115 cardinali siedono nella Cappella Sistina ad inizio conclave del 12 marzo 2013.

115 cardinali siedono nella Cappella Sistina ad inizio conclave del 12 marzo 2013.

 

di Sabino Paciolla

 

La rivista newyorkese America, edita e diretta dai gesuiti, pubblica un articolo sul conclave del 2013.  Il racconto è tratto dal libro di prossima pubblicazione intitolato L’elezione di Papa Francesco, di Gerard O’Connel. Esso riporta un resoconto preciso del voto al primo scrutinio dei cardinali. Vi riporto il passo centrale nella mia traduzione:

Prima del conclave, diversi cardinali avevano previsto che ci sarebbe stata un’ampia dispersione [di voti] al primo scrutinio, ma pochi avevano immaginato quanto ampia: 23 prelati hanno ricevuto almeno un voto al primo scrutinio; ciò significa che un cardinale su cinque presenti ha ottenuto almeno un voto, con quattro cardinali che hanno ottenuto 10 o più voti. I primi cinque in ordine di numero di voti al primo turno sono stati i seguenti:

Scola 30

Bergoglio 26

Ouellet 22

O’Malley 10

Schererer 4

Angelo Scola è arrivato primo con 30 voti, ma non ha ricevuto tanti voti come previsto da alcuni cardinali e dai media italiani.

La grande sorpresa è stata Jorge Bergoglio, che si è piazzato al secondo posto, alle spalle di Scola, con 26 voti. Il suo totale, infatti, sarebbe stato di 27 se un elettore non avesse scritto male il suo nome, scrivendo “Broglio” invece di Bergoglio sulla scheda di voto. È stato un inizio promettente per l’arcivescovo di Buenos Aires.

L’autore del libro prosegue poi con circostanziate descrizioni dell’evento e con delle considerazioni sui candidati che avevano preso più voti. Arrivato al card. Bergoglio, l’autore scrive:

Per quanto riguarda Bergoglio, il primo voto ha rivelato che era davvero un candidato forte, più forte di quanto molti avessero pensato. I fattori a favore di Bergoglio sono stati molteplici. Era noto per essere un uomo molto santo, un pastore umile, intelligente, ispiratore, privo di ambizioni, che evitava le luci della ribalta, viveva una vita semplice e aveva un amore appassionato per i poveri. Non aveva mai vissuto o studiato a Roma e non aveva un atteggiamento romano. Aveva guidato l’arcidiocesi di Buenos Aires per 15 anni in modo veramente pastorale, con decisione, prudenza e creatività; aveva talento per il governo. Dal Sinodo del 2001 la sua statura era cresciuta a livello internazionale, e all’incontro del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) ad Aparecida, in Brasile, nel maggio 2007, era emerso come leader indiscusso della Chiesa in questa regione, dove vive quasi il 50 per cento dei cattolici del mondo. Soprattutto, è stato un uomo di coraggio, una visione missionaria, capace di aprire nuovi orizzonti per la Chiesa, un uomo impegnato nel dialogo – con gli ebrei, con i musulmani, con altri cristiani e con coloro che non professavano alcuna fede. Era soprattutto un pastore. Il suo breve intervento nella Congregazione Generale e il suo rapporto con molti cardinali in quei giorni l’aveva chiaramente rivelato.

Quello che colpisce del libro sono i particolari di un evento che, ad onor del vero, dovrebbe essere coperto da un assoluto segreto. E’ quello che osserva lo scrittore e giornalista Phil Lawler che, in proposito, ha scritto un articolo che vi propongo.  

Eccolo nella mia traduzione.

 

La rivista America pubblica un articolo sul conclave del 2013.  Il racconto – tratto dal libro di prossima pubblicazione L’elezione di Papa Francesco, di Gerard O’Connel l- include un resoconto preciso del voto al primo scrutinio dei cardinali.

Avete qualche dubbio che il resoconto di O’Connell sia accurato? Io no. Un conclave dovrebbe essere riservato, e ogni cardinale giura di mantenere il procedimento segreto. Eppure, entro poche settimane dopo ogni conclave, i giornalisti hanno almeno un’idea approssimativa di come sono stati espressi i voti. La storia di O’Connell è notevole solo per i dettagli.

Come è possibile? Durante un conclave le uniche persone presenti – i cardinali e pochissimi altri ufficiali – hanno fatto giuramento di mantenere il segreto. Il loro giuramento, pronunciato da papa Benedetto XVI nel 2012, è chiaro e solenne:

Io, N.N., prometto e giuro che, a meno che non riceva una facoltà speciale data espressamente dal neoeletto Pontefice o dai suoi successori, osserverò il segreto assoluto e perpetuo con tutti coloro che non fanno parte del Collegio dei Cardinali elettori per quanto riguarda tutte le questioni direttamente o indirettamente connesse alle votazioni e al loro scrutinio per l’elezione del Sommo Pontefice…..

Dichiaro di prestare questo giuramento nella piena consapevolezza che un’infrazione dello stesso mi renderà soggetto alla pena della scomunica latae sententiae, che è riservata alla Sede Apostolica.

Se le informazioni di O’Connell sono corrette – e ancora una volta, non ne dubito – molte conclusioni allarmanti sono inevitabili:

1) Almeno un cardinale ha violato il suo giuramento.

2) Quel cardinale o quei cardinali hanno subito la pena della scomunica.

3) Il cardinale/i scomunicato/i sa di essere scomunicato, poiché era “pienamente consapevole” della pena.

4) Gli altri cardinali sanno che c’era qualcuno in mezzo a loro che ha violato il suo giuramento ed è ora scomunicato – e quindi, per almeno due motivi, è in pericolo di dannazione. Al momento non abbiamo sentito grida di sgomento o inviti al pentimento.

Questo è uno scandalo. E non aiuta che lo stesso scandalo sia sorto dopo precedenti conclavi. Se alcuni cardinali violano i loro sacri giuramenti, e altri cardinali accettano la violazione in silenzio, come se fosse (visto che in realtà è) una questione di routine, come possono aspettarsi di riconquistare la fiducia dei fedeli?

 

Fonte: Catholic Culture

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