Concilio Vaticano II (foto CNS)

Concilio Vaticano II (foto CNS)

 

di Gianni Silvestri

 

La vita e la realtà si svolgono in tre dimensioni, ma la pittura per secoli è riuscita a rappresentarne solo due (altezza e larghezza), senza saper dar forma alla terza dimensione della profondità; di conseguenza ogni dipinto appariva appiattito. Il genio di Giotto nel duecento tentò di creare una visione prospettica disegnando figure di minori dimensioni dietro le principali più grandi, ma… fu solo nel 1400 che Brunelleschi riuscì ad immaginare razionalmente e rappresentare quest’altra dimensione – la prospettiva lineare- dando più profondità alle immagini ed avvicinandosi alla rappresentazione del reale.
Tutto andava al suo posto e la pittura riusciva a cogliere perfettamente la realtà visibile.
Orbene, anche nella nostra vita esiste un’altra prospettiva del reale che, però, il mondo – con tutti i suoi strumenti tecnologici –  riesce solo parzialmente a concepire e rappresentare: la cosiddetta “Quarta dimensione”,  che è quella del tempo (appena intuita come spazio-tempo, da Einstein, nella Teoria della relatività). L’uomo considera la sua una vita “a tempo”,  per cui imposta la sua esistenza “sui canonici 80 anni,” avendo censurato ogni domanda “su ciò che viene dopo”. Il mondo non riesce a concepire una vita futura ed “appiattisce tutto” alla sola esistenza terrena, (come gli antichi pittori “a due dimensioni”).
La Chiesa Cattolica (e da ben due millenni)  ha ben presente questa “nuova prospettiva” del tempo;  essa, dopo la Rivelazione e la Resurrezione di Cristo, ha finalmente conosciuto la prospettiva completa della vita: quella eterna.
Nella sua azione, perciò, la Chiesa agisce tenendo soprattutto presenti due realtà: la vita eterna e chi vuole impedircela (il Mistero del male).

LA VITA ETERNA: Dio vuole salvare le sue creature, perché le ama e questo cambia ogni prospettiva di vita ed orienta tutta l’azione della Chiesa verso questa meta considerata come bene supremo e ben maggiore della stessa vita terrena, che (pur breve e “martoriata”) è un trampolino di lancio, un banco di prova per arrivare a quella che non finisce.

LA LOTTA AL MALE (PER NON PERDERE LA VITA FUTURA)

Dio ci mette in guardia su un altro aspetto della vita, la presenza eterna anche del male che rifiuta questa paternità di Dio e vuole separarci da Lui. Ecco il valore e nello stesso tempo il dramma della nostra libertà: pur debole ed influenzabile, essa deve saper condurre l’uomo a ritornare verso Dio ed a evitare le insidie di chi vorrebbe separarlo dal Padre.
Ecco il Mistero del male: l’uomo fa progressi meravigliosi nel campo della scienza, della tecnica, dell’economia, ecc., con l’unica eccezione di quello della fraternità reciproca, sconfitta da un crescente egoismo: questa unica debolezza, mai sopita nei secoli,  è forse una delle prove empiriche della presenza pericolosa del Male (e non è un caso che la preghiera per eccellenza termini con un: “…liberaci dal Male”).
Questa azione della Chiesa “per Dio e per la lotta al Male”, si attua su due fronti:
Un fronte naturale-terreno e un fronte soprannaturale.
Sul fronte naturale,
terreno, la Chiesa cerca di compiere il bene testimoniandolo con ogni opera di carità materiale e spirituale. Essa è la principale operatrice di carità nel mondo, grazie a centinaia di migliaia di sacerdoti, religiosi, religiose, missionari, anche laici, impegnati ovunque in opere di “misericordia corporali e spirituali”.

Sul fronte soprannaturale la Chiesa comprende che  il Maligno è un essere infinitamente superiore – con ben maggiori capacità rispetto alla umana resistenza – tanto da riuscire a passare inosservato: gran parte degli uomini non immagina nemmeno di essere parte di questa drammatica lotta (che ha come fine il loro destino eterno).
Per questo la Chiesa ricorrere ad un aiuto soprannaturale di Dio con:
1) la Parola di Dio (che è attiva:  “..la Parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, ” Isaia 55,11)
2) la preghiera: come apertura dell’animo e della vita a Dio.

3) la liturgia: come avvicinamento a Dio, è un tempo ed un’azione sacra, a Lui riservati.

4) i sacramenti: che coinvolgono l’azione stessa di DIO (come “iniezioni ricostituenti” di Grazia Divina).

Orbene di recente la Chiesa Cattolica ha inteso ricalibrare questa azione naturale e soprannaturale, convocando il secondo Concilio Vaticano con fini pastorali,  nel tentativo di riuscire a comunicare meglio la sua Verità.
Tentativo giustissimo e da sostenere, che non sembra, al momento, aver portato i risultati sperati. Senza addentrarci in estenuanti dispute teologico-pastorali, spesso ideologiche, basta osservare le seguenti principali, quanto terribili, cifre:

1) Quando Paolo VI chiude il Concilio Vaticano II nel 1965, lo stato della Chiesa non appare in crisi, i religiosi sono al massimo del fulgore, sparsi per il mondo. Infatti i membri degli Istituti maschili sono a quota 329.799, le donne sfiorano il milione (961.264). Sono gli anni in cui i religiosi danno esempio dell’universalità della Chiesa e sono presenti dappertutto (anche nelle lontane terre di missione).

2) Appena un decennio dopo il Concilio, i religiosi sono già scesi del 18,51% (-61.053) e le religiose del 9,72 %(-93.491). Da allora ad oggi, la tendenza al ribasso non si è ancora invertita.

3) Dopo 50 anni dal Concilio, il calo dei membri degli Istituti maschili è pari a  -39,58%, per le donne, la diminuzione è del -44,61%.
4) A subire il danno maggiore è stato l’intero popolo di DIO : il gruppo delle Congregazioni laicali, è sceso del -66,63 %. (fonte dei dati la agenzia cattolica SIR:
Se un albero lo si riconosce dai frutti“, questo albero dopo 55 anni appare quantomeno sfiorito, se non in grave crisi… Nemmeno con la frattura della Riforma Protestante si sono registrare queste drammatiche cifre.
Lo stesso Paolo VI
(da poco proclamato santo) ebbe ad osservare in proposito: “col Vaticano II ci aspettavamo la primavera della Chiesa e invece è venuto l’inverno”.
Lo stesso Papa negli ultimi anni del suo pontificato ebbe ad affermare preoccupatissimo: “Il fumo di satana è penetrato nella Chiesa“.

Questi risultati appaiono riferirsi non al Concilio in quanto tale, ma alla sua errata interpretazione progressista di rottura con il passato,  tra Chiesa pre e post Conciliare (propugnata da Giuseppe Alberigo e dalla Scuola di Bologna, oggi rappresentata da Melloni). Gli anni di questa riduzione post-conciliare sono quelli dei “preti operai”, della teologia della liberazione, dell’impegno socio-politico delle comunità di base, ecc. Tutte esperienze che si proponevano di accompagnare l’uomo nel suo cammino terreno (ed anche oggi il termine “accompagnamento” è molto in voga).
La domanda sorge spontanea: ma accompagnarlo in quale cammino? Verso quale meta?
La dimensione soprannaturale è  l’essenza della Chiesa ed il suo stesso motivo di esistere, per cui un affievolimento spirituale in favore di un maggior impegno sociale, ha creato la grave crisi che ha coinvolto sia i consacrati che i laici.

La successiva luminosa testimonianza di S Giovanni Paolo, ci ha fatto comprendere che la Chiesa deve stare nel mondo, come richiesto dal Concilio Vaticano II, ma non per assecondarne le voglie, non per accompagnarlo in un viaggio senza meta, ma per illuminarlo nel cammino verso Dio. Solo la Chiesa può farlo, anzi ne ha la responsabilità .
Benedetto XVI nel discorso alla curia del 22.12.05 con la sua consueta chiarezza  precisava (anche da autorevole esperto conciliare): “…Emerge la domanda: Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio, dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato e porta frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l'”ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino..”. 
Per questo motivo, senza alcuna rottura e lotta fratricida,  ma in continuità con la tradizione  millenaria della Chiesa e con lo sforzo del Concilio Vaticano II, è necessario, come cristiani, recuperare la nostra specificità che non è tanto quella di occuparci dei problemi sociali, (ci sono già tanti che si propongono questo scopo), ma di viverli illuminandoli con la luce della fede, per evitare che la vita umana “si consumi” lontano da DIO (e magari anche soddisfatti  dei, pur giusti, tentativi di ridurre l’uso di bottigliette di plastica).

Ogni impegno che non tenda a Lui, è una strada che si perde nei tanti labirinti del mondo, è una riduzione del nostro vero destino,  è una vita “piatta” vissuta in due dimensioni, senza la dovuta “profondità di campo” e senza la quarta dimensione temporale, del sapersi in un cammino non limitato, ma eterno verso Dio.
In Pace.

 

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