Ricevo e volentieri pubblico. 

 

Julián Carrón si è dimesso da presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione
Julián Carrón già presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione

 

Carron, il precedente responsabile di Comunione e Liberazione, continua a fare incontri su incontri con una nuova parola d’ordine: ”il testimone“.
E’ come se fosse stato dato un ordine di scuderia non scritto…ed è tutto un vociare sul “testimone”.

Ed è proprio vero, la nostra indegnità non solo è stata salvata ma, con-vocata, è divenuta strumento del compito di Dio che ci ha raggiunti attraverso una carne, una stella che ha brillato nel nostro buio interiore ed esteriore. Egli ci ha toccati attraverso “persone o momenti di persone “. E, attraverso essi, è emersa la chiamata continua di Dio.
 
Ma in tutta questa apologia del testimone qualcosa non torna.
 
Perché testimone di Cristo è stato anche Lutero, percorso da un amore e una passione travolgente.
Ma era un Cristo reale o il parto della sua immaginazione?
 
Da adolescente ho fatto esperienza di un incontro unificante; ero lacerato, disperso come tanti coriandoli colorati e divergenti, senza un disegno, un senso. Incontrando GS (Gioventù Studentessa), ho fatto esperienza di una unità miracolosa che non dimenticava nulla di me. In quell’incontro nulla era censurato, nulla! Tutto trovava la sua unità perché la mia persona era unita a Cristo. Un Cristo oggettivo, che non faceva sconti, ma proprio per questo mi liberava.

Chi ho incontrato, in particolare il Gius, don Giussani, mi ha sempre testimoniato una corrispondenza incarnata e, dunque, inevitabilmente crocifissa, cioè obbediente alla Chiesa, in quanto Essa testimonia nella verità e nella carità Cristo Crocifisso come unica via di salvezza. Non c’è Cristo senza Chiesa che è Parola di Dio alla luce della Tradizione, Liturgia, Sacramenti, Magistero, Autorità … Solo così si partecipa anche del Suo essere, del Risorto. Solo così il mio “io” vive.
 
Se il testimone non mi comunica integralmente tutti gli aspetti dell’Avvenimento di Cristo, cosa o chi mi sta testimoniando? In fondo, in fondo… sta testimoniando sé stesso. Se il testimone non mi comunica tutti gli aspetti fondativi del carisma, garantiti dalla Chiesa, testimonia solo sé stesso mediante un processo di manipolazione che a nessuno può essere consentito. Non c’è infatti contemporaneità di Cristo senza che essa traduca nell’oggi l’originario patrimonio veritativo, e quindi anche dottrinale, dell’Avvenimento di Cristo come tale. E non c’è contemporaneità del carisma senza che essa traduca e prolunghi nell’oggi ciò che egli, il fondatore, unico e irripetibile, alle origini ha generato: “Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!” (Gal 1, 6-9). Paolo aveva una personalità possente, eppure difende umilmente quello che lui stesso ha ricevuto: “Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto” (1 Cor 15, 3).

L’esaltazione del testimone senza la chiarezza di quanto lo rende tale, come appena detto, porta inevitabilmente al soggettivismo: sono io a decidere chi è Cristo. Tutto ciò apre le porte al sentimentalismo e, di conseguenza, al personalismo. Il Gius, non a caso, parlava di protestantizzazione del cattolicesimo.

Occorre iniziare a giudicare ciò che è avvenuto nel movimento, nel nostro popolo, dopo la morte del Gius.
 
Oggettivamente, non vi è testimonianza, e quindi non si è in presenza di un testimone, se si va nella direzione opposta a quanto poc’anzi detto.


Per esempio, non è testimonianza quella che “è gravemente contraria agli insegnamenti della Chiesa”.

Vale la pena sottolineare che le cose che ci ha detto il card. Farrell sono le stesse che ci ha sempre indicato il Gius. E questo è dimostrato dal fatto che, dopo la morte di don Giussani, i testimoni significativi (non faccio nomi per carità cristiana), personaggi anche storici del movimento di Comunione e Liberazione, vicinissimi al Gius, che mi hanno affascinato e che hanno affascinato migliaia di altre persone, non sono stati più considerati “testimoni” da chi guidava. Eppure, queste persone hanno dato la loro vita per il movimento e per la Chiesa.

Anche a livello personale, il testimone era testimone solo se scelto dall’autorità.

È questo personalismo che ha creato fratture, abusi, ferite, “scomuniche”. È questo personalismo che ha portato persino alla esclusione di alcuni. Queste rotture sono potute accadere perché la divisione, prima che tra noi, è stata con Cristo.

La conseguenza grave è che il movimento di Comunione e Liberazione, dopo la morte del fondatore, è diventato poco alla volta un luogo chiuso, asfissiante, non più animato dalla vivacità di persone libere; molte di esse si sono trasformate in individui alienati.

Ma, cosa importante, ciò che è soprattutto mancato di fronte ai giusti “rimproveri” della Chiesa è stato un cammino penitenziale. Negli animi di tanti di noi è rimasta come l’impressione, anzi la convinzione, di una ingiustizia subita. Ciò ha impedito il desiderio, e forse anche lo sforzo e la volontà, di comprendere il senso di queste materne correzioni, di capire che invece bisogna emendare ed emendarsi, che bisogna “riformare”, prima di tutto dentro noi stessi, quelle azioni, quei modi e quelle strutture che hanno determinato tutto quanto di negativo è potuto accadere. Molti di noi non hanno capito che quel cammino penitenziale è necessario perché il nostro “io” torni a respirare di nuovo in piena libertà. È necessario un ritrovamento di ciò che è andato perduto, perché, ora come ora, siamo “in una selva oscura, che la diritta via era smarrita”. Testimone sarà chi saprà unire in sé Virgilio e Beatrice, ragione e grazia, secondo l’unica volontà di Dio, tanto cristologica quanto ecclesiale.

Francesco Lepore

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente quelle del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog, ritenuti degni di rilievo, hanno il solo ed unico scopo di far riflettere, di alimentare il dibattito e di approfondire la realtà. Qualora gli autori degli articoli che vengono qui rilanciati non avessero piacere della pubblicazione, non hanno che da segnalarmelo. Gli articoli verranno immediatamente cancellati.


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments