Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto dal prof. Leonardo Lugaresi e pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste.

 

Bandiera Ucraina

 

Chiediamolo agli Ucraini che cosa vogliono fare delle loro vite e del loro paese. Chiediamogli se vogliono continuare a morire a migliaia in una guerra che stanno perdendo (e che i competenti onesti prevedevano già persa in partenza quando scoppiò) oppure se vogliono trattare con un avversario che, per quanto a loro odioso, è quello reale, cioè l’unico con il quale si possa trattare.

Ma chiediamoglielo sul serio, non coi “sondaggi”, le “inchieste giornalistiche”, le “opinioni degli esperti” e le voci della propaganda: con le elezioni. Le elezioni che si sarebbero dovute tenere quest’anno, se non sbaglio, ma che sono state rinviate sine die, “perché c’è la guerra”. La guerra è il motivo addotto per sospendere quel tanto o quel poco di democrazia che c’era in Ucraina: a qualcuno risulta che vi sia un’opposizione, in quello sfortunato paese? Quando non c’è opposizione, non c’è democrazia. Può darsi che a molti la guerra sembri una ragione più che valida per sospendere a tempo indeterminato la democrazia, e non discuto perché non me ne intendo, però sta di fatto che attualmente lo scontro in atto non è tra una dittatura e una democrazia, bensì tra due dittature. Se volete, potete dire che una è una dittatura buona e l’altra è cattiva, e questa è un’opinione; ma il fatto sta.

In questi due anni di propaganda bellicista e di disinformazione grottesca, noi qui abbiamo sentito quasi esclusivamente la retorica dei “sacri confini della patria”, eretta a misura di tutte le cose. La Russia ha aggredito l’Ucraina (il che è oggettivo) e ne ha invaso il territorio, prima la Crimea e poi il Donbass, e dunque non è lecito neanche pensare ad una trattativa, se non sulla base di un preliminare ritiro da tutti quei territori. Perché? Perché sono stati violati i “sacri confini della patria”. Ora, quella dei sacri confini è una retorica che ha avuto molto corso nella storia dei nazionalismi europei del XIX e del XX secolo e noi sappiamo “di che lacrime grondi e di che sangue“. Dovremmo però ricordarci che esiste almeno un altro principio degno di non minore considerazione, ed è quello dell’autodeterminazione dei popoli. Retorica per retorica, quella del diritto dei popoli a decidere in quale organismo statale vogliono essere compresi non vale certo di meno dell’intangibilità dei confini della patria. Perché dunque dovrebbe fare così schifo chiedere che le popolazioni della Crimea e del Donbass si esprimano – certo in consultazioni la cui correttezza sia garantita internazionalmente – sul loro destino? Eppure una richiesta del genere non è mai stata neanche lontanamente ventilata dalle democrazie occidentali in lotta contro l’autocrate russo. Tanto non avrebbe mai accettato, si dice. Ma il punto è che non è stato mai neppure proposto.

E ora, perché mai dovrebbe fare tanto schifo chiedere a tutti gli Ucraini che cosa vogliono fare? Perché non dovrebbe fare molto più schifo, moralmente, il protrarsi di una situazione in cui noi stiamo qui a postare Slava Ukraini sui social, e a morire ci vanno loro?

Leonardo Lugaresi

 


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