Le Edizioni La Scala, dell’Abbazia Benedettina Madonna della Scala di Noci (Ba), hanno appena pubblicato una traduzione italiana del Catechismo del Curato d’Ars.  Riportiamo qui di seguito i passaggi principali della Presentazione al volume, scritta da dom Giulio Meiattini, monaco della stessa Abbazia e già noto ai lettori di questo blog.

Per ulteriori informazioni vedi qui.

 

di dom Giulio Meiattini osb

 

Quello che viene presentato o è conosciuto come Il Catechismo del Curato d’Ars è la raccolta di un certo numero di insegnamenti ed esortazioni provenienti dalle catechesi e dalle “istruzioni” che il Santo teneva ai fedeli. […] Questa raccolta fu realizzata da un contemporaneo e assiduo frequentatore del Curato, nonché suo primo biografo, l’abbé Alfred Monnin, il quale organizzò l’insieme di questo materiale frammentario per grandi temi: la salvezza, le virtù, la preghiera, il sacrificio della S. Messa, la speranza, il peccato, la confessione, la santificazione della domenica, la comunione frequente, la Vergine Maria, e via dicendo.

[…] Il Monnin l’aveva intitolata, in modo forse più modesto ma anche più preciso, Il Curato d’Ars nelle sue catechesi. Non si tratta, in effetti, di una trattazione sistematica e completa della dottrina cristiana nel suo insieme, come si addice a un catechismo vero e proprio, sia pur se breve. Come si può facilmente constatare, anche se in queste pagine vengono richiamate molte delle principali verità della fede cristiana (la Trinità, l’Incarnazione, i Sacramenti, la vita eterna, ecc.), il vero centro di interesse è costituito dalla concreta vita cristiana. Ciò che interessava maggiormente il Santo Parroco di Ars era di formare le coscienze dei suoi uditori al discernimento fra la virtù e il peccato, esortare a una vita di conversione e di conformità al Vangelo e agli insegnamenti della Chiesa, risvegliare gli uditori a una vita cristiana fervorosa.

In altre parole, quello che qui presentiamo è più un’introduzione alla “vita cristiana vissuta”, che un catechismo della “fede creduta”, anche se i due aspetti, naturalmente, sono sempre intrecciati e leggendo queste pagine, così attente alla dimensione pratica, si è sempre rinviati ai grandi misteri della fede che la sostengono. In ogni caso, e nonostante queste puntualizzazioni, il titolo di Catechismo si addice bene all’indole e all’intento generale del libro.

Queste pagine ci restituiscono fedelmente lo stile e il linguaggio del Santo Curato, caratterizzati da una semplicità estrema, da un’intonazione popolare, ma anche da una straordinaria forza persuasiva e di penetrazione interiore. Questo fa sì che la lettura di queste pagine lascia il segno, induce a rientrare nel proprio cuore, stimola all’esame di coscienza, riattiva il desiderio del bene, scuote dal torpore spirituale. Queste sono le caratteristiche tipiche dei classici della spiritualità cristiana, la cui frequentazione non rappresenta principalmente un’avventura culturale o intellettuale di apprendimento, quanto un avvenimento che tocca il cuore e lo cambia. La predicazione di S. Giovanni M. Vianney non possedeva nessuna attrattiva retorica o intellettuale, ma era la rivelazione immediata di un animo trasformato dal Mistero divino che egli annunziava. Da qui la sua efficacia, di cui è possibile beneficare anche accostandola nella sua trasposizione scritta ad opera di un ascoltatore e testimone diretto.

[…] Uno dei pregi principali di queste pagine, è quello di lasciar liberamente risuonare verità fondamentali della vita cristiana, che da troppo tempo sono quasi del tutto scomparse dalla predicazione e dalla catechesi delle nostre parrocchie e dalla pastorale ordinaria. Il lettore se ne accorgerà sa solo, scorrendo con calma queste pagine e facendole oggetto di meditazione.

Il Curato d’Ars ha annunciato la Parola di Dio fedelmente, senza accomodamenti, senza desiderio di piacere, senza paura di apparire “fuori dal mondo”, facendosi così esempio per i sacerdoti e i catechisti di ogni tempo. Anche quando il suo tono sembra farsi più severo o esigente, come talvolta era esigente la parola di Gesù e severa quella dei profeti prima di lui, è sempre la premura e l’amore del buon pastore che lo ispirano. Questa severità non si fa mai durezza, perché è espressione di una profonda carità, che si riveste di accenti di tenerezza. Le parole dell’umile predicatore, mirano a scuotere gli indifferenti e i mediocri, facendo risplendere ai loro occhi la grandezza e bellezza della vocazione battesimale e della vita cristiana.

Questo Catechismo ci fa capire quanto stesse a cuore al Curato d’Ars la formazione costante e instancabile del popolo di Dio attraverso il servizio della predicazione e dell’insegnamento! Alle lunghe ore dedicate al confessionale, egli univa le ore dedicate a preparare, con fatica, le sue prediche e le sue catechesi. Nella dedizione a questi due ministeri tipici del sacerdote – l’annuncio della Parola di Dio che forma e illumina le menti e il perdono dei peccati che guarisce e risana le anime – si esprimeva la fecondità della sua vita di sacerdote di Cristo, ultimamente radicata nel sacramento fontale e unificante della Santa Messa.

Le pagine che seguono sono espressione di un modello riuscito di “pastorale” – in pieno Ottocento! – che noi oggi fatichiamo ad eguagliare.

 

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