Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Thomas G. Guarino e pubblicato su First Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco
Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco

 

Non possiamo permettere che l’anno 2023 scivoli via senza commemorare il 25° anniversario dell’enciclica Fides et Ratio (FR) di Papa Giovanni Paolo II. Questo grande documento, sicuramente la più importante dichiarazione ecclesiale sulla fede e la ragione dopo il Concilio Vaticano I, è una forte riaffermazione della fiducia del cattolicesimo sia nel dono soprannaturale della fede che in quello naturale della ragione. La commemorazione di FR è tanto più necessaria alla luce della recente lettera apostolica di Papa Francesco, Ad Theologiam Promovendam (Sulla promozione della teologia). La lettera di Francesco chiede un nuovo approccio alla teologia, sottolineando che la teologia deve essere “capace di leggere e interpretare il Vangelo nelle condizioni in cui gli uomini e le donne vivono quotidianamente, in ambienti geografici, sociali e culturali diversi”. Questa attenzione ai diversi contesti culturali è certamente importante, ma è essenziale integrare la lettera con la Fides et Ratio, che sottolinea le pretese universali e oggettive della fede su tutti i contesti culturali e i popoli.

Rileggendo FR ci si ricorda che l’enciclica di Giovanni Paolo II è un tour de force. La lettera papale è lunga e dettagliata, esamina in modo esaustivo il rapporto tra teologia e filosofia. Ho discusso altrove i risultati di Fides et Ratio, ma un elenco abbreviato comprende: la difesa della fede e della ragione come modi complementari di comprendere l’umanità; la confutazione della posizione nietzschiana secondo cui la nozione stessa di verità è chimerica; la difesa dell’importanza suprema della filosofia, della scienza e della ragione naturale; l’insistenza sul fatto che la rivelazione introduce una certezza universale e ultima nella storia; l’affermazione dell’esistenza di un logos-struttura del cosmo stesso che media la verità; e così via. Fides et Ratio è un esame ricco ed enciclopedico delle conquiste della teologia.

Rispetto alle lunghe e dettagliate riflessioni di FR, la breve lettera di Francesco è solo un abbozzo. Da questo punto di vista, i due documenti sono a malapena paragonabili. Tuttavia, alcuni elementi della lettera apostolica di Francesco possono essere chiariti – e altri criticati – dai temi principali dell’enciclica di Giovanni Paolo.

Le somiglianze sono diverse. Ad esempio, mentre Francesco insiste su una cultura del dialogo con tutte le tradizioni, Giovanni Paolo sostiene che i teologi devono confrontarsi con l’intera tradizione filosofica “sia essa consona o meno alla Parola di Dio”. L’enciclica promuove l’Aquinate come teologo paradigmatico, che ha dialogato non solo con gli antichi ma anche con i pensatori arabi ed ebrei.

Mentre Francesco esalta l’importanza della teologia “popolare”, Giovanni Paolo II ha anticipato questa idea, affermando che le giovani Chiese hanno contribuito con “una serie di espressioni di saggezza popolare” che costituiscono “un’autentica ricchezza culturale di tradizioni”. Giovanni Paolo aggiunge, tuttavia, che lo studio della saggezza popolare deve andare di pari passo con l’indagine filosofica. E mette in guardia dall’idea non equilibrata che la teologia “debba guardare più alla saggezza contenuta nelle tradizioni dei popoli che a una filosofia di provenienza greca ed eurocentrica”.

Francesco esprime il desiderio che la teologia sia attenta ai diversi contesti sociali e culturali, con l’Incarnazione come archetipo. Anche Giovanni Paolo II desidera che la Chiesa sia consapevole dei contesti globali, indicando come oggetto di discussione le culture non cristiane dell’India e della Cina. Queste civiltà possono certamente arricchire la Chiesa; tuttavia, l’enciclica afferma anche che “in ogni cultura i cristiani portano l’immutabile verità di Dio”.

Infine, Francesco insiste sul fatto che la teologia non è solo ragionamento scientifico, ma anche saggezza sapienziale. La Fides et Ratio affronta anche questa preoccupazione, affermando che “la filosofia deve innanzitutto recuperare la sua dimensione sapienziale come ricerca del senso ultimo e superiore della vita”.

Queste sono alcune aree di sovrapposizione tra i due documenti. Ma quale critica salutare può offrire la FR al motu proprio di Francesco?

In primo luogo, Giovanni Paolo sottolinea, in un modo che la lettera apostolica non fa, l’universalità della verità. La conoscenza contestuale da sola è insufficiente. Al contrario, “ogni verità – se è veramente verità – si presenta come universale. . . . Se qualcosa è vero, allora deve esserlo per tutte le persone e in tutti i tempi”. In effetti, Giovanni Paolo mette in guardia contro “una diffusa sfiducia nelle affermazioni universali e assolute”.

In secondo luogo, mentre Francesco pone giustamente l’accento sulla situazione concreta ed esistenziale dell’umanità, Giovanni Paolo dichiara che la teologia deve andare oltre il concreto: “Ciò che desidero sottolineare è il dovere di andare oltre il particolare e il concreto, per non abbandonare il compito primario di dimostrare l’universalità del contenuto della fede”. Quando si studiano le diverse culture e visioni del mondo, si trova un’interessante varietà di opinioni; tuttavia, afferma Giovanni Paolo, bisogna anche essere in grado di scoprire la verità in tutta la sua oggettività.

In terzo luogo, in quella che è forse la critica più acuta che la FR rivolge al motu proprio, l’enciclica insiste sul fatto che la filosofia deve avere una “portata genuinamente metafisica”. La FR arriva persino ad affermare con audacia che “una filosofia che rifugge dalla metafisica sarebbe radicalmente inadatta al compito di mediazione nella comprensione della Rivelazione”. Perché questa forte insistenza sulla metafisica? Perché la verità della rivelazione è universalmente valida – e solo invocando una qualche dimensione metafisica la teologia può rendere conto in modo coerente del carattere trascendente, perpetuo e universale delle affermazioni della rivelazione.

La Fides et Ratio intende mostrare che i condizionamenti storici e socioculturali che accompagnano ogni pensiero non possono e non devono ovviare all’oggettività e all’universalità della verità. Ma bisogna sforzarsi molto per vedere un senso di questo nel nuovo documento di Papa Francesco. La lettera apostolica, sottolineando che la teologia deve avere un’impronta pastorale, che la teologia deve affrontare la situazione esistenziale del credente, è sicuramente legittima. Ma l’enfasi di Papa Francesco deve essere completata da un accento altrettanto forte sulla verità universale che la rivelazione porta agli uomini e alle donne di ogni contesto e cultura – e su quelle filosofie che possono sostenere le rivendicazioni universali e perpetue della fede.

Thomas G. Guarino

 

Mons. Thomas G. Guarino è professore emerito di teologia sistematica alla Seton Hall University e autore di The Disputed Teachings of Vatican II.

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