di Sabino Paciolla

 

In questo triste tempo di paure artatamente instillate, seguite da strumenti coercitivi delle libertà personali di un novello leviatano, che in altri tempi avrebbero fatto sobbalzare dalla sedia, a leggere certi articoli, post e prese di posizioni di intellettuali cattolici che abbracciano e sostengono il green pass, che difendono il prevalere della volontà del ragazzino imbonito da venditori di sogni senza scrupoli che reclama l’agognato vaccino contro la volontà contraria del genitore preoccupato, si rimane sbigottiti. Tempi tristi perché la vittima più illustre sembra essere la retta ragione.

Dove sono finite le battaglie per la libertà? Che fine hanno fatto le giornate e le nottate passate a difendere il diritto dei genitori dei piccoli Charlie e Alfie uccisi dalla tirannia dell’ideologico “best interest”? Si rimane attoniti nel leggere elogi sperticati nei confronti di un governo che cinicamente instilla odio nella società civile e nelle famiglie, spaccandole. Un governo che non si fa scrupoli di mettere collega contro collega, padre contro figlio, figlio contro madre, fratello contro sorella, alunno contro alunno….Ma così si rischia con il fuoco civile. Eppure, questi cattolici, candidamente, gongolano, cantinuando a contare inni di lode. Lanciano il granellino di incenso nel braciere acceso dinanzi ad uno stato padrone che si fa spietato controllore di ogni nostro movimento, che tacita ogni dissenso togliendo lo stipendio: Rosso? Alt! Verde? Si accomodi pure al tavolino di questo angusto bar, e beva un bicchiere di questa inebriante demenzialità.

Ogni nostro desiderio – di cultura, di studio, di tempo libero – per diventare realtà necessita del fascio-comunista lasciapassare che, ironia della storia, definiscono verde. Persino per lavorare, un diritto costituzionale, espressione della dignità umana, occorrerà pagare, complicandosi la vita per trovare una farmacia aperta, sperando poi che non vi sia la coda di altri coraggiosi avventori in attesa dell’odiato tampone, richiesto però solo ad una parte di coloro che possono infettarsi e infettare, i non vaccinati. E questi cattolici acquescienti al nuovo regime sanitario, dinanzi a questa discriminazione, mostrano una strana tranquillità. “E’ giusta! E’ giusta!”, dicono,”ci garantisce il recovery plan”. Beati loro!

Garruli sui social per il ddl Zan, ma afoni dinanzi al violento bullismo discriminatorio a marchio statale, ciechi dinanzi alla palese censura, sordi di fronte al dolore dell’esclusione e del licenziamento di tanti amici.

Le battaglie contro il Ddl Zan, che pure questi cattolici continuano a combattere, sbiadiscono, perdono di sapore, si liquefano come neve al sole. Diventano un nonsenso, una autentica pantomima. Sembrano un pretesto per autoconvincersi che si battono per la libertà. Che tristezza! Non si rendono conto che combattono contro una ideologica tirannia multicolor dagli effetti futuri e ipotetici, mentre gaudenti ne abbracciano una presente che giorno dopo giorno, settore dopo settore, dispiega i suoi malefici effetti tesi a distruggere ogni forma di dissenso contro una assordante propaganda. Non capiscono, o fanno finta di non capire, che al di là dei colori, la matrice è unica per entrambe.   

Per questo ho trovato condivisibili le parole che il prof. Eugenio Capozzi, docente di Storia contemporanea, ha scritto sul suo profilo Facebook. Le riporto per concludere queste amare note.

Il fatto che l’obbligo liberticida, incostituzionale, discriminatorio del lasciapassare sanitario – vergogna solo italiana tra le democrazie occidentali, e quasi nel mondo intero – possa piacere a (post)comunisti e (post)fascisti, che continuano a sognare una società ridotta a una caserma, mi addolora ma purtroppo non mi stupisce. Che piaccia a progressisti “woke” smaniosi di censurare e rieducare chiunque non sposi la loro visione talebana del mondo, ovviamente mi stupisce ancor meno. Ma che una misura autoritaria come questa possa essere considerata normale, auspicabile o addirittura un modo per “tornare liberi” (quindi ora non lo siamo!) da persone che si definiscono cristiane o liberali è assolutamente inspiegabile.
 
I “cristiani” e “liberali” che giustificano la violazione della dignità umana, l’emarginazione, il ricatto, la discriminazione sul lavoro ai danni di chi esercita in piena coscienza la propria libertà terapeutica, così come la messa a rischio inutile – pena lo stigma sociale – delle vite dei giovani, squalificano totalmente la propria credibilità e infangano i principi a cui vorrebbero far credere di ispirarsi.
 
Il loro appoggio alla deriva dispotica sanitocratica italiana è una macchia vergognosa nella loro biografia politica, culturale e spirituale. Una macchia che rimarrà incancellabile.

 

 

 

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