• venerdì , 19 ottobre 2018

Chaput: “Abbiamo bisogno di ascoltare il mondo per convertirlo, non per essere convertiti o compromessi da esso”

Ieri, al Sinodo dei giovani a Roma, Mons. Charles J. Chaput, primo vescovo di origini “pellirosse”, gli indiani americani, cappuccino e arcivescovo di Philadelphia, ha tenuto due interventi che includevano critiche specifiche all’Instrumentum Laboris – il documento di lavoro per il Sinodo – e alcune osservazioni sull'”adolescenza morale” che si trova nei paesi sviluppati. Sono stati interventi che hanno suscitato molto interesse e qualche critica, come quella del padre gesuita James Martin. Questi ha scritto un piccato commento su Twitter. Egli ha scritto:

Addendum. Per coloro che si oppongono ai “Cattolici LGBT” perché è in qualche modo divisivo riconoscere gruppi distinti all’interno della chiesa: Ci riferiamo, ad esempio, ai “cattolici latini” e ai “giovani cattolici adulti” senza obiezioni. I “cattolici LGBT” sono semplicemente un altro membro del Corpo di Cristo.

L’Arcivescovo Chaput ha ieri gentilmente risposto ad alcune domande inviate dal Catholic World Report (CWR) sui suoi interventi e sul Sinodo. Egli ha così risposto a padre Martin e, soprattutto, al segretario del Sinodo, card. Baldisseri.

Ecco l’intervista nella mia traduzione.

Arciv. Charles J. Chaput (alla sinistra) di Philadelphia e Arciv. Anthony Fisher (a destra) di Sydney al Sinodo dei giovani (CNS photo/Paul Haring)

Arciv. Charles J. Chaput (alla sinistra) di Philadelphia e Arciv. Anthony Fisher (a destra) di Sydney al Sinodo dei giovani (CNS photo/Paul Haring)



CWR: In risposta alle sue osservazioni sui “Cattolici LGBT”, padre James Martin, S.J. (il gesuita), ha sostenuto, via Twitter, che, poiché ci riferiamo a “Latino Catholics” e “Young Adult Catholics”, non dovremmo obiettare ad altri modi descrittivi. Come rispondete?

Arcivescovo Charles J. Chaput:  Questo tipo di equivalenza è allo stesso tempo facile e sbagliata.

Non c’è nulla di moralmente problematico nell’essere irlandesi o latini, o anziani o giovani. Questi sono parametri descrittivi esterni. Essi variano, e possono influenzare il modo in cui vediamo il mondo e agire in esso, ma fondamentalmente non foggiano chi è a persona umana.

Inoltre, non c’è nulla di moralmente problematico nell’avere inclinazioni omosessuali o eterosessuali. Ma il sesso è una categoria unica nel suo genere. Le questioni del desiderio sessuale, e soprattutto del comportamento, vanno al cuore dell’identità umana. Riguardano lo scopo del corpo, ciò che intendiamo per “natura umana”, l’integrità complementare della specie umana e la trasmissione della vita. Quindi hanno grandi implicazioni per la verità o falsità della Scrittura e della fede cattolica.

La Chiesa deve essere molto attenta a non dividere l’identità umana secondo i nostri appetiti sessuali. (Le parole) “cattolici “LGBTQ” implicano una speciale categoria morale in un modo deterministico che non si riscontra (ad esempio nelle parole) cattolici “africani”.

CWR: Lei ha criticato una sorta di “adulazione” (verso i giovani, ndr) usata a volte nel documento di lavoro, riferendosi a un senso in cui i giovani sono visti come se avessero qualche tipo di abilità speciali o intuizioni non disponibili ad altri. Rileva questo tipo di approccio fino ad ora nel Sinodo stesso? C’è, a suo avviso, un approccio migliore nel rivolgersi ai giovani?

Arcivescovo Chaput:  La maggior parte dei Padri sinodali sono uomini sensibili che comprendono i punti di forza e i limiti dell’essere giovani. Uno dei punti di forza è un acuto senso del fiuto per la lode ossessiva. I giovani la vedono come insincera o debole. Penso che lo strumento nella sua forma attuale sia forte nell’analisi e nell’ascolto. Ma è troppo denso e ambiguo per nutrire o ispirare qualcuno. Manca di zelo.

L’ascolto è importante, e abbiamo bisogno di ascoltare i giovani. Tutte le persone, indipendentemente dall’età, desiderano essere ascoltate. Ma San Paolo non ha deciso di “ascoltare” per un anno quando è arrivato a Corinto. La sua fede non lo lasciava aspettare. “Guai a me se non predico il Vangelo”; quello era il fuoco nel suo cuore. Aveva quel tipo di fiducia assoluta che lo portava a predicare Gesù Cristo fin dal primo giorno – un Cristo che insisteva sulla conversione radicale, ma che liberava l’anima proprio a causa di quella conversione – sia che la gente lo accettasse si che lo rifiutasse.

Abbiamo bisogno di ascoltare il mondo per convertirlo alle sue radici, non per essere convertiti o compromessi da esso. Nel testo attuale mancano la chiarezza e l’urgenza della missione cristiana. Le nostre discussioni nel Sinodo falliranno se non le recuperiamo.

CWR: Sono passati solo due giorni, ma come valuta il Sinodo finora? Quali sono alcuni temi o punti focali che stanno emergendo?

Arcivescovo Chaput:  Ci sono stati un certo numero di vescovi provenienti da India, Africa, Perù, Europa dell’Est, e altrove che mi hanno ringraziato per aver segnalato i problemi legati al linguaggio come “Cattolici LGBTQ”. C’è una sensazione generale finora che l’Instrumentum abbia bisogno di essere più esplicitamente evangelico. Ma siamo ancora all’inizio delle discussioni, e molti dei delegati stanno cercando di orientarsi.

CWR: Come risponde alla messa in discussione da parte del cardinale Baldisseri della sua critica al documento di lavoro sinodale – poiché lei vrebbe dovuto esprimere queste preoccupazioni durante il processo di redazione (dell’Instrumentum)? Implicando che la sua critica pubblica manchi di “lealtà e onestà”?

Arcivescovo Chaput:  Quello che qualcuno dice in un momento di irritazione, e quello che fa di persona, possono essere due cose diverse. Il cardinale Baldisseri mi ha accolto molto calorosamente. Il Santo Padre è stato rilassato e molto accogliente. Così le persone in cerca di conflitti saranno probabilmente deluse.

Il processo di stesura dello Instrumentum ha bisogno di miglioramenti. Sono contento che le critiche teologiche che hanno preceduto il Sinodo hanno spinto la questione in una discussione pubblica. I membri permanenti del Consiglio sinodale hanno ricevuto la bozza finale dello instrumentum laboris molto tardi (a quanto pare il giorno prima dell’approvazione, ndr), e solo in italiano. Questo deve cambiare. Anche se avessimo ricevuto il testo in inglese, non ci sarebbe stato il tempo per studiare adeguatamente il contenuto e suggerire modifiche. Il cardinale Baldisseri lo sa sicuramente a posteriori. Spero che la leadership sinodale risponda in futuro con un processo migliore.

 

 

Fonte: Catholic World Report

 

 

 

 

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One Comment

  1. Luigi
    6 ottobre 2018 at 9:41 Rispondi

    Se il signor Martin (faccio fatica a chiamare padre) ha sbottato così di fronte al bellissimo e coraggioso intervento di Chaput mi fa sorgere il sospetto che forse sia proprio lui o qualcuno di vicino a lui ad aver inserito di nascosto il paragrafo lgbt incriminato nell’Instrumentum laboris.
    La gallina che canta per prima è quella che ha fatto l’uovo…