Ad una lettrice di questo blog, Lorena Lui, che ha comprato e cominciato a leggere il libro in francese Des profondeurs de nos coeurs, scritto dal Papa emerito Benedetto XVI e dal Card. Robert Sarah, ho chiesto di inviarci gentilmente alcuni brani nella sua traduzione. I passi che seguono sono del card. Sarah.

Ringrazio Lorena Lui per quanto ci ha inviato.

 

des profondeurs de nos coeurs Libro di Benedetto XVI e card. Sarah

 

Nel sacerdozio è in gioco la continuazione sacramentale dell’amore del Buon Pastore. Prendo la parola poiché nell’intera Chiesa, in uno spirito di vera sinodalità, si apra e si rinnovi una riflessione pacata e di preghiera sulla realtà spirituale del sacramento dell’Ordinazione. E supplico gli uni e gli altri: non affrettiamoci troppo!…. Non è in qualche mese che potremo cambiare le cose. Se le nostre decisioni non sono radicate nella prolungata adorazione non avranno altro avvenire che quello degli slogan e dei discorsi politici che si succedono e cadono nell’oblio.

Dopo la lectio divina di Benedetto XVI che risale alle sorgenti bibliche del mistero del sacerdozio Sarah vorrebbe fare una riflessione pastorale.

Ho notato che spesso ci si contenta di ricordare i principi teorici senza derivarne le conseguenze pratiche. Così per la teologia del sacerdozio non è sufficiente ricordare il valore del celibato. Bisogna considerare le conseguenze ecclesiologiche e pastorali concrete.

…. La possibilità di ordinare uomini sposati rappresenterebbe una catastrofe pastorale, una confusione ecclesiologica e un offuscamento nella comprensione del sacerdozio. E’ attorno a questi 3 punti che si articola la mia riflessione.

Il celibato sacerdotale è l’espressione della volontà di mettersi a disposizione del Signore e degli uomini. Una vita sacerdotale coerente richiede ontologicamente il celibato.

Per il sacerdote la celebrazione dell’Eucarestia non si riduce solo a compiere dei riti. La celebrazione della messa suppone di entrare con tutto il proprio essere nel grande dono di Cristo al Padre, nel grande “sì” di Gesù a suo Padre… Orbene il celibato è un “sì” definitivo: è lasciare che Dio ci prenda per mano.

Se si riduce il celibato sacerdotale ad una questione di disciplina, di adattamento ai costumi e alle culture, si isola il sacerdozio dal suo fondamento.

 

Urgenza pastorale e missionaria del celibato.

Cristo si dona interamente al Padre e all’umanità: tale è il fondamento del sacerdozio di Cristo. Questa consegna totale (del sacerdote) di sé in Cristo è la condizione di un dono totale di sé agli uomini. Chi non si consegna totalmente a Dio non si dona perfettamente agli uomini.

Che visione del prete avranno le popolazioni isolate e poco evangelizzate? Si vuole impedire loro di scoprire la pienezza del sacerdozio cristiano? All’inizio del 1976, allora giovane prete, mi sono recato in alcuni villaggi sperduti della Guinea. Alcuni non avevano ricevuto la visita di un prete da quasi dieci anni poiché i missionari erano stati espulsi… Tuttavia i fedeli continuavano ad insegnare il catechismo ai figli e a recitare le preghiere della giornata e il rosario… e si riunivano la domenica per ascoltare la Parola di Dio. Ho avuto la grazia d’incontrare questi uomini e donne che mantenevano la fede senza alcun sostegno sacramentale in mancanza di preti…. Non potrò mai dimenticare la loro gioia inimmaginabile quando celebravo la messa che non avevano conosciuto da così tanto tempo….. credo che se si fossero ordinati degli uomini sposati in ogni villaggio, si sarebbe spenta la fame eucaristica dei fedeli. Si sarebbe separato il popolo da questa gioia di ricevere, nel sacerdote, un altro Cristo. Poiché, con l’istinto della fede, i poveri sanno che un prete che ha rinunciato al matrimonio fa loro dono di tutto il suo amore sponsale. A mia volta, camminando per lunghe ore da un villaggio all’altro, con una valigia per la celebrazione sulla testa, sotto un sole cocente, ho anch’io sperimentato la gioia di donarsi per la Chiesa-Sposa… ho provato fin dentro al mio corpo la gioia di essere interamente donato a Dio e disponibile al suo popolo. Come vorrei che tutti i miei confratelli potessero fare un giorno l’esperienza dell’accoglienza di un prete in un villaggio africano che riconosce in lui il Cristo-Sposo: che esplosione di gioia! L’ordinazione di uomini sposati priverebbe le giovani Chiese in corso di evangelizzazione di questa esperienza della presenza e della visita del Cristo consegnato e donato nella persona del prete celibe. Il dramma pastorale sarebbe immenso. Porterebbe ad un impoverimento dell’evangelizzazione.

Sono convinto che se tanti preti o vescovi sono pronti a relativizzare la grandezza e l’importanza del celibato, è perché non hanno mai fatto l’esperienza concreta della riconoscenza di una comunità cristiana. Non parlo semplicemente solo in termini umani. Credo ci sia in questa riconoscenza un’esperienza di fede. I poveri e i semplici sanno riconoscere con gli occhi della fede la presenza del Cristo-Sposo della Chiesa nel prete celibe. Questa esperienza spirituale è fondamentale nella vita di un prete. Essa guarisce per sempre ogni forma di clericalismo. So per averlo sperimentato fin dentro la mia carne che i fedeli vedono in me il Cristo consacrato a loro e non la mia persona limitata con le sue qualità e i suoi numerosi difetti.

Senza questa esperienza concreta il celibato diventa un fardello troppo pesante da portare. Ho l’impressione che per certi vescovi occidentali o sudamericani il celibato sia divenuto pesante. Vi dimorano fedeli ma non sentono il coraggio di imporlo ai futuri preti e alle comunità cristiane perché essi stessi ne soffrono. Chi potrebbe imporre un carico agli altri senza amarne il senso profondo? Non sarebbe una forma di fariseismo? Pertanto sono certo che ci sia un errore di prospettiva. Il celibato sacerdotale compreso a pieno se è talvolta una prova, è una liberazione.

…I popoli dell’Amazzonia hanno il diritto ad una piena esperienza del Cristo-Sposo. Non si può proporre loro dei preti di seconda classe.

Al contrario, più una Chiesa è giovane più ha bisogno dell’incontro con la radicalità del Vangelo… (Vedi esortazione di San Paolo in Col 2, 6-8)…

Il sacerdote è un dono che si riceve come è ricevuta l’Incarnazione del Verbo. Non è né un diritto né un obbligo. Una comunità che sarà formata nell’idea di un “diritto all’Eucarestia” non sarà più discepola di Cristo…. L’Eucarestia è azione di grazia, dono gratuito, presenza misericordiosa. La presenza eucaristica si riceve con meraviglia e gioia, come un dono immeritato. Il fedele che la reclama come una cosa dovuta mostra che non è capace di comprenderla. Sono persuaso che le comunità amazzoniche non rientrino da loro stesse in una logica di rivendicazione eucaristica. Credo piuttosto che questi temi siano delle ossessioni la cui fonte si trova negli ambienti teologici universitari. Abbiamo a che fare con delle ideologie sviluppate da alcuni teologi che vorrebbero utilizzare il sentimento di abbandono dei popoli poveri come un laboratorio sperimentale per i loro progetti di apprendista stregoni. Non posso lasciarli fare in silenzio. Voglio prendere la difesa dei poveri senza voce. Non li priviamo della pienezza del sacerdozio…. Non possiamo manipolare la dottrina cattolica del sacerdozio e del celibato a seconda dei bisogni provati o supposti di certe di situazioni pastorali estreme, rimarcava il cardinale Marc Ouellet. Penso che la Chiesa latina ignori la sua propria tradizione del celibato che risale ai tempi apostolici e che è stato il segreto e il motore della sua forte espansione missionaria…. Il celibato rende il missionario credibile. Più radicalmente,, lo rende libero, pronto ad andare dappertutto e a rischiare tutto poiché nessun legame lo trattiene.

 

 

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