Card. Zen: “La Chiesa non è morta perché l’Ostpolitik l’ha salvata, ma a causa della fede di quei popoli”

Secondo il card. Zen, le aperture della Santa Sede al blocco comunista, quello dipendente dall’URSS, hanno gravemente danneggiato la sua credibilità. Per questo non deve fare lo stesso errore in Cina.

Un brano tratto dall’ultimo libro scritto dal card. Zen, nella traduzione di Annarosa Rossetto.

foto: card Joseph Zen Ze-kiun

foto: card Joseph Zen Ze-kiun

Sfortunatamente, quando qualcuno in Vaticano parla del “soft power” della Chiesa, lo intendono ancora in senso politico (mondano). I gentiluomini del Vaticano si illudono se pensano di essere ancora tra i “grandi attori” della politica mondiale.

Prima di tutto, vediamo se la Ostpolitik è stata un successo nella Chiesa in Europa, come alcuni sostengono.

Quando Giovanni XXIII e Paolo VI permisero alla Santa Sede di provare questo approccio, la situazione era impossibile. La “cortina di ferro” chiusa ermeticamente non consentiva la fuoriuscita di alcuna informazione. Mons. Agostino Casaroli vagava nel buio. La commissione dei cardinali non era in grado di fornirgli alcun orientamento effettivo; gli fu data carta bianca. 
Allo stesso tempo, il Vaticano era pieno di spie: dalla Polonia, dalla Germania dell’Est e dall’Unione Sovietica. Casaroli era un uomo santo, ma non faceva miracoli. Ha umilmente detto che cercava solo un modus non moriendi (“un modo per non morire”). La Chiesa non è morta perché l’Ostpolitik l’ha salvata, ma a causa della fede di quei popoli (questo è ciò che Papa Benedetto mi ha scritto un giorno).

Ma per i sostenitori della Ostpolitik, Casaroli riuscì a istituire la gerarchia ecclesiastica in quei paesi e garantire così i sacramenti. Sì, ma quasi tutti i vescovi sono stati sostenuti dal regime. Data la forte fede del popolo, anche i servitori dei regimi non potevano e non osavano distruggere la Chiesa. Sfortunatamente, l’Ostpolitik danneggiò gravemente la credibilità della Santa Sede.

Allora perché Giovanni Paolo II ha fatto di Casaroli il suo segretario di stato? Alcuni dicono che era perché i due avevano modi diversi di vedere le cose e quindi potevano completarsi a vicenda, ma ci sono anche quelli che dicono che il papa voleva usare Casaroli come una “cortina fumogena” per non spaventare i Russi e quindi realizzare silenziosamente il suo piano per liberare la Polonia e l’Europa dalle dittature comuniste.

Per sapere cosa pensava papa Benedetto della Ostpolitik, basta leggere quella pagina del suo Ultimo Testamento (le sue interviste con il giornalista tedesco Peter Seewald dopo le sue dimissioni dal papato), in cui afferma chiaramente che l’Ostpolitik fu “un  fallimento”.

Sfortunatamente, in Cina, l’Associazione Cattolica Patriottica Cinese (CPCA) ha prevalso; i comunisti sono riusciti a  provocare una spaccatura all’interno della Chiesa fin dall’inizio. Tuttavia, c’erano ancora molte forze sane. Nel corso degli anni, la Santa Sede ha incoraggiato il compromesso piuttosto che sostenere i coraggiosi.

Qualcuno ha chiamato questa compassione. Quale compassione? Incoraggiare le persone ad accettare la schiavitù invece di sbarazzarsene?

Il vescovo Wu di Zhouzhi, riconosciuto da entrambe le parti, voleva impedire al governo di organizzare la sua ordinazione episcopale, imponendo la presenza di vescovi illegittimi. Così si era fatto ordinare segretamente. Arrabbiato, il governo ha rifiutato di riconoscerlo per 10 anni. In effetti, lo hanno umiliato. Ma, in definitiva, in stretta unione con il suo clero, è riuscito a adempiere ai suoi doveri pastorali.

Alla fine il governo ha detto che se il vescovo Wu avesse accettato un invito a concelebrare con il vescovo illegittimo Ma Ying Lin, allora lo avrebbero riconosciuto come vescovo. Lui accettò (sospettiamo con l’incoraggiamento della Santa Sede). Dalle immagini di quel giorno, possiamo vedere che i suoi sacerdoti, invece di sembrare felici, sembravano molto tristi. Perché cedere dopo così tanti anni di resistenza coraggiosa?

Dopo cinque anni di resistenza, il vescovo Thaddeus Ma di Shanghai ha scritto un articolo “voltagabbana”, arrivando addirittura a concelebrare con l’illegittimo vescovo Zhang Shi Lu nel Fujian. Ci sono molte speculazioni su quanto sia successo. Ma difficilmente mi si convincerà che Roma non gli abbia suggerito di fare un gesto conciliante. (Il Vaticano non l’ha ammesso, ma non lo ha nemmeno negato, ha semplicemente affermato che essere sospettosi non è giusto). Ma cosa ci hanno guadagnato? Il vescovo Ma ha perso la fiducia sia delle comunità ufficiali che di quelle sotterranee. Nel 2012, queste ultime avevano promesso la loro obbedienza dopo che il vescovo Thaddeus Ma aveva lasciato coraggiosamente la CPCA.

Rendersi conto che l’Ostpolitik è stata un fallimento non significa chiudere la porta al dialogo. Di recente, Papa Francesco ha affermato che “il dialogo è un rischio, ma io preferisco il rischio piuttosto che la sconfitta certa che viene senza mantenere il dialogo”. Proprio così. Lasciamo che la porta si apra al dialogo, ma teniamo presente i suoi rischi. Quali rischi? Quelli di cercare un risultato ad ogni costo. Il risultato di essere ingannati.

 

 

Questo è un estratto modificato di Per Amore del Mio Popolo Non Tacerò (Chorabooks). Il cardinale Joseph Zen è l’ex arcivescovo di Hong Kong

 

 

Fonte: Catholic Herald