Il prof. Pietro De Marco ha pubblicato sul blog Settimo cielo di Sandro Magister un intervento sul dibattito che si è innescato sulla vaccinazione anti covid. A mio parere, quello di De Marco è un intervento assolutamente non condivisibile perché prigioniero di schemi intellettuali così semplificati che alla fine risultano staccati dalla realtà. Un articolo per altro scritto con un linguaggio per iniziati, di quelli che deliziano soprattutto chi li scrive. Mi sono stupito pure del fatto che abbia avuto una certa eco. Ha infatti suscitato molte critiche e qualche apprezzamento, uno di questi è stato quello del catto-progressista Andrea Grillo. E qui il grande Peppino De Filippo avrebbe esclamato: “Eeh…ho detto tutto!”. 

In risposta a De Marco, don Mauro Gagliardi, 46 anni, teologo di primo piano e autore, tra l’altro, di un massiccio trattato di dogmatica cattolica, “La Verità è sintetica”, edito da Cantagalli e presentato nel dicembre del 2017 con grandi lodi in Vaticano dal cardinale Gerhard L. Müller, prefetto emerito della congregazione per la dottrina della fede, ha scritto una lettera a Magister che l’ha pubblicata sul suo sito. La rilancio sia perché molto chiara e semplice nei contenuti sia  perché dice cose che abbiamo tante volte scritto su questo blog. 

Il prof. Pietro De Marco ha a sua volta ribattuto a don Mauro Gagliardi. La risposta è ancora una volta non condivisibile perché proprio mentre critica di libertarismo alcuni cattolici legittimamente dubbiosi di sottoporsi alla inoculazione del vaccino covid finisce per abbracciare una cultura autoritaria.

 

don Mauro Gagliardi con il papa emerito Benedetto XVI
don Mauro Gagliardi con il papa emerito Benedetto XVI

 

Caro Magister,

ho letto con attenzione il contributo di Pietro De Marco, che ci ha abituati a riflessioni di alta qualità, come è – quanto meno nei dotti riferimenti – anche la recente sua nota riguardo ai No-vax. Non essendo competente in materia, non entro nel merito sociologico e politologico e inoltre, dato il clima dogmatico che ormai si è creato, dichiaro subito di non essere un No-vax. Penso, tuttavia, che polarizzare il dibattito tra Pro-vax e No-vax, tra illuminati e retrogradi, tra “nòmici” – dal greco “nomos”, legge – e “anòmici”, sia riduttivo. Mi pare esista come minimo una terza opzione, quella del libero vaccino, del cosiddetto Free-vax.

Il Free-vax non è per forza un tradizionalista cattolico ottuso, né un libertario che rifiuta il principio di autorità. Egli potrebbe essere un cattolico serio, o anche semplicemente una persona seria, che sa di avere una coscienza, sa che deve formarla e usarla. Se credente, egli sa che Dio parla anche e principalmente nella coscienza rettamente formata e non solo attraverso le legittime autorità civili e religiose. Con John Henry Newman, egli sa che bisogna di certo brindare al papa, ma alla coscienza prima e poi al papa. Egli ha letto nel n. 1778 del Catechismo questa definizione dello stesso Newman: “La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo”.

Nel caso in oggetto, è necessario – come sempre – contemperare il dettame dell’autorità con quello della coscienza rettamente formata. La mia insistenza sul fatto che la coscienza deve essere formata elimina alla radice l’idea che chi non desidera vaccinarsi sia automaticamente un libertario o un anomico. La coscienza formata, infatti, è la facoltà che emette un giudizio pratico non in base al proprio arbitrio, bensì alla norma oggettiva applicata alle circostanze.

Riguardo ai vaccini, la prima cosa da dire è che non si tratta solo di vaccini nel senso classico della parola, bensì anche di terapie geniche. La seconda è che, a quanto ci dicono, nel breve periodo essi funzionano, nel senso che tengono vuoti i reparti di terapia intensiva degli ospedali, anche se non impediscono il contagio dei vaccinati. Il terzo aspetto è che nessuno sa quali effetti producano questi farmaci nel medio e nel lungo periodo. Si spera che non vi saranno effetti negativi, ma il punto è che nessuno lo sa, né le case farmaceutiche che li producono, né i governi che, almeno in certi casi, li impongono. Non c’è stata mai chiarezza nella comunicazione riguardo a questo. Uno di quei virologi sempre presenti in TV ha detto che il governo italiano avrebbe dovuto essere più onesto nel dichiarare che è in atto una sperimentazione di massa. Questi aspetti non possono essere trascurati da chi cerca di formare la propria coscienza in vista di una decisione così importante. Con ciò non è detto che chi ha scelto di farsi iniettare il farmaco anti-covid abbia fatto male. È detto, però, che se qualcuno ci sta ancora pensando su, oppure ha deciso di non ricevere il farmaco, non è giusto etichettarlo come uno stolto o un rivoluzionario in ogni caso.

È noto che papa Francesco ha dichiarato che farsi vaccinare è un dovere etico. Questo è stato dichiarato in un’intervista. Quando però il papa ha approvato e fatto pubblicare la nota ufficiale con cui la congregazione per la dottrina della fede ha dichiarato la liceità morale dei cosiddetti vaccini, egli ha approvato anche il passaggio di quel documento in cui si precisa che la vaccinazione non deve essere obbligatoria.

L’Unione Europea, d’altro canto, ha escluso che si possano attuare discriminazioni dirette o indirette non solo verso chi non può, ma anche verso chi non vuole vaccinarsi. Il Governo italiano sta seguendo questa indicazione? Lo ha fatto quando ha imposto la vaccinazione al personale sanitario? E lo sta facendo ora, imponendo la vaccinazione agli insegnanti, pena la perdita dello stipendio, cioè la possibilità di mettere il pane in tavola e di pagare le bollette? Il tutto continuando ad affermare che non sussiste in Italia uno stretto obbligo vaccinale. Ma se un padre di famiglia che per sorte fa l’insegnante non vuole vaccinarsi, come può dirsi che non sia obbligato, dato che, se non accetta l’imposizione, gli portano via il reddito con cui mantiene se stesso e i propri cari?

Tra i Free-vax ci sono anche molte persone che si sono vaccinate o lo faranno a breve. Non si tratta, pertanto, di una presa di posizione negazionista o ideologica. Si tratta di difendere non il libertarismo ma la libertà, quella libertà che, come opportunamente ricorda De Marco, non significa negare il principio di autorità, né fare tutto ciò che si vuole. È, al contrario, quella libertà fondata sulla ragione e sulla possibilità di una onesta e responsabile autodeterminazione delle persone, in base a una coscienza rettamente formata. Paradossalmente, se le cose in futuro andassero male, ci si accorgerebbe che chi non si è vaccinato è stato più nomico di chi lo ha fatto senza convinzione e riflessione, affidandosi ciecamente alle accorate esortazioni delle autorità, o persino subendo senza difendersi le loro imposizioni.

Se poi – Dio non voglia! – i cosiddetti vaccini dovessero avere effetti negativi nel medio e lungo termine, a tenere in piedi la società, sotto diversi punti di vista, sarebbero proprio quelli che saranno scampati a tali effetti in quanto non vaccinati. In tale scenario quasi apocalittico, si rivelerebbe che chi a suo tempo seguì il ”nomos” oggettivo della legge naturale e divina, appresa e applicata dalla retta coscienza, fu lungimirante, profetico e per l’appunto nomico, e che invece coloro che acriticamente si fecero convincere dalla costantemente cangiante propaganda – e a volte censura – mediatica furono i veri anomici, perché sostituirono alla legge la fiducia cieca nell’autorità, la quale stessa è soggetta alla legge e alla quale non si può prudentemente offrire una fiducia totale che sospenda anche l’uso di ragione.

C’è da sperare che si torni in tempi brevissimi a un esercizio dell’autorità che consista nel sostenere lo sviluppo della persona più che a decidere al suo posto, privandola di fatto della responsabilità. A differenza di quanto sostenuto non troppo tempo fa da un sindaco italiano, in democrazia chi governa o amministra non è il “padre” dei cittadini, bensì un rappresentante del popolo. È bene ricordare a coloro che ci guidano che essi sono al servizio di chi li ha eletti (lo stesso vale per i non pochi leaders non eletti ma nominati: altra anomalia dei tempi recenti) e che i cittadini non sono tenuti ad accettare una sorta di “patria potestà” da parte di coloro che li rappresentano.

Mauro Gagliardi

 

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