Mazzucco Ratzinger
Massimo Mazzucco e Joseph Ratzinger

 

di Mattia Spanò

 

Nei giorni successivi alla morte di Joseph Ratzinger, Massimo Mazzucco ha pubblicato un video intitolato “Il Crimen di Joseph Ratzinger” in cui espone le accuse, per la verità già note, al defunto papa di aver occultato casi di abusi su minori commessi da preti.

Due giorni dopo, in un colloquio video con il giornalista di Money.it Fabio Fabretti, Mazzucco ha risposto ad alcuni commenti al suo video e approfondito il suo giudizio. Vorrei metterne in luce errori e lacune a mio giudizio molto gravi, nel modo più laico possibile, vale a dire nel campo da gioco familiare a Mazzucco.

Tempo e tempismo: parce sepulto

Mazzucco ha abituato il suo pubblico a lavori di straordinaria accuratezza e serietà che durano dalle due alle cinque ore e sono, a mio giudizio, un punto di riferimento per chiunque voglia informarsi circa alcuni fatti storici chiave del nostro tempo.

Mazzucco è stato fra i primi al mondo, e il primo in Italia, a sollevare dubbi organici sull’11/09, ma anche sulla strategia di dominio americana e sulla salute e le politiche scientifiche, sanitarie e farmaceutiche (si veda il suo lavoro sulle cure proibite del cancro) in anni in cui la quasi totalità delle persone, il sottoscritto compreso, dormiva il sonno del giusto.

Proprio per questo lascia di stucco che egli, con un video di una manciata di minuti, liquidi un argomento complesso e di eccezionale gravità, dal suo punto di vista, mettendo nel mirino una figura storica – ognuno pensi ciò che vuole, tale è Ratzinger – che egli accusa di aver avuto come principio guida nella carriera quello di coprire preti pedofili. Un po’ troppo poco.

Il fatto che Mazzucco pubblichi il video a pochi giorni dalla morte di Joseph Ratzinger pone un tema di tempismo. Il problema non è solo morale (parce sepulto, un principio di pietas pre-cristiano sancito da Virgilio nell’Eneide), ma anche pratico: pubblicare un giudizio così scarno e sbilenco dopo la morte dell'”imputato”, penalizza il concetto che si vuole trasmettere ben oltre la qualità scadente degli argomenti, avvicinandosi al bullismo mediatico.

L’emotività equamente distribuita fra estimatori e detrattori del soggetto non consente infatti un’analisi lucida dei fatti. C’è poco da fare, da dire e da puntualizzare: si presenta come una speculazione che sfrutta l’onda del momento, per alcuni cinica e vergognosa, per altri lodevole e coraggiosa, ma alla fine destinata a finire nel vuoto cosmico dell’attualità.

Excusatio non petita: dovessi essere accusato di partigianeria parrocchiana o altre bellurie, faccio presente che si tratta di un giudizio simile nella sostanza a quello che ho dato sul libro di Mons. Gänswein.

Sono il tempo che Mazzucco dedica al fatto, e anche la “scelta di tempo”, a collocare questo lavoro molto al di sotto dei suoi standard abituali. E purtroppo – lo dico perché conosco Massimo di persona, e lo stimo come uomo e come professionista – non sono gli unici elementi a sfavore.

Tesi e antitesi

La tesi di Mazzucco in breve. Citando il documento Crimen Sollicitationis del 1962, che impone il più stretto riserbo sulle malversazioni del clero, il suo antesignano del 1922 (qui un compendio di letteratura giuridica in materia), il giuramento di segretezza scritto cui tutti i funzionari del Sant’Uffizio sono tenuti, nonché una lettera dell’allora prefetto cardinal Ratzinger del 2001, Mazzucco afferma che Ratzinger, invece di abolire il suddetto Crimen, lo avrebbe aggravato avocando in seguito al tribunale della Segnatura Aspostolica romana tutti i procedimenti di abuso di minore commessi da preti nel mondo, al solo scopo di insabbiarli.

Mazzucco dovrebbe spiegare da dove ricava la certezza giuridica e pratica che la rimozione del Crimen avrebbe dato la stura alla ‘derattizzazione’ della Chiesa Cattolica, ma non lo fa. Non solo: Ratzinger, il quale avrebbe fatto carriera e sarebbe stato eletto papa proprio a tale scopo – è lo stesso Mazzucco a fornire la “pistola fumante” di questa interpretazione, come vedremo – avrebbe svolto egregiamente il compito al punto da essere eletto papa proprio per evitare l’estradizione e un processo negli Stati Uniti a Galveston, in Texas.

Perché la decisione di avocare a Roma le cause canoniche viene interpretata come una volontà omertosa e fraudolenta e non, invece, come il tentativo di sottrarre alla palude delle chiese locali (dimostrate dall’inchiesta del Boston Globe che costò carissima, in tutti i sensi, all’Arcivescovo Law) la possibilità stessa dell’occultamento?

Il fatto di centralizzare avrebbe esposto Ratzinger a durissime critiche impedendogli di scaricare la responsabilità su terzi, come in effetti è accaduto. Lasciare la competenza alle diocesi locali gli avrebbe permesso di “insabbiare” ancora meglio, limitandosi a rimuovere qualcuno qua e là (non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra) senza accollarsi alcuna responsabilità diretta.

Mazzucco dimentica almeno altri tre documenti utili nell’inquadrare l’argomento Crimen. Il primo è la Pastor Bonus, Costituzione Apostolica soggetta a revisione dei dicasteri coinvolti e competenti, il secondo la Sacramentum Sanctitatis Tutela, motu proprio (legge sovrana non soggetta ad alcuna revisione, per chi non mastica) di Giovanni Paolo II, in cui si legge:

Infine, con l’autorità che mi è propria, nella costituzione apostolica Pastor bonuspromulgata il 28 giugno 1988, ho espressamente stabilito: “[La Congregazione per la dottrina della fede] giudica i delitti contro la fede e i delitti più gravi commessi sia contro la morale sia nella celebrazione dei sacramenti, che vengano a essa segnalati e, all’occorrenza, procede a dichiarare o a infliggere le sanzioni canoniche a norma del diritto, sia comune che proprio” [4], ulteriormente confermando e precisando la competenza giudiziaria della medesima Congregazione per la dottrina della fede come Tribunale apostolico.

L’espressione “diritto comune” – anteposta a “proprio” designa un diritto particolare, in questo caso quello canonico, e indica, secondo la Treccani, quel “complesso di norme aventi carattere generale e che in quanto tali si contrappongono a quelle proprie dello stesso sistema ma limitate a un dato territorio, a dati destinatari o a dati rapporti. Indica l’oggetto della “scienza del diritto“, cioè il diritto romano giustinianeo insegnato nella scuola medievale di Bologna, considerato diritto vigente fino all’entrata in vigore delle codificazioni moderne”.

Il diritto comune è il complesso di norme di diritto pubblico e privato che costituiscono il corpus giuridico generale, cioè non canonico – o anche “non navale”, volendo. C’è una sommatoria di pene, casomai – quelle positive e quelle canoniche – non una sottrazione.

Nel 2010, sotto l’egida del cardinal Müller, successore di Ratzinger nel frattempo divenuto papa Benedetto XVI, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblica il terzo documento che Mazzucco omette, intitolato INTRODUZIONE STORICA ALLE NORME DEL MOTU PROPRIO “SACRAMENTORUM SANCTITATIS TUTELA”. Vi si legge:

“L’Istruzione “crimen sollicitationis” pertanto non ha mai inteso rappresentare l’intera policy della Chiesa cattolica circa condotte sessuali improprie da parte del clero, ma solo istituire una procedura che permettesse di rispondere a quella situazione del tutto singolare e particolarmente delicata che è la confessione, in cui alla completa apertura dell’intimità dell’anima da parte del penitente corrisponde, per legge divina, il dovere di assoluta riservatezza da parte del sacerdote”.

A Mazzucco di questi documenti può non interessare nulla, come può infischiarsene del segreto confessionale o giudicarlo un’aberrazione, tuttavia esistono e andrebbero citati tanto quanto i Crimen: piaccia o meno, costituiscono la stessa disciplina. Si possono contestare, criticare, giudicare irrilevanti e perfino negarne l’efficacia e l’effettività il che, dopotutto, si può fare a proposito di qualsiasi legge, ma se si vuole rendere un buon servizio alla verità non si possono omettere. Non si può prendere il Crimen per oro colato e obliterare il resto, per sostenere surrettiziamente una tesi a quel punto in forte odore di preconcetto – ti vaccini, ti ammali, muori.

L’errore di Mazzucco è concettuale e metodologico: non si può guardare al diritto canonico con le lenti del diritto positivo, pena piombare in quell’atmosfera che Bulgakov definirebbe da nozze dei cani.

Il paradosso dell’argomentazione di Mazzucco è che fornisce le prove del contrario di quanto sostiene.

Ad esempio, non tenendo conto che il truce Ratzinger ha presentato le proprie dimissioni a Giovanni Paolo II per ben tre volte, il che gli avrebbe fatto perdere tutti i privilegi e le protezioni giuridiche proprie del rango. Solo alla quarta volta, da pontefice, le dimissioni tanto agognate sono andate a buon fine perché nessuno poteva opporvisi. Una pantomima? Mazzucco può pensarlo, non dimostrarlo. I fatti però contraddicono l’ipotesi “Ratzinger insabbiatore proprio e conto terzi”.

Mazzucco sa bene che i privilegi diplomatici, fra cui la non perseguibilità legale, non spettano soltanto al pontefice, ma anche a ministri e personale diplomatico, come ad esempio un nunzio. E sa bene che i sacerdoti non godono di alcuno status privilegiato di fronte alla legge, tanto è vero che perfino la definizione stessa di sacerdote (o “ministro di culto”) è giuridicamente problematica.

L’identità dei pedofili in genere, non solo sacerdoti, è spesso tenuta nascosta per evitare che vengano brutalmente ammazzati in carcere, come accade agli autori di crimini odiosi agli stessi detenuti generici. A dirla tutta, i crimini pedofili commessi da sacerdoti come don Cantini hanno goduto di un rilievo in genere maggiore di quello dato ad autori laici di analoghe nefandezze. E se ne intuisce il motivo: da un sacerdote ci si attende una condotta irreprensibile che non è richiesta a un laico, il che però comporta un aggravante morale da stabilire penalmente ma non autorizza in alcun modo ulteriori ghirigori improntati ad un anticlericalismo radicale, a parte qualificarli come tali.

A Mazzucco il problema della pedofilia in sé sembra interessare meno di quanto non gli interessi la pedofilia dei preti, e in fondo nemmeno quella, quanto piuttosto la copertura dei medesimi nelle alte sfere vaticane. Non ricordo, ma posso sbagliarmi, suoi interventi altrettanto bruschi sulla vicenda Epstein, il suo Lolita Express e i festini con minorenni cui sembra abbiano partecipato personaggi di rilievo come Clinton, Gates, lo stesso Obama, il principe Andrea e moltissimi altri (si parla di quasi 3000 vip). Al momento, nessuno risulta incriminato, ed anche Epstein è morto, non di vecchiaia però.

Beninteso è una sua scelta editoriale insindacabile, ma se dimostrare crimini pedofili – un buon esempio delle “sviste” possibili lo fornisce Pablo Trincia nella sua inchiesta Veleno, una storia vera, che pure coinvolgeva preti e famiglie cattoliche – è arduo, a maggior ragione lo è apparecchiare le prove di eventuali “coperture”, soprattutto se le prove a sostegno sono delle leggi vaticane.

Davvero in Vaticano sono così sciocchi e ignoranti da promulgare leggi che li potrebbero incriminare, quando avrebbero ben altri strumenti per occultare le prove? Che senso ha stabilire un’istruzione compromettente per poi nasconderla, col rischio che venga comunque scoperta com’è puntualmente avvenuto? Esistono regole non scritte in quasi tutti gli ambiti, che proprio perché informali sono ancora più ferree di quelle scritte, più che sufficienti a reggere una baracca criminale (i mafiosi non ce l’hanno scritto in faccia, come nemmeno i trafficanti di droga colombiani).

Quanto cita il caso dell’avvocato Daniel Shea, che ha inoltrato alla Corte del Texas una richiesta di comparizione per l’allora cardinal prefetto, Mazzucco afferma che gli Stati Uniti non riconoscono il Vaticano come Stato.

Non so se sia proprio così, ma se Mazzucco ha ragione che Ratzinger fosse prefetto, papa, nunzio o semplice cittadino vaticano, dal punto di vista dell’ordinamento americano non faceva alcuna differenza: su cosa poggerebbe l’immunità che garantiva a Ratzinger protezione? Tanto è vero che la Segreteria di Stato chiese ufficialmente di dispensarlo, e il presidente Bush accordò la dispensa: lo avrebbe fatto (o non lo avrebbe fatto) a prescindere dalla sua elezione a papa. In questo caso, è la stessa premessa di Mazzucco che nega la tesi.

Già Giovanni Paolo II dunque, nel 2002, mise in moto un meccanismo che consentisse alla Chiesa Cattolica di espellere i preti pedofili. Quando Mazzucco nel suo video giudica ridicoli provvedimenti come la sospensione canonica, l’impossibilità di dire messa e somministrare sacramenti e la riduzione allo stato laicale, dovrebbe anche aggiungere che questi sono gli unici strumenti canonici disponibili per gettare un chierico in pasto alla giustizia ordinaria. Anche qui, omissione grave.

Come accennato all’inizio, Mazzucco ventila che l’elezione di Ratzinger sarebbe avvenuta proprio per proteggerlo dall’avvocato Shea: 120 cardinali di tutto il mondo, non pochi dei quali avversi a Ratzinger, terrorizzati dall’avvocato texano avrebbero eletto Benedetto XVI per renderlo intoccabile e permettergli di insabbiare ancora meglio gli scandali.

Come insabbiatore, Ratzinger non si è rivelato un granché: dal 2000 al 2013, con massimi storici proprio sotto il suo pontificato, le cause contro la Chiesa Cattolica sono fioccate a decine di migliaia nel mondo, con richieste di risarcimenti per miliardi e diocesi sull’orlo del fallimento. Se lo scopo era quello postulato da Mazzucco, si è trattato di un papato clamorosamente fallimentare.

Poi ci sono i fatti, riconosciuti non dal Bollettino di San Prudenzio ma da Corriere della Sera, Repubblica e la Stampa, nonché un certo numero di testate straniere  e agenzie come la Reuters. Benedetto XVI ha ridotto allo stato laicale 400 preti colpevoli di pedofilia in soli due anni secondo il diritto canonico, vale a dire l’unico diritto sul quale avesse voce in capitolo, di fatto esponendoli così alla giustizia positiva degli stati di cui essi sono cittadini.

Il Corriere della Sera scrive che si tratta complessivamente di 884 presbiteri allontanati nel decennio 2004-2013, periodo che copre per intero il papato di Benedetto XVI. Il pontificato è durato 2.870 giorni: ogni 3,2 giorni Benedetto XVI ha “dimissionato” un presbitero colpevole di aver commesso o coperto crimini pedofili.

E non soltanto preti, ma decine di vescovi che li avevano coperti. Anche in questo caso, se prendiamo per buona l’ipotesi di Mazzucco su “Ratzinger insabbiatore eccelso”, un tragico buco nell’acqua. Un papa fallito, ma nel senso opposto a quello segnalato da Mazzucco. Ciò nonostante secondo lui “Ratzinger non ha fatto nulla”. Non “ha fatto poco” o “non ha fatto abbastanza”: nulla.

Ratzinger ha fallito sommerso da decine di migliaia di cause durante il suo pontificato nonostante la mission di insabbiare, insabbiare, insabbiare. Ha fallito anche e nel coprire i colpevoli accertati, dal momento che lo 0,02% di tutti i chierici del mondo sono finiti nelle fauci della giustizia ordinaria.

Per fare un confronto, nel 2004 i Carabinieri comunicano che in Italia nel 1999 sono stati deferiti alla giustizia 690 pedofili. In una media annua ponderata in rapporto alla popolazione “preti”, Ratzinger ne ha allontanati circa il doppio, ma distribuiti in tutti i paesi del mondo, come ad esempio avvenne nello spinosissimo caso del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Ripeto: l’allontanamento, l’estromissione, il collaborare con la giustizia e la denuncia sono gli unici strumenti giudiziari ed esecutivi disponibili.

In un punto del colloquio con Fabretti, Mazzucco invita i critici del suo video a fornire una lista di almeno 50 nomi di preti pedofili (con un po’ di fatica posso dargliela io, se vuole), ma al tempo stesso afferma che essi non sono stati individuati e perseguiti dalla Chiesa, ma dalle singole giurisdizioni il che, come sappiamo, è sempre vero, a meno che certi delitti non avvengano sul territorio del Vaticano, che è quel che è: la stessa Emanuela Orlandi, per citare un caso recentemente riaperto, scomparve fuori dal Vaticano.

Quindi la lista con nomi e cognomi dei preti pedofili non c’è – falso, perché almeno i numeri li forniscono alcuni fra gli eminenti partiti culturali critici di Benedetto XVI – e tuttavia per Mazzucco si tratta di criminali perseguiti dalla polizia, non dalla Chiesa. Mazzucco tuttavia non può fare un’affermazione del genere dal momento che la lista non c’è, come lui stesso afferma.

Se una cosa non può essere dimostrata per mancanza di elementi, ugualmente non può esserlo il suo contrario per la stessa mancanza che nol consente.

Shea, Küng e altre omissioni

A conti fatti, Mazzucco nel suo video spiattella quasi alla lettera le tesi dell’avvocato Shea. Nell’agosto del 2003 Shea sostenne che il Crimen fosse la “prova che vi era un complotto internazionale da parte della Chiesa per coprire gli abusi sessuali. E un subdolo tentativo di nascondere attività criminali”.

La tesi di Shea, non di Mazzucco, è che Ratzinger si sia trincerato dietro l’immunità ottenuta da Bush per non comparire davanti al tribunale in Texas. Ma l’istanza era civile, non penale, e dunque prevedeva al massimo una pena pecuniaria. Ratzinger non è mai stato incriminato in Texas, casomai citato, come spiega Massimo Introvigne.

Shea avrebbe scoperto le prove a carico di Ratzinger, vale a dire il Crimen (sul punto dice che procurarselo fu un affare laborioso, ma erano gli anni in cui si stava digitalizzando tutto l’archivio vaticano, lavoro tuttora in corso: Shea ottenne comunque ciò che cercava “in una busta marrone”), l’istruzione prefettizia da lui e Bertone firmata il 18 maggio 2001, scaricandole dal sito della Santa Sede. Mazzucco stesso dice che sono fonti disponibili in rete, ma prima di lui fu lo stesso Shea a riconoscerlo nel suo discorso alla Camera dei Deputati italiana.

Come Mazzucco fa riferimento a Shea, da parte sua Shea cita un anonimo avvocato dell’Ufficio Anticorruzione Pubblica dell’FBI (gli stessi cazzari che Mazzucco smaschera rovinosamente in molti dei suoi lavori): è questo anonimo funzionario federale che avrebbe definito l’istruzione prefettizia “niente di meno che una cospirazione internazionale per ostacolare la giustizia”. Un parere anonimo che Shea spaccia come verità fattuale assodata.

L’FBI è lo stesso ente che ha infiltrato Twitter per censurare le notizie contro Joe Biden e gli affarucci che il figlio coltivava in Ucraina e Cina, e quelle sulla pandemia di Covid-19, ma chi cerca un saggio delle altre prodezze di questi signori, proprio nei documentari di Mazzucco ne trova un campionario vastissimo. Sono dei cazzari su tutto, tranne nel caso della “cospirazione internazionale contro la giustizia” ordita da Ratzinger: in questo caso, e si direbbe solo in questo, diventano affidabili.

Mazzucco sapeva della fonte di Shea? Non lo sappiamo, ma nell’ambito di una ricerca appena sotto il pelo dell’acqua, queste informazioni si trovano facilmente: si torna al problema dell’accuratezza del suo lavoro.

La giudice federale ebrea Lee Rosenthal (la nota ironica finemente razzista è di Shea) in un primo tempo convoca l'”imputato vaticano” – Shea commenta gongolante che “l’unica differenza fra un giudice federale e Dio è che Dio non è un giudice federale”.

A giudicare dal risultato, pare piuttosto che un giudice federale non sia Dio, perché alla fine la Rosenthal stralcia la posizione non in seguito all’elezione di Ratzinger al Soglio, come sostengono Mazzucco e Shea, ma in seguito ad un provvedimento americano che lo dispensa dal comparire successivo ad una richiesta ufficiale della nunziatura U.S.A..

Di più: a prescindere dalla dispensa ufficiale accordata da Bush, Ratzinger poteva semplicemente non presentarsi. Non essendo imputato di alcun reato, la Rosenthal non poteva richiederne l’estradizione.

L’idea che Ratzinger sia stato eletto per metterlo al riparo dal processo texano non è una pensata di Mazzucco, ma la scopiazzatura della tesi di Shea il quale, ossessionato dall’idea di portare un cardinale alla sbarra, confessa allo Houston Press di essere convinto che l’elezione al Soglio sia avvenuta per evitargli l’interrogatorio, al punto da avere l’intima certezza dell’elezione di Ratzinger – sono parole sue – mentre guarda il comignolo della Sistina sbuffare le prime zaffate bianche. Un veggente.

Shea è un ex diacono cattolico – in genere hanno la stessa serenità di giudizio e senso della misura delle mogli tradite – il quale ha in breve tempo dichiarato che il papa era un gay e una drag-queen (è sempre lo Houston Press a scriverlo nell’articolo citato), e si è detto convinto che il “suo processo” avrebbe portato alla distruzione della Chiesa Cattolica. Un soggetto poco imparziale nella forma e nella sostanza.

Vaste programme. Come rispose il Segretario di Stato cardinal Consalvi a Napoleone che manifestava un proposito analogo: “Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti”. Solo che Shea non è Napoleone, ma un soggetto simile agli emuli dei grandi della Storia descritti da La Rochefoucauld nelle sue Massime Morali: uomini trascurabili capaci solo della parodia della grandezza.

Un furbo come tanti, forse, che ha fiutato il colpaccio nel circo della giustizia-spettacolo americana, ottenendo comunque lo scopo: pubblicità. Ma dal momento che a suo tempo Shea fece avere tutti i carteggi del processo direttamente a Mazzucco su sua richiesta, bisogna accettare che Mazzucco lo ritenga una fonte affidabile, e che per lui il sospetto di un coinvolgimento emotivo che mini il giudizio dello stesso Shea non è così rilevante, mentre lo diventa nel caso di Ratzinger, disposto a tutto pur di coprire colleghi invischiati in crimini orribili.

Ma stiamo ai fatti così come li riferisce Mazzucco. Il quale, a differenza del sottoscritto, ha letto le carte del processo intentato da Shea, perché è stato lo stesso Shea a passargliele. Allora perché basare il suo durissimo attacco a Ratzinger su leggi e carte vaticane, quando poteva farlo sulle carte fornite da Shea che lui stesso afferma essere pubbliche, nel senso di consultabili?

Oppure dobbiamo concludere che tutto l’impianto accusatorio di Shea poggiasse sulle leggi, esecrabili finché si vuole, nascoste o meno ma legittimamente vigenti, di uno Stato straniero, riconosciuto o meno non ha importanza? Nel caso e un po’ brutalmente: perché dovrebbe interessarci il processo di Galveston?

Le carte di Shea questo devono contenere: prove, o almeno la formulazione di capi d’accusa. Che questo sono e restano: idee di Shea portate in tribunale, e nient’altro. Mazzucco correttamente vi fa cenno, ma non le ritiene interessanti perché nel suo video non fa nessun riferimento al contenuto, quanto a documenti vaticani. 

Mazzucco nella sua requisitoria entra nel merito solo delle leggi vaticane. Ma una legge è legge, non è una prova. Una legge si può violare o non osservare, comunque interpretare, può decadere, essere emendata, essere perfino nascosta o restare inapplicata. Non basta che una legge prescriva di mettersi un’incudine in testa perché la gente cominci a farlo.

Nella sua istruttoria Shea dimostra o no il coinvolgimento diretto, personale e almeno  probabile di Joseph Ratzinger nella copertura di almeno un abuso su un minore? Di questo si deve parlare in un processo, altrimenti sono le legittime fantasie di un signore beneducato e rispettabile che, per quanto ne sappiamo, potrebbe aver letto il ‘Codice da Vinci’ di Dan Brown (uscito nel 2003, vedi a volte il caso) una volta di troppo, e averlo preso un po’ troppo sul serio.

Invece Mazzucco è perentorio: Ratzinger ha scientificamente occultato gli abusi sessuali dei preti sui minori. Lo dicono Shea e un anonimo legale FBI.

Il fatto stupefacente è che Ratzinger è tutt’ora e davvero a processo nella sua Baviera, ma perché coinvolto in un caso: Ratzinger avrebbe accettato in diocesi un prete accusato di abusi su minori, Peter. H, che avrebbe perpetrato i suoi crimini. Il papa emerito ha consegnato una memoria difensiva di 82 pagine, e oltre 8000 pagine di documentazione di difesa, dolendosi e scusandosi per un errore di data in esse contenute.

Incredibilmente, su queste cose Mazzucco tace. Ed è pura attualità, non roba reperibile negli archivi storici di Repubblica. Posso pensare che non lo faccia perché in questo caso Ratzinger diede la disponibilità a testimoniare. La Germania, al contrario degli Stati Uniti, riconosce lo Stato Vaticano dal 1933. Se Benedetto XVI avesse voluto – per giunta, da tedesco – sottrarsi, avrebbe potuto farlo, ma non lo ha fatto.

Avendo oltretutto l’età dalla sua, perché sottrarsi a Galveston ed esporsi a Monaco? Un insabbiatore, soprattutto in fin di vita, tiene il punto: non rischia assolutamente nulla.

Non sono pochi né poco autorevoli i commentatori, anche non cattolici, ad indicare proprio la lotta contro la pedofilia fra le cause principali dell’abdicazione. Riferisce Andrea Tornielli che Ratzinger “scrive, senza chiamarsene fuori, di sentirsi lui stesso interpellato dall’atteggiamento di chi ancora oggi sottovaluta il fenomeno”.  Uno dei suoi ultimi interventi pubblici fu proprio sull’argomento pedofilia, pubblicato sul Corriere della Sera. Perché parlare di qualcosa che va taciuto? Depistaggio culturale?

Mazzucco stesso per certi versi sottovaluta il crimine in sé: non gli interessano i pedofili, ma solo i preti pedofili, e a ben guardare nemmeno loro, ma il loro presunto “santo in paradiso”.

Ciliegina sulla torta, Mazzucco cita Hans Küng, ex amico di Ratzinger, un uomo noto alle cronache esclusivamente per i suoi furibondi attacchi al suo vecchio collega. Avrebbe potuto citare Christopher Hitchens, Odifreddi, Habermas, Flores d’Arcais, oltre a una nutrita schiera di filosofi, insigni rabbini e studiosi musulmani, non tutti benevoli coi quali Ratzinger si è confrontato come professore, come cardinale e prefetto, come papa.

Numerosi come le stelle del cielo erano i detrattori che dicevano peste e corna del defunto Joseph Ratzinger, eppure Mazzucco si accontenta del solo Küng, un uomo, un prete, un teologo di cui si ricorda ben poco a parte i furibondi attacchi a Ratzinger. Una scelta poco funzionale all’obbiettivo: è come chiedere a un topo se gli piace il formaggio.

Consiglio a Mazzucco, se gli interessa, di leggersi le carinerie che rivolge a Ratzinger Christopher Hitchens, uno che diede dell’insabbiatore a Benedetto XVI ma con ben altro spessore e ferocia rispetto a un azzeccagarbugli americano in cerca di un posto al sole, o un anziano ex collega. Sembra che l’obiettivo di Mazzucco non sia la Chiesa, e meno che meno la piaga della pedofilia dentro e fuori della Chiesa (anche se sembra che l’abuso di minori sia una prerogativa dei preti come le strisce sulle zebre), ma proprio Ratzinger. E sul perché di questo, solo lui può conoscerne le ragioni, e non è certo tenuto a renderle pubbliche.

Un suggerimento non richiesto

Se invece mi sbagliassi e Mazzucco fosse realmente interessato alla pedofilia e in generale ai problemi “sotto la cintura” di togati, porporati e papi, ha solo l’imbarazzo della scelta: si va dai casi McCarrick e Zanchetta, il caso Barros ed Erraruziz in Cile, le vicende di Giambattista Ricca, i rapporti sugli abusi in Germania e Francia, il recentissimo caso Rupnik.

Gli suggerisco di non banalizzare una figura così complessa e ricca come Ratzinger, un uomo di cui persino le maggiori autorità ebraiche, in Italia e non solo, parlano con rispetto e stima. Lo si può criticare e anche attaccare in modo molto duro, come ho dimostrato che sia stato fatto, ma farlo seriamente, altrimenti come accade in questi casi la credibilità che ne esce compromessa è quella dell’attaccante, non quella dell’attaccato.

Se è interessato deve però sbrigarsi, perché questa ossessione per la pedofilia nella Chiesa rischia di diventare anacronistica: andiamo a vele spiegate verso la legittimazione morale e legale della pedofilia. Già nel 1977 intellettuali come Sartre, Beauvoir, Lang, Barthés, Foucault chiesero la rimozione di ogni limite di età nei rapporti sessuali in Francia (in origine gli LGBTQ+ erano LGBTP, dove la “p” stava per pedofili, poi abbandonati a se stessi perché i buzzurri dell’epoca non avrebbero colto la finezza degli argomenti, andando a prendere a casa la créme degli intellò). In Olanda, il partito-associazione che la promuove è legale. La nuova frontiera del progresso è l’inserimento della pedofilia nel magnifico pacchetto #loveislove.

Così di qui a qualche anno Joseph Ratzinger potrebbe essere riabilitato come un raffinatissimo precursore dei nostri tempi inclusivi e permissivi (quali reati, quali crimini, quali insabbiamenti? Era tutto amore, tutto progresso). Oppure venire messo alla gogna una volta di più perché si dirà finalmente la verità su di lui: che si è battuto come un leone, e quasi da solo, contro la pedofilia nella Chiesa. Solo che quel giorno, forse più vicino di quanto Mazzucco o io possiamo sapere, il Crimen di Joseph Ratzinger sarà di aver lottato, non insabbiato.

 


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