consacrazione virginale

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

Gesù non era celibe ma vergine, perché era tutto consacrato alle cose del Padre suo. “Perché mi cercavate? Non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (lc 2,49)

“Non sono venuto per fare la mia volontà, ma la volontà del Padre che mi ha mandato” (Gv 6,38).

“La sua (del Padre) volontà è che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6,39).

“E ne scelse dodici perché stessero sempre con Lui, per mandarli a predicare, con la potestà di scacciare i demoni” (Mc 3,14).

Dal suo esempio e dedizione a Lui è sorta la verginità cristiana. Prima di Gesù era socialmente inconcepibile non sposarsi.

Tra l’altro anche per questo infatti la Madonna e San Giuseppe dovettero risultare uniti in matrimonio.

Per di più, specialmente nella società antica, una donna non sposata rimaneva indifesa ed esposta a grandissime difficoltà.

La Chiesa con la sua testimonianza del soprannaturale Regno di Dio, ha dato statuto e dignità anche sociale alla scelta di verginità consacrata e alla condizione di vedova.

Essere celibi e nubili significa che non si è sposati e magari lo si è per impedimenti vari e controvoglia. La verginità invece è una scelta di chi volontariamente si fa “eunuco per il Regno dei cieli” (Mt 19,12).

Il matrimonio è cosa buona, infatti è sacramento, cioè porta nel mondo il mistero dell’unione sponsale di Cristo con la Chiesa, ma la verginità è la parte migliore e a chi la sceglie non sarà mai tolta. San Paolo scrive: “Chi si sposa bene, ma chi non si sposa fa meglio. Vorrei che tutti fossero come me, ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi in un modo chi in un altro… Tuttavia costoro (coloro che si sposano) avranno tribolazioni nella carne e io vorrei risparmiarveli…Però è meglio sposarsi che ardere” (1Cor 7,7 ss).

Si chiama verginità consacrata perché è scelta esclusiva di Cristo e come Lui si diventa testimoni nel mondo degli uomini di superiore diverso Regno dei Cieli.

Infatti “i figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni dell’altro mondo e della resurrezione dai morti non prendono moglie né marito e nemmeno possono più morire perché sono uguali agli angeli ed essendo figli della resurrezione sono figli di Dio” (Lc 20,34-36).

“Gli chiesero: E’ lecito ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo? Ed Egli rispose: Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola? Così non sono più due ma una carne sola. Quello che Dio dunque ha congiunto l’uomo non lo separi.

Gli obiettarono: Perché allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e mandarla via? Rispose loro Gesù: Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così. Perciò io vi dico: Chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra commette adulterio” (Mt 19,3-12).

Da questa citazione del Vangelo rileviamo due cose di grande attualità. Gesù dice che “il Creatore da principio li creò maschio e femmina…Per questo l’uomo si unirà alla sua donna e i due saranno una carne sola”.

Qui si condanna il gravissimo accecamento del mondo moderno che tende a cancellare – inutilmente ! – la distinzione dei sessi, quindi l’essere proprio delle persone, se non per ragioni inventate apposta a causa della volontaria cecità dei loro cuori che li rende malvagi.

Si tenta persino di cancellare la natura intorno a noi. Non certo per rispettarla, come ipocritamente si dice, ma per sottometterla ai capricci della nostra egoistica volontà di (onni)potenza, di decidere noi di volta in volta a proprio capriccio, che cosa è bene e che cosa è male e chiamiamo impropriamente libertà. La quale libertà non è se non ha contenuti morali.

Sono qui Schopenhauer, Nietzsche e la pletora dei loro epigoni. Essi hanno avvelenato di sotterranei orridi fantasmi la psiche di ognuno, dell’uomo e del mondo moderno.

Inoltre, la sessualità non è un valore a sé, avulsa dal generale ordine della natura, ma è orientata entro quest’ordine cosmico al matrimonio, ad essere feconda accendendolo di amore e perpetuando e moltiplicando il miracolo della vita.

Altra considerazione è che il matrimonio è condizione che appartiene all’ordine temporale delle persone in cammino, allo stesso modo che il tempo è qualcosa di noi che scorre e non appartiene all’eternità, allorché lo scorrere del tempo non esisterà più e la maturazione di ciascuno come libera persona sarà completa e non potrà andare più oltre.

O se non sarà stata fatta completa, la maturazione rimarrà così, si troverà in quel momento e anche essa non andrà oltre. Il tempo dei tempi compiuti!

San Pietro era sposato, certo. Infatti Gesù gli guarì la suocera allora gravemente inferma (cfr Mc 1,29-31).

Ma il fatto che Pietro abbia accettato l’invito di Gesù a seguirLo e insieme con gli altri apostoli dedicarsi al ministero che conferiva ad essi il Signore potrebbe significare o che San Pietro non avesse più la moglie o che avessero rinunciato ambedue all’uso del matrimonio per il Regno dei Cieli.

Comunque, dato che nelle società di allora era inconcepibile non essere sposati è ovvio che nelle incipienti comunità cristiane si avessero vescovi, sacerdoti e diaconi già con famiglia. Ma da subito la gemma della verginità consacrata emerse e ci si avviò ad avere vescovi e sacerdoti non sposati.

E’ un errore purtroppo comune pensare ai Vangeli come a biografie di Gesù. Essi sono invece appunti dell’annuncio fatto dagli apostoli di Gesù quale mistero universale di salvezza.

Gli apostoli e gli scrittori sacri non hanno inteso essere come odierni corrispondenti di televisioni e giornali. Non intendevano informare ma annunciare, convertire e formare le coscienze di un popolo nuovo, un’umanità redenta e tutta di Dio.

La rinuncia al matrimonio per dedicare tutto se stesso al Signore e al servizio del Vangelo è un carisma che lo Spirito di Dio ha immesso e fatto crescere nella sua Chiesa per renderla davanti a sé perfetta e splendente e senza ruga né macchia.

La verginità consacrata del sacerdote e la verginità delle consacrate sono un dono fatto a tutta la Chiesa, cioè anche ai fedeli, come annuncio, “profezia”, del venturo Regno dei cieli, e anticipazione già da quaggiù. E’ un fiore della fede a Cristo Risorto e nella gloria del Padre suo.

Il matrimonio cristiano è reso sacro con l’essere sacramento, “signum” dell’unione sponsale di Cristo con la Chiesa, in modo che la creatura umana potesse offrire il sacrificio di sé stessa e divenire luogo sacro di amore disposto ad accendere la vita di nuovi figli di Dio, tutti chiamati al dono di felicità dell’infinita felicità di Dio.

Tanto il matrimonio cristiano che la verginità consacrata non si pongono in opposizione tra di loro, ma sono ugualmente necessari per illuminare di sacralità e speranza la materiale triste realtà di questo mondo. La quale sarebbe altrimenti una noiosa ripetitiva cadenza di non senso lungo l’asse del tempo della vita senza scopo.

 

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