Papa Francesco a Che tempo che fa di Fabio Fazio
Papa Francesco a Che tempo che fa di Fabio Fazio il 06.02.2022

 

 

di Un sacerdote

 

Carissimo Sabino, che brutto tempo che fa dalle parti di Santa Marta! Scie chimiche? Modificazioni artificiali del clima? Chissà! In ogni caso l’aria si è fatta ancora più pesante e non solo per i contenuti in generale veicolati all’interno dell’intervista tra papa Fabio e papa Francesco nella trasmissione Che tempo che fa. Ho fatto alcune considerazioni in proposito con un gruppetto di amici e te le invio. Vedi tu se vale la pena di pubblicarle.

 

Premessa: Marshall McLuhan, convertito alla fede cattolica, filosofo e sociologo canadese (1911 – 1980), ma soprattutto acuto teorico della comunicazione dal pensiero profetico. Egli nei sui vari scritti ha anticipato il ruolo predominante dei mezzi di comunicazione nell’epoca moderna, predominio che paradossalmente giunge ad invertire il rapporto tra ciò che si vuole comunicare e il mezzo di comunicazione. Questo suo pensiero è racchiuso nel noto detto: “Il medium è il messaggio” (“The Medium is the message”). Cioè: il mezzo di comunicazione è (il vero) messaggio. E poiché ogni medium che diventa il vero messaggio non è mai neutro, ma è in grado di stimolare a vario titolo chi lo riceve, ciò significa che un medium  – specie in certe condizioni – può essere talmente potente nella sua capacità comunicativa da rendere praticamente indifferente il messaggio che attraverso di esso si pensa di comunicare. Al limite, il medium assorbe in sé il messaggio ergendosi solitario sulle vette della comunicazione. A questo livello, che attraverso il medium si comunichino contenuti importanti addirittura vitali o le più trite banalità non cambia nulla; tutto viene per così dire assorbito e strumentalizzato perché il medium si affermi nella sua non neutralità, imponendosi – nel caso si abbiano intenzioni manipolative – come potenza di trasformazione di coloro che attraverso questo medium comunicano, sia come soggetti comunicanti sia come ascoltatori della comunicazione. Questo perché, una volta operata questa riduzione parassitaria dei fruitori al medium mediante il quale essi pensano di comunicare e rendendoli addirittura dipendenti dal medium come fosse una droga, chi possiede la proprietà del medium spacciato ormai come bocca della verità, se ne serve per veicolare altri contenuti, contenuti che a questo punto non sono più resi indifferenti dal medium, ma riescono ad inoculare informazioni alternative, spacciate come uniche vere, nella mente svuotata dei fruitori, resi ormai incapaci di giudicare adeguatamente la falsa veridicità del messaggio ricevuto.

A questo punto il medium riesce a ridurre i fruitori ad una sorta di estensione di sé, così che il medium si dilati nella sua portata manipolativa estendendo la sua narrazione o, se vogliamo, estendendo sé come narrazione, negli spazi vitali del mondo che esso riesce a raggiungere con la sua comunicazione che, appunto, rende i fruitori suoi messaggeri inconsapevoli.

In questo modo il medium manipolante ha ottenuto il suo effetto di cavallo di Troia che, racchiudendo in sé in modo occulto la presenza dominatrice che lo ha costruito, veicola nella città che si sente al sicuro quella certa narrazione che finirà per soggiogarla e schiavizzarla.

Pensiamo ora a quale potenza di comunicazione hanno raggiunto alcuni particolari moderni media come ad esempio Facebook, Twitter, Tik Tok, ecc. (ma senza dimenticare la potenza comunicativa di tanti altri mezzi sorti già prima come radio, televisione, cinema, letteratura, arte e quant’altro), una potenza che si moltiplica esponenzialmente, visto che la quasi totalità di essi si pone come medium complessivo di un unico oligarchico pensiero dominante. Questo potere oligarchico, come grande burattinaio, quindi, ne fa uso come di tanti variopinti burattini, mossi con i fili di un unico disegno. Ecco, se abbiamo presente tutto questo, possiamo cogliere il quadro sintetico della situazione attuale in cui ci troviamo a vivere, cioè quella weltanschauung (visione del mondo) pseudo pandemica che da due anni a questa parte è diventata la narrazione ossessionante e menzognera veicolata da ogni singolo medium. Non è forse vero che purtroppo la massa delle persone è stata ormai “massaggiata” violentemente da questo complesso mediatico? Non per niente il titolo di un testo famoso di Mc Luhan (stampato nel 1967) ha giocato sul refuso tipografico con cui venne preparata la bozza della sua copertina. Invece di scrivere “The medium is the message” il tipografo scrisse: “The medium is the massage”. La cosa piacque a tal punto allo scrittore che volle conservare il refuso, visto il gioco di parole che esso permetteva.

Per sintetizzare quanto esposto, potremmo così parafrasare i versi poetici riferiti all’Unico Anello del potere di Sauron (J. R. R. Tolkien, Il Signore Degli Anelli):

 

Un Medium per domarli, un Medium per trovarli,

Un Medium per ghermirli e nel buio incatenarli.

 

Che brutto tempo che fa!: Se adesso alla luce della Premessa ci poniamo di fronte alla recente partecipazione di papa Francesco alla nota trasmissione Che tempo che fa, trasmissione di estremo pensiero laicista e di pesanti atteggiamenti anti ecclesiali conditi con rovente ironia, possiamo trarre alcune rapide considerazioni.

Ammesso, e non necessariamente concesso, che papa Francesco abbia pensato di partecipare alla trasmissione mediante l’intervista tra lui e Fazio per comunicare pensieri evangelici e non per recuperare qualche punto sulla sua audience ultimamente in ribasso, già su questo punto c’è subito da notare, come diversi commentatori hanno fatto, che – tranne qualche spunto -, il complesso dei contenuti emersi è di quello stampo sociologico trito e ritrito a cui siamo da tempo abituati. Il cliché è sempre più o meno quello. Ma siccome parla comunque il papa, molti ascoltatori, preti compresi, si sono emozionati e hanno pensato che questo papa non antepone nulla alla possibilità di annunciare il Vangelo (o a proclamare di smetterla di inquinare con la plastica?) senza pensare di correre il rischio di farsi manipolare dal mieloso e furbissimo presentatore. Ma poiché ormai gran parte della pastorale ecclesiale gioca proprio sull’emotività, piuttosto che su quei più solidi argomenti dottrinali che il papa tanto detesta, la cosa ha ridestato il consueto plauso.

Questo però dimostra soltanto per l’ennesima volta l’incapacità da parte del corpo ecclesiale, a partire dal capo, di rendere veramente cultura la fede che si dice di voler testimoniare, rendendo evidente che l’ammonimento di san Paolo è più che mai attuale: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12, 2) e ciò in forza del fatto che mentre “L’uomo naturale … non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. [Invece] L’uomo spirituale … giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo” (1 Cor 2, 14-16).

In questo senso, il vero grave problema che si è presentato con la partecipazione del papa a Che tempo che fa è che anche lui non si è reso conto che questo specifico medium non è più che mai neutro, ma intrinsecamente e fortemente manipolativo, al punto tale che si rende capace, al di là della pretesa buona volontà di chi vi partecipa, di far diventare il partecipante e i contenuti da lui affermati ingrediente neutralizzato per affermare sé stesso e la sua potenza di asservimento. Cosa che del resto capita anche in tanti altri talk show dove il prete o il frate o la suora di turno vengono usati come ingrediente della macedonia televisiva del momento, mescolati ai più disparati personaggi, inducendoli a pensare di poter dire la loro, magari recitando una preghiera.

Di fatto la laicistica Che tempo che fa ne esce rafforzata nei suoi intenti perché si è dimostrata capace addirittura di ospitare benignamente il suo “nemico” e di farlo predicare sul suo pulpito, aumentando la sua propria audience ancor più presso gli ingenui ed emotivi cattolici e affermando insieme, ovviamente, la figura di Fazio come grande sacerdote laicista che ecumenicamente ha condiviso pensieri e affetti con il papa stesso della Chiesa che avversa. Ha vinto dunque il medium, sacralizzando ancor più sé stesso e desacralizzando ancor più la figura del carisma petrino che papa Francesco, di suo, ha già abbondantemente desacralizzato. È un po’ come se Gesù avesse accettato di dialogare col diavolo nel suo talk show nel deserto (cfr. Mt 4, 1-11), cadendo nella sua narrativa che aveva come scopo, ancor prima della richiesta finale di adorazione (cfr. Mt 4, 9), di indurre Gesù al dialogo con lui, quali che fossero poi gli eventuali contenuti della diabolica intervista, perché in questo modo sarebbe riuscito ad assorbire la narrativa di Gesù (che è il suo Vangelo) facendo prevalere la propria che è di tutt’altro tenore.

Ovviamente il gioco sottile non gli è riuscito perché Gesù ha accettato sì per la sua missione il confronto, ma lo ha piegato alla sua narrativa, evitando quindi l’apparente neutralità del dialogo, ed usando invece le parole del diabolico interlocutore per affermare il suo medium, ribaltando così la situazione. Di questa intelligente furbizia “gesuitica” (nel senso etimologico del termine) nulla si vede tra Fazio e papa Francesco, anzi!

Perché Gesù riesce ad operare questo ribaltamento? Egli vi riesce perché in lui il medium e il messaggio sono inscindibilmente la stessa cosa. Egli è il Verbo fatto carne, cioè la comunicazione di Dio che ha preso la nostra carne, rendendola strumento vivo ed espressivo della sua veritiera narrazione, fino al punto di poter dire: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9). Una narrazione che è vera nella misura in cui non usa del suo medium per affermare sé stesso e un potere divino soggiogante, quel potere soggiogante a cui nessun medium umano invece può sfuggire perché è usato da uomini che in vario modo sono soggetti al peccato e alle sue concupiscenze, e che quindi finiscono per usare ogni medium per l’affermazione di sé. Gesù invece usa del suo medium per affermare altro da sé, cioè il Padre che lo ha inviato, che non è un supremo Burattinaio manipolatore, ma il Dio misericordioso e fedele a cui Cristo, obbedendo, rende gloria: “Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria non sarebbe nulla; chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. E se dicessi che non lo conosco, sarei come voi, un mentitore; ma lo conosco e osservo la sua parola. Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò». Gli dissero allora i Giudei: «Non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abramo?». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono»” (Gv 8, 54-58).

Solo chi può dire “Io Sono” in quanto definito da un Altro è in grado di sfuggire alla narrazione menzognera del diavolo in quanto principe di questo mondo e di coloro che si lasciano usare come suo medium proprio quando si sentono padroni del mondo usando il proprio medium. Solo dunque chi partecipa dell’“Io sono” di Cristo e, di conseguenza del suo pensiero (“Noi abbiamo il pensiero di Cristo”, 1 Cor 2, 16), è in grado come suo medium non asservito, ma come servo anzi come amico (“Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi”, Gv 15, 15) di essere testimone credibile della sua narrazione evangelica,  di quel Vangelo che è Gesù stesso come medium del Padre. Diversamente, il sale evangelico perde il suo sapore e “con che cosa lo si potrà rendere salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini” (Mt 5, 13).

 

Un sacerdote è lo pseudonimo di un sacerdote realmente esistente

 

 

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