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di Sabino Paciolla

 

Una legge che non muore mai

Come avevo scritto nel mio precedente articolo, la legge liberticida chiamata Chat Control sembrava essere stata definitivamente archiviata lo scorso ottobre. La forte opposizione della Germania e di altri Stati membri aveva fatto credere che il progetto orwelliano di Bruxelles fosse finalmente naufragato. Ma chi conosce i meccanismi dell’Unione Europea sa bene che le proposte sgradite ai cittadini raramente vengono abbandonate: vengono semplicemente riformulate, rinominate e riproposte lontano dagli occhi del pubblico.

Ed è esattamente quello che è successo. Chat Control è tornato sotto mentite spoglie, con il nome di Chat Control 2.0, e questa volta il gioco si è svolto dove la democrazia europea va a morire: nelle stanze chiuse del Coreper, il Comitato dei rappresentanti permanenti, una delle istituzioni più potenti ma meno visibili nel processo decisionale dell’UE.

 

La strategia del logoramento di Bruxelles

Il Piano originale di Chat Control, formalmente noto come Regolamento sull’abuso sessuale dei minori, era stato proposto dalla Commissione Europea nel 2022. L’obiettivo dichiarato era nobile: individuare materiale pedopornografico attraverso la scansione obbligatoria delle comunicazioni private, anche quelle crittografate. Ma i critici avevano immediatamente denunciato quello che il provvedimento rappresentava realmente: un modello per la sorveglianza generalizzata che avrebbe dato a Stati e istituzioni UE la possibilità di scansionare ogni messaggio privato.

Una consultazione pubblica precedente alla proposta aveva rivelato che oltre l’80% dei partecipanti si opponeva esplicitamente all’applicazione di tali misure alle comunicazioni crittografate end-to-end. Ma questo non ha fermato la Commissione. Come scrive Thomas Fazi su UnHerd, da cui riprendo buona parte di quanto segue, la proposta è stata ripresentata continuamente da una presidenza del Consiglio all’altra, ogni volta con nuove etichette, sempre presentata come “necessaria” e “urgente”, ma sempre conservando la stessa logica di fondo: normalizzare il monitoraggio governativo delle comunicazioni private su scala senza precedenti.

 

Chat Control 2.0: il lupo travestito da agnello

Dopo l’opposizione di maggio scorso da parte di Germania, Polonia, Austria e Paesi Bassi, la Danimarca, detentrice della presidenza di turno del Consiglio europeo, ha immediatamente iniziato a redigere una nuova versione. Il risultato è Chat Control 2.0, presentato all’inizio di novembre e silenziosamente approvato dal Coreper, aprendo la strada all’adozione definitiva da parte del Consiglio, forse già a dicembre.

La nuova versione elimina formalmente l’obbligo di monitoraggio generale delle chat private, rendendo le ricerche “volontarie” per i fornitori. Secondo Patrick Breyer, attivista per i diritti digitali ed ex eurodeputato, questa manovra equivale a “un inganno” volto a eludere un dibattito democratico significativo.

 

I pericoli nascosti del nuovo testo

Nonostante l’apparente miglioramento, Chat Control 2.0 contiene due caratteristiche estremamente problematiche. La prima è l’incoraggiamento alla scansione di massa “volontaria” da parte delle piattaforme online, una pratica già consentita in forma “temporanea” che diventerebbe permanente. La seconda è il divieto di fatto della comunicazione anonima attraverso sistemi obbligatori di verifica dell’età.

Una lettera aperta firmata da 18 tra i principali accademici europei esperti di sicurezza informatica e privacy ha avvertito che l’ultima proposta comporta “rischi elevati per la società senza chiari benefici per i bambini”. Il problema centrale è l’espansione della scansione basata sull’intelligenza artificiale per identificare comportamenti di “adescamento”.

Gli attuali sistemi di IA non sono in grado di distinguere correttamente tra conversazioni innocenti e comportamenti abusivi. Come spiega Breyer, nessuna intelligenza artificiale può distinguere in modo affidabile tra flirt innocente, sarcasmo umoristico e adescamento criminale. La conseguenza? Una caccia alle streghe digitale in cui parole come “amore” o “incontrarsi” in conversazioni tra familiari o partner potrebbero scatenare controlli invadenti.

I numeri confermano questi timori: la polizia federale tedesca avverte che circa la metà di tutte le segnalazioni ricevute sono irrilevanti dal punto di vista penale. In Svizzera, l’80% dei contenuti segnalati dalle macchine non è illegale: si tratta spesso di innocue foto delle vacanze che mostrano bambini che giocano in spiaggia.

 

La fine della crittografia e dell’anonimato

L’articolo 4 della nuova proposta richiede ai fornitori di attuare “tutte le misure appropriate di mitigazione del rischio”. Questa clausola vaga potrebbe permettere alle autorità di esercitare pressioni sui servizi di messaggistica crittografata per consentire la scansione, anche se ciò compromette il loro modello di sicurezza di base. In pratica, piattaforme come WhatsApp, Signal o Telegram potrebbero essere costrette a scansionare i messaggi sui dispositivi degli utenti prima che venga applicata la crittografia.

L’Electronic Frontier Foundation osserva che questo approccio crea un’infrastruttura di sorveglianza permanente che potrebbe gradualmente diventare universale. E non riguarda solo i cittadini dell’UE: se le piattaforme decidono di rimanere nell’Unione, chiunque nel mondo chatti con un cittadino europeo vedrà compromessa la propria privacy.

Ancora più grave è l’introduzione di sistemi obbligatori di verifica dell’età per app store e servizi di messaggistica. Sebbene il Consiglio sostenga che questi sistemi possano “preservare la privacy”, i critici insistono che il concetto è tecnologicamente irrealizzabile. La valutazione dell’età richiede inevitabilmente dati biometrici e comportamentali, aumentando il volume di informazioni sensibili archiviate e potenzialmente sfruttabili.

Richiedere documenti di identità per verificarsi online significherebbe la fine della comunicazione anonima, con conseguenze disastrose per informatori, giornalisti e attivisti politici che fanno affidamento sull’anonimato. Inoltre, spingerebbe i minori di 16 anni verso alternative meno sicure e scarsamente regolamentate.

 

Una soluzione che non risolve il problema

I critici sostengono che la sorveglianza di massa è semplicemente l’approccio sbagliato per combattere lo sfruttamento sessuale dei minori. La scansione dei messaggi privati non ferma la circolazione di materiale pedopornografico: piattaforme come Facebook usano da anni tecnologie di scansione, eppure il numero di segnalazioni automatiche continua ad aumentare.

I criminali distribuiscono materiale attraverso forum decentralizzati o archivi crittografati condivisi con link e password, metodi che gli algoritmi di scansione non riescono a penetrare. La strategia più efficace sarebbe eliminare il materiale pedopornografico dagli host online, cosa che Europol ha ripetutamente fallito nel fare.

 

Il fantasma del “function creep”

Particolarmente preoccupante è il fenomeno del “function creep”: il processo attraverso cui una tecnologia introdotta per uno scopo limitato si espande gradualmente. L’Online Safety Act britannico e le misure “temporanee” del Patriot Act americano post-11 settembre dimostrano come una volta creata un’infrastruttura di sorveglianza, questa può essere facilmente riutilizzata ed è difficile da smantellare.

Come riassume efficacemente Breyer: “Ci vendono sicurezza, ma ci forniscono una macchina di sorveglianza totale. Promettono la protezione dei bambini, ma puniscono i nostri figli e criminalizzano la privacy”.

L’Europa è sulla soglia della costruzione di una macchina in grado di vedere tutto. E una volta costruita, servirà non solo alle attuali autorità politiche, ma a chiunque detenga il potere in futuro. La finestra per fermare Chat Control 2.0 si sta restringendo rapidamente.

 

 

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