Gesu-bambino

 

 

di Jacob Netesede

 

Ho versato le mie lacrime mistagogiche natalizie.

Tra le molteplici liturgie di Avvento, questa domanda del profeta Malachia, infatti, ha segnato il cammino.

Chi potrà rimanere in piedi quando Egli si mostrerà?

Immagino lo squarciarsi del cielo e gli angeli finalmente visibili: chi potrà rimanere saldo?

Qualcuno proverà a resistere: tutte le forze, i nervi, i muscoli saranno tesi a non cedere, a non lasciare quanto faticosamente conquistato nel Monopoli della vita terrena.

Qualcuno di schianto crollerà, per l’evidente sproporzione di forze in gioco: Dio, proprio Lui, svelato agli occhi di tutti i popoli!

Ma chi farà resistenza al fatto che Lui è qui?

Quando sarà evidente a tutti che Lui è la verità e la vita, chi proverà ad opporsi?

Ed io: crollerò finalmente in ginocchio, totalmente arreso?

Mi chiedo se per questa domanda sia corretto il verbo all’indicativo futuro.

Ho alzato lo sguardo sul mondo che potrebbe tentare di resistere e cosa ho visto?

Questo mondo odia la vita e la verità.

Odia la vita nell’atto che potrebbe generarla, studiando sistemi per fermarla.

La odia nel grembo, cercando di trovare un difetto o un pretesto per poterla scartare prima che nasca.

E la odia favorendo la disperazione delle madri e dei padri che nel grembo dovrebbero difenderla.

La odia appena nata, talvolta abbandonandola, talvolta violentandola, talvolta vendendola al miglior offerente, talvolta strappandola al caldo che l’ha custodita per 9 mesi per consegnarla nelle gelide mani di chi ha pagato.

La odia mentre cresce, stordendo di dubbi e nascondendo le certezze, mentendo sul senso, sul destino, sulla fede e, addirittura, sulla natura stessa.

La odia ostacolando l’autocoscienza, insinuando equivoci sui cromosomi, sugli istinti, su ogni emozione, sull’unità dell’anima e del corpo.

La odia quando promuove la transizione da “ciò che si è” a “ciò che è di moda”, quando offre droghe e sostanze che offuscano la realtà e imbrigliano la ragione, quando insegna che tutto si esaurisce nell’impulso sessuale, quando esalta il potente e umilia lo sconfitto.

Questa è la dottrina del mondo: la cantano rapper, trapper e rocker senza figli che distillano violenza e inneggiano alla distruzione; la portano in scena nelle serie TV, nei film più diffusi e nei nuovi cartoni animati; la seminano nei libri di scuola, nelle menti dei giovani insegnanti, nei romanzi più rilanciati e nei social più frequentati.

E questo mondo odia la verità.

Il capolavoro di questo giudizio è l’aver convinto schiere intere di cattolici al credere più nel dialogo che nella testimonianza della verità.

Come dischi rotti, sento sedicenti cristiani tessere continui elogi al dialogo in quanto tale, all’accoglienza del diverso e alla liquefazione dell’identità come metodo di incontro.

L’odio alla verità è nel continuo tentativo di allargare le maglie della Parola di Dio, nel continuo tentativo di introdurre piccole note alla Sua irrevocabile Parola, nella costante forzatura interpretativa di ciò che non si presterebbe a dubbi, nei continui “forse” pastorali opposti al necessario “Si Si, No No”.

San Giovanni ci aveva messo in guardia: “Chi va oltre e non si attiene alla dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi si attiene alla dottrina, possiede il Padre e il Figlio. Se qualcuno viene a voi e non porta questo insegnamento, non ricevetelo in casa e non salutatelo; poiché chi lo saluta partecipa alle sue opere perverse”.

“Non salutatelo” non mi pare dialogante.

Se ami la verità non la baratti, non la riduci, non la diminuisci: neppure potresti, perchè non la possiedi ma Lei possiede te.

E tu puoi provare a resistere, ma come potresti?

Puoi anche solo immaginare di dare la vita per una moneta falsa, per un diamante fasullo?

Eccolo ancora Malachia: “Egli si metterà seduto, come chi raffina e purifica largento, e purificherà i figli di Levi e li raffinerà come si fa dell’oro e dellargento”.

Come il fuoco del fonditore, al Suo apparire tutto questo è vagliato e purificato.

Ai fautori del lento e paziente lavoro culturale, rammento di non perdere la coscienza dell’ironia del tentativo.

Serve il fuoco del fonditore.

Il fuoco del fonditore arriva attraverso le gote arrossate del primogenito di una vergine di Nazaret.

Ci siamo fatti gli auguri per ribadire come quel fatto non sia chiuso in un suggestivo ricordo ma, forse, per rimetterci reciprocamente davanti alla Sua presenza.

Lui è qui.

Il bambino che abbiamo dolcemente adagiato al centro del nostro emozionante presepe è un fuoco che purifica ogni istante della nostra vita.

Le mani che sistemano le statuine dei pastori, del dormiente e dei Re Magi in lontananza, sono le stesse che preparano i chiodi con cui fissare quel bambino al legno.

Nell’odio alla vita e alla verità vedo il ridicolo tentativo di resistere a quel bambino, alla solenne imponenza della Sua fragilità, alla infinita dolcezza del Suo fuoco purificatore.

Contro l’illusione di aver tempo per cedere alle seduzioni del mondo prima che Lui ritorni, ricevo un migliaio di messaggini che mi dicono “Buon Natale!”.

Buon Natale è il doloroso promemoria, è una vera e propria persecuzione: “Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati”.

Ecco il biglietto di Natale di San Paolo a Timoteo.

Chi resiste oggi al Suo apparire? Chi crede di poter vivere come se Lui non apparisse? Chi crede di evitare la Sua presenza? Chi vuol pienamente vivere nella vita di quel bambino?

Forse l’unico modo per non combattere la Sua venuta è desiderarla.

Ardenti auguri di buon Natale.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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