Un lettore mi scrive. 

basilica San Pietro

 

 

Egr. Dott. Paciolla,

non so se lei prova la medesima sensazione, ma spesso quando incontro cattolici dei giorni nostri (includendo coloro il cui carisma di appartenenza, magari dopo periodi più o meno lunghi di parziale incomprensione è stato infine “accolto” – o forse dovrei dire “omologato” – nel corso attuale della Chiesa) mi sembra proprio di scontrarmi con una concezione secondo la quale la Verità di cui l’esperienza cristiana è ontologicamente portatrice debba essere in qualche modo “edulcorata” così da renderla “accessibile” a tutti, compresi coloro che nei fatti si pongono in sostanziale opposizione ad essa.

Mi sembra cioè che ci troviamo imbrigliati da una parte dall’idea che la Santa Chiesa dovrebbe “adeguarsi” al mondo d’oggi nell’ansia di superare una certa rigidità retrograda e dall’altra dall’ossessione del “dialogo”, parolina magica che sembra sottintendere che io debba in qualche modo “addomesticare” la Verità così da poter creare una sorta di empatia con un interlocutore con il quale diversamente non riuscirei a trovare molti punti di contatto.

Come siamo lontani da quel “Volete andarvene anche voi?” con il quale nostro Signore si rivolse ai discepoli quando si sentì rimproverare circa la durezza del suo linguaggio…! O dall’ammonimento “Vai e non peccare più”.

Mi pare inoltre si sia persa una dimensione di martirio che, in forme e modi anche assai diversi per modalità e drammaticità, ha nel tempo caratterizzato fatalmente e costantemente l’esperienza del cristiano nel mondo. Forse sarebbe il caso di accettare l’idea che piacere a Dio ed agli uomini contemporaneamente è, per così dire, un po’ complicato. Non che l’incontro con Gesù Cristo non risponda ad istanze profonde già presenti nell’animo umano ma la libertà, il peccato che ne è conseguenza e i condizionamenti socio culturali rendono l’adesione sincera e commossa a Lui in ogni caso una grazia, un miracolo: noi stessi ne facciamo quotidianamente e drammaticamente esperienza.

Certo chi testimonia Cristo è libero dall’esito, ma varrebbe la pena domandarci dove ci ha condotto in questi decenni una certa impostazione “vaticansecondista”, se essa si sia rivelata efficace, a quale situazione ci hanno portato i cattolici che rigettano la Chiesa di sempre ed il suo magistero quasi come un fardello di cui liberarsi, inconciliabile con il mondo. Perché bisogna “superare”, innovare, appunto “adeguarsi”, dicono. Ed ecco che si smette di giudicare, già questo vocabolo suscita repulsione. Che si smette di coltivare una sana diffidenza rispetto al potere costituito ed ai suoi meccanismi. Che si trasforma in Chiesa di Stato (“ci fidiamo delle autorità civili”) rinunciando anche ad un basilare esercizio della ragione. Che parla ormai apertamente di agenda 2030 manco ci fosse da vantarsi. Che dalla “voce cristiana nella tua casa” vomita odio verso lo zar responsabile di tutti i mali del mondo e da contrapporre alle lodevoli e magnanime forze atlantiste, globaliste e mondialiste che insanguinano il pianeta da anni con il pretesto di esportare il mondo “bello” che affermano di rappresentare. Così bello da condannare alla fame, tramite uno dei suoi fulgidi paladini, i renitenti ad un farmaco di dubbia efficacia e sicurezza. Come non ricordarlo con riconoscente affetto?

Mi dica: secondo lei riusciremo a ritrovare una sana coscienza critica mutuata dall’amore alla Verità? Riusciremo a capire che senza la piena adesione ad essa l’idea di voler bene all’uomo resta una pia nonché pericolosa illusione?

La ringrazio dell’attenzione.

Claudio – Saronno


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