Censura pensiero unico conformismo

 

 

di Roberto Allieri

 

Prendo spunto da una santa polemica derivante da un articolo dello psicologo Roberto Marchesini, pubblicato lo scorso 20 giugno sulla testata Nuova Bussola Quotidiana (qui).

In tale occasione venivano mosse forti critiche alla trasmissione televisiva Striscia la notizia per certe tendenze a processi popolari sommari, con esiti di impietosa gogna mediatica per quelli che vengono presi di mira.

Uno stile, questo, che richiama un certo spirito giustizialista giacobino e che è stato in qualche modo accomunato ad altre trasmissioni (per esempio, Le Iene).

Rinviando alle interessanti e acute motivazioni addotte da Marchesini in questa polemica (qui), vorrei da parte mia allargare un po’ il discorso. Arrivare cioè a parlare di alcuni aspetti del giustizialismo di stampo ideologico che imperversa nei nostri giorni.

Oggi come in altri tempi nefasti (periodi di dittatura di altri Pensieri Unici), il cittadino e il popolo bue vengono sempre più posti sotto pressione, per un filantropico lavaggio del cervello. Per tale incombenza si ergono censori, soffocatori del dissenso, denunciatori, professionisti dell’indignazione. Insomma, tanti, troppi smaniosi inquisitori nominati da sé stessi che si autoproclamano difensori del popolo; di una comunità che considerano da rieducare e che dovrebbe subire il loro martellante plagio ideologico.

L’ipocrisia più aberrante è che queste operazioni vengono condotte sotto il manto della libertà. O meglio di un’ideologia che si proclama liberal o libertaria.

Ho già avuto modo di spiegare (qui) che esiste un liberalismo di facciata, utopistico, che nella concreta realizzazione si trasforma nel suo opposto: il liberalismo reale. Un po’ come in passato il comunismo utopistico a difesa del popolo si traduceva sempre, nei fatti, in una schiavitù del popolo stesso: il cosiddetto ‘comunismo reale’.

Analizzando il liberalismo reale che ci affligge oggi, invito tutti a partire dalle proclamazioni di diritti, libertà, lotta alle discriminazioni con cui tanti propugnatori si riempiono la bocca.

Il mantra preferito dai liberal radicali ‘ognuno è libero di…’ (dire, fare, pensare quello che vuole) è un’espressione che va capita meglio. Che ci interpella per un approfondimento, come direbbero certi untuosi teologi. E quando si invoca un approfondimento state pur certi che si vuole arrivare a rovesciare un significato originario.

Dunque, ‘ognuno è libero di…’ presuppone un retropensiero non espresso: ognuno (CHE LA PENSA COME ME) è libero di…tutto. Per chi invece non appartiene a questa categoria, tutt’altro che inclusiva, scatta il risultato finale dell’approfondimento: l’inclusione in un’altra categoria di irriducibili, esclusi da ogni libertà di…; un gruppo appositamente creato e accompagnato da stigmi ed etichette di odio (fascista, omofobo, razzista, etc).

Ecco allora che, per puntellare queste forme di liberalismo settario benpensante, occorre che vengano messi all’opera tanti difensori della casta: i censori, i fact checkers e, in genere, fustigatori di opinioni non allineate.

L’informazione generalista e i gestori dei social sono molto solerti nel togliere ogni spazio a critiche indesiderate: chiudono continuamente account (ad esempio qui) e riducono al silenzio nel lodevole intento di difendere la libertà di stampa e di opinione. E in questa sorta di ‘pulizia etnica del pensiero diverso’ è curioso che i più ferventi siano i paladini dell’inclusione di certe altre categorie di diversi.

L’indignato professionale è una figura utile per fiancheggiare il liberalismo reale nella sua azione di livellamento e manipolazione ideologica.  Esporre qualcuno alla gogna a volte ha una funzione pedagogica: colpire duramente un capro espiatorio per educarne altri cento.

E qui, in un impeto di assimilazione, vorrei vestire io panni dell’indignato. Beninteso, un indignato di mezza tacca, che non conta proprio niente. Vorrei dunque anch’io agitare il ditino per esprimere qualche domanda.

In una società nella quale tutto è tracciabile, soggetto ad autorizzazione e controllo oserei chiedere a questi giustizialisti giacobini che applicano misure coercitive con ampia discrezionalità: chi vi ha dato la patente e chi vi controlla?

Voi che cercate di far pagare caro ogni dissenso, perché dovreste essere esenti dal pagare per i vostri errori quando condannate ingiustamente? 

Certo, non voglio qui scivolare anch’io nel giustizialismo becero. Quello che auspico non è la punizione di qualcuno bensì un invito all’umiltà e alla tolleranza.

Ben venga, in caso di discordie, il ‘franco confronto’ ma pur sempre nel rispetto dell’interlocutore che ha tra i suoi diritti non negoziabili quello di poter esprimere liberamente e in ogni contesto pubblico il proprio pensiero.

La mortificazione o la repressione del contraddittorio è la chiara prova di un ‘work in progress’ che potrebbe essere sintetizzato in questo cartello:

 

Opere in corso di manutenzione dittatura

Stiamo lavorando per noi!


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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