Vaccini Covid: C’è un obbligo morale a vaccinarsi?

C’è un obbligo morale a vaccinarsi? A questa domanda risponde Douglas Farrow, professore di teologia ed etica alla McGill University, autore di diversi libri, affrontando la questione attraverso l’enunciazione delle comuni motivazioni (che indica con il nome “obiezioni”) che sono a favore della vaccinazione, esponendo poi delle risposte a ciascuna di queste “obiezioni”, risposte che spiegano come non vi sia in questo specifico caso dei vaccini covid un vero e proprio obbligo morale. 

Ecco l’articolo del prof. Douglas Farrow, pubblicato sul Catholic World Report, nella mia traduzione. 

 

vaccinazione in chiesa

 

Obiezione 1. Sembra che ci sia un obbligo morale, perché si è obbligati a curare il proprio corpo e a curare allo stesso modo il corpo del prossimo, che per comando divino deve essere amato come se stesso. Ora, la vaccinazione può rendere il proprio corpo meno suscettibile di soccombere a un’infezione virale e meno suscettibile di trasmettere tale infezione al danno potenziale del prossimo. Perciò si dovrebbe essere vaccinati. Come dice [Francisco de] Vitoria (Sul diritto della guerra, Q. 2, art. 2), “ogni persona che ha il potere di prevenire il pericolo o la perdita del suo vicino è obbligata a farlo”.

 

Obiezione 2. Le autorità civili sono ordinate da Dio per il benessere della società umana, e le autorità civili pensano che la vaccinazione serva al bene comune. Come dice Agostino (Civ. 19.16), la città di Dio “non ha scrupoli nel conformarsi alle leggi della città terrena che regolano le cose destinate al sostentamento della vita mortale.” Inoltre, in tempo di guerra, dice Vitoria, i cittadini possono presumere che le autorità stiano agendo in buona fede e che “possono legittimamente andare in guerra fidandosi del giudizio dei loro superiori” (op. cit.). Ma noi siamo in guerra con un coronavirus e dobbiamo presumere che gli inviti alla vaccinazione siano fatti in buona fede. Perciò ci conviene essere vaccinati per rispetto dell’autorità civile e di Dio che ordina tale autorità al nostro bene.

 

Obiezione 3. Inoltre, le autorità della Chiesa sollecitano la vaccinazione anche quando le autorità statali non la richiedono. Il pontefice romano ha detto: “Credo che, eticamente, tutti debbano fare il vaccino”. Molti altri prelati dicono lo stesso. Ora, poiché il Magistero deve essere rispettato in materia di fede e di morale, e questa è una questione di morale legata all’amore del prossimo, il cristiano dovrebbe essere vaccinato.

 

Obiezione 4. Questo obbligo si estende anche a coloro che sono minimamente a rischio. Perché, come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha espresso la sua opinione riguardo alla vaccinazione di routine dei bambini (Vavřička e altri contro la Repubblica Ceca, aprile 2021), “non può essere considerato sproporzionato che uno Stato richieda a coloro per i quali la vaccinazione rappresenta un rischio remoto per la salute di accettare questa misura protettiva universalmente praticata, come una questione di dovere legale e in nome della solidarietà sociale, per il bene del piccolo numero” di persone vulnerabili che non possono beneficiare della vaccinazione: che è un principio moralmente e giuridicamente solido.

 

Obiezione 5. L’obbligo non è superato, come alcuni sostengono, da una preoccupazione compensativa per la derivazione o la sperimentazione dei vaccini. Come alcuni hanno detto (Statement from Pro-Life Catholic Scholars on the Moral Acceptability of Receiving COVID-19 Vaccines, 5 Mar. 2021), “si può scegliere uno qualsiasi di questi vaccini per proteggere se stessi o la propria comunità dalla trasmissione del virus senza (1) approvare l’aborto che ha preceduto lo sviluppo della linea cellulare (eseguito per ragioni separate e indipendenti da tale sviluppo), (2) incentivare futuri aborti, o (3) mancare di rispetto alla memoria o ai resti mortali del bambino il cui tessuto cadaverico è stato usato e modificato per creare la linea cellulare”. Di conseguenza, le considerazioni precedenti mantengono la loro forza.

 

Obiezione 6. Infine, anche coloro che non considerano la vaccinazione come moralmente obbligatoria, la considerano comunque prudente, perché contribuisce a un senso generale di sicurezza che permetterà agli individui e alla società di sfuggire a un ciclo altamente dannoso di restrizioni imposte da statuti di emergenza pubblica; e come caritatevole, perché risponde al bisogno dei vulnerabili. Ma questa è una questione di giustizia oltre che di prudenza e compassione, perché, come già detto, chiunque “abbia il potere di prevenire il pericolo o la perdita del suo prossimo è obbligato a farlo”. Quindi si tratta di un dovere morale.

Al contrario, la Scrittura dice (Sir. 32:19-22)

 

“Non far nulla senza riflessione, 

alla fine dell’azione non te ne pentirai. 

Non camminare in una via piena d’ostacoli, 

per non inciampare contro i sassi. 

Non fidarti di una via senza inciampi, 

e guàrdati anche dai tuoi figli.”

 

E Sant’Agostino dice (Civ. 19.16), che mentre “è opportuno preservare la cooperazione tra le due città negli affari mortali” per quanto possibile, tuttavia “Non è cosa buona cooperare alla perdita di un bene più grande, né senza colpa acconsentire e permettere una scivolata in un male più grande”

Rispondo che la cura del corpo, proprio o del prossimo, che Agostino chiama medicina (Mor. Ecc. 52), è sempre una questione di giudizio prudenziale; e che le azioni specifiche dirette al bene del corpo, anche quelle basilari come il mangiare, sono solo in principio, e non in applicazione particolare, questioni di obbligo morale. Come dice l’apostolo, “tutto mi è lecito, ma non tutto mi è utile” (1 Cor. 6,12). Proprio come si può scegliere di mangiare o di digiunare, di dare o di non dare, senza necessariamente incorrere nel peccato, così si può scegliere di essere vaccinati o di non essere vaccinati senza necessariamente incorrere nel peccato. E come si può fare del male con appelli intempestivi o sproporzionati al bene del mangiare o del dormire, e così via, si può fare del male con l’uso intempestivo o sproporzionato di farmaci. Perciò tali decisioni richiedono deliberazione, buon consiglio e sano giudizio, piuttosto che appelli al dovere.

Inoltre, in ragione del possesso da parte dell’anima razionale del proprio corpo (poiché, come dice Agostino nello stesso luogo, l’uomo “è un’anima razionale con un corpo al suo servizio”), e in ragione del principio di sussidiarietà, questo giudizio spetta sempre alle famiglie e agli individui e mai alle autorità civili o ecclesiastiche, che possono raccomandare e premiare tale condotta, ma non possono, senza violazione dei diritti naturali, imporla con azioni penali.

Inoltre, la medicina deve sempre, come atto di carità, essere diretta alla disciplina – il bene del corpo al bene dell’anima (Mor. Ecc. 56). Ma le vaccinazioni in questione, nella maggioranza della popolazione, non sono dirette al bene né del corpo né dell’anima. Non sono ordinariamente dirette al bene del corpo, proprio o altrui, perché pochissimi sono in grave pericolo per il virus e quindi bisognosi di un vaccino; e perché questi vaccini con autorizzazione di emergenza non sono stati sufficientemente testati per dimostrare che non danneggeranno il corpo o interferiranno con i processi immunitari naturali, individualmente o collettivamente. Non sono dirette al bene dell’anima perché insegnano alle persone ad accomodare piuttosto che ripudiare la paura ingiustificata, e quindi a scivolare verso un male maggiore; a diventare sempre più dipendenti dall’intervento tecnocratico nelle loro vite e nell’ordinamento delle loro società; e, di fronte alla diffusa sospensione dei diritti naturali e costituzionali, imposti da tale intervento, a sottomettersi alla tirannia che avanza.

Di conseguenza, non solo non ci può essere alcun obbligo morale di essere vaccinati; dove la cooperazione a tali mali appare come una grave minaccia, c’è piuttosto, per alcuni, un obbligo morale di rifiutare la vaccinazione.

 

Risposta all’obiezione 1. La prima obiezione fallisce in molteplici modi. Gli obblighi enunciati non sono assoluti ma relativi, e restano soggetti alla prudenza. Inoltre, i benefici attesi non sono certi ma solo possibili, e non necessariamente raggiungibili solo in questo modo. Inoltre, non è etico vaccinare coloro che non sono a rischio, soprattutto i bambini, per il bene di altri (soprattutto i molto anziani) che sono a rischio, soprattutto quando si utilizza un vaccino sperimentale con effetti a lungo termine incerti.

 

Risposta all’obiezione 2. Agostino dice anche nello stesso luogo (Civ. 19.16) che “poiché la città terrena ha prodotto i suoi sapienti che … sono giunti alla conclusione che ci sono molti dèi” da placare, uno per il corpo e un altro per la mente, ecc, ognuno “con la propria sfera di interesse e funzione” (così più recentemente Rousseau, ad es, in Du Contrat Social), mentre “la città celeste sapeva che c’era un solo Dio da servire, e decretava, in fedele devozione, che egli fosse l’unico oggetto del servizio religioso…, su questo il dissenso era inevitabile”. E così è qui. Come dice San Paolo, “Il corpo è per il Signore e il Signore è per il corpo” (1 Cor. 6:13). Ma le autorità civili in molte giurisdizioni hanno coltivato una paura irrazionale di un coronavirus al posto della paura razionale del Dio vivente, e hanno rifiutato di concedere che il corpo è per il Signore, negando per lunghi periodi il diritto di riunirsi per ricevere e onorare il Signore. Questo Agostino rimprovererebbe, perché la città di Dio può essere indifferente alle leggi per la pace temporale se e solo se “non impediscono la religione che insegna il culto dell’unico Dio supremo e vero” (Civ. 19.19).

Inoltre, queste stesse autorità hanno agito ingiustamente nei confronti dei poveri, privandoli dei loro mezzi di sussistenza, e nei confronti di coloro che hanno bisogno di sostegno per il corpo o per l’anima, privandoli dell’accesso gli uni agli altri e del ricorso a comunità di sostegno, anche familiari. Inoltre, hanno ceduto la propria autorità democratica a funzionari non eletti che hanno nominato su questioni che esulano dalla loro competenza. Si sono fidati e alleati con aziende farmaceutiche completamente assicurate (libere da responsabilità, ndr) che traggono profitto dalle politiche di questi funzionari non eletti. Hanno alterato la definizione di pandemia per escludere la considerazione della gravità del suo effetto, concentrandosi solo sulla facilità della sua trasmissione, in modo che le pandemie siano ora frequenti e innaturalmente prolungate, e la gente più dipendente che mai dai governi che esercitano poteri di emergenza e dalle aziende farmaceutiche che offrono vaccini sperimentali. Hanno ripetutamente scavalcato i diritti e le libertà costituzionali in nome di una “emergenza pubblica” che mai prima si sarebbe qualificata come tale. Non sono riusciti a fornire alla gente informazioni valide e scelte significative in risposta a tali informazioni. Perciò hanno perso il diritto ad avere la fiducia del popolo e ad essere rispettati nel loro esercizio di poteri straordinari.

Come dice Vitoria, nel capitolo citato, ci possono essere argomenti e prove di ingiustizia “così potenti che anche i cittadini e i sudditi della classe inferiore non possono usare l’ignoranza come scusa” per conformarsi alle autorità pubbliche. Allo stesso modo, Leone XIII dice (Lib. praest.10): “Se poi, da parte di chiunque abbia autorità, viene sancita una cosa non conforme ai principi della retta ragione, e di conseguenza dannosa per la comunità, una tale emanazione non può avere forza vincolante di legge, non essendo una regola di giustizia, ma certa di allontanare gli uomini da quel bene che è il fine stesso della società civile”. Questo vale, a maggior ragione, per le direttive che limitano o pervertono il culto dell’unico vero Dio.

 

Risposta all’obiezione 3. Lo stesso pontefice romano, Papa Francesco, ha definito la vaccinazione “un’opzione etica” e la Congregazione per la Dottrina della Fede ha chiarito che è solo un’opzione e non un obbligo. Come detto sopra, la vaccinazione è sempre una questione di giudizio prudenziale. Nulla di quanto detto dalle autorità magisteriali sul tema della vaccinazione contro il coronavirus è detto in modo tale da vincolare le coscienze dei fedeli, ma è proferito, e può essere proferito, solo a titolo di consiglio paterno. Inoltre, i nostri padri ecclesiali non sono uniti sull’argomento. Peggio ancora, molti di loro hanno compromesso la propria posizione paterna non facendo nulla per difendere il diritto e la responsabilità della Chiesa di offrire un culto pubblico al Signore Dio e di riunirsi nel suo nome per ascoltare la sua Parola, ricevere i sacramenti e incoraggiarsi a vicenda, che era ed è il loro primo dovere. Hanno ignorato, e consigliato ai loro greggi di ignorare, l’ingiunzione dell’apostolo (Eb. 10,25; 12,12ff.) di “non abbandonare le nostre riunioni”, preferendo piuttosto consigliare la sicurezza individuale e la “pace con tutti gli uomini” al perseguimento di quella santità “senza la quale nessuno vedrà il Signore”.

Inoltre, hanno permesso che le professioni di rispetto per il secondo grande comandamento prevalessero sugli obblighi del primo grande comandamento, fraintendendo l'”amore per il prossimo” come cooperazione in paure irrazionali piuttosto che proclamare il dominante “Non temere!” in mezzo a questa tempesta globale. Togliendo gli occhi da Gesù, sono stati sballottati dai venti e hanno cominciato ad affondare nelle onde. Ora stanno sfruttando i vaccini per riprendere le loro funzioni religiose cancellate, senza alcuna considerazione per la nuova situazione della Chiesa, anzi del prossimo, sotto i frequenti e prolungati regimi “pandemici” ai quali hanno prestato la propria benedizione. Essi hanno agito come padri codardi e sconsiderati, le cui persone devono essere rispettate per il bene del loro ufficio, ma il cui consiglio non è più affidabile di quello delle autorità civili alle quali hanno erroneamente ceduto la propria autorità ecclesiale. Perché hanno reso a Cesare ciò che è di Dio.

 

Risposta all’obiezione 4. Il principio non è moralmente valido e nemmeno coerente. È vero, come dice Kierkegaard, che nel cristianesimo ognuno vale più di mille piuttosto che ognuno, come vorrebbe Bentham, conta per uno e solo per uno. Ma mentre i pochi possono volontariamente esporsi a grandi rischi per il bene dei molti, e i molti possono volontariamente subire rischi per il bene dei pochi, i molti non possono essere obbligati o costretti ad esporsi inutilmente a rischi, per quanto remoti, per proteggere i pochi. Questa logica contraddice sia l’utilitarismo da cui nasce sia la morale cristiana di cui è un simulacro ingannevole. Porta all’ingiustizia, sia all’interno che all’esterno della sfera della medicina, attraverso un privilegio arbitrario di pochi che priva di diritti i molti. (Questa stessa logica è operativa nell’aborto, per esempio, dove le schiere dei non nati sono sacrificate ai piani dei ricchi o alle dissipazioni dei lussuriosi). È sproporzionato in tutto e per tutto, senza elevarsi alla sproporzione libera e generosa dell’amore cristiano.

 

Risposta all’obiezione 5. Gli studiosi in questione sostengono che non stanno usando un ragionamento proporzionalista, ma piuttosto affermano che “la connessione attenuata e remota con gli aborti eseguiti decenni fa, e l’assenza di qualsiasi incentivo per aborti futuri”, isolano efficacemente gli utenti dei vaccini dalla colpevolezza morale mentre godono dei frutti di “questo gradito progresso della scienza”. La stessa logica, tuttavia, potrebbe essere usata per giustificare il godimento dei benefici di altri atti malvagi che fanno progredire la scienza; né sono chiari i criteri per determinare quando la cooperazione materiale al male è sufficientemente remota da non incorrere in colpa. Quindi il dibattito su questo punto deve continuare. In ogni caso, questi studiosi non tentano di stabilire un obbligo morale di essere vaccinati e la loro dichiarazione permette esplicitamente la possibilità di dissenso di coscienza, come fanno i documenti magisteriali.

 

Risposta all’obiezione 6. Si è già risposto a questa obiezione. “La giustizia è la virtù di dare a ciascuno il suo” (Civ. 19.20), e la giustizia nella presente questione significa permettere a ciascuno di esercitare la prudenza e la compassione secondo il proprio giudizio, perché l’uomo “è in mano al proprio consiglio” (Sir. 15,14), anche se non dovrebbe davvero “fare nulla senza consiglio” né essere precipitoso né nell’entrare sulla strada accidentata né nell’affidarsi a quella liscia. Inoltre, dovrebbe essere compassionevole, perché “non c’è male in questa parola, ‘compassionevole’, dove non c’è passione nel caso” (Mor. Ecc. 53). Attualmente, però, non solo c’è molta passione nel caso, ma anche molto panico, che offusca il giudizio di molti.

Supplemento. La ragione è questa: La maggior parte vive la vita presente senza che sia informata dalla speranza nella vita futura. Senza questa speranza, che le chiese avrebbero dovuto proclamare ma non l’hanno fatto, la loro vita “non offre altro che una finzione di felicità, che è una grande infelicità”. Quindi essi “non possono disporre dei veri beni della mente; perché la cosiddetta saggezza che è intenta agli affari di questa vita, gestendola con prudenza, affrontandola con risolutezza, esercitando un moderato controllo, facendo giuste distribuzioni, tutto senza indirizzarla a quel fine dove Dio è tutto in tutti, dove l’eternità è certa e la pace intera, questa non è affatto vera saggezza” (Civ. 19.20, trans. O’Donovan).

Nella crisi attuale anche questa saggezza parziale e inadeguata ci ha abbandonato, perché abbiamo abbandonato in anticipo quella vera saggezza che ordina il corpo all’anima e l’anima a Dio, la saggezza che sa che “solo l’anima che serve Dio può comandare giustamente il corpo” o deliberare tranquillamente sugli affari del corpo. Abbiamo venduto il diritto di nascita delle nostre libertà per un piatto di lenticchie con appena un momento di esitazione. E adesso? Ora ci affideremo a un programma sperimentale di vaccinazione e cominceremo a portare passaporti di vaccinazione locali o globali in una guerra permanente contro tutte le minacce alla Salute e alla Sicurezza, e contro tutte le libertà che minacciano i nostri nuovi regimi di Salute e Sicurezza. Ordineremo le nostre anime ai nostri corpi, e nemmeno a Dio, in un’associazione globale che offre “un’imitazione perversa di Dio” attraverso la sua orgogliosa aspirazione a comandare tutte le cose e a imprimervi i segni del proprio controllo. Perché “anche i malvagi fanno guerra per la pace di coloro che appartengono a loro” (Civ. 19.12).

E cosa faranno le chiese? Allontaneranno anche coloro che non possono o non vogliono dimostrare di essere stati vaccinati? Se li allontaneranno, confermeranno solo che hanno trasferito la loro fedeltà alla città dell’uomo e che la loro religione è segretamente la religione dell’uomo. Ma se non li allontanano, si troveranno proprio dove hanno sempre rifiutato di essere: in aperta violazione delle autorità civili. La strada liscia, sulla quale si sono così frettolosamente imbarcati, diventerà improvvisamente molto accidentata.

 

 




Il segretario privato di Benedetto XVI dice che è “inappropriato” classificare i papi

“Secondo l’arcivescovo tedesco Georg Gänswein, segretario personale del papa emerito Benedetto XVI, non è opportuno fare una ‘classifica papale’, e ha riconosciuto che l’ex papa è stato male interpretato non solo dai nemici, ma anche dagli amici.”

Un articolo di Inés San Martín, pubblicato su Cruxnow, e che vi propongo nella mia traduzione.

 

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Papa Benedetto XVI e il suo personale segretario l’allora Monsignor Georg Ganswein

 

Secondo l’arcivescovo tedesco Georg Gänswein, segretario personale del papa emerito Benedetto XVI, non è opportuno fare una “classifica papale”, e ha riconosciuto che l’ex papa è stato male interpretato non solo dai nemici, ma anche dagli amici.

“Tutti sanno che la figura e l’opera di Benedetto XVI hanno incontrato resistenza, opposizione e rifiuto in certi ambienti”, ha detto Gänswein. “E non tanto per il suo modo di comunicare, ma piuttosto per i contenuti specifici del suo insegnamento”.

“Questa è un’esperienza spiacevole per tutti coloro che seguono una linea chiara e limpida nel proclamare e difendere la fede cattolica”, ha continuato, differenziando questi critici da quelli che hanno comprato gli “stereotipi e i luoghi comuni” sull’ex papa, che è stato prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) durante la maggior parte del pontificato di San Giovanni Paolo II.

Anche se Gänswein non ha offerto esempi, l’allora cardinale Joseph Ratzinger è stato spesso etichettato come “il Rottweiler di Dio” e il “pastore tedesco” della Chiesa a causa dei suoi sforzi per combattere la secolarizzazione, la teologia della liberazione e il femminismo radicale.

Eppure, come Papa Francesco ha spesso detto, durante il suo periodo alla CDF, Ratzinger ha guidato gli sforzi della Chiesa per combattere gli abusi sessuali clericali.

“Queste distorsioni, dopo una tregua nei primi anni del suo pontificato, sono poi tornate con un intento ingannevole e delegittimante”, ha detto Gänswein in un’intervista alla rivista spagnola Alfa & Omega. “Ma è noto a tutti che Benedetto XVI non si è mai lasciato condizionare da questa falsa campagna pubblicitaria. Il consenso generalizzato e indeterminato non è mai stato la norma che ha guidato il suo lavoro”.

L’arcivescovo, che ha servito come prefetto della Casa Pontificia durante i primi sette anni del pontificato di Francesco, ha detto al giornalista che sebbene sia comprensibile e giustificabile cercare di confrontare i vari papi creando una classifica basata sui meriti di ciascuno, è anche “inappropriato”.

“Ma dobbiamo convincerci che i criteri di questa classifica non dipendono dall’applauso o da un comune denominatore, ma da come testimoniano Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, unico salvatore del mondo”, ha detto. “Ogni pontefice lo fa con le sue peculiarità, con tutte le differenze di carattere, di formazione intellettuale, di maturazione spirituale, di patrimonio esperienziale… Ma questa diversità è proprio la manifestazione che nessun papa è il successore del suo predecessore, ma piuttosto il successore dell’apostolo Pietro”.

Il giornalista ha anche chiesto a Gänswein se Francesco ha potuto “beneficiare” della conoscenza di Benedetto della Chiesa in Germania, attualmente sottoposta a un Cammino sinodale sul quale il pontefice argentino ha espresso qualche riserva.

“Gli incontri tra Papa Francesco e Benedetto XVI, generalmente al monastero Mater Ecclesiae, sono sempre incontri estremamente riservati”, ha risposto. “Ma a prescindere da questo, è chiarissimo che la situazione della Chiesa cattolica in Germania è attualmente caratterizzata da tensioni e confusione che sono fonte di preoccupazione”.

“Benedetto XVI è consapevole di questa situazione nella sua patria”, ha detto Gänswein. “Egli percepisce e riconosce la mancanza di unità in non pochi aspetti fondamentali della fede. Purtroppo manca un approccio unitario nell’episcopato tedesco che richiede al più presto un chiarimento che eviti gravi conseguenze sia per la fede che per la Chiesa in Germania.”




Vescovo cattolico irlandese prende le distanze dal divieto del Vaticano sulle benedizioni per lo stesso sesso

Il più giovane vescovo cattolico in Irlanda, mons. Paul Dempsey di Achonry, promosso vescovo nel gennaio 2020 da Papa Francesco, è diventato l’ultimo ad unirsi a un certo numero di esponenti della gerarchia della Chiesa che hanno preso apertamente le distanze dal divieto del Vaticano di benedire le coppie omosessuali.

Un arrticolo di Pete Baklinski, pubblicato su Lifesitenews, nella mia traduzione. 

 

mons. Paul Dempsey vescovo di Achonry
mons. Paul Dempsey vescovo di Achonry

 

Il più giovane vescovo cattolico in Irlanda è diventato l’ultimo ad unirsi a un certo numero di esponenti della gerarchia della Chiesa che hanno preso apertamente le distanze dal divieto del Vaticano di benedire le coppie omosessuali.

Il vescovo Paul Dempsey di Achonry ha definito il divieto una “risposta dolorosa della Chiesa alle persone con orientamento dello stesso sesso” in una riflessione del 26 marzo apparsa sul sito web della Conferenza episcopale irlandese.

Dempsey, che è stato nominato vescovo di Achonry nel gennaio 2020 da Papa Francesco, ha espresso rammarico per il linguaggio usato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF) nell’insegnamento sul perché la Chiesa non può benedire tali unioni.

La CDF ha annunciato il 15 marzo che la Chiesa non può benedire le relazioni omosessuali poiché Dio “non benedice e non può benedire il peccato”. Una domanda alla CDF sul fatto che la Chiesa abbia o meno il “potere di dare la benedizione alle unioni di persone dello stesso sesso” ha ricevuto una risposta “negativa” dal prefetto della congregazione, il cardinale Luis Ladaria Ferrer. La dichiarazione della congregazione è stata approvata da Papa Francesco. La Congregazione ha affermato che non è “lecito impartire una benedizione su relazioni, o convivenze, anche stabili, che comportino un’attività sessuale al di fuori del matrimonio (cioè, al di fuori dell’unione indissolubile di un uomo e una donna aperta di per sé alla trasmissione della vita), come è il caso delle unioni tra persone dello stesso sesso”.

Il vescovo Dempsey ha definito il linguaggio usato un “problema”.

“Il problema più profondo sorge nella sfera del linguaggio, nel migliore dei casi è vissuto come freddo e distante, nel peggiore dei casi offensivo e doloroso”, ha detto.

“L’affermazione che la Chiesa ‘non può benedire il peccato’ è vista come un prendere di mira o trattare le coppie dello stesso sesso in un modo in cui gli altri non sono presi di mira o trattati nella Chiesa. Molti hanno trovato questo profondamente offensivo. Come risultato, alcuni sentono di non essere i benvenuti e di non avere posto nella Chiesa cattolica. C’è una grande tristezza in questo, perché nessuno dovrebbe sentire di non essere il benvenuto nella Chiesa, che è il Corpo di Cristo. Inoltre, tante persone con relazioni omosessuali hanno arricchito la vita della Chiesa e continuano a farlo nelle parrocchie di tutto il mondo”, ha aggiunto.

Contrariamente alle affermazioni di Dempsey, la Chiesa accoglie tutti i peccatori, non importa chi siano o cosa abbiano fatto. La Chiesa, tuttavia, non accoglie il peccato e fa un’attenta distinzione tra peccato e peccatore. Mentre gli stupratori, i pedofili e gli adulteri sono i benvenuti a ricevere l’amore e la misericordia di Dio nella Chiesa attraverso i sacramenti, la Chiesa usa un linguaggio forte per condannare questi peccati e avverte le persone che fanno queste cose della punizione eterna dell’inferno che le aspetta se non si pentono e non credono nel Vangelo. La Chiesa parla per amore quando usa un linguaggio forte nell’avvertire uomini e donne dei pericoli spirituali e persino biologici di impegnarsi in un comportamento omosessuale.

La riflessione del vescovo Dempsey arriva sulla scia dell’ex presidente del paese Mary McAleese che ha chiesto ai vescovi cattolici irlandesi di contestare la direttiva della CDF per il suo linguaggio che ha definito “gratuitamente crudele all’estremo”.

Dempsey si unisce al vescovo tedesco Georg Bätzing di Limburg (che è anche a capo della Conferenza episcopale tedesca), al vescovo austriaco Hermann Glettler, all’arcivescovo australiano Mark Coleridge, al vescovo belga Johan Bonny, al cardinale di Vienna Christoph Schönborn e a molti altri che hanno espresso il loro dissenso dal divieto di benedizione per le coppie omosessuali.

Il cardinale Raymond Burke ha commentato il mese scorso che la sfida al divieto dimostra che una “aggressiva agenda omosessuale” sta dominando coloro che sono stati elevati a pastori.

“Il ritorno di fiamma è semplicemente l’espressione di una mondanità, una mondanità, che è entrata nella Chiesa per cui l’aggressiva agenda omosessuale sta ora dominando anche in certi ambienti ecclesiali e persino tra certi vescovi”, ha detto il cardinale, che è l’ex capo del più alto tribunale del Vaticano e uno dei più importanti esperti di diritto canonico del mondo, a Raymond Arroyo di EWTN in un’intervista del 25 marzo.

Burke ha continuato a dire che i vescovi che sfidano apertamente il decreto dovrebbero volontariamente “rinunciare” al loro ufficio.

“Il vescovo, se è addolorato da quanto dichiarato dalla Congregazione della Dottrina della Fede, allora deve esaminare se stesso riguardo alla propria coerenza con la fede cattolica. E, se non è coerente con la fede cattolica, allora deve rinunciare al suo ufficio. Deve essere sollevato dal suo ufficio di vescovo diocesano, perché questo è semplicemente inaccettabile. Non può essere”, ha detto Burke.

 

 




Un uomo che si identifica come donna vuole diventare suora: “Non mi arrenderò, anche se dovessi andare in Vaticano”

Un uomo cattolico di 46 anni in Belgio che si identifica come donna sta facendo in modo di entrare in un convento come suora dove spera di vivere il resto della sua vita come una religiosa.

Ce ne parla Pete Baklinski nel suo articolo pubblicato su Lifesitenews, che vi presento nella mia traduzione.

 

Eefje Spreuters
Eefje Spreuters

 

Un uomo cattolico di 46 anni in Belgio che si identifica come donna sta facendo in modo di entrare in un convento come suora dove spera di vivere il resto della sua vita come una religiosa.

“Eefje” Spreuters ha detto a Radio 2 Antwerp, come riportato da VRT.be, che “ovunque mi registri, le suore sono entusiaste. Ma non è permesso dalle regole”, dice, per un uomo che si crede femmina entrare in convento.

Nonostante questo, l’uomo, che si veste da donna da oltre un anno, ha già iniziato a identificarsi come una religiosa.

“Mi chiamo suor Eefje”, ha detto Spreuters (qui il suo profilo Facebook).

“Mi sono sempre sentito una donna e sono stato cresciuto molto religiosamente, soprattutto da mia madre. Per tutta la vita ho voluto andare in monastero. Come uomo ho avuto una vita dura, ora voglio la pace”, ha aggiunto.

Spreuters ha detto che se Papa Francesco non accoglierà la sua richiesta, è pronto a iniziare un ordine per gli uomini che si identificano come donne e vogliono identificarsi come suore religiose.

“Ho chiesto alle suore dell’Ordine delle Clarisse. La settimana scorsa ho avuto contatti con le suore di Brecht, le trappiste. Non hanno potuto rispondermi [sull’adesione] perché non sapevano se potessi entrare come donna trans. Ho detto che avrei iniziato io stessa un ordine monastico, e le monache hanno risposto con interesse ed entusiasmo. Se necessario, andrò dal Papa in Vaticano. La mia vocazione è più forte che mai”.

Permettere agli uomini che si identificano come donne di entrare in spazi per sole donne non è andato bene in altri settori della società. I criminali maschi che hanno dichiarato di essere donne per essere messi in carceri femminili hanno continuato ad aggredire sessualmente e a stuprare le detenute.

L’avvocato della Chiesa Rik Torfs ha detto a Radio 2 Antwerp che gli uomini che si identificano come donne non possono entrare in un convento. La Chiesa “mantiene la visione antropologica che il sesso biologico con cui sei nato è immutabile”, ha detto. “Per la Chiesa cattolica, Eefje rimane un uomo e non è il benvenuto in un monastero femminile”.

La Chiesa cattolica insegna che i sessi maschile e femminile, uomo e donna, sono realtà biologiche volute e create da Dio. La Dichiarazione di Verità del 2019 redatta da diversi vescovi cattolici di spicco insieme a un cardinale afferma che è una “ribellione contro la legge naturale e divina e un peccato grave che un uomo possa tentare di diventare una donna mutilandosi, o anche semplicemente dichiarando di essere tale, o che una donna possa in modo simile tentare di diventare un uomo, o ritenere che l’autorità civile abbia il dovere o il diritto di agire come se tali cose fossero o potessero essere possibili e legittime”.

Il vescovo belga Johan Bonny ha detto ai media locali che si asterrà dal commentare la richiesta di Spreuters finché il vescovo non avrà avuto la possibilità di parlare con l’uomo. Il vescovo Bonny ha recentemente fatto notizia a livello internazionale per il suo attacco verbale il mese scorso contro il Vaticano per il suo rifiuto delle benedizioni per le coppie dello stesso sesso.

Se Spreuters dovesse mai rendere nota la sua richiesta a Papa Francesco, non si sa come il Papa potrebbe rispondere (cioè quale espressione userebbe, ndr). L’anno scorso, il Papa ha elogiato una suora per aver aperto una “casa trans” per gli uomini che dicono di essere donne, chiamando anche gli uomini “ragazze”. Nel 2016, Papa Francesco si è riferito a una donna come “uomo” che aveva subito un’operazione di cambio di sesso. Si è anche riferito a lei come se avesse “sposato” un’altra donna e ha ammesso di averli ricevuti in Vaticano. “Si è sposato”, ha detto il Papa, riferendosi alla donna che ora si identifica come maschio. “Lui che era ‘lei’ ma è lui”, ha spiegato il Papa.   

La reazione sui social media alla notizia di un uomo che vuole entrare in convento come suora è stata varia.

“Come ateo difenderò le suore affinché mantengano i loro conventi di sole donne”, ha scritto una persona.

“Cosa è rimasto là fuori che è solo per le femmine/donne e ragazze? C’è qualcosa rimasto solo per noi?”, ha scritto una donna.

C’era anche dell’umorismo.

“Avrebbe dovuto dichiararsi nun-binaria”, ha scritto uno. (l’ironia è legata al fatto che anziché non-binary, è scritto nun-binary, “nun” sta per suora, ndr)

 

 

 

 




Il cardinale Becciu sta per essere riabilitato?

La visita privata di Papa Francesco al cardinale Angelo Becciu il Giovedì Santo ha dato il via a speculazioni sul fatto che il papa stia cercando di riabilitare il cardinale caduto in disgrazia.

Ne parla Andrea Gagliarducci nel suo articolo pubblicato su Catholic News Agency, che vi presento nella mia traduzione. 

 

 

Papa Francesco e il card. Angelo Becciu (Vatican media)
Papa Francesco e il card. Angelo Becciu (Vatican media)

 

La visita privata di Papa Francesco al cardinale Angelo Becciu il Giovedì Santo ha dato il via a speculazioni sul fatto che il papa stia cercando di riabilitare il cardinale caduto in disgrazia.

Le vere ragioni per cui Papa Francesco ha chiesto al Cardinale Becciu di dimettersi da Prefetto della Congregazione per la Causa dei Santi e di rinunciare alle sue prerogative cardinalizie alla fine dello scorso anno non sono mai state espresse formalmente dal Vaticano o da Becciu.

Tuttavia, secondo informazioni trapelate alla stampa, il cardinale Becciu è attualmente sotto inchiesta per appropriazione indebita, abuso d’ufficio, e “offesa al re” – cioè il papa – un crimine poco conosciuto che fa ancora parte del codice penale vaticano.

Si sa anche che Becciu è stato coinvolto in due casi: l’investimento della Segreteria di Stato in un’impresa immobiliare di lusso a Londra – che è stato finalizzato dal suo successore Edgar Pena Parra ed è ora al vaglio dei magistrati vaticani – e la cattiva gestione dei fondi della Segreteria di Stato, di cui la Segreteria è stata ora spogliata.

Il secondo caso riguarda una serie di trasferimenti sospetti a Cecilia Marogna, analista di intelligence e presunta mediatrice per la liberazione di cinque suore rapite in Africa.

La 39enne Marogna è stata poi incarcerata ed è divenuta oggetto di una richiesta di arresto internazionale del Vaticano. Le autorità italiane hanno poi revocato l’arresto di Marogna, con una decisione che ha criticato la Santa Sede, dicendo che l’incarcerazione aveva un “vuoto motivazionale”, cioè non c’era una ragione apparente.

Dall’inizio delle indagini legate a Becciu, nell’ottobre 2019, ci sono stati sei funzionari vaticani sospesi: due di loro – entrambi sacerdoti – sono stati rimandati nelle loro diocesi di origine; un altro non è stato rinnovato nel suo incarico; due di loro hanno ottenuto il pensionamento anticipato; uno di loro è stato trasferito a un altro ufficio, di fatto retrocesso.

Ma la visita del Giovedì Santo ha scatenato le voci di una possibile riabilitazione per Becciu, soprattutto quando l’ufficio stampa vaticano è stato lento a confermare la visita, mentre una persona vicina al cardinale Becciu ha detto che “Papa Francesco stesso” ha dato il permesso al cardinale di diffondere la notizia della visita.

In un altro bizzarro colpo di scena, il portale ufficiale Vatican News ha finalmente riportato la visita del papa a Becciu, citando “fonti del movimento dei Focolari” e sottolineando che “trattandosi di un appuntamento privato del Santo Padre, non ci sono conferme ufficiali per questa notizia”.

Tuttavia, se Papa Francesco avesse voluto riabilitare Becciu, una comunicazione chiara sulla sua visita sarebbe stata all’ordine del giorno, autorizzata dal papa stesso. Infatti, quando Becciu si è dimesso, il papa ha voluto che uscisse un Bollettino ufficiale così in fretta che Becciu ha scoperto che la notizia era stata ufficializzata solo quando è tornato a casa.

Perché, allora, papa Francesco ha fatto visita a Becciu?

È noto che Papa Francesco ama trascorrere la Messa del Giovedì Santo con i carcerati e altri gruppi emarginati. Becciu è attualmente emarginato e sotto inchiesta. Quindi, come ha detto una fonte alla CNA, “Il papa ha trattato Becciu come qualsiasi altro detenuto”.

È anche possibile che il papa abbia voluto compiere un gesto di misericordia. Le indagini sono in stallo, e gli ultimi rapporti suggeriscono che i procuratori vaticani non sono nemmeno vicini a una decisione. Il gesto sposta anche l’attenzione delle notizie dai pericoli del sistema giudiziario vaticano alla visita stessa.

Tuttavia, la visita di Papa Francesco non potrebbe in alcun modo essere in vista di una riabilitazione, ha detto alla CNA una fonte sicura del sistema giudiziario vaticano.

“La questione di Becciu è nelle mani del procuratore vaticano”, ha detto la fonte. “Ci sono due opzioni: o il papa esercita il suo potere come Autorità Suprema, interferisce con il potere giudiziario, e chiede di fermare l’indagine; o il papa farà un gesto paterno, lasciando la questione nelle mani del procuratore”.

Secondo le stesse fonti del tribunale vaticano, l’indagine su Becciu potrebbe concludersi “entro 40 giorni”, e “solo allora sapremo se ci saranno delle incriminazioni”.

Questo significa che il cardinale Becciu dovrà aspettare per un’eventuale riabilitazione.

Spogliato dei suoi doveri e dei suoi diritti come cardinale, Becciu potrebbe anche testimoniare in un tribunale italiano, probabilmente più di una volta, dato che ha fatto causa a “L’Espresso”, la rivista italiana che ha pubblicato molte delle storie più dannose contro il cardinale e la sua famiglia.

Qualunque sia stata l’intenzione del Papa di visitarlo, solo il tempo ci dirà se Becciu sarà perseguito o se riacquisterà i diritti che sono legati alla sua berretta rossa.

 

 




La “convenienza” umana della fede in Cristo

Caravaggio - L'incredulità di San Tommaso (Wikipedia)
Caravaggio – L’incredulità di San Tommaso (Wikipedia)

II Domenica di Pasqua

(Anno B)

(At 2,42-47; Sal 117; 1Pt 1,3-9; Gv 20,19-31)

 

di Alberto Strumia

 

Per diverse settimane, già a partire dalla seconda domenica di Quaresima, con il Vangelo della Trasfigurazione, per culminare con la Pasqua, si è imposta, agli occhi della nostra fede, quasi come una “categoria teologica”, l’esperienza della “sorpresa”.

– Totalmente “sorpresi” furono gli Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, colti del tutto alla sprovvista e coinvolti direttamente in prima persona, nello straordinario e completamente inatteso e imprevedibile episodio della Trasfigurazione di Gesù. La loro umana fantasia non sarebbe mai potuta arrivare nemmeno a concepire una cosa simile. E la cosa decisiva era il fatto che, mostrando la Sua gloria divina, Gesù aveva fatto loro toccare con mano di essere Dio. E loro non lo avrebbero più potuto dimenticare, cancellare, quasi – se si potesse azzardare un paragone simile – come non si cancella il carattere impresso nell’anima dai Sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Ordine sacro.

– Totalmente “sorprese” furono le donne che – secondo la narrazione dei Vangeli sinottici – si recarono al sepolcro nel giorno di Pasqua, nello scoprire che il sepolcro era aperto e vuoto e nel ricevere l’Annuncio dell’Angelo («Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. è risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto» [Vangelo della Veglia Pasquale]). E “sorpresi” furono Maria di Magdala, Pietro, Giovanni – secondo la narrazione di Giovanni – tanto che, in un primo momento, Maria pensò ad un furto del corpo di Gesù («Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!»  [Vangelo del giorno di Pasqua]). La Risurrezione, per quanto annunciata era del tutto inaspettata e li colse tutti di “sorpresa”. Prima nessuno sembrava aver mai comprese le parole del Signore che la preannunciavano profeticamente («Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti», Mc 9,10).

– Totalmente “sorpresi” furono gli Apostoli e i “discepoli” che assistettero alla apparizioni del Risorto, dopo la Sua morte e sepoltura. Le letture della settimana che ha seguito la Pasqua (settimana dell’Ottava di Pasqua) sono costellate dei racconti di queste apparizioni e documentano la “sorpresa” che si trasforma immediatamente in gioia indicibile in coloro che in esse si trovano coinvolti.

Il Vangelo di oggi ci presenta ben due apparizioni ricorrenti, nell’arco di una settimana, avvenute nello stesso luogo – il Cenacolo – con le stesse persone ad eccezione dell’apostolo Tommaso che sarà presente solo alla seconda. L’assenza di Tommaso alla prima apparizione accentua, nel racconto, ancora di più il carattere di “sorpresa” dell’apparizione di un morto risorto, di Cristo Risorto, evidenziando quanto essa sia inimmaginabile se non viene vissuta in prima persona. Solo dopo avere visto, Tommaso, travolto dalla “sorpresa”, si “scioglie” nella fede nella divinità di Gesù che dichiara esplicitamente: «Mio Signore e mio Dio!».

Il Vangelo di questa straordinaria domenica – che nella mia memoria evoca anche la straordinaria omelia di san Giovanni Paolo II, nella sua prima visita a Bologna dell’aprile 1982 – ci spiega, proprio attraverso il comportamento di Tommaso, che cosa sia la “verifica” del cristianesimo. La “convenienza” della fede in Cristo consiste, infatti, in due elementi.

Il primo e più importante in se stesso, perché irreversibile e definitivo, è il conseguimento della “vita eterna” nella condizione di “beatitudine” del Paradiso. Una “verifica”, però, che chiede di attendere fin dopo la morte per essere compiuta.

Il secondo, più immediato e quindi più importante pedagogicamente, consiste nel beneficio che si sperimenta già nella vita terrena, quotidiana, vissuta nella fede nella divinità di Cristo. Questo beneficio “esistenziale” lo si sperimenta da subito, lo si “verifica” scientificamente nel “laboratorio” della vita quotidiana. La serenità interiore che nasce dall’esperienza cristiana, la “concezione” dell’uomo e della realtà insegnata dal cristianesimo, il patrimonio della “cultura” e della “civiltà” che il cristianesimo ha prodotto sono, di fatto, assolutamente unici e ineguagliati nella storia dell’umanità. E la riprova, in via negativa, sta nel fatto che quando l’uomo tenta inutilmente di dimostrare il contrario – come accanitamente si sta facendo in questi nostri giorni – si ottiene solo la progressiva distruzione dell’“uomo”, della “cultura” e della “civiltà”.

L’uomo di oggi è come il Tommaso che non ha assistito alla prima apparizione nel Cenacolo e si accanisce nel dire: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò». Anzi, è talmente accanito nel non voler credere, da difendere la propria posizione negativa:

  • Irridendo sistematicamente ciò che è sacro e caro al cristianesimo, giocando con i simboli cristiani.
  • Oppure dicendosi credente, ma modificando e capovolgendo l’insegnamento di Cristo per adattarlo e ridurlo a quello mondano. Operazione che oggi non viene più compiuta solo dall’esterno della Chiesa, ma dal suo più intimo interno.

Oggi ci troviamo nell’intervallo di tempo che va tra la prima apparizione di Gesù nel Cenacolo, senza Tommaso, e la seconda con Tommaso presente. Possiamo e dobbiamo comprendere il Vangelo di questa domenica anche come una profezia dei nostri tempi. E di conseguenza pregare che i tempi siano abbreviati, così che l’uomo, il “Tommaso di oggi”, sia presente alla nuova apparizione del Risorto e, colto di “sorpresa” finisca per adorare l’unico Signore Gesù Cristo, come unico vero Dio.

E a noi, che siamo detti “beati” perché abbiamo avuto la grazia di capire “in anticipo” sul Suo ritorno, («beati quelli che pur non avendo visto crederanno!») il Signore ha affidato il compito di dire come stanno “veramente” le cose per aiutare il maggior numero di persone a trovare al via della verità della vita, e a non soffrire inutilmente per avere sbagliato tutto.

La Madre di Dio interceda perché gli uomini di oggi facciano presto ritorno al Cenacolo, dove hanno vissuto nei secoli cristiani, dove possano essere presenti alla nuova apparizione del Risorto, che il suo Cuore Immacolato otterrà per loro.

 

Bologna, 11 aprile 2021

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 

fonte: albertostrumia.it

 

 




Il documentario dice che il segretario di Benedetto XVI ha cercato di convincerlo a non dimettersi da Papa

Un articolo di Diego Lopez Marina, pubblicato su Catholic News Agency, nella mia traduzione.

 

Benedetto XVI 28.02.2013
Benedetto XVI 28.02.2013 lascia il Vaticano

 

Un documentario in uscita per il 94° compleanno di Benedetto XVI afferma che il suo segretario personale, l’arcivescovo Georg Gänswein, ha cercato di dissuaderlo dall’abdicare al papato.

“Benedetto XVI, il Papa Emerito”, diretto da Andrés Garrigó, uscirà il 16 aprile per Goya Productions.

Il film si concentrerà sul papato di Benedetto, e sul suo periodo come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

“In quel periodo ha dovuto affrontare crisi come la Teologia della Liberazione nella sua versione marxista con la sua affinità alla guerriglia, e i casi di pedofilia che cominciavano ad emergere. Eletto nel 2005, Benedetto si trova di fronte a due immensi compiti: difendere la dottrina cattolica dalla ‘dittatura del relativismo’ all’esterno e riformare la Chiesa dall’interno, a partire dalla confusa struttura delle finanze vaticane”, ha dichiarato il regista.

Il film parla del tentativo dell’arcivescovo Gänswein di dissuadere il papa dall’abdicare, “al quale il papa rispose che aveva pregato e che non sarebbe tornato indietro… come era il caso”, ha detto il produttore.

Tra le persone intervistate per il documentario ci sono Gerhard Cardinal Müller, prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della Fede; Julián Cardinal Herranz Casado, presidente emerito del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi;  e Antonio María Cardinal Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid; storici come Bernard Ardura; vaticanisti come Aldo Maria Valli, Andrea Tornielli e Andrea Monda; e amici di Benedetto, come Réal Tremblay e Gabriele Kuby.

 

 

 




E’ davvero così difficile?

Da un post su Facebook del 10 aprile 2021 di Marina Terragni, giornalista, scrittrice e femminista.

 

 

E’ davvero così difficile comprendere che non è possibile che una parlamentare venga perseguita per avere detto che “solo le donne partoriscono” (sta capitando in Norvegia)?

Che è assurdo permettere a persone con corpi di uomini intatti partecipare alle competizioni sportive femminili (sta capitando in tutto il mondo)?

Che è molto pericoloso per le donne consentire a uomini che per ragioni di comodo si dichiarano donne di essere detenuti nelle carceri femminili (sta capitando in California, 270 richieste di trasferimento)?

Che uno che si percepisce donna da 15 mesi non può pretendere, come sta facendo, di entrare in un convento femminile (sta capitando in Olanda)?

E qui menzioniamo solo fatti degli ultimi giorni.

Che non si possono imbottire di ormoni bambine e bambini di 8 anni, rendendoli rachitici e infertili, solo perché mostrano comportamenti non perfettamente conformi al loro sesso, come peraltro è capitato a quasi tutte-i noi (sta capitando in tutto il mondo)?

E che non è accettabile che a Vancouver, Canada, un padre sia stato incarcerato per essersi opposto ai puberty blockers somministrati alla sua bambina? (oggi si terrà una manifestazione in solidarietà dell’uomo, già minacciata dai transattivisti).

No, non è difficile. 

Chiunque abbia buon senso lo capisce. Questa è l’identità di genere, nella sua versione non glitterata e fashion. Il fatto è che l’identità di genere sta al centro del ddl Zan, e noi vogliamo parlarne. Ma lui no. Lui si sottrae a ogni confronto.

 

 




I lockdown non risolvono la pandemia ma portano alla sistematica distruzione dell’economia del paese.

 

 

di Alberto Contri

 

Durante una recente puntata di Tg3-Linea Notte, Giovanna Botteri è sbottata con insolita veemenza, invocando una sorta di Norimberga per i responsabili dei “500 morti quotidiani a causa del Covid 19”, alludendo ai responsabili dei ritardi nella vaccinazione. Convinta, come tutto il Governo, in primis il Ministro Speranza, che il vaccino sia l’unica arma contro il virus. Ascoltando il dibattito alla Camera dopo le più che prevedibili manifestazioni contro gli effetti del lockdown, si sentiva ripetere un solo mantra: l’urgenza di accelerare la vaccinazione per poter tornare alla normalità.

Tutti, Governo e Parlamento, sono in preda al fattore CT: quello che fa affrontare i problemi dalla coda invece che dalla testa. Si dà per scontato che la chiusura di ogni attività e la vaccinazione siano l’unico modo per non mandare la gente all’ospedale.

Ebbene, con molta fatica ma con sempre maggiore evidenza sta emergendo un’altra verità: non esiste un’unica arma contro il Covid 19, ma esiste – anzi esisteva fin dall’inizio della pandemia – una cura a domicilio che praticata entro i primi tre giorni dalla manifestazione dei primi sintomi evita con assai alte percentuali di successo il ricovero in ospedale e in terapia intensiva (quando ci vai, spesso è già troppo tardi). È a base di farmaci di uso assai comune (aspirina, antiinfiammatorio, antibiotico, eparina e pure la tanto vituperata idrossiclorochina).

È più che necessario quindi farsi alcune domande.

Come mai gli organismi internazionali e nazionali hanno stabilito immediatamente che l’unica arma utile sarebbe stato un vaccino?

Come mai in Italia il Ministero della Sanità ha diffuso un protocollo che prescriveva come indicazione primaria, “paracetamolo e vigile attesa di diversi giorni”, giungendo pure a vietare l’uso dell’idrossiclorochina? Quel protocollo oggi è smentito da una assai ampia casistica riportata da una rete sempre più ampia di medici di base (es. qui) e finalmente anche da una istituzione autorevole come l’Istituto Mario Negri, che inoltre sconsiglia vivamente il paracetamolo, ritenuto in grado di favorire l’infiammazione. Il Prof. Remuzzi, direttore scientifico dell’Istituto, sostiene poi (insieme a John P. Joannidis, Stanford University, H-index 212…) che i lockdown sono soltanto dannosi e che si può fare meglio con molto meno.

Come riferisce la giornalista specializzata Serena Romano nel suo Diario della pandemia (disponibile gratuitamente in rete qui) lo studio che condannava l’idrossiclorochina, pubblicato su Lancet, è stato poi ritirato perché considerato inaffidabile (riferiva infatti di problemi causati da dosi molte volte superiori a quelle normalmente somministrate!). 

Ma il problema vero non è la clorochina: lo è una ostinazione degna di miglior causa nel chiudere le attività di ogni genere a causa dell’alto numero di contagi, ricoveri, saturazione delle terapie intensive, decessi. Numeri che sarebbero molto più bassi se i medici di base applicassero il protocollo del Mario Negri (naturalmente con la prontezza e sollecitudine consigliate) e quelli, analoghi delle diverse reti di medici che si stanno connettendo tra loro in numero sempre maggiore.

L’Aifa e illustri clinici obiettano che non ci sono ancora studi sufficienti in merito, ma francamente è una obiezione perlomeno curiosa, che non pochi giudicano viziata dall’influenza sulla comunità scientifica della lobby di Big Pharma. Perché, vista l’emergenza della pandemia, sono stati autorizzati dei vaccini creati in pochi mesi, quando per ammissione del presidente della Pfizer, il tempo minimo necessario è di almeno quattro anni? In molti affermano che ce ne vogliono almeno dieci.

Il Premio Nobel Montagnier, subito aggredito dalla solita lobby, ha dichiarato che degli effetti a lungo termine dei nuovi vaccini non si sa assolutamente nulla, mentre è pure ipotizzabile che il loro meccanismo di azione potrebbe far sviluppare dei tumori. Eppure sono stati approvati e presentati come l’unica arma possibile contro il Covid 19. Sono sotto gli occhi di tutti gli effetti collaterali anche mortali provocati dal vaccino di Astra Zeneca, ora addirittura sospeso in alcuni paesi o vietato agli under 55. La scienza ufficiale sostiene che si tratta di casi rarissimi e che i benefici superano comunque i rischi.

Dato che esistono dei metodi di cura sempre più sperimentati sul campo, perché le Istituzioni della Sanità preferiscono far correre ai cittadini dei rischi a breve e a lungo termine invece di prendere anche in considerazione l’impiego di cure che hanno dimostrato di avere una percentuale di successo superiore a quella dell’efficacia dichiarata dei vaccini? L’elenco delle reti di medici di base che applicano queste cure è molto lungo, non siamo quindi di fronte ad un solitario Di Bella, ma ad un sapere medico diffuso che la scienza ufficiale si ostina ad osteggiare. Qual è il motivo?

C’è poi un altro interrogativo che inquieta non poco.

Come mai sia i media mainstream che i social network considerano complottista chiunque osi sollevare qualche dubbio sui vaccini, o condivida video e articoli di scienziati che hanno un H-index di svariate volte più alto di quello dei membri del Cts e dei virologi nostrani più gettonati?

È inaccettabile, ad esempio, che Facebook si arroghi il diritto di cancellare post sui vaccini, o di accompagnarli con l’invito a consultare una pagina e un sito che smentisce le fake news ad opera di debunker “indipendenti” che, ad esempio, sbertucciano il dr. Vanden Bossche, (già coordinatore del programma Ebola della Bill Gates Foundation, qui), perché prima di prendersi un dottorato in virologia si era laureato in veterinaria. Perché non dice lo stesso allora di Ilaria Capua, anche lei veterinaria, che inoltre non ha la stessa esperienza sul campo di Vanden Bossche?

Dando poi un’occhiata alla voce about del sito in questione, qui, si scopre che vive dei grant di Facebook, Google, oltre che di un paio di due note società che ottimizzano la pubblicità digitale (MGID inc. e ADsupply).  Ce n’è abbastanza per dire: Honni soit qui mal y pense

Meglio lasciar perdere poi i dubbi sulle origini del virus, vista la sceneggiata delle ispezioni a Wuhan i cui risultati non sono stati digeriti nemmeno dal direttore dell’OMS, notoriamente filo-cinese.  Meglio lasciar perdere i dubbi avanzati da autorevoli ricercatori sulla possibile sintesi in laboratorio del virus, e anche quelli di una sua eventuale diffusione dolosa. Meglio lasciar perdere gli intrecci tra il più ricco Fondo di Investimento del mondo (Black Rock) e le aziende produttrici di vaccini, anche se riportati dal Sole 24 Ore. Possiamo lasciar perdere tutto, nel momento di una grande emergenza, per non essere arruolati tra i pericolosi no-vax.

Ma non possiamo accettare che il Governo affronti il problema della pandemia dalla coda invece che dalla testa, procedendo nella sistematica distruzione dell’economia del paese “finchè i numeri dei ricoveri e dei morti non diminuirà”, numeri che potrebbero essere molto ma molto più bassi se, insieme alla vaccinazione, si consigliassero le cure che hanno dimostrato sul campo di guarire i pazienti a casa. L’emergenza impedisce di validarle con studi di lungo periodo: ma è proprio quello che è stato fatto per i vaccini. Perché allora due pesi e due misure?

Giovanna Botteri adesso sa chi sono i responsabili: coloro che hanno ostinatamente ignorato le opportunità delle cure domiciliari precoci, e hanno diffuso protocolli sbagliati, consigliando addirittura un farmaco dannoso. E sulla base del fattore CT hanno affollato gli ospedali e le terapie intensive, mandando inoltre in rovina l’Italia.

 

 

 

 




Pecknold: “La situazione in Germania sta arrivando a un punto critico nel pontificato di Papa Francesco”

“Una questione più complicata che ha suscitato un’intensa discussione tra questi esperti è se Papa Francesco abbia la responsabilità primaria per la crisi in Germania che si è spostata al centro della scena sotto i suoi occhi. In questione sono gli sforzi di Francesco per promuovere la sinodalità, con la possibilità di una maggiore autonomia per le conferenze episcopali nazionali che vogliono modificare la disciplina e la dottrina della Chiesa”.

Un articolo di Joan Frawley Desmond, pubblicato sul National Catholic Register, nella mia traduzione. 

 

Martin Marx e le 95 tesi
Martin Marx e le 95 tesi

 

Il programma biennale di riforma della Chiesa cattolica in Germania, che ha messo in discussione gli insegnamenti consolidati sulla fede e la morale, ha spinto Papa Francesco e i funzionari vaticani a prendere provvedimenti sempre più urgenti per scongiurare la possibilità di uno scisma formale. 

Dall’altra parte dell’Atlantico, i vescovi statunitensi sono rimasti in gran parte in silenzio sul programma tedesco di riforma, chiamato “Cammino sinodale”. Ma gli studiosi cattolici qui hanno reso chiara la loro ansia in interviste con il National Catholic Register (Register). Hanno chiesto un’ulteriore azione da parte di Papa Francesco, hanno indicato i segni secondi i quali l’aperto dissenso si sta diffondendo in Europa, e hanno evidenziato le decisioni a Roma e in Germania che hanno posto le basi per il Cammino Sinodale.

“La situazione in Germania sta arrivando a un punto critico nel pontificato di Papa Francesco”, ha detto Chad Pecknold, professore di teologia storica e sistematica nella Scuola di Teologia e Studi Religiosi alla Catholic University of America (CUA). 

“Il Papa è uno strumento di unità, e sotto i suoi occhi stiamo assistendo a manifestazioni di dissenso da parte dei vescovi tedeschi che sono paragonabili a quelle che abbiamo visto in Germania nel XVI secolo”, ha aggiunto Pecknold. “Il cammino sinodale è stato circoscritto dal Vaticano ad ogni passo, e la Germania non sembra cedere un centimetro a Roma”. 

I passi più significativi da parte della Santa Sede, hanno notato Pecknold e altri, sono seguiti alla decisione dei vescovi tedeschi nel 2019 di andare avanti con il Cammino sinodale, uno sforzo inizialmente spinto dalle rivelazioni di abusi sessuali sacerdotali e di copertura episcopale. Tuttavia, non appena l’impulso per il cambiamento ha guadagnato trazione, l’attenzione si è spostata su una lista di proposte di riforme “vincolanti” che, se approvate dai vescovi tedeschi, contraddirebbero l’insegnamento della Chiesa su omosessualità, ecumenismo, ordine della chiesa e ordinazione sacerdotale delle donne. Una tale mossa da parte della Chiesa in Germania potrebbe portare allo scisma con Roma, hanno detto i teologi contattati dal Register. 

Profondamente preoccupato da questo cambio di direzione, Papa Francesco nel giugno 2019 ha scritto una forte lettera di obiezione alla Chiesa tedesca, avvertendo che se avessero continuato su questa strada il loro approccio avrebbe avuto come risultato quello di “moltiplicare e nutrire i mali che voleva superare.”

Nel settembre 2019, il cardinale Marc Ouellet, il prefetto della Congregazione per i vescovi, scrisse al cardinale Reinhard Marx, allora presidente della conferenza episcopale tedesca, per riferire che la valutazione giuridica della Pontificia Commissione per i testi legislativi del progetto di statuto dell’Assemblea sinodale aveva determinato che gli atti non avevano autorità vincolante. Il cardinale Marx ha indicato che l’assemblea avrebbe proceduto come previsto. Altre successive cautele vaticane furono analogamente ignorate.

Sviluppi recenti

Poi, il 15 marzo, la Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede (CDF) ha emesso un responsum che ha chiarito l’insegnamento della Chiesa sulle unioni dello stesso sesso e ha impedito ai sacerdoti di benedire tali unioni. La sentenza e la nota di accompagnamento sono state approvate per la pubblicazione da Papa Francesco e firmate dal cardinale Luis Ladaria, prefetto della CDF.

Ampiamente interpretata come un tentativo di controllare il programma di riforma della Germania, la direttiva ha spinto una serie di leader della Chiesa in tutta Europa a contestare il chiarimento della CDF. Il più importante tra queste voci è il cardinale Christoph Schönborn di Vienna, un membro del “consiglio dei cardinali” di Papa Francesco e della CDF, e l’editore generale del Catechismo della Chiesa Cattolica sotto Papa San Giovanni Paolo II. 

Nel frattempo, la pubblicazione il mese scorso del “Testo Fondamentale”, il documento che guida le deliberazioni in Germania, ha suscitato ancora più ansia, con gli autori del documento che affermano che “non c’è una sola verità del mondo religioso, morale e politico, e nessuna forma di pensiero che possa rivendicare l’autorità ultima”. 

Reagendo al linguaggio del “Testo Fondamentale”, George Weigel ha concluso che l’assemblea ha raggiunto il punto di “apostasia” e, in una colonna pubblicata il mese scorso, ha esortato Francesco a contenere il danno. 

Come Weigel, la maggior parte degli studiosi cattolici contattati dal Register hanno messo in dubbio la saggezza del Vaticano nel permettere che il Cammino Sinodale si svolga fino alla sua conclusione prima che vengano presi ulteriori provvedimenti. Ma non sono stati d’accordo sul fatto che Francesco dovesse rispondere direttamente o permettere ai prefetti chiave del Vaticano di agire per suo conto. 

“L’unità della Chiesa è in gioco”, ha detto padre Goran Jovicic, un teologo ungherese-croato e avvocato canonico al Seminario di San Patrizio a Menlo Park, in California.

“Il Papa dovrebbe impegnarsi nel dialogo, ma anche invitarli a professare pubblicamente la fede cattolica, perché hanno già fatto dichiarazioni pubbliche”, ha detto padre Jovicic, che ha studiato a Vienna e ha insegnato brevemente all’Università di Erfurt in Germania. 

Se il Vaticano non agisce rapidamente – anche al punto di ordinare ai vescovi in maniera schietta di “ritrattare”, ha detto, l’esempio dei tedeschi “potrebbe essere un invito per altri paesi ad unirsi ai loro sforzi”.

“Abbiamo imparato dalla Riforma protestante” come un movimento scismatico possa guadagnare aderenti, ha aggiunto, ripercorrendo la trasmissione delle “95 tesi” di Martin Lutero nel 16° secolo attraverso la loro pubblicazione in volgare. E, oggi, i social media hanno già facilitato la diffusione del dissenso teologico “ancora più rapidamente”. 

 

La spinta sinodale del Papa

Una questione più complicata che ha suscitato un’intensa discussione tra questi esperti è se Papa Francesco abbia la responsabilità primaria per la crisi in Germania che si è spostata al centro della scena sotto i suoi occhi. In questione sono gli sforzi di Francesco per promuovere la sinodalità, con la possibilità di una maggiore autonomia per le conferenze episcopali nazionali che vogliono modificare la disciplina e la dottrina della Chiesa.

“La tendenza dell’episcopato tedesco a pensarsi con una, così come ad operare con una nozione pericolosamente eccessiva di autonomia da Roma, è ben precedente al pontificato di Francesco”, ha detto al Register E. Christian Brugger, professore di teologia morale al seminario regionale di St. Vincent de Paul a Boynton Beach, Florida. 

“Ma l’insistente spinta del Papa per la ‘sinodalità’ ha senza dubbio fornito una copertura ai tedeschi per rendere pubblico e spingere più lontano il loro dissenso”, ha aggiunto Brugger. 

Tuttavia, Russell Shaw, l’autore, più recentemente, di Eight Popes and the Crisis of Modernity (Otto Papi e la crisi della modernità, ndr), ha notato che i predecessori di Francesco sono responsabili della nomina del cardinale Marx e di altri alti prelati tedeschi. Quindi, un resoconto completo della crisi, ha detto, richiede una revisione storica dei prefetti vaticani pertinenti della Congregazione per i Vescovi, dei vescovi tedeschi nominati alla congregazione e dei nunzi apostolici che hanno contribuito a formare l’attuale leadership della Chiesa.

Allo stesso tempo, Pecknold della CUA ha percepito un aspetto positivo nel tumulto che scuote la Chiesa. 

“La sinodalità, in qualche modo, è stata chiarificatrice”, ha osservato, perché ha esposto “dove sono le vere divisioni”. 

“Sotto Giovanni Paolo e Papa Benedetto XVI, c’è stato un tentativo di centralizzare e mettere in sicurezza la Chiesa dopo tutto lo sconvolgimento del Concilio [Vaticano II]. Poi Francesco ha dato molto spazio alla sinodalità, e quello che si scopre è che i veri punti di vista delle persone stanno venendo fuori, il che significa che è possibile affrontarli e trattarli”. 

Padre Emery de Gaál, presidente e professore nei Dipartimenti di Teologia Dogmatica e Pre-Teologia all’Università di Santa Maria del Lago/Mundelein Seminary nell’Arcidiocesi di Chicago, è un prete ungherese incardinato nella Diocesi di Eichstätt, in Germania. Ha sollevato un ulteriore punto riguardo alle tendenze ideologiche nell’Occidente post-moderno che hanno contribuito a reimpostare le aspettative per il cammino sinodale.

“Durante la Riforma e dopo, i sinodi locali organizzati da San Carlo Borromeo e da altri vescovi hanno rivitalizzato la Chiesa cattolica”, ha detto Padre de Gaál al Registro. Ma in un contesto “postmoderno”, sarebbe molto più difficile ottenere un simile “risultato positivo”. 

In Germania, ha detto, la spinta a riformare l’insegnamento e la pratica della Chiesa è stata modellata da ideologie secolari che mettono in discussione la realtà stessa della verità e riformulano la tradizione apostolica della Chiesa come un sistema oppressivo che privilegia ingiustamente una gerarchia e un clero tutto maschile. In questo contesto, la Sacra Scrittura e la continuità della Tradizione diventano “asservite al processo” del Cammino Sinodale, che si propone di generare la propria verità vincolante.

Passando ai documenti di lavoro che guidano le deliberazioni in Germania, padre de Gaál ha osservato che essi riflettono l’ampio declino nell’accettazione dell’insegnamento della Chiesa sui sacramenti, in particolare su come la grazia perfeziona la natura.

Molti cattolici moderni credono che “non c’è differenza qualitativa tra natura e grazia. E questo significa che i sacramenti semplicemente confermano la bontà intrinseca che già possediamo; non ci cambiano effettivamente ontologicamente (nel nostro essere)”, ha detto.

Allo stesso modo, ha aggiunto, i documenti di lavoro segnano il declino della fede nella realtà stessa del peccato, “a livello personale”. Alcuni cattolici ora sfidano apertamente questo insegnamento centrale, e il loro obiettivo primario è diventato “l’eliminazione del peccato sociale”.

 

Le pratiche amministrative della Germania

Padre de Gaál ha poi considerato come le pratiche amministrative adottate dalla Chiesa in Germania abbiano posto le basi per il cammino sinodale. 

La Chiesa lì è la più ricca del mondo, a causa della Kirchensteuer nazionale, il sistema fiscale della Chiesa che finanzia le diocesi locali. Nel 2017, ha ricevuto 6 miliardi di euro (7,2 miliardi di dollari) attraverso questo sistema, anche se una parte significativa di questi soldi viene utilizzata per sostenere le istituzioni cattoliche e gli enti di beneficenza nel mondo in via di sviluppo. 

Negli anni ’90, ha detto padre de Gaál, i vescovi tedeschi hanno iniziato ad assumere società di consulenza per riorganizzare le loro diocesi, e gli uffici della Chiesa sono stati snelliti, con un migliore risultato. La scala salariale per il clero diocesano e gli impiegati laici spesso corrisponde a quella dei dipendenti pubblici e di altri impiegati governativi, ha notato, ma lo “zelo per l’evangelizzazione è stato perso”. 

Papa Francesco ha fatto riferimento al forte calo della frequenza della chiesa tedesca nella sua lettera del giugno 2019 ai vescovi del paese, ha descritto l’”[e]vangelizzazione” come il “criterio guida per eccellenza, in base al quale possiamo riconoscere tutti i passi che siamo chiamati a fare come comunità ecclesiale.” 

Pecknold della CUA ha approfondito il problema posto da una grande e potente burocrazia della Chiesa.

“In Germania e in Austria, dove si ha una tassa statale che va direttamente alle chiese”, la Chiesa istituzionale “inizia a comportarsi come se rappresentasse una classe, piuttosto che gli interessi della Chiesa”, ha detto Pecknold. “È una classe d’élite che è ricca e ha certe richieste social-progressiste che vogliono soddisfare. I vescovi si sentono in debito con quella classe”.

“È ironico”, ha aggiunto, “che questo stia accadendo sotto un papa che vuole essere un papa per i poveri”. 

 

Correzione fraterna?

Mentre Francesco soppesa la sua prossima mossa, gli stessi esperti qui credono che i vescovi in Occidente possano anche giocare un ruolo di supporto offrendo una correzione fraterna ai loro fratelli tedeschi. Finora, l’arcivescovo Samuel Aquila di Denver sembra essere l’unico vescovo statunitense ad esprimere pubblicamente il suo “disappunto” sull’agenda dei vescovi tedeschi, a parte il cardinale Raymond Burke. La Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti non ha risposto a una richiesta di commento sul percorso sinodale.

Ma padre Jovicic ha suggerito che i leader della Chiesa in tutto l’Occidente potrebbero essere trascinati nella crisi e costretti a prendere posizione. 

“Alla fine, dipenderà da ogni vescovo se queste idee” prenderanno piede, ha detto padre Jovicic. “Non vedo la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti ammirare questo sforzo, ma ci sono alcuni vescovi qui che si appoggiano a questa posizione. Potrebbe essere che cercheranno di implementare queste politiche nelle loro diocesi”.

 




Biden: Papa Francesco ha detto che c’è un “obbligo morale” di farsi vaccinare

Il presidente Joe Biden martedì ha invitato gli americani a vaccinarsi contro il coronavirus, dicendo che Papa Francesco ha definito la vaccinazione un “obbligo morale”.

Un articolo di Matt Hadro di CNA, pubblicato su NCR, nella mia traduzione.

 

Papa Francesco e Joe Biden
Papa Francesco e Joe Biden

 

Il presidente Joe Biden martedì ha invitato gli americani a vaccinarsi contro il coronavirus, dicendo che Papa Francesco ha definito la vaccinazione un “obbligo morale”.

Nelle sue osservazioni sullo stato delle vaccinazioni COVID di martedì, il presidente Biden ha elogiato le partnership tra gruppi religiosi e centri sanitari comunitari per la fornitura di vaccinazioni COVID-19.

Ha definito lo sforzo di fornire le vaccinazioni “un esempio dell’America al suo meglio”, e ha aggiunto che “stanno tutti soddisfacendo quello che Papa Francesco chiama l’obbligo morale – farsi vaccinare – qualcosa che ha continuato a dire può salvare la tua vita e quella degli altri”.

In risposta alla richiesta della CNA di conoscere la fonte dei commenti di Papa Francesco, la Casa Bianca ha indicato l’intervista televisiva di gennaio del Papa in cui ha detto che “credo che, eticamente, tutti debbano fare il vaccino”.

In quell’intervista, Papa Francesco ha definito la vaccinazione “un’opzione etica perché riguarda la tua vita ma anche quella degli altri”.

Tuttavia, la Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede (CDF) ha dichiarato in dicembre che la vaccinazione contro il COVID-19 non è un obbligo morale – una dichiarazione che è stata approvata da Papa Francesco.

“Allo stesso tempo, la ragione pratica rende evidente che la vaccinazione non è, di regola, un obbligo morale e che, pertanto, deve essere volontaria”, ha detto la CDF nella sua “Nota sulla moralità dell’uso di alcuni vaccini anti-Covid-19”.

Il Vaticano ha continuato a sottolineare che la vaccinazione contro il COVID può promuovere il bene comune. La CDF ha detto che coloro che non ricevono un vaccino contro il COVID-19 devono intraprendere le azioni appropriate per garantire che non diffondano il virus e non rappresentino un rischio per le persone vulnerabili.

“In assenza di altri mezzi per fermare o addirittura prevenire l’epidemia, il bene comune può raccomandare la vaccinazione, soprattutto per proteggere i più deboli e i più esposti”, ha dichiarato il Vaticano.

Coloro che rifiutano il vaccino COVID per coscienza “devono fare del loro meglio per evitare, con altri mezzi profilattici e un comportamento appropriato, di diventare veicoli di trasmissione dell’agente infettivo”, ha detto la nota della CDF. Ha aggiunto che tali persone devono evitare il rischio di trasmettere il virus a “coloro che non possono essere vaccinati per ragioni mediche o di altro tipo”.

Anche la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (USCCB) ha citato la nota della CDF per dire che non c’è un obbligo morale di ricevere il vaccino COVID-19, nelle sue “risposte alle domande etiche chiave sui vaccini COVID-19” pubblicate a gennaio.

La Casa Bianca a marzo ha affermato che Papa Francesco “ha parlato della sicurezza e dell’efficacia di tutti e tre i vaccini”. Mentre Papa Francesco aveva detto che tutti devono ottenere un vaccino COVID-19, non era chiaro quale vaccino avesse ricevuto. Papa Francesco non aveva anche lodato l’efficacia di nessun vaccino specifico.

Nella sua nota di dicembre, la CDF vaticana ha dichiarato: “Non intendiamo giudicare la sicurezza e l’efficacia di questi vaccini, anche se eticamente rilevante e necessario, in quanto questa valutazione è responsabilità dei ricercatori biomedici e delle agenzie farmaceutiche.”

 




Zucaro recensisce il libro di Ryan T. Anderson: ” When Harry Became Sally: Responding to the Transgender Moment”

Ma è vero che un ragazzo può essere “intrappolato” nel corpo di una ragazza? Può un uomo diventare realmente una donna e viceversa? La medicina contemporanea è realmente in grado di “riassegnare” il sesso? E poi, cosa vuol dire “riassegnare” il sesso? E ammesso che sia possibile manipolare a piacimento la dimensione sessuale di una persona, è un diritto civile che dev’essere garantito e tutelato?

Queste sono solo alcune delle domande cruciali prese in esame dal dott. Ryan Anderson nel suo ultimo libro When Harry Became Sally: Responding to the Transgender Moment. Di questo libro, e della sua “epurazione” dal negozio online di Amazon, abbiamo più volte parlato (vedi qui). Vi proponiamo la interessante recensione fatta da Luigi Zucaro, medico, endocrinologo e sacerdote dal 2009. L’articolo è apparso sul sito Veritatis Amoris Project che vi invitiamo a visitare.

 

Amazon - Ryan Anderson e il suo libro: "When Harry became Sally"
Amazon – Ryan Anderson e il suo libro: “When Harry became Sally”

 

Ryan T. Anderson è un filosofo statunitense attualmente Presidente del Ethics and Public Policy Center in Washington DC ed è stato il primo capo redattore della rivista on-line Public Discourse del Witherspoon Institute. Si è formato all’Università di Princeton e all’Università di Notre Dame dove ha conseguito il dottorato in Filosofia Politica.

Nel 2018 ha scritto When Harry Became Sally: Responding to the Transgender Moment. Il libro risente fortemente del pensiero di Paul R. McHugh, direttore del Department of Psychiatry and Behavioral Science presso la Johns Hopkins University e Psychiatrist-in-chief al Johns Hopkins Hospital dal ’75 al 2001.

When Harry became Sally è stato ai vertici della Amazon bestsellers list.

Anderson manifesta una profonda conoscenza del mondo culturale politico del suo paese; anche le nozioni di tipo medico sono precise, tenuto conto che l’autore non è un professionista della sanità. Bisogna riconoscere da questi aspetti del testo che l’autore si è documentato con rigore e passione.

Riguardo al tono del volume, tutt’altro che aggressivo, è invece molto pacato e rispettoso per le sofferenze di chi vive queste esperienze. Il dott. Anderson tiene a precisare la distinzione tra attivisti transgender e persone che soffrono di disforia di genere, non volendo in alcun modo ledere la sensibilità di questi ultimi.

Perché si parla di “transgender moment”? Anderson usa questa espressione, che sa volutamente di precario e passeggero, perché convinto della transitorietà di questo frangente culturale. Secondo il filosofo si tratta di una fase momentanea, non di un cambiamento culturale stabile, in quanto le sue radici antropologiche sono artificiose, non corrispondenti alla realtà umana.

Anderson inizia con l’analizzare dettagliatamente i segni di questo momento transgender in tre ambiti, quello culturale, quello della giurisprudenza e quello della medicina.

Negli ultimi tempi, nella cultura popolare americana, la tendenza molto chiara nelle riviste, nelle televisioni, nel mondo della rete, è quella – per così dire – di “normalizzare” le idee di fondo della cultura transgender. La prima e più importante di queste è che il genere sia soltanto un fatto interiore, che non ha a che vedere con il sesso biologico, anzi che quest’ultimo sia solo un dato accessorio, che di conseguenza non deve giocare un ruolo determinante nell’identità della persona.

Nel 2014 la famosa rivista “Glamour” affermava che l’identità di genere vive soprattutto nel nostro cuore e nella nostra mente[1].

Contemporaneamente anche nel mondo delle politiche sociali si sono compiuti passi importanti nella stessa direzione. A partire dal 2016, ad esempio, nella normativa che riguarda la scuola pubblica hanno cominciato a comparire indicazioni, linee guida, raccomandazioni non più basate sulla differenza di sesso biologico, ma sull’identità di genere; per esempio l’organizzazione dei bagni, o indicazioni rispetto alla distribuzione in camere multiple alle gite o nei convitti. Anche nell’esercito, lo scenario sta volgendo a favore della ideologia trangender, fino anche a sostenere economicamente interventi di riassegnazione di genere per il proprio personale.

Sempre nel 2016 il famoso “Obamacare”, la revisione del servizio sanitario nazionale, che come sappiamo in America non è certamente “assistenzialista”, e in più stava (e sta tuttora) attraversando un periodo di crisi economica, prevedeva la copertura economica di interventi di riassegnazione di genere.

Come mai? Uno potrebbe chiedersi. In un momento in cui scarseggiano le risorse da destinare alla sanità, ci si aspetterebbe che esse vengano destinate a ciò che è indispensabile, salva-vita. Ma se la transizione di genere viene proposta come unico rimedio all’alto rischio di suicidio della persona che è “intrappolata” in un corpo del sesso in cui non si riconosce, ecco che anche gli interventi di transizione diventano salva-vita.

Un ampio spazio del libro è dedicato ai passi compiuti nel mondo della medicina americana. Ryan Anderson racconta in modo interessante e coinvolgente la storia e i vari rovesciamenti di fronte rispetto alla riassegnazione di genere presso la prestigiosa Johns Hopkins University. La storia comincia negli anni sessanta per il deciso impulso di John Money, professore di psicologia clinica presso quella università. Money proponeva una nozione radicale di “genere” come puro costrutto sociale svincolato da ogni riferimento al sesso anatomico e biologico. Money è il protagonista di una famosa vicenda che riguarda la riassegnazione al sesso femminile di un bambino menomato a causa di una circoncisione riuscita male[2]. Money promosse la sua idea di genere fluido in tutti gli Stati dell’Unione e fondò nel ’65 la “Johns Hopkins Gender Identity Clinic

Quando il prof McHugh venne promosso responsabile del Dipartimento di Psichiatria, convinto che il cosiddetto “transgender-affirming treatment” fosse una direzione errata che la psichiatria aveva imboccato, ottenne che in questa importante università non si praticassero più interventi di riassegnazione di genere. Tale il rigore scientifico introdotto da McHugh nel campo, che nessuno ebbe argomenti validi per ribaltare di nuovo la tendenza per molti anni. Egli sosteneva infatti che la chirurgia per il cambiamento di sesso fosse cattiva medicina e una sorta di cooperazione con una infermità mentale[3]. La Johns Hopkins University ha ripreso ad eseguire procedure di sex-reassignment solo nel 2016.

Nel capitolo 2, intitolato “What the activists say” (cosa dicono gli attivisti) l’autore si addentra in un tema estremamente interessante ovvero la visione della persona umana che sta alla base del “momento transgender” che stiamo vivendo. Afferma Anderson: “Si dice che viviamo in un’era postmoderna che ha rigettato la metafisica. Non è vero. Viviamo in un’epoca postmoderna che promuove una metafisica alternativa”[4]. Il concetto fondamentale è che “uno è quello che vuole essere”, nello specifico, una persona è il genere che preferisce essere, e questa è senz’altro una affermazione di carattere metafisico e antropologico.

Gli attivisti transgender non l’hanno sempre pensata così: se prima un ragazzo transgender era ritenuto comunque una ragazza che si identificava come un ragazzo, o una ragazza transgender era ritenuta un ragazzo che si indentificava come una ragazza, oggi quello che si pretende sia riconosciuto è che una persona è effettivamente maschio o femmina sulla base di quello che desidera essere.

Questa concezione della persona è quella che sta dietro le nuove definizioni di identità di genere come ad esempio quella della American Psychological Association: “a person’s inner sense of being male, female, or somethhing else[5] (una sensazione interiore di essere maschio, femmina o qualcos’altro). Si tratta di una definizione molto vaga, non limitata alle due opzioni maschio/femmina e senza alcun riferimento a determinanti biologici oggettivi. Questa definizione emerge non solo da una certa concezione della medicina, ma ancor più profondamente da una visione della persona umana.

Questa stessa evoluzione traspare anche dai diversi programmi educativi che sono promossi oggi negli Stati Uniti dai gruppi di attivisti. Se prima infatti, tra i vari elementi che compongono la dimensione sessuale della persona compariva il “sesso biologico”, ora questo elemento è scomparso ed è stato sostituito da “sesso assegnato alla nascita”, che evidentemente suona come qualcosa di molto più labile e arbitrario.

L’autore prosegue descrivendo gli elementi fondamentali della medicina transgender con i suoi ormai consolidati standards di cura. Il processo di transizione prevede diversi steps:

  • il cambiamento di ruolo sociale, in concordanza con l’identità di genere (secondo la suddetta definizione)
  • i farmaci bloccanti della pubertà
  • terapia ormonale per femminilizzare o mascolinizzare il corpo
  • la chirurgia per adattare i caratteri sessuali primari o secondari

In breve i concetti chiave di questa medicina sono:

  • alleviare il distress supportando l’espressione del genere della persona.
  • adeguamento del corpo all’identità percepita
  • la transizione di genere è l’unico modo per prevenire il suicidio
  • le terapie cosiddette “riparative” (ovvero che hanno come scopo risolvere la disforia di genere) sono anti-etiche.

L’analisi continua esaminando tutte le iniziative pubbliche su questo tema: linee guida in ambito scolastico, politiche del lavoro, politiche economiche, praticamente in ogni ambito della vita sociale del paese. Un esempio rappresentativo: nello stato di New York si può essere multati fino a un quarto di milione di dollari per un “mis-gendering” intenzionale (ovvero, rivolgersi a un transgender usando volutamente un pronome del sesso che non è quello con cui la persona vuole essere chiamata). Per la stessa ragione nello stato della California l’operatore sanitario può anche essere punito con la detenzione.

Il capitolo si conclude mettendo in evidenza le contraddizioni nelle quali cade la proposta antropologica dell’attivismo transgender, l’autore prova a sottolinearne alcune, ad esempio: se da un lato si afferma che l’identità di genere sia qualcosa di innato e immodificabile (infatti si rifiuta ogni tentativo di correggere la disforia di genere) come mai poi si vuol difendere anche la libertà di essere qualsiasi cosa?

Allo stesso modo rimangono senza una risposta molte altre domande, ad esempio: se il genere è un costrutto sociale, come può essere innato e immutabile? Perché “sentirsi uomo” dovrebbe bastare per dire che uno è un uomo, quando altre sensazioni (l’età, l’altezza…) invece non bastano per determinare quella realtà?

In definitiva, afferma Anderson, “il nucleo dell’ideologia è la pretesa radicale che le sensazioni determinano la realtà”[6]. Rimane un problema irrisolto il perché una mera sensazione di essere maschio o femmina (o entrambi o nessuno dei due) dovrebbe far diventare uno maschio o femmina (o tutt’e due o nessuno dei due).

Il capitolo 3 è interamente dedicato al fenomeno dei “detransitioners” ovvero quelle persone che, dopo aver intrapreso un percorso di transizione di genere, desiderano poi ritornare indietro essendosi resi conto di aver commesso un errore. Si tratta di storie di grande sofferenza che l’autore tratta con molta delicatezza, ma che mettono in evidenza tutta la fallacia, la pericolosità, l’infondatezza scientifica di programmi medici che avviano alla transizione anche molto precocemente e senza sufficienti garanzie persone a volte chiaramente non in grado di prendere una decisione pienamente consapevole, o perché troppo giovani o perché non del tutto lucide.

Spesso quando viene chiesto a chi ha vissuto questa esperienza cosa ritenga sia mancato, in molti sottolineano la totale insufficienza del counselling psicologico ed una certa pressione a intraprendere senza indugi il percorso di transizione.

Le esperienze che Anderson riporta nel testo sono impressionanti e aiutano a vedere il problema sotto una prospettiva completamente diversa da quella offerta dai mass media politically correct, o da quella promossa dai gruppi di attivisti.

Ne riporto parte di una per tutte:

chi parla è Walt Heyer sottopostosi a transizione a circa quarant’anni e poi a “de-transizione” verso i cinquanta:

“Essere transgender richiese distruggere l’identità di Walt così che la mia persona femminile, Laura, potesse e non scossa dal passato di Walt con tutte le sue ferite, vergogna e abuso. È meraviglioso per un po’, non è una soluzione definitiva quando le questioni sottostanti non sono state affrontate”[7].

Dopo aver raccontato come si è approdati all’attuale situazione e dopo aver esaminato il fenomeno attuale, nel capitolo 4 Anderson tenta una analisi filosofica e antropologica della sessualità umana: cosa ci rende uomo o donna?

È evidente che il sesso, quando non ci siano patologie, non è una caratteristica che viene arbitrariamente assegnata alla nascita, bensì qualcosa che viene riconosciuto, spesso prima ancora della nascita. È il nostro codice genetico che determina il nostro sesso. Ma cos’è prima di tutto il sesso? Anderson tenta una definizione non medica ma filosofica: “Il sesso come status – maschio o femmina – è un riconoscimento dell’organizzazione di un corpo che ha la capacità di impegnarsi nel sesso come atto”[8]. Il sesso è prima di tutto un modo di essere organizzato del corpo che ha la capacità di intraprendere un rapporto sessuale. Per Anderson la distinzione fondamentale tra un maschio e una femmina è nell’organizzazione dell’organismo orientata alla riproduzione sessuale.

Ma non si tratta di una mera differenza anatomica o biologica, il punto cruciale è che questa organizzazione differente del corpo atta a consentire un rapporto sessuale finalizzato alla riproduzione costituisce un bene sociale, senza essere al tempo stesso un mero costrutto sociale. È questo per l’autore l’innegabile valore antropologico della differenza sessuale.

Nel resto del capitolo 4 Anderson si sofferma sul dato biologico della sessualità per mostrarne l’oggettivo e incontrovertibile valore. La differenza sessuale origina dai nostri cromosomi e si sviluppa durante tutto la vita embrionale fino all’età adulta in modo molto preciso.

A volte, è vero, esiste la possibilità di disturbi in questo sviluppo, ma quando si manifestano sono appunto riconosciuti e trattati come tali. Ma anche questo oggi viene messo in discussione, si vuol negare persino che condizioni cliniche evidentemente patologiche siano tali. Esistono oggi associazioni che allo scopo di “depatologizzare” queste forme, ne cambiano la nomenclatura. Così ciò che fino a poco tempo fa era definito “disordine”, sebbene senza alcuna intenzione di voler stigmatizzare il paziente, non può più essere chiamato così, deve essere chiamato “differenza”. È un atteggiamento coerente con l’attuale visione antropologia della cultura transgender: se il corpo non ha alcuna organizzazione sessuale in vista di un fine, non meramente biologico, ma della persona intera, se non c’è un ordine, non ha senso parlare di “disordine”. Siamo ancora all’interno di quel tentativo di “normalizzare” il transessualismo all’interno di ogni espressione della società.

Nel capitolo 5 l’autore affronta il tema molto delicato della terapia. Uno studio del 2014 ha evidenziato che il 41% delle persone che si identificano come transgender tenterà il suicidio in qualche momento della propria vita, contro il 4,6% della popolazione generale[9]. È evidente che questi soggetti vanno incontro a rischi per la salute fisica e mentale notevoli. È quindi un problema di cui la medicina e la psicologia devono occuparsi, ma il punto è: quale dovrebbe essere un approccio terapeutico in sintonia con una sana concezione di medicina, non distorta da ideologie?

Un’autentica pratica medica dovrebbe esser tesa a ripristinare la salute, non a soddisfare i desideri dei pazienti. Nel caso della disforia di genere invece, sembra che la soluzione sia “rifare il corpo” in base ai pensieri e alle sensazioni, piuttosto che aiutare il soggetto a trovare una via per governare questa tensione e ritrovare un’armonia con la propria realtà corporea.

Caso più unico che raro per la medicina contemporanea, nonostante siano insufficienti i dati presenti in letteratura circa le terapie ormonali cosiddette “cross-sex hormone terapy” (per ammissione della stessa società che tutela la salute delle persone transgender, la WPATH[10]), queste terapie sono consigliate ugualmente sia dalla WPATH e dalla Endocrine Society.

Per quanto riguarda la chirurgia invece, non bisogna nemmeno dimenticare che, per quanto la tecnica possa progredire, non potrà mai cambiare il sesso della persona. Un chirurgo non potrà mai creare un vero organo sessuale, ma soltanto un mero simulacro.

Ma quindi è proprio vero che la transizione di genere migliora la qualità di vita fisica e psicologica di chi soffre di disforia di genere? Alcuni dati sembrano metterlo in dubbio: il perdurare dei disturbi psicologici e l’alta percentuale di suicidi tra i transgender, anche a transizione avvenuta, e anche quando vivano in un contesto sociale “trans-friendly”.

Nel capitolo 6 si affronta lo spinoso problema della disforia di genere nei minorenni. Negli ultimi anni si è diffuso sempre più l’utilizzo di farmaci puberty blokers negli adolescenti prepubere con disturbi di identificazione sessuale. L’idea sarebbe quella di ritardare la pubertà per dare più tempo all’adolescente di “chiarirsi le idee” su cosa vuol’essere, se maschio o femmina (o tutti e due o nessuno dei due). Questi farmaci però, oltre che essere tutt’altro che sicuri, interferiscono anche con quei meccanismi di sviluppo che normalmente aiutano gli adolescenti ad accettare sé stessi come maschi o femmine, rivelandosi quindi spesso più che una soluzione, un ulteriore problema.

Avviandosi verso la fine dell’opera, l’autore si domanda quali siano state le condizioni sociali che hanno prodotto il terreno favorevole allo svilupparsi dell’attuale visione piuttosto confusa della sessualità umana. Un ruolo negativo lo hanno giocato certamente quegli stereotipi riguardo ai ruoli sessuali ancora largamente presenti oggi nelle società, anche in quella americana. Dalle testimonianze delle persone con disforia di genere all’origine del disturbo vi è spesso una particolare sensibilità verso questi stereotipi, il non riconoscersi affatto in essi, la violenza di cui si può esser fatti oggetto. Questa visione stereotipata del ruolo sessuale non ha generato solo danni a livello individuale, ma ha anche avuto conseguenze di più ampio respiro, nel senso di reazioni all’eccesso opposto nella cultura, nell’ordinamento giuridico e nella politica.

Alla fine Anderson prova a mettere in evidenza tutte le conseguenze negative che questa tendenza culturale ha già e può avere sempre più in tutti gli ambiti della vita, dalla sfera privata a quella pubblica: minacce per la sicurezza, possibili ingiustizie, per esempio in ambito sportivo, violazioni della libertà personale, messaggi confondenti nelle scuole sui bambini.

In conclusione, lungi dal voler incoraggiare allarmismi o, peggio ancora, nuove forme di razzismo, l’autore invita ad un senso di responsabilità. Non si tratta affatto di difendere i “normali” da una sorta di invasione di transgender. Al contrario, è chiaro dall’opera di Anderson, che le prime a dover essere tutelate sono le persone con disforia di genere. È necessario prima di tutto proteggere le persone da pratiche che di fatto sono sperimentali e ad alto rischio per la salute.

Di cosa c’è bisogno quindi? Secondo Anderson di networks tra medici, specialisti di salute mentale, chirurghi, endocrinologi non proni a visioni ideologiche, ma intellettualmente onesti, capaci di sfatare studi fasulli e farne di rigorosi.

Di grande impatto emotivo e incoraggiamento possono essere le testimonianze personali di persone con disforia di genere che l’hanno superata.

È necessario promuovere una sana comprensione del genere e mostrare le ragioni del perché il sesso corporeo è così importante e non può essere trascurato o modificato a piacimento.

Vanno coinvolti in questo movimento i leaders religiosi, questo è un tema che li riguarda e non devono sottrarsi alla cura pastorale di persone che combattono con la disforia di genere. Essi hanno anche la grande opportunità di insegnare alle persone affidate alla loro cura pastorale una più corretta visione della persona umana, uomo e donna.

Certamente non tutti saranno preparati a questo compito, e allora sarà necessario che qualcuno si impegni nella formazione degli educatori stessi, non solo leaders religiosi, ma insegnanti e gli stessi genitori.

Data l’alta conflittualità che inevitabilmente si genera e si genererà sempre più su questi temi, sono necessari giuristi, che si occupino di difendere legalmente i medici che cercano di praticare la buona medicina e intentare causa a quelli che invece incautamente praticano transizione di genere anche su minori. Di conseguenza sarà a volte necessario anche difendere i diritti di pazienti e dei loro genitori.

Infine è necessario anche che ci siano politici che sentano la responsabilità di impegnarsi ad attuare politiche sane in questo campo.

In definitiva, nessuno è escluso dall’invito che Ryan Anderson ci fa attraverso questo interessantissimo volume. Tutti dobbiamo assumere un atteggiamento critico nei confronti dei messaggi culturali che oggi vengono diffusi su ampia scala circa la sessualità, mettere in discussione soprattutto idee che spesso sono contraddittorie irragionevoli e carenti di basi scientifiche.

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Luigi Zucaro è medico, endocrinologo. È sacerdote dal 2009. Ha conseguito il dottorato in teologia presso l’Istituto Giovanni Paolo II a Roma, dedicato agli studi sul matrimonio e la famiglia, dove in seguito ha anche ricevuto un incarico di insegnamento. È professore incaricato presso l’Istituto Pastorale Redemptor Hominis della Pontificia Università Lateranense, oltre alla sua mansione principale come Responsabile della Funzione Bioetica dell’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” a Roma.

 

  1. Cfr A. Morris, “The advocate: Laverne Cox”, Glamour, November 2014. 

  2. Cfr John Colapinto, As Nature Made Him: The Boy Who Was Raised as a Girl, Harper Collins, 2000. 

  3. Cfr P. Mc Hugh, “Surgical Sex”, First Things, November 2004. 

  4. Ryan T. Anderson, When Harry Became Sally. Responding to the Transgender Moment. Encounter Books, 2018. (la traduzione è mia) 

  5. American Psychological Association: “Answers to your questions about transgender people, gender identity, and gender expression”. 

  6. R. Anderson, When Harry became Sally, (cit.) p. 48 (la traduzione è mia) 

  7. “Being transgender required destroying the identity of Walt so my female persona, Laura, would feel unshackled from Walt’s past, with all its hurt, shame, and abuse. It’s marvelous distraction for a while, but it isn’t a permanent solution when the underlying issues remain unaddressed” (la traduzione è mia). Tratto da Walt Heyer, “Transgender characters may win Emmys, but transgender people hurt themselves”, Federalist, Feb. 22, 2015. 

  8. R. Anderson, When Harry became Sally, (cit.) p. 48: “Sex as a status – male or female – is a recognition of the organization of a body that has the ability to engage in sex as an act” (la traduzione è mia). 

  9. Haas A. P., Rodgers P. L., Herman J., “Suicide Attempts AmongTransgender and Gender Non-conforming Adults: Findings of the National Transgender Discrimination Survey”, Williams Institute, UCLA School of Law, Jan 2014. 

  10. World Professional Association for Transgender Healt, Standars of Care for the Healt of Transexual, Transgender and Gender Nonconforming People, 7th version (2011).