CHIESA E CINA, UN ACCORDO MOLTO VICINO

Come noto, in Cina, dal primo febbraio scorso, è entrata in vigore una legge che ha inasprito i controlli e le sanzioni nei confronti della espressione della fede, quindi anche nei confronti della Chiesa cattolica. Infatti, il culto può essere praticato solo nelle chiese designate e secondo un programma approvato dagli amministratori governativi, mentre ogni altro luogo, comprese le case private, è dichiarato come “illegale per il culto”. Nelle case private è proibita la preghiera di gruppo. Pertanto, se si viene catturati durante la preghiera, si può essere arrestati. Il regolamento prevede inoltre che ogni chiesa debba esporre all’ingresso un cartello con l’avvertenza che l’edificio è “vietato ai minori di 18 anni” e che ai bambini e agli adolescenti non è consentito partecipare a riti religiosi.

Non bastasse, dall’altro giorno, precisamente dal 22 marzo scorso, come riferisce Ucanews.com (qui), il Dipartimento del Lavoro del Fronte Unito (UFWD), che in precedenza controllava le politiche sulla religione, avrà ora la supervisione quotidiana e il controllo diretto sulle organizzazioni statali di tutte e cinque le religioni ufficiali, tra cui l’Associazione Patriottica Cattolica Cinese e la Conferenza Episcopale Cinese. Eserciterà dunque il controllo diretto sulle nomine religiose, sulla selezione del clero e sull’interpretazione della dottrina religiosa.

Il presidente Xi Jinping ha definito l’UFWD un “arma magica”, mentre il Financial Times (qui) lo considera uno strumento di “soft power” del PCC per obiettivi politici teso a “conquistare il cuore e la mente” dei cinesi in patria e all’estero.

Tutto ciò mentre si rincorrono sempre più forti le voci di una imminente sottoscrizione di un accordo tra Cina e Vaticano. Un accordo che è stato molto criticato da alcune voci, ad esempio quella del card. emerito Zen, che ha parlato di un lavoro diplomatico teso a costruire solamente “una gabbia più grande” (qui e qui), e caldeggiato da altre, come quella del card. Tong, perchè “il dialogo è una caratteristica indispensabile del nostro mondo” (qui) .

Su questo tema, mi ha colpito molto un articolo scritto da Garnett Genuis, il 12 marzo scorso sul The Catholic World Report (qui), che qui riporto nella mia traduzione.

Foto: bandiera cinese

Foto: bandiera cinese

In ogni epoca, la politica di “appeasement” (cioè un accordo ottenuto a prezzo di gravi concessioni, ndr) può essere molto seducente. Le nazioni libere e democratiche naturalmente e ragionevolmente non vogliono il conflitto, quindi pensano di fare concessioni territoriali e di altro tipo agli interlocutori militanti e aggressivi in cambio della pace e possibilmente di altre concessioni.

Chi è tentato dall’appeasement dovrebbe considerare le lezioni della storia – come la pacificazione con Hitler da parte di Neville Chamberlain peggiorò la posizione dell’Occidente, e come gli sforzi più recenti per placare l’Iran hanno aumentato la loro capacità di proiettare il potere in tutto il Medio Oriente.

Ma c’è anche un chiaro antidoto filosofico alla tentazione dell’appeasement, meglio spiegato nella classica favola della rana e dello scorpione. La favola racconta che uno scorpione chiede a una rana di aiutarlo a guadare un fiume. La rana è riluttante, perché teme di essere punta dallo scorpione. Lo scorpione la rassicura, facendole notare che se lo scorpione dovesse pungere la rana nel corso della traversata, entrambi morirebbero. Così la rana accetta di aiutare lo scorpione. Ma a metà strada, lo scorpione punge comunque la rana. Mentre entrambi stanno morendo, la rana chiede allo scorpione: “Perché?” e lo scorpione risponde: “È nella mia natura”.

Le nazioni e i popoli si comportano più secondo la loro natura che secondo i loro interessi. Così, coloro che hanno lamentele limitate e legittime possono essere placati, ma coloro il cui modus operandi comporta la ricerca del potere e del controllo ben oltre ciò che può essere ragionevolmente dato non potranno mai essere placati. Le concessioni non fanno altro che rafforzarle per un attacco successivo.

Ho il piacere di co-presiedere il Gruppo dell’Amicizia Parlamentare Canada-Santa Sede. Per questo motivo, e per la mia fede cattolica, sono certamente riluttante a criticare le decisioni degli alti rappresentanti della Chiesa. Sono anche, in generale, un ammiratore di papa Francesco, e in particolare del suo invito alla Chiesa a porre maggiore enfasi sull’abnegazione materiale e sulla solidarietà con i poveri. Detto questo, però, osservo con notevole costernazione il modo in cui la mia amata Chiesa sembra accettare la fallita logica della “pacificazione”. Come le democrazie occidentali, avrei sperato che la Chiesa avesse imparato dalla propria esperienza della pacificazione fallita negli anni ’30. Ahimè, sembra che nessuna delle due abbia fatto altrettanto.

Un po’ di storia di pacificazione della Chiesa è importante qui. Nel 1933, il futuro Papa Pio XII, allora Segretario di Stato vaticano, il cardinale Eugenio Pacelli, firmò un Concordato con la Germania nazista, che definiva quale sarebbe stato il rapporto tra lo Stato e la Chiesa cattolica in Germania. Questo non è stato, come alcuni dei critici mal informati di Pacelli hanno talvolta cercato di suggerire, il risultato di una qualche simpatia per il nazismo. Era, piuttosto, l’equivalente cattolico della politica di pacificazione di Chamberlain. Fate allo stato tedesco alcune concessioni che vogliono, tra cui una certa influenza sulla nomina dei vescovi, e ricevete la pace e alcune concessioni in cambio. Dobbiamo essere chiari sul fatto che questa politica non è nata da cattive intenzioni e aveva una certa logica comprensibile.

Alla fine, la pacificazione di Pacelli ebbe successo quanto quella di Chamberlainentrambe danneggiarono la capacità del loro proponente di avere una chiara voce morale in opposizione a Hitler, e Hitler ignorò palesemente i suoi impegni ai sensi di entrambi gli accordi prima che l’inchiostro della sua firma fosse asciutto. Sia nei rapporti con la Chiesa o con altri stati, uno scorpione è uno scorpione. (Pacelli stesso avrebbe imparato questa lezione abbastanza rapidamente. Sempre durante il regno di Pio XI, la Chiesa pubblicò nel 1937 un’enciclica tedesca (si riferisce alla “MIT BRENNENDER SORGE”, ndr, (leggi qui)) che denunciava le violazioni del Concordato ed il nazismo più in generale, che venne diffusa di nascosto in Germania e letta dai pulpiti la Domenica delle Palme, con sorpresa e sgomento dei funzionari nazisti. Dopo la sua elezione, Pacelli, allora Pio XII, avrebbe svolto un vitale ruolo di intermediario tra la resistenza antinazista tedesca e gli alleati.)

È opinione diffusa che la Chiesa cattolica stia per firmare un nuovo Concordato – questa volta con il Partito Comunista Cinese. Ciò riflette un legittimo desiderio della Chiesa di riunire la pseudo-scismatica “Associazione Patriottica Cattolica Cinese” (che in pratica nega il primato ecclesiale del papa) e la Chiesa cattolica così come la intendiamo noi, che opera in maniera sotterranea (infatti si chiama la Chiesa “sotterranea”,ndr). La piena integrazione di queste comunità in una sorta di accordo darebbe necessariamente allo Stato cinese un certo grado di controllo sulle nomine dei vescovi, e metterebbe la chiesa sotterranea sotto l’influenza di questi vescovi “patriottici”. Ci si aspetta anche che alcuni degli eroicamente fedeli vescovi sotterranei si dimettano con questa nuova disposizione.

Questo potenziale accordo è stato ampiamente criticato, anche da importanti personalità cattoliche cinesi come il cardinale Joseph Zen. Recentemente il card. Zen ha detto: “Mi riconosco pessimista riguardo alla situazione attuale della Chiesa in Cina, ma il mio pessimismo ha un fondamento nella mia lunga esperienza diretta della Chiesa in Cina… Ho avuto esperienza diretta della schiavitù e dell’umiliazione a cui sono soggetti i nostri fratelli vescovi”.

A mio parere, le conseguenze pratiche di questo accordo sarebbero molto negative. Con un accordo come quello previsto, il regime cinese sarebbe nelle condizioni di esercitare una sempre maggiore pratica influenza su tutti gli aspetti della vita ecclesiale, e la Chiesa non avrebbe alcuna influenza nello spingere la Repubblica popolare cinese a rispettare i suoi impegni. La chiesa sotterranea, una volta assorbita, sarebbe molto più vulnerabile. Anche se la vita per i cattolici precedentemente sotterranei (cioè clandestini, ndr) potrebbe essere materialmente più facile per un certo periodo di tempo, ciò è difficilmente di importanza fondamentale. Questi cattolici clandestini hanno rischiato e in molti casi dato la loro vita in cerca di autenticità spirituale, non di benessere materiale. La priorità del materiale sullo spirituale è, dopo tutto, l’obiezione principale che i cattolici seri attribuirebbero al marxismo in tutte le sue forme.

Se questo accordo va avanti, potrebbe anche danneggiare la capacità della Chiesa di essere una voce morale autentica e coerente nel mondo. Nella lotta contro il comunismo sovietico, in cui la Chiesa ha infine rifiutato la pacificazione, il suo messaggio di dignità umana universale, e in particolare l’opera di San Giovanni Paolo II in Polonia, ha svolto un ruolo fondamentale nella caduta della cortina di ferro. In un mondo in cui sempre più cinesi sono cristiani e hanno accesso alle informazioni provenienti dall’esterno, la Chiesa cattolica potrebbe svolgere nuovamente un ruolo di questo tipo. La sua priorità dovrebbe essere la giustizia e la dignità umana, e dovrebbe riconoscere che ripagare uno scorpione e aiutarlo a crescere più forte non è un modo per far progredire questi obiettivi.

Allo stesso tempo, c’è un glorioso antidoto all’esperienza generalmente terribile dell’acquiescenza clericale. Il primo vescovo tedesco nominato sotto i termini del Concordato firmato tra il Vaticano e Hitler fu Clemens Von Galen, il vescovo di Munster. Era la sua diocesi quella dove viveva mia nonna. Suo padre era ebreo, e lei era protestante per confessione, ma lei ha attribuito la sua sopravvivenza in parte sostanziale alle audaci dichiarazioni antinaziste di Von Galen. Ha creato un clima di resistenza al dominio nazista a Munster, che lo ha quasi fatto uccidere. I nazisti decisero che sarebbe stato meglio trattare con lui dopo la guerra (in quel momento non conveniva ammazzare il vescovo Von Galen, ndr), anche se molti che lo seguirono e distribuirono le sue prediche (come la famosa Sophie Scholl della Rosa Bianca) pagarono con la loro vita (infatti, Sophie Scholl, suo fratello ed un amico, studenti universitari, furono sorpresi in università a distribuire volantini e per questo, rifiutando coraggiorsamente di ritrattare quello che avevano fatto, furono ghigliottinati, ndr).

In retrospettiva, permettere la nomina di Von Galen è stato un enorme errore per i nazisti. Qualsiasi errore diplomatico venga commesso avrà conseguenze significative, ma quelli di noi che sono cattolici non devono preoccuparsi troppo. La Chiesa cattolica non sopravvive da oltre 2.000 anni a causa della impeccabile diplomazia perseguita dai burocrati vaticani. Tali strategie, per fortuna, non sono la roccia su cui è costruita la Chiesa.

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