Una importante intervista rilasciata dal cardinale Joseph Zen al giornalista Nicholas Haggerty del New Bloom Magazine. È una intervista molto interessante da cui riprendo ampi stralci. Eccoli nella mia traduzione.

 

Card. Joseph Zen (Photo credit: VOA/Public Domain)

Card. Joseph Zen (Photo credit: VOA/Public Domain)

 

 

Nicholas Haggerty:  Lei è nato a Shanghai. I suoi genitori erano cattolici?

Il cardinale Joseph Zen:  Sì. Erano cattolici di prima generazione; io ero la seconda generazione. Ho lasciato Shanghai nel 1948, avevo 16 anni.

 

NH: Dove è andato? È andato dritto a Hong Kong quando aveva 16 anni?

CZ: Sono venuto qui per unirmi ai salesiani. Questa casa.

 

NH: Si definirebbe cinese?

CZ: Certo. Quindi, quando si parla dell’indipendenza di Hong Kong, ho detto “No. Cosa intendi?” Dicono: “Non vogliamo essere mischiati con la Cina. Non ci interessa la Cina, vogliamo Hong Kong -“ ho detto “No, mi importa della Cina. Anche la Cina appartiene a me. La rivoglio dalle mani dei comunisti. Non mi accontenterò mai di essere solo cittadino di Hong Kong. No, no, no, sono cinese”.

 

NH: Quale battaglia sta richiedendo più tempo ora? È più preoccupato per gli sviluppi nella Chiesa – con papa Francesco e l’accordo segreto con Pechino – o è più occupato con Hong Kong in questo momento?

CZ: Molto di più con la Cina. L’intera Chiesa in Cina: terribile, terribile, terribile. Terribile..

Purtroppo, la mia esperienza del mio rapporto con il Vaticano è semplicemente disastroso.

Sono stato fatto vescovo da Giovanni Paolo II. Ma in realtà non è stata una sua decisione. Fu la decisione del suo collaboratore, il cardinale Tomko – capo della Congregazione per l’evangelizzazione di allora.

Perché? Perché all’epoca, quindici anni prima del 2000, in Cina c’era una nuova politica aperta. Il cardinale Tomko voleva essere coinvolto, e veniva dalla Cecoslovacchia. Conosceva i comunisti. Aveva una lunga esperienza in Vaticano. Era un buon amico di Giovanni Paolo II. È riuscito a lavorare molto bene.

All’epoca non c’era nessuna commissione sulla Cina, ma iniziò con la convocazione di riunioni segrete. Queste riunioni avevano sessioni ogni anno, o a volte anche due anni. Tomko mi disse: “Unisciti alle riunioni. Unisciti agli incontri con il Segretario di Stato vaticano e la Congregazione per l’evangelizzazione, i due dipartimenti che si occupano della Chiesa in Cina”. Incontri allargati – invitarono anche qualcuno da Hong Kong, Macao e Taiwan. Due o tre esperti, alcuni vescovi, alcune persone. Cinque o sei persone da qui.

Queste riunioni segrete sono state molto utili perché Tomko poté raccogliere molte informazioni. La Cina era aperta. Molte persone visitavano la Cina, portavano messaggi. Potevamo esaminare la situazione, dare consigli, persino prendere qualche contatto non ufficiale con il governo.

Tomko era un uomo molto equilibrato. Partì da una linea dura per difendere la Chiesa dalle persecuzioni. Ma quando gli portammo la notizia che in Cina, anche nella cosiddetta chiesa ufficiale (quella creata dal regime comunista, ndr), c’erano molte brave persone che si trovano proprio in quella chiesa.

Così Tomko iniziò una politica molto aperta. Partì da una linea dura ma era aperto alla ragione. E così è andata molto bene in tutti quegli anni.

Beh, per quanto possibile.

Era necessario fare qualche compromesso, ma ancora, fondamentalmente, per dire la giusta posizione della Chiesa.

La Santa Sede legittimò diversi vescovi illegittimi. Perché? Perché erano brave persone. Erano sotto una pressione molto forte. E il governo non ha osato scegliere le persone peggiori. Quindi queste erano brave persone, forse timide, così hanno accettato di essere ordinate illegittimamente. Ma poi hanno chiesto perdono, hanno promesso di fare bene, così il Papa li ha legittimati.

E poi c’erano i giovani, i sacerdoti, il governo ha scelto di farli essere vescovi. Anche in questo caso, erano brave persone, forse non erano necessariamente le migliori. E furono anche abbastanza coraggiosi da chiedere il permesso al Papa. Dissero: “Senza il permesso del Papa, non accetteremo di essere ordinati”.

Molto coraggiosi. Dopo qualche indagine, furono approvati.

Card. Joseph Zen (Photo credit: Rock Li/WikiCommons/CC)

Card. Joseph Zen (Photo credit: Rock Li/WikiCommons/CC)

 

NH: Cosa è cambiato?

CZ: Purtroppo, nella Chiesa c’è una legge che prevede un limite di età. Così, a 75 anni, Tomko ha dovuto ritirarsi. Poi il successore non era buono. E il successore del successore, anche peggio.

Quello che voglio dire è che c’è un gruppo nella Santa Sede. Queste persone hanno potere lì. Un tempo erano legittimamente al potere perché tutte le persone godevano della fiducia del Papa. Ma poi, sotto Giovanni Paolo II, la direzione fu già diversa. Ma a causa del Papa e del cardinale Tomko, queste altre persone non hanno avuto un vero potere per un po’ di tempo. Ma quando Tomko si ritirò, e Crescenzio Sepe fu nominato – Sepe non era buono. Queste erano le persone che avevano il potere. Così la Congregazione per l’evangelizzazione non fece quasi nulla. Hanno semplicemente portato avanti la strategia di Tomko, ma non proprio in quello spirito.

Immaginate: nel 2000, c’era in programma l’ordinazione di 12 vescovi a Pechino, lo stesso giorno in cui il papa ordinava dodici vescovi a Roma. In realtà, è stato un fallimento. Ne sono arrivati solo cinque. Altri rifiutarono di essere ordinati. In ogni caso, è stato un chiaro atto di sfida. E questo nuovo prefetto legittimò quasi tutti questi cinque molto rapidamente. Incredibile, incredibile.

Dopo Sepe è venuto Ivan Dias. Papa Benedetto XVI ha nominato Dias. Ora, tutti pensavano che fosse una scelta meravigliosa, perché Dias è un indiano che ha lavorato a lungo in Segreteria di Stato. Era nunzio in due o tre Paesi, e all’epoca era arcivescovo di Bombay, la diocesi più grande. Quindi chiamarlo in Vaticano significava essere il primo prefetto asiatico di una Congregazione allora, quindi una cosa molto buona.

Ma purtroppo, Dias era discepolo di Agostino Casaroli [Nota dell’editore: un funzionario vaticano famoso per la diplomazia della Guerra fredda con il blocco orientale comunista]. Quindi crede nell’Ostpolitik. Sia papa Benedetto che Tarcisio Bertone erano considerati estranei. Non appartengono al gruppo. Anche se Bertone è italiano.

In Segreteria di Stato, coloro che avevano il vero potere non erano i più alti funzionari, ma quelli sotto di loro. Soprattutto [coloro che] trattavano con la Cina.

Pietro Parolin all’epoca era il sottosegretario. Questo significa il capo negoziatore. Non c’era una commissione, ma solo un membro del segretario di Stato, in realtà il sottosegretario, che aveva qualche contatto non ufficiale con la Cina, riferiva, ragguagliava le riunioni segrete su tutto. Noi potevamo dare i nostri consigli, ecc.

Ora, sotto la guida di papa Benedetto, egli fece due cose molto importanti. Una fu quella di scrivere una lettera alla Chiesa sulla Cina continentale dodici anni fa. Una lettera meravigliosa. Ma potete immaginare la Congregazione per l’evangelizzazione sotto Dias; hanno manipolato la traduzione cinese?!

E poi il Papa ha istituito anche una commissione. Ora, tra Dias e Parolin, fecero quella commissione perché non funzionasse affatto. In primo luogo, manipolarono il funzionamento della commissione. Poi la commissione non ha preso decisioni. E così, il papa ha solo loro da ascoltare perché la nostra voce non può raggiungerlo. Come si può costringere il Papa a leggere i verbali, sono voluminosi. Tre giorni di conversazione.

Così un giorno mi sono lamentato con il Papa. Ho detto: “Lei mi ha fatto cardinale. Lei ha detto che dovrei aiutarla con la Chiesa in Cina. Ma cosa posso fare? Niente! Niente. Hanno il potere. E Lei non dice nulla. Lei non mi aiuta, come posso aiutarla?”.

Sono stato molto scortese con il Santo Padre, ma lui era troppo buono, troppo gentile. E così sia la lettera che soprattutto la commissione – la commissione non solo difese la traduzione sbagliata, ma difese l’interpretazione sbagliata. L’interpretazione sbagliata circolò per tutta la Cina. È terribile.

Ma cosa sta succedendo ora? Francesco è arrivato. Ora mi dispiace dire che penso che si possa essere d’accordo sul fatto che egli abbia una bassa stima per i suoi predecessori. Sta chiudendo tutto quello che è stato fatto da Giovanni Paolo II e da papa Benedetto. E ovviamente fanno sempre il servizio a parole, dicono sempre “Nella continuità…..” ma questo è un insulto [batte sul tavolo]. Un insulto. Non nella continuità.

Nel 2010, Parolin e Dias, hanno concordato con la parte cinese su una bozza. E così tutti cominciarono a dire: “Oh, ora un accordo sta arrivando, sta arrivando, sta arrivando” All’improvviso, non si è sentito più nulla.

Non ho prove, ma credo che sia stato papa Benedetto che ha detto di no. Non poteva firmare quell’accordo. E penso che l’accordo che è stato firmato ora deve essere esattamente quello che papa Benedetto si è rifiutato di firmare.

 

NH: Lei non ha visto questo accordo, non glielo hanno mostrato?

CZ: No! Le chiedo, se è giusto.

Sono uno dei due cardinali cinesi viventi e non posso avere una visione di quell’accordo, e sono stato tre volte a Roma.

Card. Joseph Zen (Photo credit: VOA/Public Domain)

Card. Joseph Zen (Photo credit: VOA/Public Domain)

 

NH: Come è stato il suo rapporto con Francesco all’inizio del suo pontificato? È sempre stato teso?

CZ: Con Francesco, rapporti personali meravigliosi. Anche adesso. All’inizio di luglio di quest’anno, ho cenato con il Papa. Ma lui non risponde alle mie lettere. E tutto quello che è successo è contro quello che ho suggerito.

Ci sono tre cose. Un accordo segreto, essendo così segreto non si può dire nulla. Non sappiamo cosa ci sia dentro. Poi la legittimazione dei sette vescovi scomunicati. È incredibile, semplicemente incredibile. Ma ancora più incredibile è l’ultimo atto: l’uccisione della [Chiesa] sotterranea (cioè quella fedele alla Santa Sede e non riconosciuta, anzi perseguitata, dal governo cinese, ndr).

Ora hanno finito il loro lavoro. Il 28 giugno è uscito un documento dalla Santa Sede, la Santa Sede. Non è mai uscito un documento dalla Santa Sede, sempre da un particolare dicastero, con le due firme. Questo non aveva nessun dipartimento specificato e nessuna firma – dalla Santa Sede. Incredibile. Incredibile. Qualcuno non osa assumersi le sue responsabilità.

Sono andato di nuovo a Roma. Per la terza volta. Ci sono andato nel gennaio dello scorso anno, nell’ottobre dello scorso anno, e poi nel giugno di quest’anno. Ho inviato una lettera alla residenza papale, dicendo: “Santo Padre, sono qui a Roma. Vorrei sapere chi ha redatto quel documento. Il cosiddetto orientamento pastorale. E vorrei discutere con lui di quel documento in sua presenza. Sono qui a Roma per quattro giorni, può chiamarmi in qualsiasi momento, giorno e notte”.

Dopo un giorno, niente. Così ho inviato un’altra nota, ma questa volta con tutte le mie obiezioni al documento. Ho detto: “Sono ancora qui ad aspettare”. Così, dopo un altro giorno, qualcuno è venuto a dire: “Il Santo Padre ha detto, qualunque cosa abbiate da dire, la dica al segretario di Stato, il cardinale Parolin”. Ero furioso.

Ho detto “No! Non avrei mai perso tempo con quel tipo”, ho detto. Una vera perdita di tempo, perché non lo convincerei mai, non mi convincerebbe mai. Vorrei che il Santo Padre fosse presente. Ma visto che sembra impossibile, va bene, tornerò a casa a mani vuote.

L’ultimo giorno sono andato in giro a pregare in qualche Basilica e a visitare alcuni amici, anche il cardinale Tomko, 95 anni ora, eh?

 

NH: Ancora in buona salute?

CZ: [Fa un cenno del capo] Ma apparentemente non è più molto attivo. Sono tornato a casa alle cinque in punto. Mihanno detto: “Oh, il Santo Padre vi invita a cena insieme a Parolin”.

Ci andai alla cena. Molto semplice, noi tre. Ho pensato che la cena non fosse un momento per litigare, così ho dovuto essere gentile durante la cena. Così ho parlato di Hong Kong, e Parolin non ha detto una parola. Così alla fine, dissi: “Santo Padre, e le mie obiezioni a quel documento?” Disse: “Oh, oh, guarderò la questione”. Mi ha visto uscire alla porta.

E poi, non sono tornato a mani vuote. Ho la chiara impressione che Parolin stia manipolando il Santo Padre.

 

NH: Cosa vuole Parolin?

CZ: Oh, nessuno può essere sicuro, perché è un vero mistero come un uomo di Chiesa, vista tutta la sua conoscenza della Cina, dei comunisti, possa fare una cosa come sta facendo ora? L’unica spiegazione non è la fede. È un successo diplomatico. Vana gloria.

Quest’ultimo atto è semplicemente incredibile. Il documento dice: “Per esercitare apertamente il ministero (sacerdotale, ndr), è necessario registrarsi presso il governo”. E poi devi firmare. Per firmare qualcosa in cui si dice che bisogna sostenere la Chiesa indipendente (la Chiesa ufficiale del Governo comunista mai riconosciuta dalla Santa Sede, ndr). Questo non è un bene, in realtà stiamo ancora discutendo su questo problema. E quindi il governo non è buono perché sta anticipando. Ma comunque, “Tu firmi”.

Il documento contiene qualcosa contro la nostra ortodossia e si è incoraggiati a firmare. Non puoi imbrogliare te stesso. Non si possono imbrogliare i comunisti. State imbrogliando il mondo intero. Stai imbrogliando i fedeli. Firmare il documento non significa firmare una dichiarazione. Quando firmi, accetti di essere membro di quella chiesa sotto la guida del partito comunista. Così terribile, terribile.

Di recente ho appreso che il Santo Padre, in volo di ritorno (non ricordo da dove) ha detto: “Certo, non voglio vedere uno scisma. Ma non ho paura di uno scisma”. E gli dirò: “Lei sta incoraggiando uno scisma. Sta legittimando la chiesa scismatica in Cina”. Incredibile.

 

NH: Secondo lei qual è la logica del Partito comunista cinese, il loro ragionamento per voler controllare la Chiesa cattolica, per gestire l’Associazione patriottica cattolica cinese (CPCA, cioè la Chiesa del regime comunista non riconosciuta del Vaticano)?

CZ: Certo, è il loro sistema. Hanno bisogno di controllare tutto. Poiché sanno che non possono distruggere, vogliono controllare. Ovviamente. Tutte le chiese. Vogliono distruggere dall’interno.

 

NH: Lei pensa che ci sia una contraddizione fondamentale tra avere una fede cattolica aperta in Cina e avere una Cina controllata dal Partito comunista. Può lei avere una chiesa cattolica in Cina con il Partito comunista?

CZ: Hanno tanta paura di quello che è successo in Polonia. L’hanno detto apertamente. Quando il Papa mi ha fatto cardinale, il signor Liu Bainian [NdR: il vicepresidente dell’CPCA] “Se tutti i vescovi in Cina sono come il cardinale Zen, allora diventeremo come la Polonia”. Ne hanno paura.

Non possono tollerarlo. Sai, il problema dei buddisti in Tibet, e dei musulmani nello Xinjiang è ancora più complicato perché è legato alla razza. E il nostro problema è che siamo una Chiesa universale. Quindi non c’è speranza, nessuna speranza. Nessuna speranza.

 

 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email