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di Mattia Spanò

 

Il Vaticano abolisce il green pass per accedere nello stato e lavorare e raccomanda le mascherine al chiuso.

Credo sia tra i pochissimi stati al mondo (con Finlandia, Australia e Singapore) ad aver inderogabilmente subordinato l’accesso entro i suoi confini alla vaccinazione prima doppia, poi tripla.

Per il resto, i nuovi provvedimenti mi sembrano ricalcare l’operazione di smantellamento silenzioso delle imposizioni pandemiche in atto un po’ ovunque.

La notizia viene data in sordina, com’è lo stile conclamato di tutti i governi. Non è successo nulla, business as usual.

Non è proprio così, purtroppo.

Le disposizioni pandemiche, eccezionalmente dure, a parte costituire un esborso poderoso di fondi pubblici e deprimere le economie, non hanno sortito alcun effetto apprezzabile rispetto all’obiettivo dichiarato di contenere o reprimere la pandemia.

Cittadini vaticani e guardie svizzere che si sono rifiutati di ricevere il preparato, sono stati messi alla porta. Dei primi non conosciamo l’esatto numero – fosse zero, la responsabilità del governo pontificio sarebbe persino più grave – sulle seconde sappiamo che sono tre.

È vero che in molti paesi africani se non si è vaccinati contro la febbre gialla non è possibile entrare né uscire.

Tuttavia, a parte il fatto che il vaccino della febbre gialla non è sperimentale, al contrario di quello Covid, un conto è impedire un azione limitata (entro o esco da un paese, come anche in Finlandia, Singapore e Australia).

Un altro, espellere di fatto e privare dei mezzi di sussistenza cittadini di quello Stato. In questo, credo che lo Stato di Città del Vaticano abbia superato ogni precedente simile.

Si dirà: il Vaticano non ha espulso nessuno. Si tratta di un’espulsione surrettizia, nel senso di creare le condizioni perché un cittadino sia costretto ad andarsene, specie dallo Stato più piccolo al mondo (appena 44 ettari e poco più di 800 abitanti), senza mezzi finanziari che gli permettano di rifarsi una vita altrove.

Se un cittadino viola qualsiasi disposizione di uno stato qualsiasi, di norma viene punito con una sanzione pecuniaria, con una pena detentiva in caso di reati gravi, oppure con la combinazione delle due cose.

È abbastanza interessante che la notizia della rimozione del green pass giunga nelle stesse ore dell’entrata in vigore della nuova costituzione apostolica Praedicate Evangelium.

La costituzione ha richiesto otto anni di lavori, ed esprime concetti cari al Santo Padre come inclusione, missionarietà, poveri, decentralizzazione, con spoil-system applicato ai preti che prestano servizio in Vaticano: dopo cinque anni, rientrano nelle diocesi di provenienza.

Il fatto curioso non è tanto la patente contraddizione fra lo spirito che anima la nuova costituzione e il precedente chiaramente vessatorio nei confronti dei propri cittadini e lavoranti, il che pure pone un non tenue problema di credibilità.

La questione più grave, a mio avviso, è la transitorietà. La Chiesa pare si adoperi per diventare una realtà transitoria.

Questo accento lo coglie bene Franca Giansoldati, che nel suo articolo su il Messaggero scrive: “Viene creato un centro per le risorse umane, un po’ come accade nelle multinazionali”.

Si può facilmente obiettare che quelle nella costituzione sono scelte lessicali atte a rendere comprensibile al fedele il provvedimento.

A ben guardare, una simile argomentazione potrebbe sembrare un’aggravante: non solo la Chiesa non ha più fatti e figure proprie cui fare riferimento. Non solo prende in prestito conclusioni “pronte in 5 minuti” apparecchiate da altre agenzie circa questi fatti, ma non possiede nemmeno più parole sue.

Esattamente come Vaticano e Cei hanno messo in opera misure draconiane di contrasto alla pandemia e ora le tolgono, così la costituzione apostolica riflette in pieno lo Zeitgeist, lo spirito del tempo: oggi è così, domani chi lo sa.

Ancora: nel caso del Covid, la Chiesa ha preso contromisure pandemiche ad mentula canis in poche settimane, addirittura in anticipo sui governi. La nuova costituzione, al contrario, ha richiesto otto anni per approvare temi che tutto sommato il papa affronta quasi quotidianamente.

La sensazione è quella di grande confusione, una chiesa liquida, in forte affanno.

La Chiesa Cattolica Apostolica Romana è sopravvissuta due millenni fino a che, si direbbe, non si è costituita prima come Stato sostanzialmente privo di territorio coi Patti Lateranensi, e oggi come “multinazionale”, vale a dire un soggetto economico apolide, privo di legami specifici coi vari popoli, sorretto da vincoli economici basati sul do ut des negoziale e sull’idea di standard.

Come il Big Mac o la Coca-Cola, per essere chiari. Prodotti degnissimi, ma destinati a fare il loro tempo.

C’è un’altra importante distinzione da fare: mentre il depauperamento dello Stato della Chiesa da parte del neonato Stato Italiano fu l’esito di una sconfitta militare grazie alla quale l’Italia, tecnicamente nata in bancarotta, raggranellò quattro soldi che le consentirono di restare a galla, nel caso della mutazione genetica in multinazionale la scelta viene dalla Chiesa stessa e dal suo pontefice.

Un altro aspetto problematico fu forse il Concilio Vaticano I, stroncato dalla guerra franco-prussiana e dai cannoni di Bava Beccaris.

Si aprirono lì, infatti, alcune questioni e relativi tormenti che il Concilio Vaticano II, travagliato nelle premesse quando il primo lo fu nelle conclusioni, non chiuse e secondo alcuni amplificò.

Questi cenni sommari aiutano forse ad osservare la Chiesa in una prospettiva più ampia e profonda: si è aperta una lunga crisi che scuote la casa di Dio dalle fondamenta.

La volontà di uscirne, una strategia, un pensiero forti che aiutino a superare la crisi o mi sono sfuggiti, o non sono pervenuti.

Non sarà qualche porpora cardinalizia discussa come quella di McElroy a raddrizzare la barca di Pietro, o i silenzi preoccupati che hanno fatto fronte all’arresto del cardinale Zen, né l’abbraccio mortale con il World Economic Forum espresso da Fr. Leonir Chiarello, superiore generale degli Scalabriniani, la cui corrispondenza di amorosi sensi con il consesso di plutocrati più blindato al mondo dovrebbe fugare i dubbi residui circa l’eclissi di certezze che affligge la Chiesa e i fedeli cattolici.

 


 

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