Cardinale Jean Claude Hollerich

 

 

di Sabino Paciolla

 

Un cardinale pensa che la pandemia da coronavirus potrebbe aver accelerato di 10 anni la secolarizzazione dell’Europa.

In un’intervista a L’Osservatore Romano del 2 settembre, il cardinale Jean-Claude Hollerich ha detto di ritenere che il numero dei cattolici che vanno in chiesa diminuirà in seguito alla COVID-19.

Saremo più deboli. Tutti. Lo sarà l’Europa. Lo saranno gli Stati Uniti, l’Occidente nel suo insieme. Lo sarà anche la Chiesa, secondo quanto spiega il cardinale Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece). Perché, a suo parere, la pandemia ha solo accelerato un processo inevitabile.

Dell’intervista riprendo solo una domanda e la relativa risposta. Alla fine qualche piccola osservazione. 

 

Domanda: Le chiedo una previsione: alla fine l’Europa come uscirà, da questo periodo drammatico, più o meno forte? E la Chiesa?

Cardinale Jean-Claude Hollerich: Parto dalla seconda parte della domanda. Penso al mio paese: saremo diminuiti di numero. Perché tutti quelli che non sono più venuti alla Messa, perché venivano solo per ragioni culturali, questi “cattolici culturali”, di sinistra e di destra, non vengono più. Hanno visto che la vita è molto comoda. Possono vivere molto bene senza dover venire in chiesa. Anche le Prime Comunioni, il catechismo per i ragazzini, tutto questo diminuirà di numero, ne sono quasi certo. Ma non è una lamentela da parte mia. Avremmo avuto questo processo anche senza pandemia. Forse ci avremmo messo una decina di anni in più. Ma arrivati a questo punto, la Chiesa deve essere ispirata da un’umiltà che ci permetta di riorganizzarci meglio, di essere più cristiani, perché altrimenti questa cultura del cristianesimo, questo cattolicesimo soltanto culturale, non può durare nel tempo, non ha nessuna forza viva dietro. Penso che sia una grande opportunità per la Chiesa. Noi dobbiamo capire quello che è in gioco, dobbiamo reagire e mettere in campo nuove strutture missionarie. E quando dico missionarie dico allo stesso tempo azione e parola. Penso anche che nel mondo dopo la pandemia, l’Occidente, gli Stati Uniti, e l’Europa, saranno più deboli di prima, perché quel fenomeno dell’accelerazione portato dal virus farà crescere altre economie, altri paesi. Ma questo dobbiamo vederlo con realismo, dobbiamo abbandonare l’eurocentrismo presente nei nostri pensieri e con grande umiltà dobbiamo lavorare con gli altri paesi per il futuro dell’umanità, per avere maggiore giustizia. Anche, nel senso indicato dalla Laudato si’, dobbiamo impegnarci. Ma per un buon impegno serve umiltà. Senza umiltà non c’è nessun impegno realistico possibile.

 

Il cardinale, in un certo senso, dà la colpa della riduzione della frequenza alla messa dopo la pandemia a quella frangia di cattolici che lui definisce “cattolici culturali”, cioè a quei cattolici che prima della pandemia andavano in chiesa per ragioni culturali. E che pertanto la pandemia ha semplicemente accelerato un processo, quello di scristianizzazione, che era già ampiamente in corso. 

Questo è certamente vero. La scristianizzazione della società, forse sarebbe meglio dire la paganizzazione della società, è un processo in stato di avanzato progresso nella società occidentale.

Quello che forse il cardinale Hollerich non dice è quanto la modalità di affronto della pandemia da parte della Chiesa, con la decretata chiusura accelerata delle chiese anche quando le autorità non lo avevano chiesto, abbia contribuito ad accelerare un disastro, quanto il suo comportamento abbia ingenerato nella mente di fedeli una sorta di convinzione, una sorta di equivalenza secondo cui andare fisicamente in chiesa per partecipare alla santa messa fosse lo stesso che seguirla via social, e che, in fin dei conti, non seguirla affatto fosse come non andare al cinema preferendo ad esso un incontro al bar con amici. E’ il caso di ricordare che molti semplici fedeli durante la pandemia, con le chiese chiuse, hanno avvertito di questo rischio. 

Il card. Hollerich, poi, incolpa i “cattolici culturali” di aver preferito la vita comoda all’andare a messa. Non so in Lussemburgo, e non c’è ragione di pensare che sia andata diversamente, ma qui in Italia, tanti fedeli che con grande e addolorata voce chiedevano la riapertura  delle chiese perché potessero partecipare alla santa messa, vedendo una Chiesa in ritirata e impaurita dalla pandemia, hanno pensato che molti esponenti del clero avessero preferito la vita comoda derivante dalla chiusura delle chiese al rischio di celebrare la messa. Tale considerazione non era rivolta, ovviamente, nei confronti di sacerdoti anziani. 

Infine, il card. Hollerich, visto che ha parlato di “cattolici culturali”, sarebbe stato il caso che avesse parlato anche dei “chierici culturali”, anche di alto livello, che hanno spesso ridotto l’annuncio del Verbo a valori culturali e sociologici come la tutela dell’ambiente, la riduzione della disuguaglianza economica, l’accoglienza indiscriminata delle migrazioni. Presentando così la Chiesa più come una ONG delle opere buone che come il Corpo di Cristo offerto per la nostra salvezza eterna. 

Credo che in tempi come questi di accelerata paganizzazione, le cose più semplici da fare siano quelle indicate da un sant’uomo come il compianto card. Carlo Caffarra, il quale le riprese da San John Henry Newman:

  1. lodare il Signore,
  2. testimoniare la verità della fede
  3. vivere cristianamente.

Il resto lo fa il Signore.

 

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