• venerdì , 19 ottobre 2018

Caso McCarrick, perché il Vaticano non collabora?

Foto: cupola della basilica di San Pietro a Roma

Foto: cupola della basilica di San Pietro a Roma

 

di Sabino Paciolla

 

L’ex card. Theodore McCarrick, ora solo arcivescovo, accusato di essere un abusatore sessuale seriale di giovani seminaristi e sacerdoti, il 20 giugno scorso ha rimesso nelle mani del Papa la carica di cardinale poiché una indagine dell’arcidiocesi di New York aveva riconosciuto come credibile e supportata da prove un abuso su un ragazzo. Il Board dell’arcidiocesi di New York che ha effettuato le indagini era formato anche da persone esperte e qualificate in vari campi (legale, psicologico, ecc.). Il card. McCarrick ha mantenuto la sua innocenza. Il Papa ha comunque accettato le sue dimissioni.

Sono però venuti alla luce anche due risarcimenti per oltre 100.000 dollari, uno nel 2005 ed uno nel 2007, sottoscritti dalla diocesi di appartenenza per conto di McCarrick, conclusi per tacitare due vittime dei suoi abusi sessuali.

L’ex cardinale McCarrick è stato fino a poco tempo fa molto attivo in missioni di alto livello nella Chiesa. Ad esempio, è stato anche in Cina.

Alla luce dei presunti misfatti di McCarrick, il presidente della Conferenza Episcopale Statunitense (USCCB), card. Daniel DiNardo, a nome del Comitato Esecutivo, ha emesso in agosto un comunicato nel quale, tra l’altro, si leggeva:

“Il 1° agosto ho promesso che USCCB avrebbe esercitato tutta la sua autorità, e avrebbe sostenuto davanti a coloro che avevano maggiore autorità, di perseguire le molte domande che riguardavano l’arcivescovo McCarrick. Il 16 agosto ho chiesto una visita apostolica per cercare la verità, lavorando di concerto con una commissione nazionale laicale, dotata di autorità indipendente.”

Il card. DiNardo ha chiesto poi al Santo Padre di essere ricevuto per discutere della questione degli abusi. Il Papa ha ricevuto la delegazione dei vescovi USA il 13 settembre scorso, e al termine dell’incontro ci si aspettava la notizia della approvazione della richiesta della visita apostolica. Purtroppo, l’aspettativa è andata delusa. Il comunicato finale post incontro, dal contenuto quasi di circostanza, non parlava affatto della visita apostolica.

Qualche giorno fa il Comitato Amministrativo della USCCB ha emesso un comunicato in cui si afferma che esso “ha sostenuto un’indagine completa sulla situazione riguardante l’Arcivescovo McCarrick, comprese le sue presunte aggressioni a minori, sacerdoti e seminaristi, così come qualsiasi risposta a tali accuse. Tale indagine dovrebbe basarsi su esperti laici in settori rilevanti, come le forze dell’ordine e i servizi sociali”.

“Un’indagine”, per quanto importante, non è però una “visita apostolica”.

È bene precisare infatti che la “visita apostolica” è una missione transitoria che ha il fine di effettuare una visita canonica di durata relativamente breve, tesa ad indagare su una circostanza particolare in una diocesi o su un paese e di presentare una relazione alla Santa Sede a conclusione delle indagini.

All’interno della Chiesa, solo il Vaticano ha l’autorità di ordinare un’indagine sulla condotta dei vescovi.

Ora, è certamente possibile che una indagine venga effettuata da parte della Conferenza Episcopale Statunitense, è però dubbio che essa possa raggiungere un pieno risultato perché non potrà mai contare sulla collaborazione del Vaticano in termini di pieno accesso ai documenti presso gli archivi del nunzio a Washington, o della Congregazione per i vescovi. Inoltre, non potrà mai contare sulla collaborazione dei funzionari Vaticani.

L’arcivescovo di New York, il card. Timothy Dolan, ieri 2o settembre, parlando in conferenza stampa, ha chiesto che venga formalmente avviata una indagine, cioè una visita apostolica, sui fatti di Theodore McCarrick.

Il card. Dolan ha anche affermato: “Una parte della mia gente che dice “stiamo cominciando a perdere la fiducia nei vescovi” legittimamente si pone la domanda su come possa un uomo con un background come quello (di McCarrick) continuare a salire ai vertici della Chiesa. E questa è una domanda dannatamente giusta, che condivido. Dobbiamo andare fino in fondo”.

“Se perdo la fiducia della mia gente e di questa comunità, non mi rimane molto”, ha continuato.

“Come [ciò sia potuto accadere] è una domanda in corso. Penso che una visita apostolica della Santa Sede che includa professionisti laici sarebbe un modo particolarmente efficace per rispondere. Lo abbiamo proposto alla Santa Sede e aspettiamo”.

Durante la conferenza stampa è stato chiesto al card. Dolan il perché il Vaticano non abbia accolto la richiesta della visita apostolica. Il cardinale ha detto: “non ho la risposta a questa domanda”.

“Confido che arriverà (la risposta, ndr)”, ha detto Dolan.  “Ma non ho problemi ad ammettere che anch’io sono un po’ impaziente”.

Ed effettivamente, è incomprensibile il fatto che il Vaticano, almeno fino ad ora, non abbia accettato la giusta richiesta della Conferenza dei vescovi statunitensi di una indagine pienamente efficace sul caso McCarrick. La mancata accettazione fa sorgere legittimamente, e comprensibilmente, dubbi sulla reale volontà da parte del Vaticano di raggiungere la verità. Una tale situazione porta con sé il grave rischio di aumentare la perdita di fiducia nei vescovi da parte dei semplici fedeli, come ha testimoniato lo stesso cardinale di New York.

Conviene correre questo rischio? Io credo proprio di no. (Ma non sono il solo a pensarlo)

 

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