In Gran Bretagna, un medico cristiano, David Mackereth, che ha rifiutato di chiamare i pazienti transgender con il loro pronome preferito, è stato informato da un tribunale del lavoro che è meglio che lo faccia, altrimenti….

A partire da alcuni casi concreti di cronaca, un interessante articolo di Rod Dreher sulla situazione prossima ventura della nostra libertà di credenti cristiani nella odierna società liberale apparentemente accogliente ed integrante verso tutti.

Ecco l’articolo nella mia traduzione.

Dr David Mackereth

Dr David Mackereth

 

In Gran Bretagna, un medico cristiano, David Mackereth, che ha rifiutato di chiamare i pazienti transgender con il loro pronome preferito, è stato informato da un tribunale del lavoro che è meglio che lo faccia, altrimenti:

 

Andrea Williams, l’amministratore delegato del Christian Legal Centre, ha detto che se la decisione dovesse essere confermata essa avrebbe “conseguenze sismiche” per chiunque sul posto di lavoro “sia disposto a credere e dire che siamo creati maschio e femmina”.

“È profondamente inquietante che questa sia la prima volta nella storia del diritto inglese che un giudice abbia stabilito che i liberi cittadini devono impegnarsi in un discorso forzato”, ha aggiunto.

 

Qui c’è un link alla sentenza completa del Tribunale del lavoro. Ciò che segue è tratto dal paragrafo 197:

Il credere nel paragrafo 1:27 della Genesi, la mancanza di fede nel transgenderismo e l’obiezione di coscienza al transgenderismo nel nostro giudizio sono incompatibili con la dignità umana e in conflitto con i diritti fondamentali degli altri, qui in particolare, degli individui transgender.

 

Pensate a questo. Credere in un precetto fondamentale dell’antropologia della religione cristiana (Gen. 1:27 che recita: “Così Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò”) è, agli occhi di questa agenzia dello stato britannico, “incompatibile con la dignità umana”. In effetti, questo è un terremoto. Il cristianesimo, in questo senso, è stato giudicato dall’agenzia statale come anti-umano. Perché il Dr. Mackereth ha detto al tribunale che si sarebbe rifiutato di rivolgersi a un uomo di 180 cm di altezza e barbuto con la parola “Signora”.

Un caso simile sta emergendo ora negli Stati Uniti. Lunedì scorso, un insegnante licenziato di cui ho scritto il caso in questo spazio, ha intentato una causa contro il consiglio scolastico locale. Stralcio:

 

Peter Vlaming, che era un insegnante di francese alla West Point High School, ha detto di essere stato licenziato perché non avrebbe usato pronomi come “lui” e “suo” per riferirsi a una studentessa che stava transitando al genere maschile.

Secondo la causa depositata lunedì nella contea di King William County, l’uso dei pronomi maschili avrebbe “violato” la “coscienza” di Vlaming e sarebbe andato contro il suo credo religioso, così ha chiamato lo studente con il suo nome preferito durante la lezione ed ha evitato di usare tutti i pronomi.

Quando la scuola lo ha scoperto, gli amministratori hanno detto a Vlaming di usare pronomi maschili o avrebbe rischiato di perdere il posto di lavoro.

 

Guardate questo caso da vicino. Come nel caso Mackereth nel Regno Unito, questo è il tipo di cose che determinerà se i fedeli cristiani – o chiunque rifiuti l’antropologia del transgenderismo – saranno in grado di mantenere certi posti di lavoro.

Vi rimando a questo importante saggio del filosofo Michael Hanby sul destino del “progetto civico del cristianesimo americano“. Stralcio:

 

Da questo punto di vista, non c’è dubbio che viviamo in tempi rivoluzionari, anche se questa rivoluzione è il fiore pieno dei semi piantati molto tempo fa. Quella che fino all’altro ieri è stata la saggezza comune dell’umanità – ad esempio, che l’uomo, la donna, la madre e il nome del padre sono realtà naturali e ruoli sociali, che i figli derivano naturalmente dalla loro unione, che l’unione coniugale dell’uomo e della donna è il fondamento della società umana e fornisce la casa ottimale per il fiorire dei figli – tutto questo è ormai considerato da molti come obsoleto e persino irrimediabilmente bigotto, poiché corte dopo corte, dimostrando che questa rivoluzione ha trasformato profondamente anche il significato stesso della ragione, ha dichiarato che questa saggezza di un tempo non supera nemmeno la soglia minima legale della persuasività razionale. Questo è stupefacente da qualsiasi punto di vista [lo si consideri]; il fatto che si sia verificato in metà del tempo ipotizzato da Jonas lo rende ancora più stupefacente.

Queste sono le conseguenze logiche della rivoluzione sessuale, ma per cogliere meglio il significato del suo trionfo, dobbiamo capire che la rivoluzione sessuale non è semplicemente – o forse anche soprattutto – sessuale. Ha profonde implicazioni per il rapporto non solo tra uomo e donna, ma anche tra natura e cultura, persona e corpo, bambini e genitori. Ha enormi ramificazioni per la natura della ragione, per il senso dell’educazione e per i rapporti tra lo Stato, la famiglia, la società civile e la Chiesa. Questo perché la rivoluzione sessuale è uno degli aspetti di una rivoluzione più profonda riguardo la questione di chi o cosa intendiamo per persona umana (antropologia fondamentale) e, in verità, di cosa intendiamo per realtà (ontologia).

Tutte le nozioni di giustizia presuppongono una ontologia e una antropologia, e così una rivoluzione nell’antropologia fondamentale trasformerà invariabilmente il significato e il contenuto della giustizia e porterà alla sua stessa morale. Stiamo cominciando a sentire la forza di questa trasformazione nella società civile e nell’ordine politico. Le decisioni dei tribunali che invalidano il diritto matrimoniale tradizionale cadono dal cielo come la pioggia. Lo stato regolatore e gli onnipresenti nuovi media globali gettano il loro peso sempre maggiore dietro la nuova comprensione del matrimonio e della sua antropologia implicita, che tratta il nostro corpo come materia prima da usare come riteniamo opportuno. Oggi una nuova e rigorosa morale pubblica inverte e soppianta il residuo della nostra eredità morale cristiana.

Ancora: 

Non c’è bisogno di essere ingrati per i genuini risultati del liberalismo americano allo scopo di mettere in discussione la saggezza di questo progetto e le sue ipotesi guida. In primo luogo, un ordine puramente giuridico privo di giudizio metafisico e teologico è tanto logicamente e teologicamente impossibile quanto una pura, metafisicamente innocente scienza. Non si può porre un limite alla propria competenza religiosa senza un giudizio implicito su ciò che cade dall’altra parte di quel limite; non si può tracciare un confine chiaro e distinto tra la politica e la religione, o tra scienza, la metafisica e la teologia, senza determinare tacitamente quale tipo di Dio trascende questi regni. L’atto stesso con cui il liberalismo dichiara la sua incompetenza religiosa è quindi un atto teologico. La sua presunta indifferenza alla metafisica nasconde una metafisica dell’indifferenza originale.

Il punto è che il liberalismo non è metafisicamente neutrale. Lo si può vedere nella decisione britannica. Nella sua conclusione, Hanby dice che gli eventi (ricordate, ha scritto questo nei mesi prima di Obergefell [la sentenza della Corte Suprema USA che stabilì il diritto al matrimonio omosessuale) stanno superando il dibattito filosofico.

 

Infatti, nella sua applicazione della rivoluzione sessuale, lo Stato sta codificando efficacemente i presupposti ontologici e antropologici. Nella ridefinizione del matrimonio e della famiglia, lo Stato non solo intraprende un’espansione senza precedenti dei suoi poteri in ambiti finora considerati prima o al di fuori della sua portata, e non solo usurpa funzioni e prerogative un tempo svolte da associazioni intermediarie della società civile, ma esercita questi poteri ridefinendo tacitamente ciò che è l’essere umano e impegnando la nazione in un’antropologia e filosofia della natura decisamente post-cristiana (e in ultima analisi post-umana).

 

Questo non può essere sopravvalutato. La Rivoluzione sessuale riguarda ciò che è un essere umano. E’ sempre stata questa la posta in gioco. Ricordate quasi 20 anni fa, quando la gente diceva: “Cosa c’entra il matrimonio gay del mio vicino di casa con me?” (è una cosa che non mi riguarda, che lo facciano pure, ndr). Le persone come me dicevano che ha a che fare con le questioni più elementari dell’antropologia umana. Nessuno voleva ascoltare. Tutti volevano la loro libertà sessuale, e tutto ciò che ne consegue. Ora siamo in un luogo, o in prossimità di un luogo, dove lo Stato può comandarvi di chiamare un uomo di 180 cm di altezza, barbuto, “Signora”, e portare voi e la vostra religione bigotta fuori dalla piazza pubblica se dite di no.

Hanby dice ancora:

 

Questo non significa che i cristiani dovrebbero disimpegnarsi o ritirarsi, il solito fraintendimento della cosiddetta Opzione Benedetto. Non c’è motivo di ritirarsi, perché l’ordine liberale rivendica una giurisdizione illimitata e non permette di andare all’esterno. Non abbiamo la possibilità di scegliere il nostro posto al suo interno se vogliamo rimanere cristiani. Non possiamo evitare il fatto che questa nuova filosofia, una volta che si sia pienamente mostrata, con ogni probabilità priverà i cristiani di un’effettiva partecipazione alla pubblica piazza. Nonostante Hobby Lobby, gli appelli alla libertà religiosa, concepita come libertà di mettere in pratica le proprie peculiari convinzioni con la minima interferenza statale, non sono destinate a durare a lungo termine, poiché queste convinzioni sembrano ancora più idiosincratiche, poiché la pratica religiosa entra in conflitto con i diritti più “fondamentali” e la mediazione statale delle relazioni familiari diventa sempre più invadente. E i tentativi di restituire la libertà religiosa al proprio posto filosofico, come qualcosa simile alla conditio sine qua non della libertà stessa, presuppongono solo la visione della natura umana e della ragione che il nostro liberalismo post-cristiano rifiuta fin dall’inizio.

Tuttavia, dire che il progetto civico del cristianesimo americano è alla sua fine non significa dire che semplicemente cesserà. Non c’è dubbio che ci sarà chi continuerà a combattere, come i giapponesi che si sono opposti dopo la seconda guerra mondiale, senza sapere che la guerra fosse finita. E dovrebbero continuare in qualche modo, per quanto il progetto civico possa essere condannato. La libertà religiosa vale la pena di essere difesa, anche nel suo fallace senso liberale, e Hobby Lobby ci dimostra che è ancora possibile vincere alcune battaglie perdendo la guerra. Inoltre, se il liberalismo è davvero assoluto, in modo che non ci sia più alcunché di esterno, allora una gara di diritti è in realtà l’unico terreno su cui la ragione pubblica liberale permetterà a se stessa di essere pubblicamente impegnata.

 

Leggete tutto l’articolo. Quello che ci sta dicendo è questo: dobbiamo continuare a combattere, e possiamo sperare di vincere qualche battaglia, ma non vinceremo la guerra se la metafisica del liberalismo governerà la nostra civiltà. E per ora, lo sta facendo. La strategia di David French ha senso a breve termine, perché la discussione dei diritti è l’unico motivo su cui contestare il liberalismo. Il conservatorismo culturale delle stazioni di battaglia di Sohrab Ahmari è attraente su un piano, ma è impossibile vedere come costruire un consenso politico praticabile per lottare per il “bene comune” quando non siamo d’accordo su una fonte per il bene comune, o anche sulla natura della Natura. Solo una netta minoranza di cristiani in questo Paese è formata da conservatori teologi, e potrebbe accettare qualsiasi forma di questa concisa definizione cattolica di integralismo:

 

L’integralismo cattolico è una tradizione di pensiero che rifiuta la separazione liberale della politica dalla preoccupazione per il  fine ultimo della vita umana, ritenendo che il governo politico deve ordinare l’uomo al suo scopo finale. Poiché, tuttavia, l’uomo ha sia un fine temporale che un fine eterno, l’integralismo sostiene che ci sono due poteri che lo governano: un potere temporale e un potere spirituale. E poiché il fine temporale dell’uomo è subordinato al suo fine eterno, il potere temporale deve essere subordinato al potere spirituale.

 

Molti cristiani conservatori potrebbero affermare la maggior parte di quanto appena esposto, ma non possiamo essere d’accordo sulla natura del “potere spirituale” che governa l’uomo. Non si potrebbero convincere i non cattolici ad essere d’accordo con l’integralismo cattolico. Sotto il tardo liberalismo, come quello che abbiamo oggi, non si potrebbe nemmeno ottenere un numero significativo di cattolici americani che lo facciano.

Ergo, combattiamo, ma non mentiamo a noi stessi sulla probabilità di vincere. Quello che abbiamo di fronte è qualcosa che, alla fine, potrà essere sopportato e scacciato solo dalla preghiera, dal digiuno e dalla fermezza. Questo, e i sacrifici del martirio bianco (cioè senza spargimento di sangue) come quello del dottor David Mackereth.

Il mondo è pazzo. Esige che un medico chiami “signora” un uomo con la barba di un metro e ottanta, e chiama la sua religione inumana per aver affermato un fatto fondamentale della biologia umana. Questa non è una malattia che possa essere sconfitta alle urne.

 

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