San Pietro e San Paolo

San Pietro e San Paolo

 

CATTOLICI E LEGGE CONTRO L’OMOFOBIA

Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo

Fondatori, Fondamenti e Rocce della Santo Chiesa Romana

Patroni presso di Dio dell’Alma Città di Roma

Lunedì 29 giugno 2020

 

I due apostoli che hanno percorso il mondo, hanno lasciato la patria e le loro tranquille abitudini per affrontare la corsa di Dio e gridare in e nei secoli verso ogni angolo della terra, davanti a Dio e agli angeli, opportune et importune, che non è dato agli uomini altro nome in cui possono avere salvezza se non il Nome di Cristo Gesù.

Egli è il Verbo Figlio di Dio, fattosi uomo per venire a compiere a nostro riguardo la volontà del Padre. Che è appunto di compiere la nostra salvezza facendosi volontaria offerta sacrificale cruenta di se stesso sulla Croce. Proprio perciò Gesù è poi risorto nello Spirito Santo a gloria di Dio Padre.

Il Messaggio fatto di testimonianza di vita e annuncio, scrive San Paolo, ha potuto sentirlo tutto l’universo e tocca pertanto a noi fedeli cristiani in ogni circostanza della nostra vita, come staffetta dei tedofori nelle olimpiadi, fare in modo che l’Annuncio continui il suo cammino, si sviluppi nei cuori e non perda il suo vigore, scuota e inquieti tutte le anime a noi intorno.

Guardando adesso noi e il mondo possiamo dire che oggi sia esattamente così? O non abbiamo piuttosto bisogno di un severo esame di coscienza e ritrovare la fede senza gli accomodamenti a mode che il tempo come patine depone in noi su di essa?

Siamo noi lontani dalla comoda illusione che smussandone gli angoli la Croce di Gesù sia meglio accetta agli uomini del nostro tempo sentendo noi più vicini ad essi?

Siamo sicuri di non rendere agli uomini vana la Croce di Cristo e gli uomini non capiscano in che cosa e da chi essere salvati?

Gli avvenimenti che si succedono continuamente e mettono la vita di tutti a durissima prova devono aiutarci a fare quelle riflessioni che ciascuno considera a sé più opportune.

Con la proposta di legge contro l’omofobia, quale si va proponendo nel parlamento italiano, si vuole certamente legalizzare una battaglia ideologica che non mette ordine in un preesistente disordine ma ne aggiunge un altro con un nemico per legge.

Si vuole imporre di combattere con un’altra fobia una presunta omofobia, che per non discriminare discrimina e si leggono in proposito lamenti da parte di alcuni cattolici che chiamano in causa i cosiddetti poteri forti e rimpianti come: “Ah, se i cattolici non avessero votato in massa per il PD, ecc., ecc.!”

Sarebbe invece bastato che i vescovi avessero pensato che non era possibile andare con chiunque purché i parlamentari cattolici fossero poi stati uniti sui principi negoziabili.

Gravissimo errore e fatale utopia. In politica si vale se si è gruppo e non invece se si è disseminati qua e là senza serio collegamento.

E infatti non pare proprio che la società abbia particolarmente guadagnato dagli ex scout Renzi, Pinotti, Binetti e altri, come Conte, che pare essere più devoto a Casalino che a Padre Pio, tanto nei partiti, che in parlamento e al governo continuano a dirsi cattolici pur contraddicendosi nei fatti.

Stare in un partito infatti significa sottostare alla sua disciplina, subire gli inevitabili condizionamenti e accettare i compromessi che vanno anche oltre i normali limiti.

Nessuno può stare fermo nel mare tempestoso di impetuose tentazioni se tralascia preghiera e pratica di vita sacramentale con le quali coltivare una profonda unione spirituale con Cristo, la Roccia ferma in mezzo ai marosi del mondo che si dissolve nel fuoco del walhalla con le prometeiche sue illusioni contro Cristo e Dio.

La torre di Babele non toccherà mai il cielo e cadrà rovinosamente sugli improvvidi vani costruttori.

Siamo stati molto preoccupati, noi cattolici, dell’accoglienza senza fine e senza controlli, proibendoci di pensare doverosamente sin dove siffatta accoglienza fosse giusta e possibile e delle conseguenze sull’identità della nazione italiana storica, civile, culturale, religiosa.

Colpa dei poteri forti? Può darsi e certamente non del tutto.

A parte il fatto che detto così non si capisce propriamente che cosa significhino poteri forti. Poteri forti, sovranisti, fascisti, fondamentalisti, destra, sinistra, tradizionalisti, progressisti che cosa significano nell’uso politico e comune?

A me pare che non vogliano dire nulla se non lo sprezzo, e anche l’odio, verso chi la pensa diversamente. Servano a intimidirlo psicologicamente e metterlo a tacere non avendo argomenti da opporre ed essendo incapaci di serio e onesto dibattito libero da condizionamenti delle ideologie.

Paiono opportuna scorciatoia a chi vuol imporre la propria ideologia risparmiando a sé la fatica e il coraggio di un critico leale confronto dialettico.

Sempre, se vogliamo, ci sono stati nel mondo i poteri forti, ma essi vengono resi ancora più forti dalla nostra dabbenaggine e timidezza, ignoranza e infingardaggine e dalla nostra resa.

Il cristiano sa da sempre che deve sostenere una lotta senza quartiere col mondo.

Sa che: “Il mondo vi odia e prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo, ma perché non siete del mondo, anzi io vi ho tratti dal mondo, perciò vi odiano” (Gv 15,18-19).

Qui la parola odio non è detta da Gesù al modo semitico di non amare, ma nel senso forte di malevola diabolica avversione con la quale si vuole la distruzione, la cancellazione anche solo del ricordo e il totale oblio del Signore Nostro Gesù Cristo.

E’ constatazione di ogni giorno: si accoglie e si esalta come segno di progresso e libertà ogni follia, ogni stortura e malgrado l’evidenza ci si inginocchia penitenti e seriosi davanti alla Menzogna. Si ostenta pubblicamente una falsa bontà del cuore e si tace completamente ogni riferimento alla perpetua tragedia che tanti cristiani sono costretti a subire in ogni angolo del pianeta.

Il Crocifisso che perdona no, ma l’atroce Sharia islamica sì.

Il Crocifisso che invoca perdono per i suoi assassini, il Crocifisso che ha salvato de consolidata la civiltà antica spingendola a universali imperiture altezze più grandi.

E’ ovunque udibile nel mondo e nei parlamenti di nazioni già cristiane l’invito dell’illuministica intolleranza dei tolleranti Voltaire a schiacciate l’infame e quello antico pagano gridato nel circo: Christiani ad beluas, vengano i cristiani dati alle bestie feroci.

E si sa che i più feroci oppositori di Cristo sono i bigotti del fondamentalismo radicale, i fanatici della loro tolleranza intollerante, i sovvertitori della natura, i fomentatori di leggi avverse allo spirito, i distruttori inquieti della pace delle persone e della quiete sociale.

Di tutta questa canea che gli viene lanciata contro il cristiano sa perché.

Sa infatti che il mondo odia la Luce per la ragione che le opere del mondo sono malvagie, odia la Luce, non vuole che vengano alla Luce e siano viste.

E’ il giudizio di Dio che per proprio con ciò, senza avvedersene, gli uomini pronunciano su se stessi (cfr Gv 3,19-21).

Il cristiano sa dunque che “se hanno odiato me (Gesù) odieranno anche voi” (Gv 15,18).

Ma sa anche che a causa purtroppo della propria umana debolezza lui pure non manca di far parte, più o meno spesso, di quel mondo che avversa Cristo e lui medesimo quando con la sua presenza e comportamento richiama Cristo.

Si dà così modo allo Spirito di Santità del Dio Santo di convincere il mondo di peccato con irriformabile suo assoluto divino giudizio.

E’ proprio ciò a cui stiamo assistendo oggi, se abbiamo occhi per vedere e capacità di cogliere oltre lo stordimento delle passioni e della cronaca il movimento interno delle cose.

Vale per tutti che “senza di me non potete fare nulla” (Gv 15,5) e solo lo sforzo di tenerci uniti permette a Lui di compiere miracoli e farci passare l’impossibile Mar Rosso. E vale pure per noi quel: “voi siete il sale della terra. Ma se il sale diventa insipido non serve che ad essere gettato per la via ed essere calpestato dagli uomini” (Mt 5,13-14).

Per restare nella politica di oggi e ai fatti dei nostri tempi, quello fu proprio ciò che segnò il giudizio di Dio e la fine del partito cattolico, il Partito Popolare di Don Luigi Sturzo detto poi da De Gasperi contro il parere dello stesso Don Sturzo Democrazia Cristiana.

Collaborare nel rispetto vicendevole con le persone con le quali viviamo è opportuno, giusto e doveroso, perché dobbiamo essere operatori di pace e annunciatori a tutti della salvezza, ma la duttilità e lo sforzo di accettare sovente opportuni compromessi non possono superare una mora e intelligente linea rossa, non possiamo voler vivere con tutti e dovunque tranquilli e in pace a qualsiasi costo senza impegnare la nostra persona. Sarebbe la perdita della propria dignità, tradimento dei propri ideali e negazione della pace. La Croce di Cristo non è dono di sofferenza di amore per gli incerti timidi don Abbondio. “Nessuno che ha messo mano all’aratro e si volge indietro è adatto per il Regno di Dio” (Lc 9,62). E: “Chi ama suo padre o sua madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia e persino se stesso e la propria vita più di me non è degno di me. Chi non prende la croce che importa seguirmi e non mi segue non è degno di me. Chi avrà perduta la propria vita per causa mia la troverà” (Mt 10,37-39)

L’amore è zelo, è passione di furore e furore di passione. L’amore non è zucchero filato, la misericordia è dono altissimo di amore, è amore e croce, non la banalizzazione con un frego delle nostre responsabilità di mancanza di amore. L’amore che brucia è sofferenza e gioia di amore, non esiste l’amore che riposa se non l’amore quando è rimasto lui solo a se stesso. Non esiste l’amore tiepido de curvo sul suo piacere, la fornace del fuoco nucleare brucia trasformando materia in energia senza soste.

Immaginare l’amore godereccio come sotto l’ombrellone d’estate non merita che disprezzo (Ct 8,7), come l’orpello che si finge oro.

Le bandiere arcobaleno non possono considerarsi oltre il folclore bandiere di pace.

Come disse Churchill nel 1938, dopo gli accordi di Monaco: “Potevano scegliere fra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra”.

Ricordiamo anche che a doversi salvare siamo noi non Gesù e la sua Chiesa, che invece salvano noi.

E a chi pensa di disfarsi delle leggi morali e di poter trascorrere lietamente la vita quaggiù senza vederne la fine e nella perpetua sbornia di infinite molteplici forme come degli umani gay-pride, ecc., bisogna ricordare che “il giudizio incomincia dalla casa di Dio”(1 Piet 4,17) e insegue poi tutti gli altri e gli “allegri buontemponi impareranno la lezione” (cfr Is 29,24).

Perché “se trattano così il legno verde – Gesù e la sua Chiesa – che sarà del legno secco?” (Lc 23,31). Di noi, degli altri cioè?

Le parole del Vangelo non sono sonus di parole, ma Verbum (cfr Sant’Agostino. Discorso 293) e hanno perciò valore e peso di eternità.

 

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