cantori musica sacra

 

 

di Aurelio Porfiri

 

Non molti riflettono sullo stretto legame che esiste fra la Chiesa cattolica e la nostra grande cultura occidentale. Dire “grande cultura occidentale”, non vuol dire disprezzare le culture degli altri paesi, anche molto lontani. No, solo chi sa apprezzare quello che ha può apprezzare anche quello che hanno gli altri. È una verità indiscutibile che la musica occidentale ha raggiunto livelli eccelsi grazie al patrocinio della Chiesa cattolica. La grande musica occidentale è nata grazie a generazioni di cantori, maestri di coro, organisti, compositori per la liturgia; dire questo, è soltanto dire una verità che è evidente a tutti. Certamente, è stato anche grande il contributo delle altre confessioni cristiane, pensiamo per esempio ai grandissimi compositori protestanti, primo fra tutti Johann Sebastian Bach. Ma ricordiamo che quest’ultimo, vertice assoluto della nostra cultura, fu anche molto influenzato da compositori provenienti dalle esperienze in ambito cattolico, come Giovanni Pierluigi da Palestrina e Antonio Vivaldi. Insomma, questo legame stretto che esiste fra la cultura occidentale e il cristianesimo in generale e più specificamente la Chiesa cattolica, oggi viene completamente dimenticato. Oggi, la Chiesa cattolica rincorre le mode, musicali e non. Sarebbe meglio non parlare dello stato della musica liturgica in tante cattedrali, non voglio neanche riferirmi alle parrocchie. C’è veramente da far pensare molto se si osserva a quale livello infimo siamo stati capaci di giungere. Questo stato di cose, naturalmente è stato coltivato anche da tanti mali concorrenti, come ho già spiegato nel mio libro “delle cinque piaghe del canto liturgico“. Una di queste piaghe, è il clericalismo. Anche papa Francesco ne parla molto, ma io sostengo che non può fare nulla contro questa piaga. Qual è il motivo? Prima di tutto, questa è una piaga endemica al sistema clericale. È inevitabile, essendo noi umani, che il sistema clericale adotti delle strategie per difendere la propria sopravvivenza. Questo è perfettamente comprensibile, e il risultato è appunto il clericalismo, che ha anche delle conseguenze nel campo della liturgia e della Musica Sacra. In Italia, queste conseguenze sono molto più forti, per via della ovvia vicinanza che noi abbiamo verso i centri di potere. Non che in passato, ai tempi del grande patrocinio della Chiesa verso la musica e le altre arti, non ci fosse il clericalismo. In quel caso però il livello culturale del clero in generale, specialmente dei vertici, consentiva che questo stretto controllo sulle cose ecclesiali portasse anche ad una promozione della grande cultura. Oggi, dobbiamo veramente riflettere su cosa rimane della civiltà cristiana, di cui la musica e le arti sono una parte è veramente importante.

Il pensatore brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira diceva: “È questa è la nostra finalità, il nostro grande ideale. Avanziamo verso la civiltà cattolica che potrà nascere dalle rovine del mondo moderno, come dalle rovine del mondo romano è nata la civiltà medioevale. Avanziamo verso la conquista di questo ideale, con il coraggio, la perseveranza, la decisione di affrontare e di vincere tutti gli ostacoli, con cui i crociati marciavano verso Gerusalemme”. Certamente è un bel pensiero, e ci piace pensare che uno scenario del genere sia presto possibile. Purtroppo, tutti i segnali vanno in senso contrario, vanno verso una dissoluzione non una ricomposizione. Forse, sarò anche pessimista. Ma a volte i pessimisti ci prendono, perché riescono ad intuire delle tendenze che avanzano inesorabili e che nessuno ha la capacità, o forse la voglia, di poter fermare.

Pubblicato anche su aurelioporfiriblog
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