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L’incontro tra Papa Francesco e il presidente Biden non è avvenuto

Un articolo dello staff del Catholic News Agency nella mia traduzione. 

 

Joe Biden e Papa Francesco
Joe Biden e Papa Francesco
(CREDIT: ANDREW CABALLERO-REYNOLDS/AFP VIA GETTY)

 

La partecipazione del presidente Joe Biden alla messa mattutina con Papa Francesco è stata cancellata da un piano iniziale per il primo incontro dei due leader, ha detto alla CNA una fonte vaticana affidabile.

Il presidente Biden è attualmente in Europa per diversi incontri di alto livello, offrendo una potenziale opportunità di incontro con Papa Francesco. Secondo fonti vaticane per il 15 giugno, non c’è nessun incontro attualmente in programma tra i due uomini.

L’entourage del presidente aveva originariamente richiesto che Biden partecipasse alla messa con il papa al mattino presto, ma la proposta è stata respinta dal Vaticano dopo aver considerato l’impatto che Biden ricevendo la Santa Comunione dal papa avrebbe avuto sulle discussioni che l’USCCB sta progettando di avere durante il loro incontro che inizia mercoledì 16 giugno.

I vescovi statunitensi dovrebbero votare sulla creazione di un comitato che rediga un documento sulla coerenza eucaristica (può ricevere la Comunione solo chi è in grazia di Dio e non chi, come ad esempio Biden, sostiene e promuove leggi come l’aborto, che consentono la soppressione di una vita umana, o il matrimonio omosessuale, che è contro il piano di Dio, ecc, ndr).

Il presidente Biden è in Europa per diversi incontri di alto livello. Dopo aver partecipato al vertice del G7 in Cornovaglia, Inghilterra, si è recato a Bruxelles, Belgio. Poi volerà a Ginevra, in Svizzera, per il vertice programmato con il presidente russo Vladimir Putin il 16 giugno.

L’allora vicepresidente americano Biden ha incontrato Papa Francesco per la prima volta nel settembre 2015, quando il papa ha visitato gli Stati Uniti per partecipare all’incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia.

L’anno successivo, il 29 aprile 2016, Biden è andato in Vaticano per un vertice sulla medicina rigenerativa, dove ha elogiato Papa Francesco e ha sostenuto una spinta globale per curare il cancro.

Biden ha aperto il suo discorso in Vaticano ricordando come, durante la visita negli Stati Uniti nel settembre precedente, Papa Francesco lo aveva confortato dopo la perdita del suo figlio maggiore Beau, scomparso l’estate precedente all’età di 46 anni per un cancro al cervello.

 

 

 




Il Vaticano disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche

card.-Kevin-J.-Farrell
card. Kevin J. Farrell

Decreto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita Le associazioni di fedeli che disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del medesimo Dicastero, 11.06.2021

DECRETO GENERALE

Le associazioni internazionali di fedeli e l’esercizio del governo al loro interno sono oggetto di peculiare riflessione e conseguente discernimento da parte del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, in ragione delle competenze che gli sono proprie.

La Chiesa riconosce ai fedeli, in forza del battesimo, il diritto di associazione e tutela la libertà dei medesimi di fondarle e dirigerle. Fra le varie forme di attuazione di tale diritto, vi sono le associazioni di fedeli (cfr. cann. 215; 298-329 del Codice di diritto canonico), le quali, soprattutto a seguito del Concilio Vaticano II, hanno conosciuto una stagione di grande fioritura, portando alla Chiesa e al mondo contemporaneo abbondanza di grazia e di frutti apostolici.

Il governo nelle associazioni, riconosciuto e tutelato come sopra, deve tuttavia esercitarsi nei limiti stabiliti dalle norme generali della Chiesa, dalle norme statutarie proprie delle singole aggregazioni, nonché in conformità alle disposizioni dell’autorità ecclesiastica competente per il loro riconoscimento e per la vigilanza sulla loro vita e attività.

La coessenzialità dei doni carismatici e dei doni gerarchici nella Chiesa, (cfr. Iuvenescit Ecclesia,10), esige, infatti, che il governo, all’interno delle aggregazioni di fedeli, sia esercitato coerentemente con la missione ecclesiale delle medesime, quale servizio ordinato alla realizzazione delle finalità loro proprie e alla tutela dei membri.

Occorre, pertanto, che l’esercizio del governo si articoli adeguatamente nella comunione ecclesiale e si realizzi nella sua qualità strumentale ai fini che l’associazione persegue.

Nel processo di definizione dei criteri per una prudente conduzione del governo nelle associazioni, il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha ritenuto necessaria la regolamentazione dei mandati delle cariche di governo quanto a durata e a numero, come anche la rappresentatività degli organi di governo, al fine di promuovere un sano ricambio e di prevenire appropriazioni che non hanno mancato di procurare violazioni e abusi.

Stanti le premesse enunciate e valutata l’utilità del ricambio generazionale negli organi direttivi, nonché l’opportunità di promuovere un avvicendamento negli incarichi di governo;

tenuta parimenti in considerazione la necessità di prevedere mandati di governo tali da consentire la realizzazione di progetti idonei alle finalità dell’associazione;

valutato, altresì, il ruolo del fondatore per l’opportuna configurazione, lo sviluppo e la stabilità della vita associativa, in forza del carisma che ne ha suscitato la nascita;

nell’intento di assicurare il retto funzionamento del governo di tutte le associazioni internazionali di fedeli;

consultati esperti in materia e altri Dicasteri della Curia Romana, per quanto di loro competenza;

visti l’articolo 18 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus sulla Curia Romana, l’articolo 126 del Regolamento Generale della Curia Romana, i canoni 29, 30 e 305 del Codice di diritto canonico, nonché gli articoli 1, 5 e 7 § 1 dello Statuto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita;

il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, nell’esercizio delle proprie funzioni e per mandato della Suprema Autorità,

decreta,

con riferimento alle associazioni internazionali di fedeli riconosciute o erette dalla Sede Apostolica e soggette alla vigilanza diretta del Dicastero, quanto segue.

Art. 1. – I mandati nell’organo centrale di governo a livello internazionale possono avere la durata massima di cinque anni ciascuno.

Art. 2 § 1. – La stessa persona può ricoprire un incarico nell’organo centrale di governo a livello internazionale per un periodo massimo di dieci anni consecutivi.

Art. 2 § 2. – Trascorso il limite massimo di dieci anni, la rielezione è possibile solo dopo una vacanza di un mandato.

Art. 2 § 3. – La disposizione di cui all’articolo 2 § 2 non si applica a chi è eletto moderatore, il quale può esercitare tale funzione indipendentemente dagli anni già trascorsi in altro incarico nell’organo centrale di governo a livello internazionale.

Art. 2 § 4. – Chi ha esercitato le funzioni di moderatore per un massimo di dieci anni, non può accedere nuovamente a tale incarico; può, invece, ricoprire altri incarichi nell’organo centrale di governo a livello internazionalesolo dopo una vacanza di due mandati relativi a tali incarichi.

Art. 3. – Tutti i membri pleno iure abbiano voce attiva, diretta o indiretta, nella costituzione delle istanze che eleggono l’organo centrale di governo a livello internazionale.

Art. 4 § 1. – Le associazioni nelle quali, al momento della entrata in vigore del presente Decreto, sono conferiti incarichinell’organo centrale di governoa livello internazionale a membri che hanno superato i limiti di cui agli articoli 1 e 2, debbono provvedere a nuove elezioni entro e non oltre ventiquattro mesi dalla entrata in vigore del presente Decreto.

Art. 4 § 2. – Le associazioni nelle quali, al momento della entrata in vigore del presente Decreto, sono conferiti incarichi nell’organo centrale di governo a livello internazionale a membri che supereranno, durante il periodo del mandato in corso, i limiti di cui agli articoli 1 e 2, debbono provvedere a nuove elezioni entro e non oltre ventiquattro mesi dal raggiungimento del limite massimo imposto dal presente Decreto.

Art. 5. – I fondatori potranno essere dispensati dalle norme di cui agli articoli 1, 2 e 4 dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Art. 6. – Le presenti disposizioni non riguardano gli incarichi di governo vincolati all’applicazione di norme proprie di associazioni clericali, di istituti di vita consacrata o di società di vita apostolica.

Art. 7. – Il presente Decreto si applica, con eccezione della norma di cui all’articolo 3, anche agli altri entinon riconosciuti né eretti come associazioni internazionali di fedeli, a cui è stata concessa personalità giuridica e che sonosoggetti alla vigilanza diretta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Art. 8. – Dalla entrata in vigore del presente Decreto e fino all’approvazione di eventuali modifiche statutarie da parte del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, quanto stabilito abroga ogni norma ad esso contraria eventualmente prevista negli statuti delle associazioni.

Art. 9. – Il presente Decreto, promulgato mediante pubblicazione nel quotidiano L’Osservatore Romano, entra in vigore trascorsi tre mesi dal giorno della sua pubblicazione. Il Decreto sarà altresì pubblicato nel commentario ufficiale degli Acta Apostolicae Sedis.

Il Sommo Pontefice Francesco, nell’Udienza concessa il giorno 2 giugno 2021 al sottoscritto Cardinale Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, ha approvato in forma specifica il presente Decreto generale, avente forza di legge, unitamente alla Nota esplicativa che lo accompagna.

Dato a Roma, dalla sede del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, il 3 giugno 2021, Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo.

Card. Kevin Farrell
Prefetto

P. Alexandre Awi Mello, I.Sch.
Segretario

 

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Nota esplicativa

  1. Il Decreto generale Le associazioni di fedeli disciplina l’esercizio del governo nelle associazioni internazionali di fedeli, private e pubbliche, e negli altri enti con personalità giuridica soggetti alla vigilanza diretta del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita. Il Decreto è da leggersi nel contesto della missione affidata al Dicastero, come anche in riferimento al Magistero riguardante le associazioni di fedeli e i movimenti ecclesiali.
  2. Al Dicastero, nell’ambito della propria competenza, spetta il compito di accompagnare la vita e lo sviluppo delle aggregazioni di fedeli e dei movimenti laicali (cfr. Statuto, art. 7). Il suo operato è animato dal desiderio di promuovere la crescita delle realtà ecclesiali ad esso affidate, nonché di aiutare i Pastori a svolgere adeguatamente il loro ruolo di guida e di accompagnamento nei confronti delle medesime.
  3. Sulla scia del Concilio Vaticano II, che riconosceva nell’apostolato laicale organizzato un’espressione della vocazione e responsabilità missionaria dei fedeli laici (cfr. Apostolicam Actuositatem, 1,18-19), San Giovanni Paolo II vedeva realizzata nelle aggregazioni di fedeli l’essenza della Chiesa stessa: «rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo» (Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, 27 maggio 1998). Con intuito profetico, rivolgendosi ai movimenti ecclesiali in occasione della Veglia di Pentecoste dell’anno 1998, lanciò loro una nuova sfida: «Oggi dinanzi a voi si apre una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale. Ciò non vuol dire che tutti i problemi siano stati risolti. È, piuttosto, una sfida. Una via da percorrere. La Chiesa si aspetta da voi frutti “maturi” di comunione e di impegno» (Discorso ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità alla Veglia di Pentecoste, 30 maggio 1998).
  4. Benedetto XVI approfondiva le implicazioni di questa nuova fase di maturità ecclesiale additando, quale via per comprendere adeguatamente le aggregazioni di fedeli alla luce del disegno di Dio e della missione della Chiesa, una più matura comunione di tutte le componenti ecclesiali, «perché tutti i carismi, nel rispetto della loro specificità, possano pienamente e liberamente contribuire all’edificazione dell’unico corpo di Cristo» (Ai Vescovi partecipanti al Seminario di studio promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 17 maggio 2008). Egli sollecitava, inoltre, i movimenti ecclesiali a sottomettersi con pronta obbedienza e adesione al discernimento dell’autorità ecclesiastica, indicando tale disponibilità quale garanzia stessa dell’autenticità dei carismi e della bontà evangelica del loro operato (cfr. Messaggio ai partecipanti al II Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, 22 maggio 2006).
  5. Papa Francesco, in linea con i predecessori, suggerisce di comprendere le esigenze richieste dal cammino di maturità ecclesiale delle aggregazioni di fedeli nell’ottica della conversione missionaria (cfr. Evangelii Gaudium, 29-30). Egli indica come prioritari il rispetto della libertà personale; il superamento dell’autoreferenzialità, degli unilateralismi e delle assolutizzazioni; la promozione di una più ampia sinodalità, come anche il bene prezioso della comunione. «La vera comunione – precisa – non può esistere in un movimento o in una nuova comunità, se non si integra nella comunione più grande che è la nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica» (Discorso ai partecipanti al III Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, 22 novembre 2014).

In riferimento alla maturità ecclesiale, Papa Francesco esorta: «Non dimenticate che, per raggiungere questo traguardo, la conversione deve essere missionaria: la forza di superare tentazioni e insufficienze viene dalla gioia profonda dell’annuncio del Vangelo, che è alla base di tutti i vostri carismi» (Discorso ai partecipanti al III Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, 22 novembre 2014). Questa è la chiave interpretativa che permette di cogliere il significato ecclesiale del presente Decreto, che mira, nello specifico, a far superare “tentazioni e insufficienze” riscontrate nel modo di esercitare il governo all’interno delle associazioni di fedeli.

  1. Nel suo servizio di accompagnamento di oltre cento associazioni e altri enti internazionali sui quali esercita vigilanza diretta, il Dicastero ha avuto modo di osservare prassi di gestione delle responsabilità direttive assai diversificate. Questa esperienza ha sollecitato uno studio e un discernimento che avesse come oggetto la retta conduzione del governo all’interno delle suddette aggregazioni.
  2. In seno alle associazioni di fedeli, l’autorità viene attribuita dalla libera volontà degli associati a norma degli statuti, e va esercitata come servizio per il buon governo dell’ente, in riferimento alle finalità specifiche nell’adempimento della missione ecclesiale. Infatti, i carismi che hanno suscitato la nascita di variegate realtà aggregative sono stati elargiti dallo Spirito Santo ad utilitatem di tutto il Popolo di Dio, non solo a beneficio di chi li riceve (cfr. Iuvenescit Ecclesia, 5-7). Di conseguenza, l’orizzonte ultimo sullo sfondo del quale concepire ogni dimensione della vita delle realtà aggregative rimane la Chiesa, non l’ambito ristretto dell’associazione internazionale o, ancor meno, di ciascun singolo gruppo locale. Dunque, anche il governo nelle associazioni di fedeli è da intendersi in una prospettiva di comunione ecclesiale, e si esercita a norma del diritto universale e di quello proprio, sotto la vigilanza dell’autorità ecclesiastica (cfr. cann. 305, 315, 323 Codice di diritto canonico; Lumen gentium, 12 b; Iuvenescit Ecclesia, 8).
  3. Nell’ambito della vigilanza che gli compete, il Dicastero – a seguito di un attento studio del Magistero e del diritto della Chiesa, nonché di una prudente consultazione interdicasteriale – ha identificato alcuni criteri di ragionevolezza in merito a due aspetti necessari per un retto esercizio del governo: la regolamentazione dei mandati degli organi di governo a livello internazionale e la rappresentatività di questi ultimi. Il Decreto generale promulgato in data odierna – che gode dell’approvazione in forma specifica del Sommo Pontefice – disciplina tali mandati quanto a durata e a numero e, per le associazioni, la partecipazione dei membri nella costituzione degli organi centrali di governo.
  4. Non di rado la mancanza di limiti ai mandati di governo favorisce, in chi è chiamato a governare, forme di appropriazione del carisma, personalismi, accentramento delle funzioni nonché espressioni di autoreferenzialità, che facilmente cagionano gravi violazioni della dignità e della libertà personali e, finanche, veri e propri abusi. Un cattivo esercizio del governo, inoltre, crea inevitabilmente conflitti e tensioni che feriscono la comunione, indebolendo lo slancio missionario. [evidenziazione mia]
  5. Parimenti, l’esperienza ha mostrato che il ricambio generazionale degli organi di governo mediante la rotazione delle responsabilità direttive, apporta grandi benefici alla vitalità dell’associazione: è opportunità di crescita creativa e spinta per l’investimento formativo; rinvigorisce la fedeltà al carisma; dà respiro ed efficacia all’interpretazione dei segni dei tempi; incoraggia modalità nuove e attuali di azione missionaria.
  6. Il Decreto abroga ogni norma ad esso contraria, in vigore negli statuti delle aggregazioni e degli enti interessati.
  7. In merito alla rappresentatività, il Decreto prevede che i membri pleno iure di un’associazione partecipino, almeno indirettamente, al processo di elezione dell’organo centrale di governo a livello internazionale (Art. 3).
  8. Per quanto concerne il rinnovo delle cariche di governo, il Decreto limita a cinque anni la durata massima di ciascun mandato nell’organo centrale di governo a livello internazionale (Art. 1), ad un massimo di dieci anni consecutivi l’esercizio di qualsiasi incarico in tale organo (Art. 2 § 1) con possibilità di rielezione solo dopo la vacanza di un mandato (Art. 2 § 2), eccetto il caso di elezione a moderatore, incarico che potrà essere esercitato indipendentemente dagli anni già trascorsi in altro incarico nell’organo centrale (Art. 2 § 3); la funzione di moderatore può essere svolta per un massimo di dieci anni in assoluto, dopodiché non si può più accedere a tale incarico (Art. 2 § 4).
  9. Consapevole del ruolo chiave svolto dai fondatori in diverse associazioni o enti internazionali, il Dicastero, al momento di approvarne gli statuti, ha spesso concesso stabilità agli incarichi di governo attribuiti ai fondatori stessi. In tal modo, si è cercato di concedere un tempo sufficiente per far sì che il carisma da essi ricevuto trovi adeguata collocazione nella Chiesa e sia fedelmente recepito da parte dei membri. In forza di questo Decreto, il Dicastero si riserva di dispensare i fondatori dai limiti stabiliti (Art. 5), se lo riterrà opportuno per lo sviluppo e la stabilità dell’associazione o dell’ente, e se tale dispensa corrispondesse alla chiara volontà dell’organo centrale di governo.
  10. Il Dicastero è fiducioso che tale Decreto venga recepito nel giusto spirito di filiale obbedienza e di comunione ecclesiale, di cui hanno dato prova in modo esemplare tante associazioni di fedeli e enti internazionali, e che ne venga colta appieno la motivazione pastorale, nata dal desiderio della Chiesa-madre di far progredire questi suoi figli verso la piena maturità ecclesiale auspicata. Il Dicastero rende grazie al Signore per il dono prezioso costituito da queste realtà internazionali, impegnate ad annunciare Cristo Risorto e a trasformare il mondo secondo il Vangelo.

Fonte: vaticannews




I cattolici presentano un “dubium” al Vaticano chiedendo se la Chiesa in Germania è in scisma

Tre cattolici hanno presentato un “dubium” al Vaticano chiedendo se la Chiesa in Germania è nello scisma.

Un articolo dello staff del Catholic News Agency, nella mia traduzione. 

 

Mons. Georg Batzing, presidente dei vescovi tedeschi
Mons. Georg Batzing, presidente dei vescovi tedeschi

 

Tre cattolici hanno presentato un “dubium” al Vaticano chiedendo se la Chiesa in Germania è nello scisma.

Il trio della diocesi di Essen ha formalmente richiesto una decisione alla Congregazione per la Dottrina della Fede, ha riferito CNA Deutsch, il partner di notizie in lingua tedesca della CNA.

Un dubium, dalla parola latina che significa “dubbio”, è una domanda rivolta alla congregazione dottrinale del Vaticano a cui si può rispondere con un “sì” o un “no”.

La congregazione risponde con un “Responsum ad dubium”, come ha fatto a marzo quando è stato chiesto se la Chiesa ha l’autorità di benedire le coppie dello stesso sesso.

A volte viene chiesto alla congregazione di rispondere a più domande, note come “dubia”. Quattro cardinali hanno presentato cinque dubia nel 2016 sull’interpretazione di Amoris laetitia, l’esortazione apostolica di Papa Francesco sull’amore nella famiglia.

André Wichmann, di Bochum, nella Germania occidentale, ha detto a CNA Deutsch il 9 giugno che lui e altri due avevano presentato i dubia per una “grande preoccupazione riguardo l’unità”.

“Dal mio punto di vista, la scissione ha già avuto luogo”, ha detto, citando le richieste in Germania per l’ordinazione delle donne, le benedizioni delle coppie dello stesso sesso in sfida al Vaticano, e i laici che predicano nelle messe.

“Siamo tre cristiani cattolici della diocesi di Essen. Siamo stati anche coinvolti nella vita comunitaria in vari ministeri per molti anni”, ha detto.

“In un processo che è durato molti anni, abbiamo anche sperimentato la crescente polarizzazione nelle congregazioni locali. Non è stato sempre facile professare il Catechismo della Chiesa Cattolica. Né è stato sempre facile sostenere una liturgia celebrata secondo i libri della Chiesa”.

Wichmann ha detto che il gruppo sapeva di “non avere diritto a una risposta” da Roma, ma il segnale era comunque importante.

“Il tetto della Chiesa è in fiamme a nord delle Alpi”, ha commentato.

Wichmann ha notato le critiche alla “via sinodale” della Chiesa tedesca fatte questa settimana dall’influente teologo cardinale Walter Kasper.

L’88enne cardinale tedesco ha detto: “Non ho ancora perso la speranza che le preghiere di molti fedeli cattolici aiutino a indirizzare la Via Sinodale in Germania su binari cattolici”.

Il Cammino Sinodale è un processo pluriennale che riunisce vescovi e laici per discutere quattro temi principali: il modo in cui il potere viene esercitato nella Chiesa; la moralità sessuale; il sacerdozio e il ruolo delle donne.

Wichmann ha previsto che la Via Sinodale causerà anche frustrazione tra i “cattolici orientati alla riforma”. Egli ha sostenuto che poiché le decisioni dell’iniziativa non sono legalmente vincolanti per i vescovi, le aspettative di un cambiamento dottrinale non sono realistiche.

Ha detto che anche per i cattolici che sono fedeli al Magistero, la Via Sinodale rischia di creare una più profonda “polarizzazione e divisione”.

“Le discussioni qui, nella Chiesa cattolica in Germania, si svolgono separatamente dalla Chiesa universale. Molti dei temi sollevati devono essere decisi nella Chiesa universale, sulla base del Magistero”, ha detto.

“Trattando argomenti che contraddicono il Magistero e intraprendendo così un percorso idiosincratico, la via sinodale delude inevitabilmente anche le aspettative dei cattolici per i quali il Catechismo e il Magistero costituiscono un fondamento”.

Il vescovo Georg Bätzing, il presidente della conferenza episcopale tedesca, ha insistito il mese scorso che i cattolici del paese non sono “scismatici”.

Egli ha detto: “È assolutamente chiaro che ci sono questioni che possiamo discutere solo a livello della Chiesa universale. Noi contribuiremo dalla Germania con le nostre riflessioni”.

“Tuttavia, vorrei respingere l’accusa ripetutamente usata di essere scismatici o di volersi staccare come Chiesa nazionale tedesca da Roma. Il nostro legame con Roma e con il Santo Padre è molto stretto”.

Per i tre autori del dubium, ha detto Wichmann, “solo sul fondamento del chiarimento si può ritrovare l’unità nella fede, nell’amore e nella speranza”.

“Speriamo quindi molto in una risposta da Roma”, ha detto, “anche per togliere i dubbi di molti credenti e promuovere così la fiducia”.

 




Papa Francesco respinge le dimissioni del card. Marx. Ecco la lettera.

Oggi 10 giugno il Papa ha fatto pubblicare su vatican.va una risposta ufficiale alla lettera di dimissioni del cardinale Marx da vescovo di Monco e Frisinga, in cui rifiuta la sua rinuncia.
Ecco il testo integrale nella mia traduzione.

 

Papà Francesco e il Card. Reinhard Marx
Papà Francesco e il Card. Reinhard Marx

 

 

Caro fratello,

Prima di tutto, grazie per il tuo coraggio. È un coraggio cristiano che non ha paura della croce, e che non ha paura di umiliarsi di fronte alla terribile realtà del peccato. È quello che ha fatto il Signore (Fil 2,5-8). È una grazia che il Signore ti ha dato, e vedo che vuoi accettarla e conservarla perché porti frutto. Grazie.

Tu mi dici che stai attraversando un momento di crisi, e non solo tu, ma anche la Chiesa in Germania. Tutta la Chiesa è in crisi a causa degli abusi; ancora di più, la Chiesa non può fare un passo avanti ora senza accettare questa crisi. La politica dello struzzo non aiuta, e la crisi deve essere abbracciata dalla nostra fede pasquale. Sociologismi e psicologismi non aiutano. Accettare la crisi, come individuo e come comunità, questa è l’unica via fruttuosa; perché si esce da una crisi solo in comunità, e inoltre dobbiamo renderci conto che dalla crisi si esce  come una persona migliore o peggiore, ma mai immutata.”[1]

Mi dici di aver riflettuto dall’anno scorso: ti sei messo a cercare la volontà di Dio e hai deciso di accettarla, qualunque essa sia.

Sono d’accordo con te che abbiamo a che fare con un disastro: la triste storia degli abusi sessuali e il modo in cui la Chiesa l’ha affrontata fino a poco tempo fa. Diventare consapevoli dell’ipocrisia nel modo in cui viviamo la fede è una grazia e un primo passo che dobbiamo fare. Dobbiamo assumerci la responsabilità della storia, sia come individui che come comunità. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a questo crimine. Accettarlo significa esporsi alla crisi.

Non tutti vogliono accettare questo fatto, ma è l’unico modo. Perché fare “buoni propositi” per cambiare la propria vita senza “mettere la carne sul fuoco” non porta da nessuna parte. La realtà personali, sociali e storiche sono concrete e non basta accettarle solo con l’aiuto delle idee. Sulle idee si può discutere (e va bene che sia così). Ma bisogna che la realtà venga assunta e che su di essa si faccia discernimento. È vero che gli eventi storici devono essere valutati con l’ermeneutica del tempo in cui sono avvenuti. Ma questo non ci esime dal compito di assumerci la responsabilità e di accettare questi eventi come la storia del “peccato che ci affligge”. Per questo credo che ogni vescovo della Chiesa debba accettarli e chiedersi: cosa devo fare di fronte a questa catastrofe?

Il “mea culpa” di fronte a tanti errori del passato è stato pronunciato da noi più di una volta, in molte situazioni, anche se non eravamo personalmente coinvolti in quella fase storica. Ed è proprio questo comportamento che ci viene richiesto ancora oggi. Ci viene chiesto di riformarci, non – in questo caso – a parole, ma con comportamenti che abbiano il coraggio di affrontare questa crisi, di accettare la realtà, ovunque essa porti. E tutte le riforme cominciano da se stessi. La riforma nella Chiesa è stata portata avanti da uomini e donne che non hanno avuto paura di esporsi alla crisi e di lasciarsi riformare dal Signore. Questo è l’unico modo; altrimenti saremmo solo “ideologi della riforma” senza mettere in gioco la nostra carne.

Il Signore non si è mai impegnato in una “riforma” (chiedo il permesso per questa espressione), né con il progetto dei farisei, né con quello dei sadducei o degli zeloti o degli esseni. Ma l’ha realizzato con la sua vita, con la sua storia, con la sua carne, sulla croce. E questa è la via che anche tu, caro fratello, accetti offrendo la tua rinuncia all’ufficio.

Nella tua lettera dici giustamente che non ci fa bene seppellire il passato. Il silenzio, le omissioni, il peso eccessivo dato al prestigio delle istituzioni – tutto questo porta solo al fallimento personale e storico; ci porta a vivere con il peso di avere, come si dice, “scheletri nell’armadio”.

È importante “ventilare” la realtà dell’abuso e il modo in cui la Chiesa l’ha trattato, e permettere allo Spirito di condurci nel deserto della desolazione, alla croce e alla resurrezione. È la via dello Spirito che dobbiamo seguire, e il punto di partenza è l’umile confessione: abbiamo sbagliato, abbiamo peccato. Non saranno gli esami a salvarci, né il potere delle istituzioni. Non saremo salvati dal prestigio della nostra Chiesa, che tende a nascondere i suoi peccati. Non saremo salvati dal potere del denaro, né dall’opinione dei media (spesso ne siamo fin troppo dipendenti). Ciò che ci salverà sarà aprire la porta a Colui che solo può salvarci, e confessare la nostra nudità: “Ho peccato”, “Abbiamo peccato” – e piangere, e balbettare come meglio possiamo, “Vattene da me, perché sono un peccatore”, un’eredità lasciata dal primo Papa ai papi e ai vescovi della Chiesa. E allora sentiremo quella vergogna risanatrice che apre le porte alla compassione e alla tenerezza del Signore che ci è sempre vicino. Come Chiesa, dobbiamo chiedere la grazia della vergogna e che il Signore ci impedisca di essere la prostituta senza vergogna di Ezechiele 16.

Mi piace il modo in cui termini la lettera: “Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Lo riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente richiede. “.

E questa è la mia risposta, caro fratello. Vai avanti come tu stesso proponi, ma come arcivescovo di Monaco e Frisinga. E se sei tentato di pensare che questo Vescovo di Roma (tuo fratello che ti ama), confermando la tua missione e non accettando le tue dimissioni, non ti capisca, pensa a ciò che ha provato Pietro davanti al Signore quando, a suo modo, ha presentato la sua rinuncia: “allontanatevi da me, sono un peccatore”, e ascolta la risposta: “pasci le mie pecorelle”.

Con affetto fraterno

 

FRANCESCO

 

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[1] C’è il pericolo di non accettare la crisi e rifugiarsi nel conflitto, un modo di comportarsi che finisce per soffocare e impedire ogni possibile cambiamento. Perché nella crisi c’è un seme di speranza, mentre nel conflitto c’è un seme di disperazione. La crisi ci coinvolge – il conflitto, invece, ci imprigiona e porta all’atteggiamento asettico di Pilato: “Non sono innocente di questo sangue; vedetevela voi!” (Mt 27,24) – un atteggiamento che ha già fatto e continua a fare tanto male.

 




Kardinal Pell: non abbiamo bisogno di una seconda Chiesa protestante.

Kathpress [agenzia di stampa cattolica in Austria, n.d.r.] ha intervistato il cardinale Pell chiedendogli una sua opinione sulla situazione della Chiesa Cattolica in Germania. Ecco le sue brevi ma significative parole nella mia traduzione.

 

Card. George Pell
Card. George Pell

 

Secondo il cardinale australiano George Pell, lo scandalo degli abusi nella Chiesa deve essere affrontato, ma non è un motivo per rinunciare agli insegnamenti essenziali della Chiesa cattolica. È “un totale errore di interpretazione pensare che questa terribile crisi richieda un completo ripensamento delle nostre strutture o del nostro modo di vivere”, ha detto Pell in un’intervista a Kathpress in occasione del suo 80° compleanno, riferendosi a certi dibattiti di stampo riformista come il Cammino Sinodale in Germania o in Australia.

“Non abbiamo bisogno di un’altra chiesa protestante; i protestanti liberali stanno perdendo membri ancora più velocemente e più di noi”, ha detto il cardinale. Una domanda cruciale che i cattolici in Australia, come in Europa, si devono porre è: “Siamo servi e difensori della tradizione apostolica, della fede, della rivelazione – o loro padroni, così che possiamo cambiarle in modo radicale?”

Le persone nella Chiesa non hanno peccato o commesso grandi errori perché hanno seguito gli insegnamenti della Chiesa stessa, ha sottolineato Pell. “Chi rispetta la dottrina non commette abusi”. In risposta alle accuse riguardo alle quali la Chiesa mancherebbe di credibilità finché non tratta le donne con piena uguaglianza o benedice le unioni omosessuali, ha detto: “Mi dispiace per questo, ma non è la mia dottrina; io seguo Gesù Cristo. Quello che ha insegnato è durato 2.000 anni; oggi ha 1,3 miliardi di seguaci cattolici”.

La fede cristiana funziona quando sostiene ciò che Gesù Cristo ha insegnato, ha detto Pell. Questo si dimostra anche dal punto di vista sociologico: “I gruppi religiosi che hanno una dottrina ferma e chiara sopravvivono meglio di quelli liberali. I figli dei cristiani liberali diventano agnostici”.

Pell è stato arcivescovo di Melbourne e poi arcivescovo di Sydney dalla metà degli anni ’90. Nel 2014, Papa Francesco lo ha nominato prefetto del Segretariato per l’Economia della Curia Romana, a quei tempi appena creato. Nell’estate del 2017, il cardinale ha dovuto recarsi nella sua nativa Australia per essere processato con l’accusa di abuso. Dopo essere stato imprigionato per un anno buono a causa del primo verdetto, è stato finalmente assolto dalla Corte Suprema dell’Australia nell’aprile 2020 per mancanza di prove.

 




Videomessaggio del Santo Padre ai partecipanti al Forum “A che punto siamo con Amoris laetitia?

Rilanciamo il video messaggio di Papa Francesco ai partecipanti al Forum “A che punto siamo con Amoris laetitia? Strategie per l’applicazione dell’Esortazione apostolica di Papa Francesco”

 

(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)



 

Cari fratelli nell’episcopato,

cari fratelli e sorelle,

mi rivolgo a voi in occasione del Forum organizzato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, a cinque anni dalla promulgazione dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia. Ringrazio il Dicastero per aver preso l’iniziativa, nonostante le difficoltà pratiche dovute alla pandemia. E sono grato a tutti voi per aver risposto all’invito: i delegati degli Uffici Famiglia di oltre 60 Conferenze episcopali e di oltre 30 movimenti internazionali sono oggi qui, collegati per questo incontro.

Nel panorama delle iniziative più importanti dell’Anno “Famiglia Amoris laetitia”, il Forum rappresenta un momento essenziale di dialogo tra la Santa Sede, le Conferenze episcopali, i movimenti e le associazioni familiari. Lo Spirito Santo lo renda un momento di fecondità per la Chiesa, pastori e laici insieme, per metterci in ascolto delle necessità concrete delle famiglie e aiutarci a vicenda nell’avviare i processi necessari per rinnovare l’annuncio della Chiesa.

La domanda che vi ponete – “A che punto siamo con l’applicazione di Amoris laetitia?” – vuole stimolare a compiere un fecondo discernimento ecclesiale sullo stile e sulle finalità della pastorale familiare nella prospettiva della nuova evangelizzazione. L’Esortazione Amoris laetitia è il frutto di un’approfondita riflessione sinodale su matrimonio e famiglia e, in quanto tale, richiede un paziente lavoro di attuazione e una conversione missionaria. Questo Forum si pone in continuità con il cammino sinodale, che deve potersi concretizzare nelle Chiese locali e che richiede cooperazione, condivisione di responsabilità, capacità di discernimento e disponibilità a farsi prossimi alle famiglie.

Nel pieno delle difficoltà causate dalla pandemia, che «lacerano la vita della famiglia e della sua intima comunione di vita e di amore»,[1] la famiglia si mostra oggi più che mai segno dei tempi e la Chiesa è invitata anzitutto a un ascolto attivo delle famiglie e al tempo stesso a coinvolgerle come soggetti della pastorale. Occorre mettere da parte ogni «annuncio meramente teorico e sganciato dai problemi reali delle persone»,[2] così come l’idea che l’evangelizzazione sia riservata a una élite pastorale. Ogni battezzato «è soggetto attivo di evangelizzazione».[3] Per portare l’amore di Dio alle famiglie e ai giovani, che costruiranno le famiglie di domani, abbiamo bisogno dell’aiuto delle famiglie stesse, della loro esperienza concreta di vita e di comunione. Abbiamo bisogno di sposi accanto ai pastori, per camminare con altre famiglie, per aiutare chi è più debole, per annunciare che, anche nelle difficoltà, Cristo si rende presente nel Sacramento del matrimonio per donare tenerezza, pazienza e speranza a tutti, in ogni situazione di vita.

Quanto è importante, per i giovani, vedere con i propri occhi l’amore di Cristo vivo e presente nell’amore degli sposi, che testimoniano con la loro vita concreta che l’amore per sempre è possibile!

Come gli sposi Aquila e Priscilla furono preziosi collaboratori di Paolo nella sua missione, anche oggi tante coppie di coniugi, e perfino famiglie intere con i figli[4] possono farsi valide testimoni per accompagnare altre famiglie, fare comunità, spargere semi di comunione tra le popolazioni che ricevono la prima evangelizzazione, contribuendo in maniera determinante all’annuncio del kerygma.

Il matrimonio, come il sacerdozio, ha «una diretta finalità di costruzione e dilatazione del Popolo di Dio»[5] e conferisce agli sposi una missione particolare nell’edificare la Chiesa. La famiglia è “Chiesa domestica”,[6] luogo in cui agisce la presenza sacramentale di Cristo tra gli sposi e tra i genitori e i figli. In questo senso, «l’amore vissuto nelle famiglie è una forza permanente per la vita della Chiesa»,[7] costantemente arricchita dalla vita di tutte le Chiese domestiche. Pertanto, in virtù del Sacramento del matrimonio, ogni famiglia diventa a tutti gli effetti un bene per la Chiesa.[8]

La corresponsabilità nei confronti della missione chiama, dunque, gli sposi e i ministri ordinati, specialmente i vescovi, a cooperare in maniera feconda nella cura e nella custodia delle Chiese domestiche. Pertanto, noi pastori dobbiamo lasciarci illuminare dallo Spirito, affinché si realizzi in questo annuncio salvifico da parte di coppie di sposi che spesso ci sono, sono pronte, ma non vengono chiamate.[9] Se invece le chiamiamo, le chiamiamo a lavorare con noi, se diamo loro spazio, esse possono dare il loro contributo alla costruzione del tessuto ecclesiale. Come la trama e l’ordito del maschile e del femminile, nella loro complementarietà, concorrono a formare l’arazzo della famiglia, analogamente i Sacramenti dell’ordine e del matrimonio sono entrambi indispensabili per edificare la Chiesa quale “famiglia di famiglie”. Potremo così avere una pastorale familiare in cui si respira pienamente lo spirito della comunione ecclesiale. Questa, infatti, «si configura […] come una comunione “organica”, analoga a quella di un corpo vivo […], caratterizzata dalla compresenza della diversità e della complementarietà delle vocazioni e condizioni di vita».[10]

Vi invito, dunque, a riprendere in mano Amoris laetitia per individuare, tra le priorità pastorali che in essa sono indicate, quelle che più corrispondono alle esigenze concrete di ciascuna Chiesa locale e a perseguirle con creatività e slancio missionario. Nel tempo della pandemia il Signore ci ha dato l’opportunità per ripensare non solo i bisogni e le priorità, ma anche lo stile e il modo in cui si progetta e si realizza il nostro impegno pastorale. Sulla scia del valore programmatico di Evangelii gaudium e del programma pastorale concreto tracciato da Amoris laetitia per la pastorale familiare, «spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno».[11]

Uno sforzo particolare va fatto per la formazione dei laici, in modo speciale degli sposi e delle famiglie, affinché comprendano meglio l’importanza del loro impegno ecclesiale, ossia il senso della missione che scaturisce dall’essere sposi e famiglia. Tante famiglie non sono consapevoli del grande dono che hanno ricevuto nel Sacramento, segno efficace della presenza di Cristo che accompagna ogni momento della loro vita. Quando una famiglia scopre pienamente questo dono, sente il desiderio di condividerlo con altre famiglie, perché la gioia dell’incontro con il Signore tende a diffondersi e genera altra comunione, è naturalmente missionaria.[12]

Il percorso intrapreso con le Assemblee sinodali sulla famiglia ha aiutato la Chiesa a far emergere tante sfide concrete che le famiglie vivono: pressioni ideologiche che ostacolano i processi educativi, problemi relazionali, povertà materiali e spirituali e, in fondo, tanta solitudine per la difficoltà di percepire Dio nella propria vita. Alcune di queste sfide stentano ancora ad essere affrontate e richiedono un rinnovato slancio pastorale in alcuni ambiti particolari: penso alla preparazione al matrimonio, all’accompagnamento delle giovani coppie di sposi, all’educazione, all’attenzione nei confronti degli anziani, alla vicinanza alle famiglie ferite o a quelle che, in una nuova unione, desiderano vivere appieno l’esperienza cristiana.

Auspico, quindi, che queste giornate di lavoro siano una buona occasione per condividere idee ed esperienze pastorali; e anche per creare una rete che, nella complementarità delle vocazioni e degli stati di vita, in spirito di collaborazione e comunione ecclesiale, possa annunciare il Vangelo della famiglia nella maniera più efficace, rispondendo ai segni dei tempi.

Vi affido all’intercessione di Maria Santissima, e di San Giuseppe, perché la grazia di Dio renda fruttuoso questo vostro impegno per il bene delle famiglie di oggi e di domani. Vi benedico e vi auguro buon lavoro e vi chiedo per favore, di pregare per me. Grazie.

Papa Francesco

___________________________

[1] Esort. ap. Amoris laetitia (in seguito AL), 19.

[2] AL, 201.

[3] Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 120.

[4] Cfr S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio (22 novembre 1981), 50.

[5] Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1534.

[6] Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11.

[7] AL, 88.

[8] Cfr ibid., 87.

[9] Cfr Discorso per l’inaugurazione dell’Anno giudiziario del Tribunale della Rota Romana, 25 gennaio 2020.

[10] S. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici (30 dicembre 1988), 20.

[11] Esort. ap. Evangelii gaudium, 25.

[12] Cfr ibid., 23.




La chiara risposta di un sacerdote al gesuita padre James Martin che invita a sostenere il “gay pride”

Il gesuita padre James Martin, in un video postato su Instagram ha inviato a sostenere il mese dell’orgoglio gay. Un sacerdote domenicano ha osservato che “affermazioni come quelle di P. James Martin causano confusione” e “una sorta di falsa misericordia che cerca di approvare la pratica del peccato in modo che il peccatore non si senta rifiutato”.

Un articolo di Walter Sanchez Silva, pubblicato sul Catholic News Agency, che vi propongo nella mia traduzione

 

Padre James Martin (da Twitter)
Padre James Martin (da Twitter)

 

Padre Nelson Medina, un sacerdote domenicano della Colombia, ha risposto al video Instagram del 2 giugno postato da Padre James Martin (gesuita, ndr) in cui sostiene che un cattolico può celebrare il mese dell’orgoglio gay in giugno.

Questa non è la prima volta che P. Medina ha risposto alle dichiarazioni di P. Martin, che in altre occasioni ha anche espresso posizioni contrarie alla morale cattolica.

Mercoledì, P. Martin ha postato un video che giustifica i cattolici che celebrano il mese dell’orgoglio gay a giugno, lo stesso mese che la Chiesa dedica al Sacro Cuore di Gesù.

Nel video, il gesuita considera due definizioni della parola orgoglio. La prima è “il piacere delle proprie realizzazioni che può trasformarsi in vanità, che è un male”, e la seconda è basata sulla “consapevolezza della propria dignità, che è più vicina a ciò che è il mese dell’orgoglio: una celebrazione della dignità umana di un gruppo di persone che per così tanto tempo sono state trattate come spazzatura”.

Per il gesuita americano, “forse il modo migliore per capire l’orgoglio è immaginare cosa diresti a un giovane che finalmente ha trovato il coraggio di dirti che è LGBTQ. Tu sai che Dio li ha creati, che Dio li ama e sai che Dio vuole che tu accetti quello che sono. “

“Quindi probabilmente diresti ‘Sono molto orgoglioso di te’ per essere stato in grado di dirlo. Questo è il tipo di orgoglio che celebriamo. Quindi, felice orgoglio!”. ha concluso P. Martin.

Giovedì, P. Medina ha detto ad ACI Prensa, partner di notizie in lingua spagnola della CNA, che “affermazioni come quelle di P. James Martin causano confusione”, che hanno preso piede in molti cattolici, e “una sorta di falsa misericordia che cerca di approvare la pratica del peccato in modo che il peccatore non si senta rifiutato”.

“In questo senso, qualsiasi invito a celebrare la giornata dell’orgoglio (es. gay pride, ndr), le marce o il mese dell’orgoglio è escluso per noi cattolici, perché tutte queste cose fanno parte dello sforzo di rimuovere lo stato di peccato dalla pratica delle tendenze omosessuali o di altre tendenze simili o correlate. Non è giusto per noi fare questo, ha detto il frate domenicano.

“Né dobbiamo cercare di umiliare, sminuire o distruggere le persone che hanno queste tendenze, anche se le praticano”, ha sottolineato il sacerdote colombiano.

Medina ha spiegato che “quello che dovremmo fare, per rispetto, è avere l’atteggiamento di presenza, accompagnamento, sincerità, preghiera e invocazione insieme a loro, per la grazia di cui tutti abbiamo bisogno per essere e vivere come veri figli di Dio”.

Per quanto riguarda le conseguenze pastorali delle affermazioni di P. Martin, P. Medina ha detto che “sono in realtà il contrario di quello che lui presenta. Perché se ciò che si vuole offrire è l’amore, l’amore è trasformante e Cristo ce lo mostra nel modo in cui lo ha praticato. Non lascia nella stessa condizione coloro che trova nel peccato, ma li chiama ad una trasformazione, li chiama ad un cambiamento. Tende la mano e dà loro la grazia di cambiare”.

“Quindi queste affermazioni, come molte altre di P. James Martin, sono molto spiacevoli, stabiliscono un punto di vista sbagliato, e come pratica pastorale distraggono dal vero lavoro e dalla vera enfasi della nostra fede cristiana che è sempre quella di predicare e presentare pienamente il messaggio di Gesù Cristo”, ha spiegato il sacerdote colombiano.

Medina ha anche detto che per comprendere meglio le dichiarazioni di P. Martin è necessario capire che “la teologia morale cattolica ci insegna che ci sono tre modi tipici di reagire al peccato”.

Il primo modo è “la disperazione. La persona considera che ciò che sta facendo è male ma non vede una via d’uscita e sprofonda nel senso di colpa, nella tristezza e nell’autodistruzione. Questo non è il vero modo cristiano”.

Il secondo modo di reagire è il “cinismo”. La persona “riconosce l’azione ma nega che sia sbagliata o addirittura perversa. Quando si prende questa strada, la persona trasforma il suo peccato in una fonte di orgoglio. Questa è la reazione psicologica necessaria per chiudere completamente la porta alla tristezza e al riconoscimento di aver fatto qualcosa di sbagliato”.

“La terza via, quella propriamente cristiana, a differenza del cinismo, è la conversione. Con la conversione riconosciamo che c’è il peccato nel mondo e in noi, così come la nostra propria debolezza nell’uscire dalla pratica del peccato e allora prendiamo la via della conversione”, ha detto il sacerdote colombiano.

Tutto questo, ha sottolineato P. Medina, “ci fa vedere dove sta il vero atteggiamento cattolico. Non è un atteggiamento di accusare semplicemente il peccatore per abbatterlo e distruggerlo, ma non è nemmeno un atteggiamento di applaudire e approvare il peccato”.

“Il nostro atteggiamento, sempre per rispetto e comprensione della debolezza umana, è quello di chiedere la conversione attraverso l’azione della grazia divina e la nostra umiltà e sincerità come hanno fatto nostro Signore Gesù Cristo e gli Apostoli”.

Il frate domenicano ha anche detto ad ACI Prensa che “è importante tenere presente che la diversità in sé non è necessariamente una cosa buona”.

Il sacerdote colombiano ha spiegato che due esempi di buona diversità sono nella diversità della creazione di Dio, raccontata nella Bibbia, e la diversità dei doni dello Spirito Santo che “riflettono il modo in cui Dio rinnova la creazione che è stata sottoposta al peccato”. .

Tuttavia, ha detto il frate, “c’è invece una diversità che non è giusta. Così, per esempio, nel primo capitolo della Lettera ai Romani ci viene detto di tutte le pratiche in cui il mondo pagano è caduto. Questo include forme di violenza, di abuso e di perversione; e quella diversità indicata e denunciata dall’apostolo San Paolo, non è naturalmente positiva.”

“Quindi prendere la posizione secondo la quale un cattolico dovrebbe celebrare la diversità è cadere in un errore molto grave” che “può persino fare guerra al Vangelo”, ha avvertito il sacerdote colombiano.

“Noi celebriamo la diversità all’interno del bene della creazione, della redenzione e della santificazione. Queste diversità vanno celebrate perché parlano, come insegna San Tommaso, della molteplicità delle opere divine e ci dicono qualcosa della ricchezza interiore di Dio stesso”, ha concluso il sacerdote domenicano.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna che gli omosessuali “devono essere accettati con rispetto, compassione e sensibilità. Ogni segno di ingiusta discriminazione nei loro confronti deve essere evitato”.

L’omosessualità come tendenza è “oggettivamente disordinata” e “questa inclinazione costituisce per la maggior parte di loro una prova”.

La tradizione ha sempre dichiarato che “gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati” e “non procedono da un’autentica complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.

“Le persone omosessuali sono chiamate alla castità” e attraverso “il sostegno dell’amicizia disinteressata, la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono avvicinarsi gradualmente e risolutamente alla perfezione cristiana”.

 

 

 




Cardinale Marx presenta dimissioni al Papa: “Chiesa a un punto morto”, la soluzione viene dal “Cammino sinodale” tedesco.

Il cardinale di Monaco, Reinhard Marx, presenta al Papa le sue dimissioni. Marx non ha offerto di dimettersi da cardinale, né da membro del Consiglio dei cardinali consiglieri di papa Francesco, responsabile della riforma della costituzione vaticana. Né si è offerto di dimettersi da capo del Concilio Vaticano per l’Economia.

Papa Francesco non ha ancora accettato le dimissioni, ha detto il cardinale.

Molto significativo il fatto che il card. Marx continui a indicare come unica soluzione alla crisi della Chiesa la “via sinodale” tedesca, quella “via” che sta portando la Chiesa sull’orlo dello scisma a causa delle sue richieste (benedizioni delle coppie omosessuali, intercomunione, donne sacerdote, sacerdoti sposati, democrazia nella Chiesa, ecc.). A questo punto sembrerebbe che il cardinale o non abbia capito nulla della gravità di quanto sta avvenendo in Germania (grazie anche al suo impulso) o che voglia dare un segnale alla Chiesa tedesca e al Vaticano. In entrambi i casi la questione diventa ancora più grave visto che Marx è una figura importante e vicina a Papa Francesco. Il Pontefice accetterà le dimissioni o le rifiuterà? Se le accetta vorrà dire che l’atto di Marx era convinto, e questo avrà un significato di “fallimento” per i confratelli e tutto il mondo che lo circonda in Germania, se non le accetta potrà significare che quello del cardinale era al contempo un segnale sinistro al Vaticano e uno di incoraggiamento a coloro che sono in Germania. Seguiremo gli sviluppi.

 

Card. Reinhard Marx
Card. Reinhard Marx

 

 

Santo Padre,
indubbiamente la Chiesa in Germania sta attraversando dei momenti di crisi. Certamente vi sono molti motivi – anche oltre la Germania in tutto il mondo – che qui non ritengo dover elencare dettagliatamente. Tuttavia, la crisi viene causata anche dal nostro personale fallimento, per colpa nostra. Questo mi appare sempre più nitidamente rivolgendo lo sguardo sulla Chiesa cattolica in generale e ciò non soltanto oggi, ma anche in riferimento ai decenni passati. Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un “punto morto” che, però,  potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale. La “fede pasquale” vale anche per noi vescovi nella nostra cura pastorale: Chi  vuole vincere la sua vita, la perderà; chi la perderà, la vincerà!

Sin dallo scorso anno sto riflettendo sul suo significato per me personalmente e – incoraggiato dal periodo pasquale – sono giunto alla conclusione di pregarLa di accettare la mia rinuncia all’ufficio di arcivescovo di Monaco e Frisinga. Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono sati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e “sistematico”. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa  non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa  dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e  innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale.

Io la vedo decisamente in modo diverso. Due sono gli elementi che non si  possono perdere di vista: errori personali e fallimento istituzionale che richiedono cambiamenti e una riforma della Chiesa. Un punto di svolta per uscire da questa crisi può essere, secondo me, unicamente quella della “via sinodale”, una via che davvero permette il “discernimento degli spiriti”, così come Lei ha sempre sottolineato e scritto nella Sua lettera alla Chiesa in Germania.

Sono un prete da quarantadue anni e vescovo da quasi venticinque anni, venti dei quali sono stato Ordinario di una grande diocesi. Avverto con dolore quanto sia scemata la stima nei confronti dei vescovi nella percezione ecclesiastica e secolare, anzi, probabilmente essa ha raggiunto il suo punto più basso. Per assumersi della responsabilità, secondo il mio punto di vista, non è sufficiente reagire soltanto nel momento in cui si riesce ad individuare, sulla base degli atti, chi sono i singoli responsabili e quali i loro errori ed omissioni. Si tratta, invece, di chiarire che noi in quanto vescovi vediamo la Chiesa come un suo insieme. Inoltre non è possibile relegare le rimostranze semplicemente al passato e ai funzionari di allora e in tal modo “seppellirle”. Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione. Soltanto dopo il 2002 e, successivamente, in modo più intenso dal 2010 sono emersi i responsabili degli abusi sessuali. Tuttavia, questo cambiamento di prospettiva non è ancora giunto al suo compimento. La trascuratezza e il disinteresse per le vittime è stata certamente la nostra più grande colpa in passato.

A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo “noi”? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali. Questo mi è sempre più chiaro. Credo che una possibilità per esprimere la mia disponibilità ad assumermi delle responsabilità sia quella delle mie dimissioni. In tal modo probabilmente potrò porre un segnale personale per nuovi inizi, per una nuova ripartenza della Chiesa e non soltanto in Germania. Voglio dimostrare che non è l’incarico ad essere in primo piano, ma la missione del Vangelo. Anche questo fa parte della cura pastorale.

Pertanto, La prego vivamente di accettare le mie dimissioni. Continuerò con piacere ad essere prete e vescovo di questa Chiesa e continuerò ad impegnarmi a livello pastorale sempre e comunque Io riterrà sensato ed opportuno. Vorrei dedicare gli anni futuri del mio servizio in maniera più intensa alla cura pastorale e impegnarmi per un rinnovamento spirituale della Chiesa, così come Lei instancabilmente ammonisce.

 

 




Il piano del Papa per limitare la messa tradizionale in latino è appoggiato da due cardinali curiali

“The Remnant ha confermato in modo indipendente che un documento vaticano che limita la lettera apostolica Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI è sostenuto da almeno due cardinali vaticani, è nella sua terza bozza, e minaccia di ostacolare la crescita della Messa tradizionale in latino e di altri sacramenti in particolare tra il clero diocesano.”

Un articolo di Diane Montagna, pubblicato su The Remnant, che vi propongo nella mia traduzione.

 

Messa Tridentina
Messa Tridentina

 

The Remnant ha confermato in modo indipendente che un documento vaticano che limita la lettera apostolica Summorum Pontificum di Papa Benedetto XVI è sostenuto da almeno due cardinali vaticani, è nella sua terza bozza, e minaccia di ostacolare la crescita della Messa tradizionale in latino e di altri sacramenti in particolare tra il clero diocesano.

Due alti membri della gerarchia hanno confermato il 31 maggio che il documento, riportato per la prima volta da Messainlatino.it il 25 maggio, è attualmente in fase di revisione presso la Congregazione per la Dottrina della Fede (CDF).

Diverse fonti hanno anche detto a The Remnant che Papa Francesco desidera pubblicare presto il documento, e che si presume stia ricevendo l’appoggio, in vari gradi, di due cardinali consulenti della Congregazione per la Dottrina della Fede: Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, e il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

Le fonti hanno anche detto che queste misure restrittive saranno molto probabilmente eseguite dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e dal suo sottosegretario appena nominato, mons. Aurelio García Marcías, che Papa Francesco avrebbe elevato all’episcopato proprio allo scopo di eseguire questi piani.

Il documento è ora alla terza bozza, le prime due sono state ritenute troppo severe. Se alla fine sarà pubblicato, è probabile che venga ritirata la liberalizzazione della Forma Straordinaria della Messa introdotta dalla lettera apostolica di Papa Benedetto XVI del 2007, Summorum Pontificum.

Quel documento autorizzava qualsiasi gruppo stabile di fedeli legati alla “precedente tradizione liturgica” a chiedere la Messa al loro sacerdote locale, il quale “dovrebbe acconsentire volentieri alle loro richieste”. Il decreto affermava che la forma più antica della Messa non era “mai stata abrogata” e che sia la Forma Straordinaria che quella Ordinaria erano “due espressioni” di “un unico Rito Romano”.

The Remnant ha appreso che la prima bozza poneva severe limitazioni all’età dei celebranti ed è descritta come in qualche modo simile all’indulto di Paolo VI, che permetteva ai sacerdoti anziani di continuare ad offrire la Messa tridentina dopo la promulgazione del Novus Ordo Missae da parte di Paolo VI. Essa discuteva anche se permettere o proibire l’amministrazione degli altri sacramenti nella Forma Straordinaria del Rito Romano.

Nella sua forma attuale, le comunità e i sacerdoti diocesani che già offrono la Messa nella Forma Straordinaria possono continuare a farlo, ma il clero diocesano che desiderasse iniziare ad offrire la Messa Tradizionale dovrebbe ottenere l’autorizzazione. Se i vescovi locali o la Santa Sede saranno responsabili della concessione di tali autorizzazioni è ancora in discussione.

L’amministrazione degli altri sacramenti nella Forma Straordinaria, cioè matrimonio, battesimo, cresima, ecc., sarebbe mantenuta per coloro che hanno già il permesso di celebrare la Messa tradizionale.

La terza bozza sposta l’ufficio di ricorso per le questioni riguardanti la Messa tradizionale in latino e la supervisione delle società sacerdotali e delle comunità religiose che usano il Messale precedente al 1970, dalla quarta sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede (precedentemente la commissione pontificia Ecclesia Dei) alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

La prima bozza inizialmente discuteva di collocare queste società sacerdotali (ad esempio la Fraternità di San Pietro, l’Istituto di Cristo Re e l’Istituto del Buon Pastore) e altre comunità tradizionali sotto la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, hanno confermato due alte fonti vaticane.

Una tale mossa sarebbe considerata potenzialmente più problematica per queste comunità, alla luce del modo in cui la Congregazione ha gestito gli ordini contemplativi nel recente passato, vale a dire, attraverso l’Istruzione Cor Orans del 2018, che richiede ai monasteri femminili autonomi di appartenere a una federazione più ampia, e chiede alle novizie e alle monache contemplative di clausura professe di lasciare la loro clausura per la formazione iniziale e continua, qualcosa di estraneo alla vita contemplativa di clausura.

Secondo l’attuale piano, mons. García, che è stato capo ufficio della Congregazione per il Culto Divino dal 2016, è stato elevato all’episcopato per assumere le responsabilità precedentemente svolte sotto Ecclesia Dei dal suo ex presidente, l’arcivescovo Guido Pozzo. Professore al Pontificio Istituto Liturgico presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo, mons. García non è noto per condividere le opinioni di Benedetto XVI sulla sacra liturgia, una fonte lo descrive come “la persona più anti messa tridentina mai conosciuta”.

Non è ancora chiaro se la quarta sezione della Congregazione per la Dottrina della Fede continuerà a gestire le questioni dottrinali e le relazioni con la Società San Pio X.

Diverse fonti vaticane di alto livello hanno anche confermato che la prima bozza del documento è stata preceduta da una lettera introduttiva di Papa Francesco che si dice sia stata molto dura e acrimoniosa nei confronti della Messa tridentina. Il cardinale gesuita Luis Ladaria, prefetto della CDF, si è fortemente opposto sia alla prima bozza che alla lettera, hanno confermato alte fonti vaticane. La lettera è stata poi rivista.

Le preoccupazioni su possibili riduzioni della Forma Straordinaria sono sorte dopo che la CDF ha inviato una lettera ai presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo chiedendo loro di distribuire un questionario in nove punti sul Summorum Pontificum. Il Cardinale Ladaria ha detto che il questionario è stato emesso perché il Papa voleva essere “informato sull’attuale applicazione” della lettera apostolica. 

Circa il trenta per cento dei vescovi del mondo ha risposto al questionario, e più della metà di coloro che hanno risposto ha avuto una risposta favorevole o neutrale, hanno confermato più fonti.

Una fonte che ha familiarità con il documento di consultazione ha detto che, anche se le domande erano notevolmente sbilanciate contro il Summorum Pontificum, o formulate in un modo che non sempre ha suscitato una risposta chiara e specifica, ciò che è emerso dal questionario è come la Messa Latina Tradizionale ha messo radici. Ha rivelato che anche in luoghi inaspettati, la vecchia Messa è abbracciata e amata dai giovani e dalle famiglie, sta dando i suoi frutti in parrocchie fiorenti, vocazioni sacerdotali e religiose, e in una maggiore preghiera e devozione tra i fedeli.

Il 31 maggio, il sito web tradizionale francese Paix Liturgique, che è stato tra i primi a riferire dell’imminente documento, ha pubblicato un articolo intitolato: “La galassia Summorum Pontificum si prepara a resistere!”

Descrivendo il Summorum Pontificum come “disposizioni per la pace” che “ha cercato di portare la pace in una Chiesa che stava affondando sempre più profondamente nella crisi”, gli autori notano come “fin dall’inizio, il movimento tradizionale è stato fondato sull’azione dei laici”.

I loro sforzi, prosegue, sono stati “una manifestazione sorprendente e provvidenziale del sensus fidelium, del senso della fede tra i fedeli, che difende con le unghie e con i denti l’espressione della lex orandi delle dottrine del Sacrificio eucaristico, della Presenza reale, del sacerdozio gerarchico, e più in generale della trascendenza del mistero: ‘Fate questo in memoria di Me!'”

Se Papa Francesco decidesse di limitare il Summorum Pontificum emettendo un tale documento, Paix Liturgique afferma che “questa capacità di resistere ‘sul terreno’… potrebbe arrivare a includere potenti manifestazioni e azioni”.

“Già ora”, aggiungono, “in vari punti del globo, sono prese in seria considerazione”.

 




Il vescovo Stowe partecipa all’evento del mese dell’orgoglio dei dissidenti cattolici LGBT+ tra “benedizioni” miste

“Dissidenti cattolici e attivisti LGBT martedì hanno ospitato una ‘benedizione’ online del mese dell’orgoglio in reazione a una dichiarazione del Vaticano che ribadisce che le unioni dello stesso sesso non possono essere benedette. Gli oratori hanno fatto commenti che hanno respinto l’insegnamento cattolico, parlando del ‘trionfo di Dio dell’amore queer o dichiarando che l’orgoglio non è peccato ma ‘salvezza’ e ‘una promessa di liberazione per tutti’”.

Lo racconta Kevin J. Jones nel suo articolo pubblicato sul Catholic News Agency che vi propongo nella mia traduzione.

 

 

Dissidenti cattolici e attivisti LGBT martedì hanno ospitato una “benedizione” online del mese dell’orgoglio in reazione a una dichiarazione del Vaticano che ribadisce che le unioni dello stesso sesso non possono essere benedette. Gli oratori hanno fatto commenti che hanno respinto l’insegnamento cattolico, parlando del “trionfo di Dio dell’amore queer” o dichiarando che l’orgoglio non è peccato ma “salvezza” e “una promessa di liberazione per tutti”.

Il vescovo John Stowe, OFM Conv., di Lexington, ha fatto un’apparizione, pronunciando una semplice benedizione generale che invitava i partecipanti ad un rapporto più profondo con Dio e a conoscere il suo amore.

“Sappiamo che ci sono molti, molti cattolici che amano, sostengono e, sì, benedicono i loro familiari, amici e vicini LGBTQ+”, ha detto Marianne Duddy-Burke, direttore esecutivo dell’organizzatore dell’evento Dignity USA, il 1° giugno prima dell’evento. Ha detto che ci sono molti cattolici che sostengono la famiglia, gli amici e i vicini che si autoidentificano come LGBTQ+.

“Abbiamo voluto creare un modo per loro di rendere visibile il loro amore”, ha detto Duddy-Burke. “Molte di queste persone si sono sentite scoraggiate e deluse dalla dichiarazione del Vaticano e hanno apprezzato la possibilità di inviare un messaggio diverso”.

Il 15 marzo la Congregazione per la Dottrina della Fede ha emesso una risposta alla domanda “la Chiesa ha il potere di dare la benedizione alle unioni di persone dello stesso sesso?”. La Congregazione ha risposto “negativo”, delineando il suo ragionamento in una nota esplicativa e in un commento di accompagnamento.

La risposta dice che Dio “non può benedire il peccato”, ma sottolinea anche che “la comunità cristiana e i suoi pastori sono chiamati ad accogliere con rispetto e sensibilità le persone con inclinazioni omosessuali e sapranno trovare i modi più appropriati, coerenti con l’insegnamento della Chiesa, per annunciare loro il Vangelo nella sua pienezza”.

La dichiarazione della CDF, rilasciata con l’approvazione di Papa Francesco, ha scatenato proteste nel mondo cattolico di lingua tedesca. Diversi vescovi hanno espresso il loro sostegno alla benedizione delle coppie dello stesso sesso, mentre le chiese hanno esposto bandiere dell’orgoglio LGBT, e un gruppo di oltre 200 professori di teologia hanno firmato una dichiarazione che critica il Vaticano.

Sacerdoti e operatori pastorali in circa 80 città in Germania e a Zurigo hanno sfidato il Vaticano il 10 maggio, conducendo cerimonie di benedizione a cui hanno partecipato coppie dello stesso sesso. Il contraccolpo ha spinto i commentatori e diversi vescovi di altri paesi ad esprimere il timore che la Chiesa in Germania si stesse dirigendo verso lo scisma.

Dignity USA ha sollecitato il sostegno alla benedizione del Catholic Pride sul suo sito web, dicendo che la dichiarazione di marzo della CDF “ha causato dolore e continuerà a danneggiare molti”. Il gruppo ha detto che molti cattolici “già sostengono, affermano e benedicono le persone e le coppie LGBTQI con le loro cure”. 

“La vera benedizione non viene dalle gerarchie di potere, ma dalle comunità di cura, amore e solidarietà”, ha detto il gruppo sul suo sito web.

“Non aspetteremo che il Vaticano riconosca i doni che le persone LGBTQI e il loro amore portano alla Chiesa”, ha aggiunto il gruppo. “Mentre il Mese dell’Orgoglio si avvicina, vogliamo parlare con coraggio a sostegno dell’inclusione delle persone, delle coppie e delle famiglie LGBTQI. Preghiamo che questo mese dell’orgoglio sia una stagione di solidarietà e che i pronunciamenti del Vaticano sulle persone LGBTQI e il loro amore non siano l’ultima parola”.

L’evento online, tenutosi su Zoom, ha avuto oltre 200 partecipanti.

Il vescovo Stowe ha iniziato il suo video messaggio: “Cari amici della comunità LGBTQ. Offro una preghiera, una benedizione, per ognuno di voi durante questa celebrazione annuale del Pride”.

“So che siete amati da Dio e che Dio vi invita ad avvicinarvi e che Dio desidera una relazione profonda e intima con ognuno di voi”, ha detto. “Possa Dio, fonte della vita e dell’amore, riempirti della gioia di conoscere la tua grande dignità e valore come figlio di Dio, che è creato nell’amore e riempito di benedizioni dal primo momento della vostra esistenza”.

“Possa Dio, che ci sostiene tutti nella vita, continuare a camminare con voi e condividere le vostre gioie e i vostri dolori mentre vi chiama a qualcosa di sempre più grande”, ha continuato il vescovo. “Possa Dio benedire la vostra capacità di amare ed essere amati, e di condividere quella presenza divina con un mondo spezzato e in difficoltà. Che Dio onnipotente vi dia la sua pace”.

Poco prima del videomessaggio del vescovo, Duddy-Burke ha pronunciato quella che ha chiamato una “Benedizione dell’Orgoglio”. Le sue osservazioni raffiguravano un narratore che sentiva una voce: “Sei stato giudicato degno e santo della mia gioia. Perciò andate con orgoglio, che non è peccato per voi ma salvezza, una promessa di liberazione per tutti. Tu sei il mio amato. Con te sono ben contento”.

La CNA aveva cercato un commento dalla diocesi di Lexington, ma non ha ricevuto una risposta entro la scadenza.

Un altro oratore è stato il padre Bernard Lynch, nato in Irlanda, membro della Società delle Missioni Africane fino alla sua espulsione nel 2011. L’evento lo ha descritto come un membro di lunga data di Dignity New York e un “prete cattolico romano sposato”. Nelle sue memorie, Lynch ha affermato di essersi sposato religiosamente con il suo partner dello stesso sesso nel 1998, con la benedizione di un monaco cistercense. Ha detto di aver officiato cerimonie per lo stesso sesso. Ha contratto un’unione civile omosessuale nel 2006 e un matrimonio civile omosessuale in Irlanda nel 2017.

All’incontro di Zoom, P. Lynch ha dato una “benedizione per le coppie”, il quale ha asserito che attraverso la forza dell’amore di Dio, queste coppie hanno “affermato una fede ostinata nella giustizia del tuo regno e nella co-uguaglianza di tutte le persone”.

“Benedici loro, Signore, nelle loro alleanze d’amore come coppie LGBTQI. Sono veri profeti di Gesù Cristo e del suo vangelo” ha detto.

Altre “video benedizioni” di Dignity USA sono venute da Mary McAleese, ex presidente dell’Irlanda, un esplicito sostenitore LGBT e critico dell’insegnamento cattolico sulla morale sessuale. In precedenza ha chiamato l’insegnamento cattolico “male” e ha sostenuto che “conduce all’omofobia”.

L’ex ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede Miguel H. Diaz ha anche parlato. Diaz è stato ambasciatore del presidente Barack Obama in Vaticano dal 2009 al 2012. Attualmente è il John Courtney Murray S.J. Chair in Public Service presso il dipartimento di teologia dell’Università di Loyola Chicago.

Diaz ha presentato una poesia che ha detto è stato ispirato da San Giovanni della Croce prima di dire al pubblico LGBT:

“Benedizioni su di voi che pazientemente aspettate mentre resistete nello spirito a credenze empie, insegnamenti e stereotipi che tentano di spegnere la vostra luce”.

“Benedizioni sulle vostre famiglie, le vostre amicizie, le vostre unioni amorose, possano tutte partecipare e celebrare il mistero del trionfo dell’amore queer di Dio”, ha detto Diaz, aggiungendo “sei chiamato ad essere un profeta dell’amore di Dio”.

Prima dell’evento, Dignity USA ha diffuso una dichiarazione “Pride Blessing” che benedice le persone autoidentificate LGBT, intersessuali e queer come “un riflesso unico e glorioso della stupefacente creatività e amore di Dio”. Essi “creano nuovi tipi di famiglie formate dall’amore piuttosto che dalla legge” e “cercano di adorare in spirito e verità”. La loro preghiera “nasce da cuori umili”, e sono “vilipesi e perseguitati, ma persistenti nella fede, nella speranza e nell’amore”, secondo le parole della preghiera. Essi “osano portare la verità di chi sei in una relazione d’amore con gli altri – tu guarisci e rafforzi il corpo di Cristo”.

Dignity USA rifiuta l’insegnamento cattolico sulla moralità sessuale, la natura del matrimonio e l’ordinazione sacerdotale di soli uomini, tra le altre questioni. Nel luglio 2015, insieme a diversi altri gruppi, ha chiesto che la Chiesa cattolica riconosca le unioni omosessuali come matrimonio sacramentale, ciò che ha chiamato uguaglianza sacramentale. I finanziatori di Dignity USA hanno incluso la Fondazione Arcus, fondata dall’erede miliardario Jon Stryker. La fondazione ha finanziato attivisti LGBT che hanno aiutato a dividere le denominazioni cristiane sulle controversie sull’autorità ecclesiale, il matrimonio e la moralità sessuale.

Altri co-sponsor dell’evento di martedì includono l’Institute Leadership Team delle Suore della Misericordia delle Americhe, NETWORK Lobby, il gruppo teologico femminista WATER con sede nel Maryland, e la Women’s Ordination Conference. Inoltre, altri co-sponsor sono Faith in Public Life e Human Rights Campaign, che hanno condotto alcune campagne di comunicazione e sostegno contro la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti o contro singoli vescovi cattolici. La National LGBT Task Force era un altro co-sponsor, così come la Tyler Clementi Foundation, un’organizzazione anti-bullismo che prende il nome da uno studente universitario morto suicida dopo che il suo compagno di stanza lo aveva segretamente registrato mentre baciava un uomo più grande nella loro stanza del dormitorio.

Alcuni degli oratori al Pride Blessing hanno affrontato accuse di molestie sessuali o cattiva condotta.

Diaz, dopo il suo mandato di ambasciatore, è diventato professore di fede e cultura all’Università di Dayton. L’università dell’Ohio nel 2013 ha trovato “ragionevole causa” per credere che Diaz abbia molestato sessualmente una coppia sposata mentre era professore lì e impegnato in “condotta indesiderata di natura sessuale, in particolare dopo che gli era stato detto di smettere”.

Lynch, il prete di un matrimonio omosessuale, è stato nominato in una causa del novembre 2019 presentata alla Corte Suprema di Manhattan. La causa sosteneva che P. Lynch avesse abusato sessualmente di uno studente adolescente alla Mount St. Michael Academy nel 1978 e 1979, dove P. Lynch serviva come cappellano del campus, ha riferito l’Irish News. 

Nel 1989, un tribunale del Bronx lo ha assolto dall’accusa di aver abusato sessualmente di un altro adolescente nella stessa scuola. Il suo accusatore ritrattò la sua accusa sui gradini del tribunale, dicendo che era stato spinto a fare l’accusa. P. Lynch aveva negato le accuse, sostenendo di essere il soggetto di una “caccia alle streghe”.




Papa Francesco: “Abbiamo bisogno di un nuovo approccio ecologico”. Per questo lancia un piano d’azione settennale della Laudato Si’.

Papa Francesco ha lanciato martedì il piano d’azione settennale della Laudato si’ del Vaticano per attuare la sostenibilità ambientale in diversi settori della Chiesa, dagli ordini religiosi alle scuole e agli ospedali cattolici.

Ne parla nel suo articolo Courtney Mares, pubblicato sul Catholic News Agency, che vi propongo nella mia traduzione.

 

(se il video qui sotto non si apre, cliccare qui)



 

Papa Francesco ha lanciato martedì il piano d’azione settennale della Laudato si’ del Vaticano per attuare la sostenibilità ambientale in diversi settori della Chiesa, dagli ordini religiosi alle scuole e agli ospedali cattolici.

“Abbiamo bisogno di un nuovo approccio ecologico che possa trasformare il nostro modo di abitare il mondo, i nostri stili di vita, il nostro rapporto con le risorse della Terra e, in generale, il nostro modo di guardare all’umanità e di vivere la vita”, ha detto Papa Francesco in un video messaggio del 24 maggio.

Il papa ha segnato la fine dell’anno che celebra il quinto anniversario della sua enciclica ambientale Laudato si’ con il messaggio che annuncia l’iniziativa.

Ha detto che l’anno sarebbe stato seguito immediatamente da un piano settennale noto come la Piattaforma d’azione Laudato si’.

La Piattaforma d’Azione Laudato si’ si concentrerà su sette settori: famiglie, parrocchie, scuole, ospedali, imprese, organizzazioni e ordini religiosi.

Il papa ha spiegato che il piano d’azione ha anche sette obiettivi: la risposta al grido della terra, la risposta al grido dei poveri, l’economia ecologica, l’adozione di stili di vita semplici, l’educazione ecologica, la spiritualità ecologica e il coinvolgimento della comunità.

“Il nostro egoismo, la nostra indifferenza e i nostri modi irresponsabili stanno minacciando il futuro dei nostri figli”, ha detto Papa Francesco.

“Rinnovo quindi il mio appello: prendiamoci cura della nostra madre Terra… superiamo la tentazione dell’egoismo che ci rende predatori di risorse, coltiviamo il rispetto per i doni della Terra e del creato, inauguriamo uno stile di vita e una società finalmente ecosostenibile.”

“Abbiamo l’opportunità di preparare un domani migliore per tutti. Dalle mani di Dio abbiamo ricevuto un giardino, non possiamo lasciare un deserto ai nostri figli”, ha aggiunto.

Il cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, ha detto in una conferenza stampa il 24 maggio che la pandemia di COVID-19 ha interrotto molti degli eventi, conferenze e celebrazioni programmate dal Vaticano per l’anno della Laudato si’, ma ha espresso gratitudine alle parrocchie e alle associazioni che hanno organizzato eventi locali.

In particolare, il cardinale ha lodato i cattolici del Bangladesh per aver piantato 700.000 alberi nel corso dell’anno scorso.

Joshtrom Isaac Kureethadam, che guida la sezione Ecologia e Creazione del dicastero vaticano, ha sottolineato che la Piattaforma d’azione della Laudato si’ può essere realizzata solo in collaborazione con “il percorso sinodale che Papa Francesco sta proponendo a tutta la Chiesa”.

“L’ecologia integrale richiede di camminare insieme in questa missione”, ha detto.

Kureethadam ha spiegato che il primo anno dell’iniziativa sarà dedicato a “elaborare piani d’azione concreti” seguito da “cinque anni di azioni concrete” con l’anno finale dedicato a “lodare e ringraziare Dio”.

Oltre al dicastero vaticano, Eco-Jesuit, il Pan-Amazonian Church Network (REPAM), il Global Catholic Climate Movement, l’Unione dei Superiori Religiosi di Roma e altri gruppi cattolici sono coinvolti nell’organizzazione dei sette anni di programmazione.

“In un viaggio che durerà sette anni, ci lasceremo guidare dai sette obiettivi della Laudato si’, che ci indicheranno la direzione mentre perseguiamo la visione dell’ecologia integrale”, ha detto Papa Francesco.

“C’è speranza. Possiamo collaborare tutti, ognuno con la propria cultura ed esperienza, ognuno con le proprie iniziative e capacità, affinché la nostra madre Terra sia restituita alla sua bellezza originale e la creazione torni a risplendere secondo il piano di Dio.”

 

 




Papa Francesco accenna a imminenti cambiamenti nella Curia romana

Molteplici fonti hanno detto alla CNA che Papa Francesco ha detto ai vescovi italiani che presto ci sarà un nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino, e che la nomina potrebbe essere resa pubblica già il 25 maggio.

Ne parla Andrea Gagliarducci nel suo articolo pubblicato sul Catholic News Agency, che vi propongo nella mia traduzione. 

 

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Card. Robert Sarah

 

Molteplici fonti hanno detto alla CNA che Papa Francesco ha detto ai vescovi italiani che presto ci sarà un nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino, e che la nomina potrebbe essere resa pubblica già il 25 maggio.

Papa Francesco ha incontrato i vescovi italiani mentre si riuniscono nella loro 74a assemblea generale. Papa Francesco ha tenuto un discorso di apertura all’assemblea e poi ha tenuto una discussione aperta con i vescovi.

È stato durante questa sessione a porte chiuse che il papa ha dato alcune anticipazioni sulle sue prossime decisioni, e ha menzionato esplicitamente la nomina del nuovo prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

La posizione è vacante da quando il papa ha accettato il pensionamento del cardinale Robert Sarah il 20 febbraio.

I candidati a sostituire il cardinale Sarah continuano ad essere gli stessi tre che sono stati menzionati dopo il ritiro del cardinale africano.

Il primo è il vescovo Claudio Maniago di Castellaneta, che ha supervisionato la nuova traduzione del Messale della Conferenza Episcopale Italiana ed è l’attuale presidente della loro commissione liturgica. Papa Francesco ha nominato il vescovo Maniago ispettore della congregazione. L’ispezione è iniziata poco prima di Pasqua e non è stata resa ufficiale. Fonti della congregazione hanno detto che l’ispezione non è durata a lungo e si è occupata principalmente di questioni organizzative.

Un altro candidato è il vescovo Vittorio Francesco Viola, OFM, di Tortona. Già presidente della Caritas di Assisi, Mons. Viola ha attirato l’attenzione di Papa Francesco durante il viaggio del Papa ad Assisi nel 2013.

Infine, il terzo nome della rosa è l’arcivescovo Arthur Roche, un britannico che è stato segretario della congregazione dal 2012.

Un vescovo presente alla riunione ha detto alla CNA che “tutti gli indizi nelle parole del Papa dicevano che l’arcivescovo Roche sarebbe stato il nuovo perfetto”.

Altre voci dicono che il nuovo segretario sarà p. Corrado Maggioni, attualmente sottosegretario. P. Maggioni presta servizio nella Congregazione per il Culto Divino dal 1990.

Ma con il passare delle ore di lunedì, un altro scenario è diventato sempre più probabile: Papa Francesco nominerà l’arcivescovo Roche prefetto e nominerà il vescovo Viola segretario della congregazione. 

In questo scenario, Papa Francesco completerebbe la transizione con un nuovo sottosegretario: Mons. Pietro Moroni, decano della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Urbaniana.

Mons. Moroni, 46 anni, è stato nominato da Papa Francesco consultore dell’Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice il 7 ottobre. Considerato tradizionale in termini di liturgia, mons. Moroni potrebbe anche essere considerato come il primo passo per un futuro, definitivo trasferimento dell’Ufficio per le Celebrazioni Liturgiche del Papa sotto l’ombrello della Congregazione per il Culto Divino.