Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Eduardo J. Echeverria e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa Francesco - screenshot dalla trasmissione A sua immagine del 15 marzo 2022
Papa Francesco – screenshot dalla trasmissione A sua immagine del 15 marzo 2022

 

Nel suo recente libro, LIFE: My Story Through History (Life: la mia storia attraverso la storia), Papa Francesco auspica il sostegno legale alle unioni civili tra persone dello stesso sesso “che sperimentano il dono dell’amore”. In che senso, se esiste, l’amore omosessuale è un dono?

Il pensiero della Chiesa è che certamente non può essere un dono di Dio, né naturale (creatore) né soprannaturale (sacramentale). Secondo il Catechismo della Chiesa Cattolica, la fonte ultima dell’amore è Dio stesso. Citando l’Esortazione apostolica di Giovanni Paolo II del 1981, Familiaris Consortio, il Catechismo della Chiesa cattolica afferma:

Dio è amore e in se stesso vive un mistero di comunione personale d’amore [eternamente unito nell’essere, nella relazione e nell’amore]. Creando il genere umano a sua immagine e somiglianza… Dio ha iscritto nell’umanità dell’uomo e della donna [Genesi 1, 27] la vocazione, e quindi la capacità e la responsabilità, dell’amore e della comunione.

L’osservazione di Francesco, a prima vista, non sembra considerare l'”amore” omosessuale come una forma d’amore intrinsecamente disordinata. Pensa forse che l’omosessuale sia in grado di vivere la vocazione alla castità, e quindi all’amore, in una relazione omosessuale? Come potrebbe l’omosessuale farlo? La vocazione alla castità implica la differenziazione sessuale tra un uomo e una donna, che secondo l’antropologia cristiana significa “la riuscita integrazione della sessualità nella persona e quindi l’unità interiore dell’uomo nel suo essere corporeo e spirituale”.

Il Catechismo spiega: “La sessualità, in cui si esprime l’appartenenza dell’uomo al mondo corporeo e biologico, diventa personale e veramente umana quando è integrata nella relazione di una persona all’altra, nel dono reciproco completo e per tutta la vita di un uomo e di una donna”.

La castità, quindi, presuppone la differenziazione sessuale di maschio e femmina, in modo tale che solo l’unione sessuale di persone di sesso maschile e femminile rende i corpi in senso reale “una sola carne” (Gen 2,24), con quest’ultima unione corporea organica come condizione necessaria per l’esistenza di un autentico amore coniugale.

L’amore omosessuale non è un dono, anzi è un falso amore, perché è incapace di realizzare la vocazione alla castità, di perfezionare l’essere della persona e di sviluppare la sua esistenza; e quindi di essere ordinato alla legge naturale, all’ordine della Creazione, e quindi a Dio. In quanto forma disordinata di amore, essa non solo manca di integrazione, ma è una contro-integrazione in quanto offesa alla vocazione alla castità, rendendola incapace di realizzare l’integrità della persona e l’integralità del dono di sé.

L’antropologia cristiana deve considerare la realtà della persona umana, dell’uomo e della donna, nell’ordine dell’amore. Perché? Perché, come afferma giustamente Karol Wojtyla nella sua opera magna filosofica, Amore e responsabilità, “la persona trova nell’amore la massima pienezza del suo essere, della sua esistenza oggettiva. L’amore è quell’azione, quell’atto, che sviluppa più pienamente l’esistenza della persona. Naturalmente, questo deve essere vero amore. Che cosa significa amore vero?”.

L’amore è un concetto analogico, il che significa che ci sono diversi tipi di amore: l’amore paterno, l’amore tra fratelli e sorelle, l’amicizia e, infine, l’amore tra un uomo e una donna (“L’amore tra un uomo e una donna è una relazione reciproca tra persone e possiede un carattere personale”).

In breve, l’amore comporta l’attrazione per i valori sensoriali-sessuali e per quelli spirituali o morali dell’altra persona, per esempio, dice Wojtyla, “per la sua intelligenza o per le sue virtù di carattere”. Esistono anche l'”amore di bisogno”, o amore come desiderio, e la “benevolenza”. L'”amore di bisogno” desidera “la persona come un bene per se stessi”. L’amore come benevolenza consiste nel desiderare il bene dell’altro. “La benevolenza è semplicemente il disinteresse nell’amore: ‘Non desidero te come bene’, ma ‘desidero il tuo bene’, ‘desidero ciò che è bene per te'”.

Wojtyla passa poi al problema della reciprocità, che porta alla sintesi “dell’amore di desiderio e dell’amore benevolo”. La reciprocità implica la relazione tra “io” e “noi”. E qui si forma una comunità interpersonale:

L’amore trova il suo pieno essere non solo in un soggetto individuale, ma in una relazione intersoggettiva, interpersonale. . . .Il passaggio dall’io al noi è per l’amore non meno essenziale del trascendere il proprio io espresso attraverso l’attrazione, l’amore di desiderio e l’amore di benevolenza.

Essendo intrinsecamente disordinato, l’amore omosessuale non è in grado di formare una comunità interpersonale dove l’unità si manifesta nel “noi” maturo. Infine, Wojtyla vede la pienezza dell’amore come l’amore di dono, o quello che chiama amore sponsale, che è il donarsi all’altro, che implica la reciproca donazione delle persone. E aggiunge: “Il concetto di amore sponsale [dono] ha un significato chiave per stabilire la norma di tutta la morale sessuale”.

Poiché l’uomo – maschio e femmina – è creato nell’amore e per l’amore, di conseguenza l’etica sessuale non è comprensibile senza l’amore. Questo punto cruciale di trovare nell’amore la massima pienezza del proprio essere deve essere applicato all’amore tra un uomo e una donna.

“L’amore è un’unione di persone”, dice Wojtyla, un’unione oggettiva in cui l’uomo e la donna costituiscono “un solo soggetto d’azione”, in un certo senso “una sola carne”. (Questa unione non può essere separata dal suo fondamento biologico nelle differenze organiche tra i sessi. Questa unione oggettiva nasce da “un bene comune”, un “bene oggettivo”, cioè il bene delle persone umane, e da un “fine comune”, che le lega.

Questo fine è la procreazione, la progenie, la famiglia, e allo stesso tempo l’intera maturazione in costante crescita della relazione tra le due persone in tutti gli ambiti portati dalla relazione coniugale stessa.

Di conseguenza, quando il Catechismo afferma che gli atti sessuali omosessuali sono chiusi al dono della vita, è perché tali atti non hanno un’unione oggettiva nella differenziazione sessuale di un uomo e una donna. “In nessun caso possono essere approvati”. Tali atti sono “peccato gravemente contrario alla castità”. Quindi, l’amore omosessuale non è un dono.

Eduardo J. Echeverria

 

Eduardo J. Echeverria è professore di filosofia e teologia sistematica presso il Seminario Maggiore del Sacro Cuore di Detroit. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Papa Francesco: The Legacy of Vatican II Revised and Expanded Second Edition (Lectio Publishing, Hobe Sound, FL, 2019) e Revelation, History, and Truth: A Hermeneutics of Dogma. (2018). Il suo nuovo libro è Are We Together? Un cattolico romano analizza i protestanti evangelici.


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