Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Edward Pentin e pubblicato su National Catholic Register. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

 

Decine di cartelloni in difesa della Messa latina tradizionale sono apparsi martedì per le strade di Roma, mentre cresce la resistenza alle restrizioni di Papa Francesco nei confronti dell’antica liturgia.

I manifesti, ciascuno dei quali riporta una citazione di Benedetto XVI, San Giovanni Paolo II e San Pio V che sottolinea l’importanza storica e la sacralità della liturgia tradizionale, sono l’iniziativa di un gruppo di cattolici tradizionali italiani chiamato Pro Libertate Missalis.

Affissi nei pressi del Vaticano, i manifesti rimarranno visibili per 15 giorni, ha dichiarato il gruppo in un comunicato.

Il comunicato aggiungeva che gli organizzatori volevano rendere pubblico il loro “profondo attaccamento alla Messa tradizionale in un momento in cui la sua estinzione sembra essere pianificata”.

Il comunicato afferma che l’azione è stata intrapresa “per amore del Papa, affinché sia paternamente aperto alla comprensione di coloro che, nelle periferie liturgiche, non si sentono più benvenuti nella Chiesa”. La liturgia tradizionale, hanno aggiunto, è “l’espressione piena e completa dell’intera fede cattolica”.

Il gruppo Pro Libertate Missalis comprende membri del Comitato Nazionale Summorum Pontificum, una federazione di organizzazioni della Chiesa cattolica italiana, nonché il presidente del gruppo italiano pro-vita e pro-famiglia Pro Vita & Famiglia Onlus, Toni Brandi, e gli autori di diversi blog cattolici tradizionali italiani. Tra questi, MessainLatino, che conta mezzo milione di visualizzazioni al mese, è stato il primo a riferire delle restrizioni alla Messa tradizionale previste da Francesco nel maggio 2021 e ha recentemente contribuito a far emergere lo scandalo di Padre Marko Rupnik.

L’iniziativa dei cartelloni arriva dopo che il Papa ha imposto restrizioni radicali sulla Messa tradizionale nel luglio 2021 con il suo motu proprio Traditionis Custodes (Custodi della tradizione), invertendo i precedenti decreti papali che avevano liberalizzato la Messa celebrata prima delle riforme liturgiche di Papa Paolo VI nel 1970, e sollecitando un “ritorno a tempo debito” alla liturgia istituita dopo il Concilio Vaticano II.

Nella lettera ai vescovi che accompagna il motu proprio, il Papa ha detto di aver preso l’iniziativa a causa dell'”uso strumentale” della liturgia, chiamata anche Messa tridentina, e perché gli aderenti hanno rifiutato il Concilio Vaticano II, sostenendo che “ha tradito la Tradizione e la ‘vera Chiesa’”.

La mossa del Papa ha causato sgomento e costernazione tra i cattolici tradizionali, soprattutto negli Stati Uniti, dove il motu proprio ha avuto il maggiore impatto. La forma più antica della liturgia è stata vietata in diverse diocesi o relegata dalle chiese parrocchiali ai municipi e alle palestre, nonostante la crescita della frequenza e delle vocazioni.

 

Citazioni Premium

Uno dei manifesti contiene una famosa citazione di Benedetto XVI: “Ciò che le generazioni precedenti ritenevano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o addirittura considerato dannoso”. La citazione è tratta dalla lettera di accompagnamento di Benedetto al suo motu proprio Summorum Pontificum del 2007 che liberalizzava la celebrazione della Messa tradizionale, ma che Papa Francesco ha abrogato nella Traditionis Custodes, insieme alla precedente liberalizzazione della liturgia antica di Giovanni Paolo II nel 1988.

Un altro dei manifesti contiene una citazione di Papa Giovanni Paolo II, che nel 2001 disse alla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti che il Messale di Pio V “contiene molte preghiere molto belle con le quali il sacerdote esprime un profondo senso di riverenza e umiltà davanti ai Sacri Misteri. Queste preghiere rivelano la sostanza stessa di ogni Liturgia”.

Un terzo manifesto riporta una citazione di Papa San Pio V dalla sua costituzione apostolica Quo Primum Tempore del 1570, in cui stabilisce che nessuno può essere costretto o obbligato a modificare il Messale Romano, ma che esso deve “rimanere sempre valido e conservare la sua piena forza”.

“La crescente ostilità nei confronti della liturgia tradizionale non trova alcuna giustificazione né a livello teologico né a livello pastorale”, ha dichiarato il gruppo Pro Libertate Missalis in una dichiarazione pubblicata il 27 marzo. Il gruppo ha sottolineato che i cattolici tradizionali “non sono ribelli contro la Chiesa”, ma hanno un numero crescente di fedeli e di vocazioni sacerdotali, e “costituiscono un esempio di salda perseveranza nella fede e nell’unità cattolica” in un mondo “sempre più insensibile al Vangelo” e in una Chiesa “che cede a impulsi disgreganti”.

Per questo motivo, secondo il gruppo, l'”atteggiamento di rifiuto” imposto a queste comunità è causa di “amaro dolore” e “costituisce una grave ingiustizia”. I membri del gruppo ritengono quindi di non poter rimanere in silenzio e si appellano alla sinodalità e all’attuale enfasi sull'”ascolto, l’accoglienza e l’inclusione” come risoluzione.

Coloro che vanno alla Messa tradizionale “non sono credenti di seconda classe”, si legge nella dichiarazione, “né sono devianti da rieducare o un peso di cui liberarsi”.

Nei commenti al Register, Luigi Casalini di MessainLatino ha detto che lui e altri membri del gruppo Pro Libertate Missalis non si riconoscono affatto nella narrazione negativa a loro rivolta, anche perché i risultati di un sondaggio tra i vescovi su cui si basa Traditionis Custodes sono in realtà “ampiamente positivi”. Trovano quindi che le restrizioni, in base a qualsiasi misura oggettiva, siano pregiudizievoli e “profondamente ingiuste”. Non c’è “nulla di teologicamente sbagliato o superato” nella Messa tradizionale, ha sottolineato Casalini.

 

Rare proteste per i manifesti

Sebbene i cartelloni pubblicitari siano comunemente usati in Italia, essi vengono utilizzati molto raramente per protestare contro il Papa. Sotto Benedetto XVI e Papa San Giovanni Paolo II, un’azione del genere era inaudita, ma questa è la seconda volta che vengono utilizzati per protestare contro Francesco.

Nel 2017, un gruppo anonimo ha affisso in tutta Roma dei manifesti contenenti una fotografia di Papa Francesco con la faccia truce e la didascalia “Dov’è la tua misericordia?”. L’azione fu intrapresa dopo il rifiuto del Papa di rispondere ai dubia sull’Amoris Laetitia, il brusco licenziamento di sacerdoti della Congregazione per la Dottrina della Fede e l’intervento del Vaticano nell’Ordine di Malta. A differenza dei manifesti esposti martedì, quelli furono presumibilmente affissi illegalmente e presto rimossi dai funzionari comunali.

Anche Toni Brandi, che ha presieduto il Congresso mondiale delle famiglie nel 2019, ha avviato una campagna simile qualche anno fa, ma utilizzando manifesti sulla fiancata dei furgoni. Nel 2017 ha fatto girare i veicoli in Vaticano con citazioni di Giovanni Paolo II che sostenevano l’indissolubilità del matrimonio e immagini del defunto cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo emerito di Bologna, ringraziandolo per la sua instancabile difesa della vita.

Edward Pentin

 

 

 


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