con la terra, è l’uomo stesso”.

[11] “C’è spazio per tutti su questa nostra terra: su di essa l’intera famiglia umana deve trovare le risorse necessarie per vivere dignitosamente, con l’aiuto della natura stessa, dono di Dio ai suoi figli, e con l’impegno del proprio lavoro e della propria inventiva” (Caritas in veritate, n. 50).

[12] M. Gagliardi, L’ecologismo alla luce della corretta dottrina della creazione, “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie – 12mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo”, Osservatorio cardinale Van Thuân, Cantagalli, Siena 2020, pp. 63-96.

[13] Va quindi rovesciata la dottrina espressa in E. Felice, L’ecologismo è un umanesimo, Il Mulino, n. 523 (3/2023), pp. 170-182

[14] R. Cascioli, Ecologismo: una storia inquietante, “Ambientalismo e globalismo: nuove ideologie – 12mo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo” cit., pp. 27-46.

[15] AA.VV., Transumanesimo: lo spaventoso laboratorio del nuovo Adamo, “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa”, XII (2016) 2.

[16] AA.VV., Ritorno al reale o dominio del virtuale. Il suicidio della rivoluzione, “Bollettino di Dottrina sociale della Chiesa, XX (2024) 1. 

[17] E. Gotti Tedeschi, Le migrazioni epocali e il progetto di re-ingegneria gnostica mondiale, in Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuân sulla dottrina sociale della Chiesa, Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos, VIII Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, Cantagalli 2016, pp. 159-170.

[18] Cfr. R. Cascioli, Ecologismo: una storia inquietante cit. 

[19] S. Fontana, Ateismo cattolico? Quando le idee sono fuorvianti per la fede, Fede & Cultura, Verona 2022.

[20] G. Vignelli, Gnosi contro Cristianesimo. Il vero conflitto di Civiltà, Maniero del Mirto, Roma 2021; S. Fontana, Chiesa gnostica e secolarizzazione. L’antica eresia e la disgregazione della fede, Fede & Cultura, Verona 2018.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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