CHAPUT: “NON CI SONO ‘NUOVI PARADIGMI’ O RIVOLUZIONI NEL PENSIERO CATTOLICO. QUESTO LINGUAGGIO È FUORVIANTE”

 

Quest’anno ricorre il  20* anniversario dalla pubblicazione dell’enciclica Fides et Ratio. Papa Giovanni Paolo II, con quella enciclica, volle profeticamente denunciare la pericolosa deriva della ragione verso lo scetticismo e il nichilismo. Il papa all’epoca intuì che vi era una “crisi di fiducia nella ragione” che si rivelava essere pericolosa per la fede. Era quello un pericolo che la Chiesa non poteva permettersi di sottovalutare, sul quale non poteva permettersi di rimanere in silenzio. La ragione infatti, per Grazia, riconosce ed aderisce alla Verità, per la quale è fatta.

Oggi la distruzione dell’umano è conclamata e la ragione è sempre più debole. Però la risposta sembra essere altrettanto debole.

Della Fides et Ratio ci dà qualche cenno l’arcivescovo di Philadelphia, mons. Charles J. Chaput, in questa intervista (qui) , pubblicata il 22 febbraio scorso su Catholic News Agency, da cui riprendo alcuni stralci.

Eccoli nella mia traduzione.

Domanda: Come può il cattolico medio trarre beneficio dalla enciclica Fides et ratio, 20 anni dopo la sua pubblicazione?

Arciv. Chaput: (…) Il principale risultato di Fides et Ratio è che imparare a pensare chiaramente, con la Chiesa, in modo maturo e ben informato, è vitale. E’ cruciale tanto quanto sentire profondamente le nostre convinzioni religiose. Il sentimento non basta, e questo influisce direttamente su come comprendiamo il ruolo della coscienza.

La fede cristiana è qualcosa di più della buona volontà e delle buone intenzioni. La coscienza è più delle nostre opinioni personali sincere. Una coscienza sana ha bisogno di una forte formazione nelle verità comunemente affermate nella comunità cattolica. Senza di ciò, la coscienza può molto rapidamente trasformarsi in una macchina degli alibi. Il mondo è un luogo complicato. Richiede solide capacità di ragionamento cattolico radicate nell’insegnamento della Chiesa.

Il problema è che ora abbiamo almeno due generazioni di catechesi povera e di formazione della coscienza molto inadeguata. Così, quando alcuni ci dicono di lasciare le decisioni morali di oggi alle “coscienze adulte” del nostro popolo, potremmo desiderare di essere d’accordo – idealmente – ma prima di fare ciò, dobbiamo esaminare che cosa significhi esattamente questo. Abbiamo moltissimi adulti con credenziali di successo che si considerano cattolici, ma la cui educazione alla fede si è interrotta nel sesto anno. Recuperare la disciplina del buon ragionamento morale cattolico è urgente.

Domanda: Se qualcuno si trova in un ambiente culturale o ecclesiale dominato da una filosofia e da un teologia povera, come dovrebbe rispondere?

Arciv. Chaput: Ignorare le sciocchezze, leggere, guardare e ascoltare le buone fonti cattoliche, e vivere la propria fede in conformità con ciò che la Chiesa ha sempre insegnato. L’insegnamento essenziale (della Chiesa, ndr) si applica ancora al matrimonio, al sesso, all’onestà e a tutto il resto. Non ci sono “nuovi paradigmi” o rivoluzioni nel pensiero cattolico. L’uso di questo tipo di linguaggio fuorviante non fa che aggiungere confusione ad un’epoca che confonde.

Domanda: Perché Lei pensa che questi problemi di fede e ragione siano così ricorrenti nel nostro tempo?

Arciv. Chaput: La scienza e la tecnologia possono far sembrare – ma solo sembrare – il soprannaturale ed il sacro non plausibili. Il linguaggio della fede può cominciare a suonare alieno ed irrilevante. Questo è il motivo per cui perdiamo così tanti giovani prima ancora che comincino a considerare il credo religioso. Sono catechizzati ogni giorno da un flusso di distrazioni materialiste che non smentiscono Dio, ma creano indifferenza nei suoi confronti. (come disse sinteticamente Cornelio Fabro: Dio se c’è non conta, ndr)

La Chiesa sta lottando con molto dubbio (cioè con molta incertezza, ndr). È naturale in un’epoca di rapidi cambiamenti. Penso che molti pastori e studiosi della Chiesa abbiano semplicemente perso la fiducia nella razionalità della fede e nell’affidabilità della Parola di Dio senza essere disposti ad ammetterlo. Piuttosto, si rifugiano nei sentimenti umanitari e nell’azione sociale. Ma non hai bisogno di Dio per nessuna di queste cose, almeno nel breve periodo. A lungo andare, Dio è l’unico sicuro garante dei diritti umani e della dignità. Quindi abbiamo bisogno di pensare il nostro cristianesimo – profondamente, fedelmente e rigorosamente – e sentirlo.

Ecco perché l’enciclica Fides et Ratio è così importante. Essa ce lo ricorda.

 

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