Militanti abortiste interrompono la Messa pro-vita nella Cattedrale dell’Ohio (video)

Militanti abortiste interrompono la Messa pro-vita nella Cattedrale dell’Ohio 22 01 2021
Militanti abortiste interrompono la Messa pro-vita nella Cattedrale dell’Ohio 22 01 2021 (screenshot)

 

 

di Wanda Massa

 

Venerdì 22 gennaio negli Stati Uniti si celebrava la “Giornata per la santità della vita umana“, proclamata ufficialmente quattro giorni prima dal presidente Trump in un celebre discorso, in cui rinnovava con orgoglio l’impegno pro-life, che ha profondamente caratterizzato la sua presidenza (qui): una battaglia culturale che lo pone agli antipodi rispetto al successore.

In quel giorno, che segna anche il 48simo anniversario della controversa sentenza Roe vs Wade, che ha legalizzato l’aborto negli USA, si teneva una Santa Messa dedicata al Rispetto della Vita nella Cattedrale di San Giuseppe nel centro di Columbus (Ohio), presieduta dal vescovo Robert Brennan e concelebrata dal vescovo Edward Malesic della diocesi di Cleveland.

La funzione religiosa è stata interrotta da un gruppo di femministe militanti, che, con gli stessi metodi già tristemente famosi delle Femen di Soros, si sono riversate nel santuario urlando “Two Four Six Hate, This Church Teaches Hate” (Due, quattro, sei, otto, questa chiesa insegna l’odio) e agitando cartelli con scritte del tipo: “Finanziare l’aborto, non i poliziotti“, “Aborto su richiesta. End Hyde Now“, in riferimento all’emendamento Hyde, che vieta la maggior parte dei finanziamenti federali per l’aborto.

Come mostra il video pubblicato su twitter (https://www.catholicarena.com/latest/bidensupporters ), hanno preso d’assalto l’altare, urlando oscenità e minacce all’indirizzo dei fedeli e dei religiosi.



Hanno poi aggredito fisicamente una guardia di sicurezza afroamericana, che a fatica è riuscita a riportare l’ordine.

Il vescovo Brennan in una dichiarazione che la diocesi di Columbus ha inviato alla CNA, così ha commentato l’accaduto: “Oggi, durante la nostra messa per il rispetto della vita nella cattedrale di St. Joseph, un gruppo di manifestanti è entrato in questo spazio sacro nel tentativo di interrompere il nostro culto. Sono profondamente grato alla polizia di Columbus, assistita dal personale diocesano, per la rapida risposta senza danni per nessuno dei presenti.

Voglio esprimere la mia grande ammirazione e i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato alla messa, la cui risposta rispettosa e di preghiera riflette la gioia, la speranza e la misericordia che segna la nostra testimonianza pro-vita. (qui)

Da parte sua, Biden celebrava la “Giornata per la santità della vita umana” rimarcando il proprio sostegno in favore della salute riproduttiva, come ipocritamente viene definito l’aborto nella neolingua politicamente corretta, tanto da suscitare l’immediata riprovazione della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (qui).

Si preparano tempi molto bui per gli Stati Uniti e il triste episodio della profanazione del santuario di S. Giuseppe nell’Ohio è un segnale molto significativo e allarmante.

E’ stato osservato che se un atto simile avesse avuto come bersaglio esponenti di religioni non cristiane, avrebbe suscitato ben altra condanna dai media.

Ma questa è l’America di Biden. Che Dio ci aiuti.

 

 




Vescovi USA a Biden: “È profondamente inquietante e tragico che un presidente possa lodare” l’aborto e impegnarsi nella sua legalizzazione.

“È profondamente inquietante e tragico che un presidente possa lodare e impegnarsi a codificare (cioè produrre una legge del Parlamento, ndr) una sentenza della Corte Suprema che nega ai bambini non ancora nati il loro più fondamentale diritto umano e civile, il diritto alla vita, sotto il travestimento eufemistico di un servizio sanitario”, ha detto l’arcivescovo Joseph Naumann, presidente della commissione per la Vita della Conferenza episcopale americana.

Di seguito un articolo dello staff della CNA, nella mia traduzione.  

 

Arciv.-Naumann-e-Joe-Biden
Arciv. Joseph Naumann e Joe Biden

 

La dichiarazione del presidente Joe Biden a sostegno dell’aborto legale nell’anniversario di Roe v. Wade (la sentenza della Corte Suprema USA che ha reso legale il diritto all’aborto, ndr) ha suscitato la rapida reazione della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, il cui presidente pro-vita ha detto che nessun presidente degli Stati Uniti dovrebbe mai difendere la negazione del diritto alla vita dei bambini non nati.

“Esortiamo con forza il presidente a rifiutare l’aborto e a promuovere l’aiuto alla vita per le donne e le comunità in difficoltà”, ha detto il 22 gennaio il capo del Comitato dei vescovi statunitensi per le attività pro-vita, l’arcivescovo Joseph Naumann di Kansas City in Kansas.

“È profondamente inquietante e tragico che un presidente possa lodare e impegnarsi a codificare (cioè produrre una legge del Parlamento, ndr) una sentenza della Corte Suprema che nega ai bambini non ancora nati il loro più fondamentale diritto umano e civile, il diritto alla vita, sotto il travestimento eufemistico di un servizio sanitario”, ha detto.

La conferenza episcopale degli Stati Uniti ha risposto alla dichiarazione del presidente Joe Biden e del vicepresidente Kamala Harris nell’anniversario di Roe v. Wade, la decisione della Corte Suprema del 1973 che ha imposto leggi sull’aborto permissive a livello nazionale.

Il presidente e la vicepresidente hanno sottolineato il loro impegno per l’aborto legale, dicendo: “L’amministrazione Biden-Harris è impegnata a codificare Roe v. Wade e a nominare giudici che rispettino precedenti fondamentali come Roe”.

Anche se Roe v. Wade è stata una decisione critica a favore dei diritti di aborto, la dichiarazione non ha menzionato l’aborto per nome, preferendo usare eufemismi come “salute riproduttiva” e “assistenza sanitaria”.

“Negli ultimi quattro anni, la salute riproduttiva (cioè l’aborto, ndr), compreso il diritto di scegliere (l’aborto, ndr), è stata sottoposta a un attacco implacabile ed estremo [da parte di Donald Trump, ndr)”, hanno detto.  “Mentre l’amministrazione Biden-Harris inizia in questo momento critico, ora è il momento di ridedicarci a garantire che tutti gli individui abbiano accesso all’assistenza sanitaria (cioè all’aborto, ndr) di cui hanno bisogno”.

La conferenza episcopale degli Stati Uniti ha detto che la dichiarazione ha erroneamente caratterizzato la decisione Roe v. Wade come “un progresso dei diritti delle donne e della salute”. Mentre la dichiarazione di Biden-Harris non ha menzionato la religione, i vescovi hanno detto che i cattolici non possono sostenere l’aborto.

Biden ha ripetutamente sottolineato il suo cattolicesimo, partecipando alla messa la mattina del suo insediamento e citando Sant’Agostino di Ippona nel suo discorso inaugurale. Ha messo una foto di Papa Francesco nello Studio Ovale.

Anche il primo giorno di Biden in carica, l’addetta stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha citato il cattolicesimo di Biden quando gli sono state poste domande sull’aborto.

In una conferenza stampa del 20 gennaio, Owen Jensen di EWTN News ha chiesto a Psaki cosa intende fare Biden riguardo all’emendamento Hyde e alla Mexico City Policy, a cui Biden si è opposto perché limitano il finanziamento dell’aborto.

[La Mexico City Policy è una politica del governo degli Stati Uniti che blocca i finanziamenti federali statunitensi per le organizzazioni non governative (ONG) che forniscono consulenza sull’aborto o che sostengono la depenalizzazione dell’aborto o lo sviluppo dei servizi di aborto, ndr]

“Beh, penso che avremo più cose da dire sul Mexico City Policy nei prossimi giorni”, ha detto Psaki.

“Ma voglio solo cogliere l’occasione per ricordare a tutti voi che lui (Biden) è un cattolico devoto, e qualcuno che frequenta regolarmente la chiesa”, ha detto ai giornalisti. “Ha iniziato la sua giornata frequentando la sua chiesa questa mattina”.

Nella dichiarazione della conferenza episcopale, tuttavia, l’arcivescovo Naumann ha sottolineato l’insegnamento della Chiesa sull’aborto.

“Colgo l’occasione per ricordare a tutti i cattolici che il Catechismo afferma: ‘Fin dal primo secolo la Chiesa ha affermato il male morale di ogni aborto procurato. Questo insegnamento non è cambiato e rimane immutabile”, ha detto.

La dichiarazione ha anche sottolineato le responsabilità dei politici nel rifiutare il diritto all’aborto.

“I funzionari pubblici sono responsabili non solo delle loro convinzioni personali, ma anche degli effetti delle loro azioni pubbliche. L’elevazione dell’aborto da parte di Roe allo status di un diritto protetto e la sua eliminazione delle restrizioni statali ha aperto la strada alla morte violenta di più di 62 milioni di bambini innocenti non nati e a innumerevoli donne che sperimentano il dolore della perdita, dell’abbandono e della violenza”, ha detto Naumann.

Anche il presidente dell’Università Francescana di Steubenville, P. Dave Pivonka, ha reagito alla dichiarazione di Biden-Harris, dicendo che la loro “dichiarazione aggressiva pro-aborto … è triste per i cattolici di tutto il mondo. Le politiche che hanno promesso di proporre sono dannose per la dignità della persona umana e sono contrarie agli insegnamenti della Chiesa”.

Papa Francesco ha spesso respinto l’aborto come parte di una “cultura dell’usa e getta”, ma alcuni avvocati e politici americani pro-aborto, e i loro sostenitori, hanno cercato di sostenere che il Papa abbia adottato un approccio non conflittuale in contrasto con la maggior parte dei vescovi statunitensi. 

Il giorno dell’insediamento di Biden, l’arcivescovo Jose Gomez di Los Angeles, nel suo ruolo di presidente della conferenza episcopale statunitense, ha detto che stava pregando per Biden. Ha notato aree di accordo e disaccordo tra i vescovi e Biden.

“I vescovi cattolici non sono attori di parte nella politica della nostra nazione”, ha detto Gomez in una dichiarazione. “Siamo pastori responsabili delle anime di milioni di americani e siamo difensori dei bisogni di tutti i nostri vicini”.

“Per i vescovi della nazione, la continua ingiustizia dell’aborto rimane la ‘priorità preminente'”, ha detto, aggiungendo che “preminente non significa ‘unico'”, e ci sono una grande varietà di sfide e minacce alla dignità umana che il paese deve affrontare oggi”, ha detto.

I vescovi statunitensi si impegneranno con Biden con l’obiettivo di iniziare “un dialogo per affrontare i complicati fattori culturali ed economici che spingono all’aborto e scoraggiano le famiglie”, ha detto l’arcivescovo Gomez.




Vescovi USA: Biden si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana.

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Arcivescovo Gomez e Joe Biden presidente USA

 

 

di Sabino Paciolla

 

Secondo The Pillar “La conferenza episcopale statunitense ha trattenuto una dichiarazione sul presidente entrante Joe Biden mercoledì mattina, dopo l’intervento di funzionari della Segreteria di Stato vaticana prima che la dichiarazione potesse essere rilasciata.”

Nel testo della dichiarazione dei vescovi USA, José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, si è espresso senza compromessi su alcune questioni delicate. Il testo recitava: “Devo quindi sottolineare che il nostro nuovo Presidente si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nei settori dell’aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Di profonda preoccupazione è la libertà della Chiesa e la libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza.”

“La dichiarazione – prosegue The Pillar – non è stata rilasciata mercoledì mattina (alle ore 9.00, come riporta la CNA, che l’ha rilasciata dopo quell’ora, ndr), e i vescovi sono stati informati dai funzionari dell’USCCB (la Conferenza Episcopale USA, ndr) che è rimasta sotto embargo, anche dopo che una agenzia dei media ha riferito che era stata rilasciata. 

Fonti della Segreteria di Stato vaticana, altre vicine alla Conferenza episcopale statunitense e fonti tra i vescovi statunitensi hanno confermato a The Pillar che la dichiarazione non è stata diffusa per l’intervento della Segreteria di Stato vaticana, [avvenuto] ore prima della sua pubblicazione.” 

The Pillar continua: “La dichiarazione era stata discussa in maniera accesa fino a martedì sera, ma diverse fonti dicono che è stato l’intervento del Vaticano che ha portato al suo ritardo. 

Fonti vicine all’USCCB affermano che diversi vescovi americani hanno espresso preoccupazione per il rilascio del comunicato, ritenendolo eccessivamente critico nei confronti dell’amministrazione entrante.

Tre fonti vicine alla conferenza episcopale hanno detto che le obiezioni al rilascio della dichiarazione sono state sollevate dal cardinale Joseph Tobin di Newark e dal cardinale Blase Cupich di Chicago, oltre ad altri vescovi non nominati.

Fonti della conferenza hanno detto a The Pillar che mentre la dichiarazione di Gomez avrebbe potuto alla fine essere rilasciata, ci si aspettava che Papa Francesco rilasciasse per primo una dichiarazione sull’amministrazione Biden, mercoledì a mezzogiorno. Alcune fonti hanno affermato che in Vaticano c’era preoccupazione che una dichiarazione di Gomez, considerata critica nei confronti dell’amministrazione Biden, potesse sembrare forzare la mano del papa nei suoi stessi rapporti con Biden, che sarà il secondo presidente cattolico degli Stati Uniti e il primo in 60 anni.”

Come abbiamo più volte spiegato sulle pagine di questo blog, Biden, nel corso della sua campagna per le primarie democratiche del 2020, ha cambiato la sua posizione sull’aborto, promettendo che se fosse stato eletto avrebbe formalizzato in una legge la sentenza della Corte Suprema americana (Roe vs Wade) che ha introdotto la legalizzazione dell’aborto negli USA, precludendo di fatto agli Stati l’introduzione di limiti all’aborto.

Inoltre, Biden si è impegnato a cambiare le leggi introdotte da Trump che salvaguardano l’obiezione di coscienza e la libertà religiosa, soprattutto in materia di aborto, contraccezione e sterilizzazione.

Poco dopo il giuramento di Biden come presidente, la Santa Sede ha diffuso un comunicato di Papa Francesco che porge al nuovo presidente i “cordiali auguri e l’assicurazione delle [sue] preghiere”.

“Prego che le vostre decisioni siano guidate dalla preoccupazione di costruire una società caratterizzata da autentica giustizia e libertà, insieme all’immancabile rispetto per i diritti e la dignità di ogni persona, specialmente dei poveri, dei vulnerabili e di coloro che non hanno voce”, ha detto il Papa.

Il testo integrale e invariato della dichiarazione dell’Arcivescovo Gomez è stato pubblicato sul sito web dell’USCCB poco dopo mezzogiorno.

Del testo dell’arcivescovo Gomez riportiamo ampi stralci, quelli che hanno suscitato il dibattito in seno alla Conferenza dei vescovi USA.

Eccoli:

Lavorare con il presidente Biden sarà tuttavia unico, poiché è il nostro primo presidente in 60 anni a professare la fede cattolica. In un periodo di crescente e aggressivo secolarismo nella cultura americana, in cui i credenti religiosi devono affrontare molte sfide, sarà rinfrescante confrontarsi con un presidente che comprende chiaramente, in modo profondo e personale, l’importanza della fede religiosa e delle istituzioni. La pietà e la storia personale di Biden, la sua commovente testimonianza di come la sua fede gli abbia portato conforto in tempi di oscurità e tragedia, il suo impegno di lunga data per la priorità del Vangelo per i poveri – tutto questo lo trovo promettente e stimolante.

Allo stesso tempo, come pastori, i vescovi della nazione abbiamo il dovere di proclamare il Vangelo in tutta la sua verità e potenza, in ogni momento opportuno e non opportuno, anche quando questo insegnamento è scomodo o quando le verità del Vangelo vanno contro le direzioni della società e della cultura in generale. Devo quindi sottolineare che il nostro nuovo Presidente si è impegnato a perseguire politiche che farebbero avanzare i mali morali e minaccerebbero la vita e la dignità umana, soprattutto nei settori dell’aborto, della contraccezione, del matrimonio e del genere. Di profonda preoccupazione è la libertà della Chiesa e la libertà dei credenti di vivere secondo la propria coscienza.

I nostri impegni sui temi della sessualità umana e della famiglia, così come i nostri impegni in ogni altro ambito – come l’abolizione della pena di morte o la ricerca di un sistema sanitario e di un’economia che serva veramente la persona umana – sono guidati dal grande comandamento di Cristo di amare e di essere solidali con i nostri fratelli e sorelle, specialmente i più vulnerabili.

Per i vescovi della nazione, la continua ingiustizia dell’aborto rimane la “priorità preminente”. Preminente non significa “solo”. Abbiamo profonde preoccupazioni per molte minacce alla vita e alla dignità umana nella nostra società. Ma, come insegna Papa Francesco, non possiamo rimanere in silenzio quando quasi un milione di vite non ancora nate vengono messe da parte nel nostro Paese, anno dopo anno, a causa dell’aborto.

L’aborto è un attacco diretto alla vita che ferisce la donna e mina la famiglia. Non è solo una questione privata, ma solleva questioni preoccupanti e fondamentali di fraternità, solidarietà e inclusione nella comunità umana. È anche una questione di giustizia sociale. Non possiamo ignorare la realtà che i tassi di aborto sono molto più alti tra i poveri e le minoranze, e che la procedura viene regolarmente utilizzata per eliminare i bambini che nascerebbero con disabilità.

Piuttosto che imporre ulteriori espansioni dell’aborto e della contraccezione, come [Biden] ha promesso, sono fiducioso che il nuovo presidente e la sua amministrazione lavoreranno con la Chiesa e con altri di buona volontà. La mia speranza è che si possa avviare un dialogo per affrontare i complicati fattori culturali ed economici che spingono all’aborto e scoraggiano le famiglie. La mia speranza è anche quella di poter lavorare insieme per mettere finalmente in atto una politica coerente per la famiglia in questo Paese, che riconosca l’importanza cruciale di matrimoni e di una genitorialità forte per il benessere dei bambini e la stabilità delle comunità. Se il presidente, nel pieno rispetto della libertà religiosa della Chiesa, si impegnasse in questa conversazione, si farebbe molta strada per ristabilire l’equilibrio civile e per sanare i bisogni del nostro Paese.

L’appello del presidente Biden per la guarigione e l’unità nazionale è benvenuto a tutti i livelli. È urgentemente necessaria per affrontare il trauma causato nel nostro Paese dalla pandemia di coronavirus e dall’isolamento sociale che non ha fatto altro che aggravare le intense e lunghe divisioni tra i nostri concittadini.

Come credenti, comprendiamo che la guarigione è un dono che possiamo ricevere solo dalla mano di Dio. Sappiamo anche che la vera riconciliazione richiede un paziente ascolto di chi non è d’accordo con noi e la volontà di perdonare e di andare oltre i desideri di rappresaglia. L’amore cristiano ci chiama ad amare i nostri nemici e a benedire coloro che ci si oppongono, e a trattare gli altri con la stessa compassione che vogliamo per noi stessi. 

Siamo tutti sotto l’occhio vigile di Dio, che solo conosce e può giudicare le intenzioni del nostro cuore. Prego che Dio dia al nostro nuovo Presidente, e a tutti noi, la grazia di cercare il bene comune con tutta sincerità.

Affido tutte le nostre speranze e le nostre ansie in questo nuovo momento al tenero cuore della Beata Vergine Maria, madre di Cristo e patrona di questa nazione eccezionale. Che Ella ci guidi nelle vie della pace e ci ottenga la saggezza e la grazia di un vero patriottismo e dell’amore per la patria.

 




Riflessioni a partire dal Compendio del Catechismo

Gesù, il bacio di Giuda

 

 

di Alberto Strumia

 

Dopo avere riportato alcuni testi di autori “profetici” del passato, nelle previsioni dei quali è facile e saggio riconoscerci oggi, mi è sembrato utile riprendere in mano il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica (pubblicato nel 2005). Ne proporrò, di volta in volta, uno o più numeri così come sono nel testo ufficiale, accompagnandoli con un link che rinvia, chi fosse interessato, a qualche mio commento che ne aiuti una comprensione, possibilmente, non frettolosa. Chi vorrà potrà, poi, più agevolmente inoltrarsi in approfondimenti nel volume più ampio del Catechismo completo, uscito precedentemente. Questa proposta non esclude anche la comparsa, di quando in quando, di altri testi di autori particolarmente significativi.

* * *

Prima di incominciare ad accostare il Compendio, (o a maggior ragione il Catechismo nella sua versione ampia) è bene chiarire il significato di alcuni termini che vengono spesso impiegati senza essere precisati, perché si presuppone siano già noti… ma ormai non è più così scontato. Questi sono parole come “Primo annuncio” (kèrigma) o anche semplicemente “Annuncio”; “Dottrina”; “Catechesi” e “Teologia”.

1) Il “primo annuncio” è quello che comunica la “notizia” su chi è veramente Gesù Cristo, vero Dio, il “Verbo”: «In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio», (Gv 1,1). E vero uomo: l’unico Dio che ha assunto anche la natura umana, per farsi conoscere (“Rivelazione”) come «centro del cosmo e della storia» (Redemptor hominis, n. 1); «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14).

L’Annuncio comunica la “buona notizia” (euangelion, Vangelo) per ogni uomo, che la vita ha un “senso buono”, per chi lo vuole riconoscere («A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio», Gv 1,12).

E con la “notizia” introduce anche il “metodo” per una sua “verifica” esistenziale – diremmo noi – e predisporre alla fede, oggi, attraverso la “testimonianza” e la “credibilità” umana di coloro che portano l’Annuncio. Dice san Giovanni nella sua prima lettera: «Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo» (lGv 1,1-3).

Ai tempi degli Apostoli (“epoca apostolica”), tale Annuncio si riassumeva sinteticamente nella notizia dalla quale si poteva capire anche tutto il resto, la notizia della Risurrezione di Cristo. I primi cristiani si salutavano con la formula “Cristo è risorto” (Christós anèsti).

Dal momento della Risurrezione in poi il compito della Chiesa sarà quello di annunciare Gesù Cristo, unico Salvatore dell’uomo («E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?», Rm 10,14). E sono guai se e quando smette di farlo («Guai a me se non annuncio il Vangelo», 1Cor 9,16). Se questa consapevolezza viene meno è segno che è venuta meno anche la fede.

2) La “Dottrina”. La fede cristiana ha come oggetto primo Cristo stesso, riconosciuto come vero Dio e vero uomo: ciò che Egli è (la Sua Persona divina); ciò che ha insegnato in “parole” e “opere”. Gesù stesso parla del contenuto del Suo “insegnamento” definendolo come “dottrina” («Udendo ciò, la folla era sbalordita per la Sua dottrina», Mt 22,33; «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!», Mc 1,27; «Rimanevano colpiti dal Suo insegnamento, perché parlava con autorità», Lc 4,32; «Ogni giorno insegnava nel tempio», Lc 19,47; «Gesù rispose: “La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Chi vuol fare la Sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, o se io parlo da me stesso”», Gv 7,16-17; «Allora il sommo sacerdote interrogò Gesù riguardo ai Suoi discepoli e alla Sua dottrina», Gv 8,19).

3) La “Catechesi” rappresenta il secondo passo dell’“iniziazione cristiana”, dopo il “primo annuncio”. Essa consiste nell’insegnamento della “dottrina” di Cristo, “tramandata” (Tradizione, traditio) dagli Apostoli e successivamente “custodita” dalla Chiesa lungo i secoli come un “deposito” (depositum fidei) al quale attingere con sicurezza e senza alterarlo. Gli Apostoli e i loro successori, con a capo Pietro e i suoi successori, non sono padroni del “deposito”, così da poterlo cambiare, ma devono esserne custodi e interpreti fedeli, con l’assistenza dello Spirito Santo («Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto», Gv 14,26).

La Catechesi ha come oggetto la “dottrina” che deve essere fatta conoscere: a) ai bambini che si preparano a ricevere i Sacramenti; b) ai “catecumeni” adulti in preparazione al Battesimo (catechesi “prebattesimale”), alla Comunione (catechesi sull’Eucaristia), alla Cresima (catechesi sullo Spirito Santo e la Confermazione). E dopo 1’“iniziazione” cristiana (Battesimo, Cresima, Comunione), agli adulti per 1’“approfondimento” della fede (catechesi “mistagogica”) e la preparazione alla Confessione (catechesi sulla Penitenza), per ricorrervi regolarmente oltre che necessariamente in ogni situazione di peccato grave.

4) La “Teologia” non va confusa con la “dottrina”. Essa consiste in un lavoro sistematico degli studiosi (i teologi) che, a partire dalla “dottrina”, contenuta nella Rivelazione (fissata nella sacra Scrittura), autenticamente interpretata dal Magistero della Chiesa (trasmessa nella Tradizione), da loro accettata per fede, e con l’aiuto delle loro conoscenze “filosofiche” e “scientifiche” deducono, seguendo le “regole della logica”, delle conseguenze coerenti sia con la “dottrina” che con la “filosofia/scienza”, sviluppando una teoria sistematica (scienza teologica).

Chiaramente possono essere considerate “teologia cattolica” (“Teologia” con l’iniziale maiuscola, se vogliamo) solo quelle “teorie” che si basano su premesse filosofiche che non contraddicono la “dottrina”. Diversamente si parla di “teologia” (con l’iniziale minuscola), in un senso che viene “esteso”, più o meno opportunamente e propriamente, anche alle visioni non cattoliche, o addirittura non cristiane (nelle religioni).

Mentre la “dottrina” di Cristo, in senso proprio, non può essere modificata nel corso dei secoli, la “Teologia” ha carattere “ipotetico” e può subire correzioni in dipendenza delle correzioni resesi necessarie per la filosofia/scienza sulla quale il teologo si basa, o di ulteriori dati dogmatici definiti dal Magistero che escludono come erronee concezioni teologiche fino a quel momento ritenute ammissibili.

Il carattere ipotetico della teologia di un autore assume sempre maggiore “certezza” nella misura in cui resiste alla prova della storia, fondandosi su basi filosofiche (“metafisiche”) consolidate (ma non necessariamente in ogni suo aspetto). Basti pensare alla teologia dei Padri della Chiesa e in particolare di sant’Agostino e di san Tommaso d’Aquino.

(fonte www.albertostrumia.it; audio al link e canale YouTube; testo in pdf al link)

 

Alberto Strumia, sacerdote, teologo, già docente ordinario di fisica-matematica presso le università di Bologna e Bari. 




Padre James Martin dice che le critiche sull’aborto di vescovi e sacerdoti a Biden hanno contribuito ai disordini di Capitol Hill

Per il gesuita padre James Martin, le critiche dei leader cattolici, compresi vescovi e sacerdoti, alla posizione del presidente eletto Joe Biden sull’aborto hanno contribuito a creare le condizioni per la rivolta del 6 gennaio in Campidoglio.

Ne parla un articolo scritto dallo staff del Catholic News Agency, che vi presento nella mia traduzione. 

 

Padre Jame Martin, gesuita
Padre Jame Martin, gesuita

 

Il vescovo Richard Stika di Nashville ha espresso scetticismo verso il recente saggio di padre James Martin, secondo il quale le critiche dei leader cattolici alla posizione del presidente eletto Joe Biden sull’aborto hanno contribuito a creare le condizioni per la rivolta del 6 gennaio in Campidoglio.

Il saggio di Martin, “How Catholic Leaders Helped Give Give Rise to Violence at the U.S. Capitol” (“Come i leader cattolici hanno contribuito a dare origine alla violenza nel Campidoglio degli Stati Uniti”, ndr), è stato pubblicato il 12 gennaio sul sito web della rivista America dei gesuiti americani, dove Martin è il redattore capo.

Martin ha raccolto i commenti di vari vescovi e sacerdoti che criticano la posizione di Biden sull’aborto e si chiedono se un cattolico possa votare per lui. Sebbene queste critiche andassero dal rispettoso all’incendiario, Martin ha sostenuto che la loro critica “non riflette adeguatamente l’insegnamento della Chiesa” e ha inviato il messaggio che l’elezione è stata “una battaglia quasi apocalittica tra il bene e il male”.

Il sacerdote ha suggerito che “forse questi commenti stavano contribuendo ai disordini della nazione”.

Stika ha risposto alle critiche di Martin ai suoi commenti su Biden.

“Non mi scuso per il tweet, poiché sono d’accordo con la (Conferenza dei vescovi cattolici statunitensi) secondo cui l’aborto è il problema principale di questi tempi”, ha detto Stika su Twitter il 13 gennaio. “Al signor Biden piace parlare della sua fede cattolica. Forse dovrebbe rendersi conto che l’aborto è una questione di diritti umani, nonché l’abuso finale dei bambini. Forse mi è sfuggito qualcosa nell’articolo che riguarda l’aborto come questione preminente”.

La disputa segue le violenze e i disordini della scorsa settimana in Campidoglio da parte dei sostenitori pro-Trump, che hanno portato a diverse morti e decine di agenti di polizia feriti. I procuratori sembrano avere un sospettato in custodia legato a due ordigni esplosivi lasciati nelle rispettive sedi dei principali partiti politici.

In un lungo saggio, Martin ha cercato di collegare i disordini ai critici dell’aborto. Ha affermato che c’è stata “una diffusa diffamazione personale dei candidati da parte dei leader (anche vescovi e sacerdoti, ndr) cattolici” nel periodo che ha preceduto le violenze al Campidoglio degli Stati Uniti. Ha fatto i nomi di varie figure prima di citare i commenti del vescovo Stika su Twitter del 21 agosto.

“Non capisco come il signor Biden possa affermare di essere un cattolico buono e fedele, visto che nega così tanto dell’insegnamento della Chiesa, soprattutto per quanto riguarda l’ abuso assoluto dei bambini e le violazioni dei diritti umani dei più innocenti, i non ancora nati”, ha detto Stika in un tweet.

“E loda anche la sua vice che ha dimostrato più volte nelle udienze del Senato di essere una bigotta anticattolica”, ha detto il vescovo anche su Twitter, in un possibile riferimento al controverso interrogatorio del vicepresidente entrante Kamala Harris sui candidati cattolici alla giustizia che erano membri dei Cavalieri di Colombo.

Il resto del commento di Stika su Twitter, che non è stato citato da Martin, concludeva: “Che tristezza per questa squadra. Ma anche, non ho mai pensato che l’attuale presidente fosse così favorevole alla vita, ma è anche antiabortista, oltre che utile per la libertà religiosa”.

Dopo aver citato Stika, Martin ha subito citato un tweet cancellato e infiammatorio di padre Frank Pavone, direttore nazionale di Priests for Life e già membro del gruppo Catholics for Trump.

“Perché i sostenitori di questo perdente (imprecazione cancellata) Biden e del suo partito democratico moralmente corrotto, che odia l’America e odia Dio non riescono dire una cosa (imprecazione cancellata) a sostegno del loro candidato perdente senza usare la parola Trump? ” Aveva detto Pavone.

Pavone ha suscitato notevoli polemiche per la sua campagna a nome di Donald Trump. Ha usato in un video i resti conservati di un bambino non ancora nato per cercare di raccogliere sostegno per Trump prima delle elezioni del 2016.

Martin ha sostenuto che “la diffamazione personale da parte dei membri del clero provoca inevitabilmente una mancanza di rispetto da parte dei fedeli, rendendo più facile per coloro che si trovano nelle panche ribellarsi al governo e ai leader civili”. Ha affermato che “un numero allarmante di ecclesiastici cattolici ha contribuito a creare un ambiente che ha portato ai fatali disordini in Campidoglio. Ironia della sorte, i sacerdoti e i vescovi che si considerano a favore della vita hanno contribuito a creare un ambiente pieno di odio che ha portato al caos, alla violenza e, in ultima analisi, alla morte”.

Sebbene il presidente eletto Biden sia stato un sostenitore di lunga data di alcune restrizioni sull’aborto, ha cambiato il suo punto di vista a sostegno delle leggi permissive sull’aborto e dei finanziamenti federali per l’aborto durante le primarie democratiche del 2020. Si è vantato della massima considerazione ricevuta dal gruppo pro-aborto NARAL Pro-Choice America. La sua piattaforma per la campagna 2020 ha chiesto la codificazione di Roe contro Wade (la sentenza dell’Alta Corte di Giustizia degli USA che introdusse l’aborto, ndr) come legge federale.

Assalto-a-Capitol-Hill-Washington-06-01-2021

Il saggio di Martin ha criticato i sacerdoti che hanno goduto di una certa popolarità su internet come padre James Altman della diocesi di LaCrosse. Il video virale di Altman su YouTube “You Cannot be a Catholic and a Democrat” ha raccolto circa 1,2 milioni di visualizzazioni prima delle elezioni. Il video ha suscitato alcune critiche da parte del vescovo locale del sacerdote, il vescovo di LaCrosse William Patrick Callahan, ma è stato raccomandato dal vescovo Joseph Strickland di Tyler, Texas.

Tra gli altri oggetti di critica di Martin c’era anche il commento del cardinale Raymond Burke, secondo cui Biden era coinvolto in “un male grave e immorale che è fonte di scandalo”. Martin ha anche citato la domanda del vescovo Thomas Daly di Spokane che chiedeva come un cattolico possa votare per “un candidato come Biden” se “l’aborto è un male intrinseco”.

Il sacerdote ha anche citato le affermazioni dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò, il controverso ex nunzio apostolico degli Stati Uniti, che ha definito Biden “un burattino manipolato dall’élite, un burattino nelle mani di persone assetate di potere e disposte a fare di tutto per espanderlo”.

Martin ha detto che tali esempi hanno portato alla violenza e meritano una correzione.

“Vescovi e sacerdoti devono capire gli effetti reali di un linguaggio così sprezzante e persino disumanizzante. I vescovi e i sacerdoti cattolici sono fatti per insegnare la moralità, ma non per giudicare gli altri (come Gesù ha detto chiaramente) o per trattare le persone con un tale disprezzo. L’effetto del mondo reale di questo tipo di linguaggio è stato rivelato in Campidoglio il 6 gennaio”, ha detto Martin.

“L’errore per il quale i leader cattolici (si riferisce sempre anche a vescovi e sacerdoti, ndr) dovrebbero essere corretti, l’errore per il quale la Chiesa ora ha bisogno di pentirsi, non è semplicemente proiettare questa elezione in termini di bene e di male; è fingere che le vere questioni del bene e del male possano essere semplificate al punto che le risposte violente, anche gli atti di terrorismo domestico, diventino pensabili e poi vengano compiuti”, ha detto.

Le proteste del 6 gennaio hanno attirato un gran numero di sostenitori di Trump, che hanno iniziato alla Casa Bianca e si sono trasferiti in Campidoglio.

Non è ancora chiaro fino a che punto sia stata pianificata l’incursione in Campidoglio, e continua il dibattito sull’adeguata preparazione delle forze dell’ordine e del personale di sicurezza.

Le rivolte in Campidoglio includevano i devoti di QAnon, una teoria di cospirazione marginale che vede il presidente Trump come un salvatore che libererà il Paese da una potente cabala democratica cannibale del traffico sessuale. Alcuni rivoltosi sfoggiavano abiti antisemiti, e almeno uno portava una bandiera confederata.

I procuratori hanno intentato decine di cause contro i partecipanti più visibili, molti dei quali hanno pubblicato le loro gesta sui social media. Le accuse includono l’ingresso violento e contenuti disordinati, anche se i funzionari del Dipartimento di Giustizia dicono che queste potrebbero essere sostituite da accuse più gravi, come riporta il Wall Street Journal.

Le accuse di cospirazione sediziosa sono all’esame e i funzionari stanno indagando fino a che punto il disordine sia stato pianificato da alcuni rivoltosi, compresi quelli con addestramento militare.

Uno degli accusati, il settantenne Lonnie Coffman, è accusato di 17 reati. A quanto sembra, ha portato 11 cocktail Molotov e un deposito di armi nel suo pickup che comprendeva una pistola, un fucile, un fucile a pompa, caricatori di grande capacità, centinaia di munizioni, una balestra, una pistola a scarica elettrica, diversi machete e un dispositivo antifumo. I pubblici ministeri sembrano collegarlo a due ordigni esplosivi lasciati presso la sede del Partito democratico e del Partito repubblicano.

Tra gli arrestati vi sono il nuotatore olimpionico Klete Keller, medaglia d’oro, che è accusato opposizione alle forze dell’ordine, di essere entrato in un edificio ad accesso limitato senza permesso e di “ingresso violento e comportamento disordinato in Campidoglio”.

Prima della rivolta, il presidente Donald Trump si è rifiutato di concedere l’elezione e ha dichiarato che era stata rubata. I critici di Trump hanno affermato che la violenza in Campidoglio è stata un’insurrezione istigata dal presidente.

Qualcuno può dubitare che il calcolo morale proposto da alcuni leader cristiani, inclusi preti e vescovi cattolici, definito nel linguaggio del puro bene contro il puro male, abbia contribuito alla presenza di così tanti rivoltosi che brandivano simboli apertamente cristiani mentre eseguivano la loro violenza?” Martin ha chiesto nel suo saggio.

Il 2020 ha visto una quantità significativa di disordini civili, tra cui proteste talvolta violente contro la brutalità della polizia, il razzismo sistemico e le restrizioni del coronavirus.

C’è stata anche un’ondata di vandalismo contro le chiese cattoliche e i personaggi cattolici, tra cui San Junipero Serra.

 

 




Papa Francesco ammette le donne ai ministeri di lettore e accolito con un nuovo motu proprio

Papa Francesco ha emesso un motu proprio lunedì che cambia il diritto canonico per permettere alle donne di servire come lettrici e accoliti.

Un articolo scritto da Courtney Mares e pubblicato sul Catholic News Agency, nella mia traduzione.

 

Papa Francesco con il pollice verso

 

Papa Francesco ha emesso un motu proprio lunedì che cambia il diritto canonico per permettere alle donne di servire come lettrici e accoliti.

Nel motu proprio “Spiritus Domini”, emesso l’11 gennaio, il papa ha cambiato il canone 230 § 1 del Codice di Diritto Canonico che si leggerà: “I laici che abbiano l’età e le doti determinate con decreto dalla Conferenza Episcopale, possono essere assunti stabilmente, mediante il rito liturgico stabilito, ai ministeri di lettori e di accoliti; tuttavia tale conferimento non attribuisce loro il diritto al sostentamento o alla rimunerazione da parte della Chiesa”.

Prima di questo cambiamento, il canone recitava “i laici in possesso dell’età e delle qualifiche stabilite per decreto della Conferenza episcopale possono essere ammessi stabilmente, attraverso il rito liturgico prescritto, ai ministeri dei lettori e degli accoliti”.

Il lettore e l’accolito sono ministeri pubblicamente riconosciuti dalla Chiesa. Un tempo i ruoli erano considerati “ordini minori” nella tradizione della Chiesa e sono stati trasformati in ministeri da papa Paolo VI. Secondo la legge della Chiesa, “prima che qualcuno sia promosso al diaconato permanente o di transizione, è necessario che abbia ricevuto i ministeri di lettore e accolito”.

Papa Francesco ha scritto una lettera al cardinale Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, spiegando la sua decisione di ammettere le donne ai ministeri di lettore e accolito.

In questa lettera, il Papa ha sottolineato la distinzione tra i ministeri “‘istituitii’ (o ‘laici’) e i ministeri ‘ordinati’, ed ha espresso l’auspicio che l’apertura di questi ministeri laici alle donne possa “meglio manifestare la comune dignità battesimale dei membri del Popolo di Dio”.

[Il Papa] Ha scritto nella lettera pubblicata l’11 gennaio: “L’Apostolo Paolo distingue a questo proposito tra doni di grazia-carismi (‘charismata’) e servizi (‘diakoniai’ – ‘ministeria’ [cf. Rm 12, 4 ss e 1 Cor 12, 12ss]). Secondo la tradizione della Chiesa vengono chiamati ministeri le diverse forme che i carismi assumono quando sono pubblicamente riconosciuti e sono messi a disposizione della comunità e della sua missione in forma stabile”.

“In alcuni casi il ministero ha la sua origine in uno specifico sacramento, l’Ordine sacro: si tratta dei ministeri ‘ordinati’, del vescovo, del presbitero, del diacono. In altri casi il ministero è affidato, con un atto liturgico del vescovo, a una persona che ha ricevuto il Battesimo e la Confermazione e nella quale vengono riconosciuti specifici carismi, dopo un adeguato cammino di preparazione: si parla allora di ministeri ‘istituiti’”.

Il papa ha osservato che “si sente sempre più l’urgenza oggi di riscoprire la corresponsabilità di tutti i battezzati nella Chiesa, e in particolar modo la missione del laicato”.

Ha detto che il Sinodo amazzonico del 2019 “ha segnalato la necessità di pensare a ‘nuovi cammini per la ministerialità ecclesiale’. Non solo per la Chiesa amazzonica, bensì per tutta la Chiesa”.

«è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri a uomini e donne … È la Chiesa degli uomini e delle donne battezzati che dobbiamo consolidare promuovendo la ministerialità e, soprattutto, la consapevolezza della dignità battesimale» , ha detto papa Francesco, citando il documento finale del Sinodo (Documento finale, n. 95, ndr).

Papa Paolo VI abolì gli ordini minori (e il sottodiaconato) e istituì i ministeri di lettore e accolito nel motu proprio, “Ministeria quaedam“, emesso nel 1972.

“L’accolito è istituito per aiutare il diacono e per servire il sacerdote”. È quindi suo dovere occuparsi del servizio dell’altare, aiutare il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebrazione della Santa Messa”, scriveva Paolo VI.

Potenziali responsabilità di un accolito sono la distribuzione della Santa Comunione come ministro straordinario se tali ministri non sono presenti, l’esposizione pubblica del sacramento dell’Eucaristia per l’adorazione dei fedeli in circostanze straordinarie, e “l’istruzione degli altri fedeli, che, in via temporanea, aiutano il diacono e il sacerdote nei servizi liturgici portando il messale, la croce, i ceri, ecc.”.

“Ministeria quaedam” dice: “L’Accolito, destinato in modo speciale al servizio dell’altare, apprenda tutte quelle nozioni che riguardano il culto pubblico divino e si sforzi di comprenderne l’intimo e spirituale significato: in tal modo potrà offrirsi, ogni giorno, completamente a Dio ed essere, nel tempio, di esempio a tutti per il suo comportamento serio e rispettoso, e avere inoltre un sincero amore per il corpo mistico di Cristo, o popolo di Dio, e specialmente per i deboli e i malati”. 

Nel suo decreto, Paolo VI scrive che il Lettore è stato “istituito per l’ufficio, a lui proprio, di leggere la parola di Dio nell’assemblea liturgica”.

“Il Lettore, sentendo la responsabilità dell’ufficio ricevuto, si adoperi in ogni modo e si valga dei mezzi opportuni per acquistare ogni giorno più pienamente il soave e vivo amore (Cf Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 24: AAS 56 (1964), p. 107: CONC. VAT. II, Cost. dogm. sulla divina Rivelazione Dei Verbum, n. 25: AAS 58 (1966), pp. 829) e la conoscenza della Sacra Scrittura, onde divenire un più perfetto discepolo del Signore.”, diceva il decreto.

Papa Francesco ha detto nella sua lettera che spetterà alle conferenze episcopali locali stabilire criteri appropriati per il discernimento e la preparazione dei candidati ai ministeri di lettore e accolito nei loro territori.

“Offrire ai laici di entrambi i sessi la possibilità di accedere al ministero dell’Accolitato e del Lettorato, in virtù della loro partecipazione al sacerdozio battesimale, incrementerà il riconoscimento, anche attraverso un atto liturgico (istituzione), del contributo prezioso che da tempo moltissimi laici, anche donne, offrono alla vita e alla missione della Chiesa.”, scriveva Papa Francesco.

 

 




Papa Francesco considera la vaccinazione anti covid un obbligo etico, e il rifiuto di farlo suicida.

Nonostante si sia di fronte a vaccini anti covid che sollevano dubbi in larghi strati della popolazione ed anche in frange degli addetti ai lavori (scienziati, ricercatori, medici ed operatori sanitari) a motivo della tecnica rivoluzionaria applicata nei vaccini (mRNA) e dei suoi effetti a lungo termine sulla salute che al momento non sono conosciuti, Papa Francesco, che ha detto che dovrebbe essere vaccinato contro il coronavirus all’inizio della settimana prossima, ha definito la vaccinazione anti covid un obbligo etico e salvavita e il rifiuto di farla suicida. Tali osservazioni sono state fatte ad un telegiornale italiano. Infine, è da notare che alcuni prelati sollevano dubbi anche sulla moralità ed eticità del vaccino a motivo del legame, benché remoto, con linee cellulari derivate da feti abortiti. La stessa Congregazione della Dottrina della Fede, nella nota del 21 dicembre scorso, pur premettendo che con tale nota “non si intende giudicare la sicurezza ed efficacia di questi vaccini”, ha giudicato tali questioni “eticamente rilevanti”.

Da un articolo di Jason Horowitz pubblicato sul New York Times. Eccolo nella mia traduzione.

 

 

papa Francesco

 

Papa Francesco ha detto che dovrebbe essere vaccinato contro il coronavirus all’inizio della settimana prossima, definendolo un obbligo etico e salvavita e il rifiuto di farlo suicida, secondo le osservazioni fatte ad un telegiornale italiano (qui uno spezzone del video che è girato sui social).

Ha anche detto che l’assalto al Campidoglio degli Stati Uniti lo ha stupito e dovrebbe essere condannato.

In un’intervista al telegiornale TG5 che andrà in onda domenica sera, Francesco ha invitato tutti a farsi vaccinare. Una trascrizione delle osservazioni del papa sul vaccino, non immediatamente confermata dal Vaticano, è stata fornita da Fabio Luca Marchese Ragona, il cronista vaticano del TG5 che ha condotto l’intervista.

“È una scelta etica, perché si gioca con la salute, con la vita, ma si gioca anche con la vita degli altri”, ha detto Francesco alla stazione [televisiva]. “Mi sono iscritto”. Bisogna farlo”.

Secondo la trascrizione, il papa ha aggiunto: “Non capisco perché alcuni dicono: ‘No, i vaccini sono pericolosi’. Se viene presenta dai medici come una cosa che può andare bene, che non ha particolari pericoli, perché non prenderla? C’è un negazionismo suicida che non saprei come spiegare”.

Francesco è stato a volte criticato per non aver indossato una mascherina durante la pandemia, e alcuni hanno espresso la preoccupazione che i leader mondiali e gli altri partecipanti alle udienze papali possano mettere lui, o loro stessi, in pericolo.

Il Vaticano ha insistito sul fatto che le misure di distanziamento sociale e i test sono utilizzati per mantenere la sicurezza, anche se alcuni prelati, tra cui i cardinali, sono risultati positivi al virus nei giorni successivi all’interazione con Francesco.

Il virus ha costretto Francesco, galvanizzato dai viaggi, a rimanere a casa per gran parte dell’anno passato, e il Vaticano ha dovuto cancellare o limitare severamente anche le celebrazioni più importanti. Presiedendo le cerimonie davanti a una vasta e vuota Piazza San Pietro, il Papa ha sottolineato non solo il modo in cui il virus ha cambiato la vita quotidiana delle persone, ma anche la vita della Chiesa.

Il filmato di alcune delle osservazioni del Papa è stato reso pubblico in una clip che promuoveva l’intervista, compresa la sua reazione all’assalto di mercoledì al Campidoglio degli Stati Uniti da parte di una folla che sosteneva il presidente Trump.

“Sono rimasto stupito”, ha detto Francesco, “perché è un popolo così disciplinato in democrazia, no? Ma anche in una società matura, ha aggiunto, c’è sempre “qualcosa che non è giusto, qualcosa con persone che intraprendono un cammino contro la comunità, contro la democrazia, contro il bene comune”.

“Questo va condannato, questo movimento, indipendentemente dal popolo”, ha detto il papa, chiarendo che intendeva la violenza. “La violenza è sempre così, no?”

Ha detto che tutte le società sono state afflitte dalla violenza nel tempo e che la gente dovrebbe imparare dalla storia in modo che i semi del malcontento siano capiti. “Dobbiamo capirlo bene, non ripeterlo. Imparare dalla storia”, ha detto Francesco. “Questi gruppi che non si conformano e non sono ben integrati nella società prima o poi si trasformeranno in violenza”.

Nella trascrizione dell’intervista, Francesco ha anche riflettuto sulla sua esperienza con i vaccini, ricordando una crisi di polio quando era bambino che portava alla disperazione tra le madri nel trovare un vaccino.

“Siamo cresciuti all’ombra dei vaccini, per il morbillo, per questo e per quello, vaccini che ci hanno dato da bambini”, ha aggiunto.

Nel suo messaggio “Urbi et Orbi”, il giorno di Natale, Francesco ha chiesto “vaccini per tutti”, soprattutto per le persone più vulnerabili del mondo.

“Oggi, in questo momento di oscurità e di incertezza a causa della pandemia, appaiono diverse luci di speranza”, ha detto nel suo discorso di Natale, “come la scoperta dei vaccini”.

 

 




4° incontro con dom G. Meiattini: “Dove c’è pericolo cresce anche ciò che salva”. Essere cristiani nel tempo presente.

Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019
Chiesa di San Sebastiano dopo gli attentati terroristici, Negombo, Sri Lanka, 21 aprile 2019

 

 

di Sabino Paciolla

 

Carissimi amici,

Oggi pomeriggio, sulla piattaforma Zoom, alle ore 17.00, ci sarà il quarto atteso incontro con il teologo, dom Giulio Meiattini, monaco benedettino, già professore universitario.

Nell’incontro, dom Meiattini svilupperà la sua analisi dell’essere cristiani nel momento storico attuale scristianizzato, con tutte le sue insidie e le sue sfide, prendendo spunto dalle conclusioni del libro di Rod Dreher, Opzione Benedetto. Alla relazione iniziale seguiranno, come di consueto, le domande a cui dom Meiattini risponderà.

Sono sicuro che l’incontro sarà molto interessante, come lo sono stati quelli precedenti.

Chi volesse partecipare, potrà ricevere il link del collegamento scrivendomi in privato su Messenger o inviandomi una mail (se lo avete, possibilmente inserite anche il vostro profilo Facebook) che trovate nell’apposita sezione di questo blog.

A presto.

 




E-mail della Pontificia Accademia delle Scienze documentano l’ostilità del Vaticano nei confronti di scienziati scettici del cambiamento climatico

Sono emerse e-mail della Pontificia Accademia delle Scienze che mostrano come il cancelliere della Pontificia Accademia, il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo, ed altri membri senior fossero allarmati per la presenza di uno scienziato francese ad un summit sul clima organizzato dalla stessa Accademia che non fu poi più invitato. 

L’articolo è scritto dal giornalista Edward Pentin per il National Catholic Register. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l'economista Jeffrey Sachs
Mons. Marcelo Sánchez Sorondo e l’economista Jeffrey Sachs

 

Sono comparse e-mail di cinque anni fa all’interno della Pontificia Accademia delle Scienze che mostrano quanto alcuni alti funzionari vaticani fossero ansiosi di reprimere le voci scettiche sulla scienza del cambiamento climatico.

Gli aspri scambi, tutti scritti quell’anno e trapelati al National Catholic Register, si riferiscono per lo più a un invito fatto dall’Accademia al professor Philippe de Larminat, scettico francese sui cambiamenti climatici, a parlare in un importante summit di alto livello della Pontificia Accademia delle Scienze su “Le dimensioni morali dei cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile”.

Con l’obiettivo di costruire un consenso tra scienziati e leader religiosi sulla scienza dei cambiamenti climatici, l’incontro dell’aprile 2015 coincise sia con l’enciclica sull’ambiente Laudato Si’ di Papa Francesco, pubblicata un mese dopo, sia con la creazione, in quell’anno, degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’ONU

Tra gli oratori principali c’erano l’allora Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, l’architetto capo degli SDG, l’economista della Columbia University e sostenitore del controllo della popolazione Jeffrey Sachs, e cinque premi Nobel. 

De Larminat, che aveva scritto un libro sostenendo che l’attività solare, piuttosto che i gas serra, fosse la causa del riscaldamento globale, aveva anche dissentito dalle conclusioni del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dell’ONU. Secondo quanto riferito, aveva cercato un posto al simposio del 2015 per cercare di far cambiare idea al Papa sulla scienza. 

L’allora presidente della Pontificia Accademia, Werner Arber, un microbiologo svizzero protestante e premio Nobel nominato da Benedetto XVI nel 2011, era solidale con le preoccupazioni di de Larminat e cauto nell’accettare il “consenso” sul cambiamento climatico. 

In una delle e-mail di Arber, datata 23 marzo e inviata al cancelliere dell’accademia, il vescovo Marcelo Sanchez Sorondo e il membro dell’accademia Veerabhadran Ramanathan, lo scienziato svizzero sottolineava che il clima ha un “alto grado di complessità” e che gli studi scientifici dipendono da modelli che possono portare a “conclusioni diverse”. In generale, questi producono condizioni di “insicurezza” sulla scienza di cui, scriveva, il Vaticano e il Papa dovrebbero essere informati.

Arber ha quindi sostenuto di seguire “il principio di precauzione” – di raccomandare l’abbassamento della quantità di CO2 emessa dall’attività umana, ma di non emettere una “chiara dichiarazione” di previsioni sui cambiamenti climatici che “potrebbe danneggiare seriamente la fiducia nella scienza”. Come post scriptum, aggiunse che de Larminat “potrebbe essere pronto a partecipare al nostro workshop del 28 aprile, se lo desidera”.

La decisione di invitare de Larminat sembra essere già stata presa perché in una e-mail del 30 marzo, il cardinale Peter Turkson, allora presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, aveva detto a de Larminat che “se vuole partecipare [al summit], l’accademia ne sarebbe molto felice. Non dovete far altro che farmelo sapere”. 

Lo scienziato francese rispose chiedendo se suo fratello, il professor Stanislas de Larminat, esperto di ecologia cristiana, potesse partecipare con lui. Stanislas aveva scritto una volta che “l’ecologismo” è una “forma di cultura della morte che ci spinge a sognare un ritorno al paradiso perduto”. Aveva anche scritto un libro che portava la prefazione del cardinale George Pell, noto per il suo scetticismo nei confronti del cambiamento climatico causato dall’uomo. 

Il vescovo Sanchez venne a conoscenza del loro invito solo il 16 aprile, pochi giorni prima del simposio, quando Arber gli inviò un’e-mail per dire che “avrebbe gradito” la partecipazione di de Larminat. Il contributo dello scienziato, scrisse Arber nell’e-mail, offrirebbe “uno sguardo più profondo sul complesso fenomeno delle variazioni climatiche e sulla modellistica predittiva utilizzando questo approccio, che si differenzia da quello utilizzato dall’IPCC”. 

In una mail del giorno seguente, che si apriva con le parole “Cari amici”, inviata ai membri dell’accademia Ramanathan (ora noto come “scienziato del clima” di Papa Francesco), Peter Raven, botanico americano, e Sir Partha Dasgupta, economista indiano, il vescovo Sanchez espresse il suo stupore, definendo il suggerimento di Arber fatto al Cardinale Turkson di invitare de Larminat “incredibile!”.

Raven rispose esprimendo il suo dolore per il fatto che il vescovo Sanchez dovesse essere “messo in mezzo a questa ridicola e sfortunatissima situazione”, aggiungendo che “se ci discostiamo da quanto il mondo scientifico ha concluso in questo campo, saremo ridicoli”. Una polemica durante l’incontro “farà notizia”, temeva. Raven incoraggiò il vescovo Sanchez a “continuare ad tener duro”, e affermò che Arber “non stava ascoltando”. 

Dasgupta esortò il cancelliere a non “agitarsi” per la situazione “perché non c’è niente da fare”, aggiungendo che anche se avessero avuto uno scienziato che respingesse la posizione di dissenso, “l’intero significato della riunione del 28 andrebbe perso”. Ramanathan credeva che l’unica opzione fosse quella di non invitare lo scienziato dissenziente e fare tutto il possibile per “evitare un risultato indesiderato”. 

Il vescovo Sanchez rispose loro: “Non preoccupatevi, perché anche se questo professor de Larminat dovesse venire, non ha l’autorizzazione a parlare o a fare alcun tipo di intervento”. 

Raven rimase preoccupato e rispose dicendo che poteva immaginare Arber e de Larminat “che combinassero guai”. Avrebbero “preso tutte le notizie della riunione”, scrisse Raven in una e-mail del 21 aprile. “Immagino che potremmo preoccuparci per sempre. È così triste doversi opporre al nostro stesso presidente, uno scienziato per il quale abbiamo pieno rispetto, su questo tema”. Ha aggiunto che “sarebbe stato fin troppo facile” per altri paragonare Arber a “Galileo e la persecuzione di qualcuno a cui è stata davvero soppressa la verità se volevano giocare così duro”. 

Tre giorni dopo, il 24 aprile, appena quattro giorni prima dell’incontro, il vescovo Sanchez inviò una mail a Marta Infantino, responsabile degli eventi dell’accademia, chiedendole di “rimuovere de Larminat, che non è più invitato dal card. Turkson”. Il Washington Post ha riferito nel giugno del 2015 che de Larminat aveva comprato il suo biglietto aereo da Parigi a Roma, ma gli era stato detto che non c’era più posto. 

“Non volevano sentire una nota negativa”, ha detto de Larminat al Post. 

La conferenza, tuttavia, fece una indesiderata notizia per gli organizzatori quando due scettici del cambiamento climatico, Lord Christopher Monckton, un ex consigliere politico del primo ministro britannico Margaret Thatcher, e Marc Morano, fondatore di Climate Depot, un’organizzazione no-profit che nega l’esistenza del cambiamento climatico causato dall’uomo, furono espulsi dalla conferenza dopo che gli organizzatori scoprirono chi erano. 

L’Heartland Institute, anch’esso scettico della scienza, ospitò una conferenza parallela ben pubblicizzata nelle vicinanze. In una e-mail del 19 giugno, rispondendo alle domande del Washington Post, il vescovo Sanchez riconobbe la loro presenza: “Credo che ci fosse un gruppo al Columbus [un albergo vicino al Vaticano], ma non hanno fatto niente di grave: sono dei dilettanti”, ha scritto. 

Rispondendo a un’altra domanda, riguardo al fatto se de Larminat fosse stato effettivamente invitato all’incontro di aprile, il vescovo Sanchez rispose: “So che [l’invito] non è stato inviato perché gli inviti sono stati inviati dall’Accademia e nessuno ha approcciato quell’autore”. 

Al vertice fu chiesto [al vescovo Sanchez] perché l’incontro fosse diverso da una simile conferenza vaticana sui cambiamenti climatici del 2007, aperta a tutte le parti, il vescovo Sanchez rispose: “C’è solo una parte”.

Dalla conferenza del 2015, il Vaticano si è allineato sempre più alla posizione dell’IPCC sul cambiamento climatico e all’agenda dell’ONU in generale, in particolare nel settore dell’istruzione e degli SDG, nonostante le preoccupazioni che l’agenda sia un “pretesto” per il controllo della popolazione. 

L’esempio più recente ha avuto luogo il mese scorso, quando l’accademia ha ospitato il suo quinto simposio annuale della gioventù vaticana in collaborazione con il Sustainable Development Solutions Network (SDSN) – un’organizzazione diretta da Jeffrey Sachs e parzialmente finanziata dalla Bill e  Melinda Gates Foundation favorevole alla teoria pro-gender e alla contraccezione. 

L’incontro è stato utilizzato per lanciare Mission 4.7, un’iniziativa sostenuta dalle Nazioni Unite per aiutare a promuovere l’obiettivo 4.7 di SDG che mira a educare i giovani allo sviluppo sostenibile e all’uguaglianza di genere. Il vescovo Sanchez è uno dei quattro copresidenti di Mission 4.7.

 




“Siamo certi che il nostro popolo continuerà sempre a scegliere tutta la vita e tutte le vite”

Il presidente dell’Argentina, Alberto Fernandez, lo aveva promesso e l’ha mantenuto. L’Argentina ha ora la legge sull’aborto. Fernandez in Vaticano aveva detto al card. Parolin: “Ne ho già parlato e manterrò la mia parola. La mia parola non è di riaprire un divario tra il verde e il blu. La mia parola è di dare alle donne che vogliono abortire la possibilità di farlo legalmente e di aiutare coloro che vogliono avere figli. Questo è il mio lavoro”.

Della legge sull’aborto in Argentina e della reazione dei vescovi ce ne parla questo articolo del Catholic News Agency che vi propongo nella mia traduzione. 

 

Senato (Argentina)
Senato (Argentina) – Credit: Charly Diaz Azcue

 

Dopo che il Senato argentino ha legalizzato l’aborto nelle prime ore di mercoledì 30 dicembre, la Conferenza episcopale argentina ha rilasciato una dichiarazione in cui accusa la leadership politica del Paese di essere lontana dal sentimento del popolo e si impegna a continuare a lavorare “con fermezza e passione nella cura e nel servizio della vita”.

Il disegno di legge a lungo dibattuto per legalizzare l’aborto presentato dal presidente Alberto Fernandez (ne abbiamo parlato qui) per mantenere una promessa di campagna elettorale è stato finalmente approvato in Senato con 38 voti a favore, 29 contrari, 1 astensione e 4 assenze dopo 12 ore di dibattito. Il progetto di legge è stato precedentemente approvato dalla Camera.

Secondo un sondaggio del novembre 2020 condotto dall’istituto di sondaggi indipendente Giacobbe & Asociados, il 60% degli argentini si è opposto alla legge, mentre solo il 26,7% è stato favorevole. Ma la legge, una delle più permissive al mondo e senza paragoni nella regione, è stata fortemente sostenuta dai media, dai personaggi televisivi e dagli influencer.

“Questa legge che è stata votata approfondirà ulteriormente le divisioni nel nostro Paese”, hanno detto i vescovi. “Deploriamo profondamente la lontananza della leadership dai sentimenti della gente, che è stata espressa in vari modi a favore della vita in tutto il nostro Paese”. L’Argentina ha visto infatti le più grandi marce pacifiche pro-vita della sua storia, ma sono state per lo più ignorate dalla stampa locale.

“Siamo certi che il nostro popolo continuerà sempre a scegliere tutta la vita e tutte le vite. E insieme al nostro popolo continueremo a lavorare per le autentiche priorità che richiedono un’attenzione urgente nel nostro Paese”.  

I vescovi hanno anche detto che, pur concentrandosi sulla legalizzazione dell’aborto, il governo ha fallito “i ragazzi e le ragazze che vivono in povertà in un numero sempre più allarmante, i numerosi abbandoni scolastici, la pressante pandemia di fame e disoccupazione che colpisce molte famiglie, così come la drammatica situazione dei pensionati, che in queste ore vedono ancora una volta violati i loro diritti”.

Infine, la dichiarazione ha espresso gratitudine a “tutti i cittadini e ai legislatori che hanno difeso la cura per tutta la vita”.

 

 




Il deficit del vaticano e il nuovo “Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano”

Una riflessione di John L. Allen Jr. su due eventi accaduti di recente in Vaticano: il Consiglio per l’Economia del Vaticano e l’annuncio di una nuova partnership chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano”. 

Allen Jr. ne parla nel suo articolo pubblicato su CruxNow. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Consiglio per il Capitalismo Inclusivo (Foto: Vatican media)
Consiglio per il Capitalismo Inclusivo (Foto: Vatican media)

 

A volte, quando due storie apparentemente non correlate accadono nello stesso momento, l’intersezione offre un promemoria che nessuno dei due sviluppi può essere veramente compreso senza l’altro. È quanto è avvenuto nei giorni scorsi per quanto riguarda la situazione piuttosto desolante delle finanze vaticane.

Martedì, il Consiglio per l’Economia del Vaticano ha tenuto un incontro online per discutere non solo del deficit del 2020, che dovrebbe superare i 60 milioni di dollari, in parte a causa delle carenze legate al coronavirus, ma anche dell’incombente crisi degli obblighi pensionistici non finanziati. La conversazione è avvenuta pochi giorni dopo l’annuncio di una nuova partnership chiamata “Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano”, in cui i leader delle imprese si sono uniti a Papa Francesco per la riforma dell’ordine economico globale.

In effetti, quest’ultima storia aiuta a spiegare perché la prima questione (quelle del rosso delle finanze vaticane, ndr) non tiene svegli di notte i potentati del Vaticano.

Il Consiglio per l’Economia è stato creato nel 2014 come parte delle prime riforme finanziarie di Papa Francesco. Ha lo scopo di sovrintendere alla politica finanziaria in Vaticano, e colpisce perché il gruppo è composto sia da prelati che da laici con gli stessi diritti di voto.

Durante la sua ultima sessione, i membri del Concilio hanno ricevuto un briefing sul crescente rosso (deficit di bilancio, ndr) che quest’anno si trova di fronte il Vaticano. La pandemia di coronavirus ha colpito duramente il Vaticano, in gran parte perché gran parte del suo reddito annuale si basa sul flusso di pellegrini e turisti che di solito significa una forte vendita di biglietti ai musei vaticani, ma che è stato in gran parte interrotto nel 2020 a causa delle restrizioni di viaggio e delle chiusure.

Inoltre, il Vaticano dipende anche dai contributi delle diocesi e di altre organizzazioni cattoliche in tutto il mondo, e anche questo flusso di cassa è stato ridotto perché le diocesi stesse sono in deficit, dato che le collette della Messa domenicale sono significativamente diminuite nei luoghi dove le liturgie sono state sospese o la partecipazione è stata limitata a causa di precauzioni legate a Covid.

Inoltre, non si sa ancora quanto abbia portato quest’anno la colletta annuale dell’Obolo di Pietro, ma potrebbe essere in calo non solo a causa delle generali contrazioni economiche in tutto il mondo, ma anche a causa di uno scandalo finanziario che ha comportato l’acquisto di immobili a Londra da parte della Segreteria di Stato vaticana con il denaro del fondo (fonti vaticane dicono che l’Obolo non è stato toccato, ndr). “L’Obolo di San Pietro” è una raccolta annuale in cui si chiede ai cattolici di contribuire a sostenere le attività papali.

Tutto ciò si aggiunge a un’incombente crisi finanziaria sotto forma di debiti pensionistici non finanziati. Il Vaticano ha un fondo pensionistico, ma la maggior parte degli osservatori ritiene che sia sottofinanziato rispetto a una forza lavoro che invecchia rapidamente e a deficit in aumento. Il fatto che il Vaticano dovrà stanziare una quota crescente di risorse sempre più ridotte per pagare quelle pensioni nei prossimi decenni è una gran parte del motivo per cui il cardinale australiano George Pell, ex direttore finanziario del Vaticano, ha recentemente detto che il Vaticano sta “andando lentamente in bancarotta”.

In qualsiasi altra istituzione, un tale mare di inchiostro rosso (deficit di bilancio, ndr) e un disastro incombente potrebbe lasciare i manager con un sudore freddo e sull’orlo del panico. Eppure non si percepisce un tale clima di allarme in Vaticano, dove uno dei massimi responsabili finanziari del papa, il vescovo Nunzio Galantino dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, di fatto la banca centrale vaticana, continua a rilasciare rassicuranti interviste sulla falsariga del “nulla da vedere qui” e del “tutto va bene”.

Come spiegare l’apparente nonchalance?

Si consideri il Consiglio per il capitalismo inclusivo con il Vaticano, una partnership tra alcuni dei più grandi investitori e imprenditori del mondo e il Vaticano annunciato l’8 dicembre. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di sfruttare le risorse del settore privato per sostenere obiettivi quali la fine della povertà, la protezione dell’ambiente e la promozione delle pari opportunità. Il gruppo si è posto sotto la guida morale di Papa Francesco e del Cardinale Peter Turkson del Ghana, capo del Dicastero Vaticano per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale.

I suoi membri sono un Who’s Who virtuale del mondo aziendale: CEO (direttore, ndr) di Bank of America, British Petroleum, Estée Lauder, Mastercard e Visa, Johnson and Johnson, Allianz, Dupont, TIAA, Merck and Co., Ernst and Young, Saudi Aramco, e così via. Onestamente, è quasi più facile elencare le società del Fortune 500 (l’elenco delle 500 più importanti società al mondo, ndr) che non sono in qualche modo rappresentate.

Il gruppo è nato da un’idea di Lynn Forester de Rothschild, una dirigente di successo nel settore delle telecomunicazioni che si è sposata nel 2000 con [un membro] della leggendaria famiglia Rothschild e che da tempo si occupa di cause politiche ampiamente progressiste. Papa Francesco ha incontrato il gruppo durante un’udienza in Vaticano nel novembre 2019.

Collettivamente, il Consiglio per il Capitalismo Inclusivo con il Vaticano riunisce entità di grandi aziende con 10,5 trilioni di dollari di beni sotto controllo e 2,1 trilioni di dollari di capitalizzazione di mercato, con una forza lavoro di 200 milioni di persone presenti in 163 paesi.

Queste risorse sconcertanti, forse, aiutano a spiegare perché i crescenti deficit e le pensioni sottofinanziate non tengono svegli di notte i funzionari vaticani.

E’ del tutto possibile che una combinazione di una maggiore disciplina fiscale e di una graduale uscita dalla crisi del coronavirus, mentre i vaccini si fanno strada nel mondo, possa cambiare le cose in Vaticano. Ma supponiamo che accada il peggio, che i costi continuino ad andare fuori controllo mentre le entrate continuino a ridursi, e che la previsione di Pell si avveri che il Vaticano si trovi ad affrontare l’insolvenza.

Qualcuno crede seriamente che i nuovi BFF (“Best Friends Forever“, che tradotto significa “Migliori amiche per sempre”, ndr) aziendali del papa, con 10,5 trilioni di dollari di attività a loro disposizione, non potrebbero aiutare a coprire un deficit di 60 milioni di dollari in un istante? Con ogni probabilità, basterebbero un paio di telefonate e una foto (di circostanza, ndr).

Non c’è alcun indizio che il nuovo consiglio sia stato creato per questo scopo. Al contrario, non è stata affatto un’iniziativa del Vaticano. Eppure chiunque abbia gli occhi può vedere le potenzialità in caso di necessità, quindi, in effetti, il gruppo rappresenta una sorta di piano B del tipo: “rompere il vetro in caso di emergenza”.

E questo, a sua volta, è il motivo per cui le “crisi” finanziarie vaticane sono spesso vissute come meno minacciose di quanto lo sarebbero situazioni simili in altri ambienti. Gli amici con le tasche profonde non compaiono nei bilanci, ma tutti sanno che sono in giro.

 

 




Papa Francesco partecipa alla serie Netflix sulle prospettive degli anziani

Un libro di papa Francesco sulle prospettive degli anziani è la base per una prossima serie di Netflix, e il papa è pronto a partecipare.

Un articolo dello staff del Catholic News Agency, nella mia traduzione. 

 

 

Un libro di papa Francesco sulle prospettive degli anziani è la base per una prossima serie di Netflix, e il papa è pronto a partecipare.

“Sharing the Wisdom of Time” (La saggezza del tempo, ndr) è stato pubblicato in inglese e in italiano nel 2018. Il libro è composto da interviste a persone anziane di tutto il mondo e comprende le risposte di Papa Francesco a 31 delle testimonianze, come riportato nelle conversazioni con padre Antonio Spadaro, gesuita ed editore de “La Civilta Cattolica“.

La serie dei quattro episodi non ha ancora un nome. Comprenderà un’intervista esclusiva a Papa Francesco. Continuerà il suo richiamo a riconoscere gli anziani come fonti di saggezza e di memoria. Gli anziani intervistati nel libro provengono da diversi paesi, religioni, etnie e background socio-economici. Saranno intervistati da giovani registi che vivono nei loro paesi, e il papa commenterà, secondo la Loyola Press, un apostolato della provincia del Midwest dei gesuiti.

La Onlus anti-povertà Unbound, che ha collaborato con la Loyola Press al libro, aiuterà il progetto del documentario. La società italiana Stand By Me Productions è la casa produttrice della serie di documentari, la cui uscita su Netflix è prevista per il 2021.

Alla presentazione del 23 ottobre 2018 del libro “Sharing the Wisdom of Time”, Papa Francesco ha parlato della saggezza e della conoscenza della fede che gli anziani possono condividere con i giovani.

“Una delle virtù dei nonni è che hanno visto molte cose nella loro vita”, ha detto il Papa. Ha consigliato ai nonni di avere “molto amore, molta tenerezza… e preghiere” per i giovani che nella loro vita hanno lasciato la fede.

“La fede si trasmette sempre in dialetto. Il dialetto della casa, il dialetto dell’amicizia”, diceva.

I registi del progetto lavoreranno sotto la direzione di Fernando Meirelles, il regista brasiliano della produzione Netflix 2019 The Two Popes (I due Papi, ndr). Il film è incentrato su alcuni immaginari incontri tra Benedetto XVI e il cardinale Jorge Bergoglio nel periodo tra il conclave del 2005 che ha eletto Benedetto e il conclave del 2013 che ha eletto papa Francesco. I critici hanno detto che il film non ha rappresentato accuratamente Papa Benedetto e Papa Francesco, ma ha manifestato invece un approccio ideologico ai due uomini.

Meirelles è noto soprattutto per aver co-diretto “Città di Dio“, il film del 2002 ambientato in una favela di Rio de Janeiro. Ha detto di essere cattolico, ma ha smesso di partecipare alla messa da bambino.

Netflix è stato recentemente oggetto di critiche per Cuties (ne abbiamo parlato qui, qui e qui), un film di produzione francese su una compagnia di danza che ha suscitato una forte critica per la sua rappresentazione sessualizzata dei minori quando il film è stato lanciato sul servizio di streaming nel settembre 2020. Il film contrasta la cultura musulmana conservatrice immigrata in cui il protagonista viene elevato alla cultura libertina della Francia laica.

La serie 13 “Reasons Why” di Netflix ha suscitato anche le critiche dei professionisti della salute mentale per la sua presentazione del suicidio adolescenziale come un atto di vendetta e un gioco di potere. Alcuni hanno espresso preoccupazione per il suo debutto all’inizio del 2017, che potrebbe aver contribuito a un picco significativo di suicidi di adolescenti maschi.

(Netflix ha anche diffuso un film comico blasfemo, intitolato La prima tentazione di Cristo, in cui Gesù Cristo viene rappresentato come un omosessuale. Un film che “ha gravemente offeso i cristiani”, visto che vi è stata una petizione di oltre 2.000.000 di firme di brasiliani per fermarlo (Ne abbiamo parlato qui, ndr)

Primeira Tentação de Cristo su Netflix
Primeira Tentação de Cristo su Netflix