Rilancio dalla pagina Facebook del Cardinale Joseph Zen il suo pensiero nella sua interezza (non la sintesi che ho rilanciato l’altro giorno) su Benedetto XVI.

 

Card. Joseph Zen
Card. Joseph Zen

 

Papa Benedetto XVI ha finalmente completato il suo umile servizio come “lavoratore nella vigna del Signore”. È stato un servizio polisfaccettato: alcuni sottolineeranno che era un grande teologo, altri continueranno a chiamarlo “rottweiler di Dio”, per me è stato il grande difensore della verità. È vero che la sua prima enciclica fu “Deus caritas est”, ma a questa fu poi seguita da “Caritas in veritate”. Ha difeso la verità contro la dittatura del relativismo. Non ha avuto paura di apparire retrogrado di fronte a tanti che sono pronti ad esaltare il pluralismo fino all’amaro fine e a non tirarsi indietro dall’inclusività indiscriminata. Ha detto che l’amore senza fondamento nella verità diventa un guscio che può contenere qualsiasi cosa.
 
Qualcuno ha detto che Papa Benedetto, dopo le dimissioni, avrebbe dovuto tacere e non creare confusione nella Chiesa. A me sembra proprio vero il contrario: proprio perché c’è confusione nella Chiesa, un Papa emerito, come ogni vescovo e cardinale finché ha fiato e abbia le idee lucide, deve compiere il suo dovere di Successore degli Apostoli difendi i sani tradizione della Chiesa. Da quando la parola “conservatore” inizia a significare peccato? Purtroppo la fedeltà alla Tradizione può essere presa come “rigidità” o “arretratezza”. Nei momenti cruciali, anche Papa Francesco ha accettato questo contributo del suo Predecessore, in particolare la difesa del celibato sacerdotale della Chiesa romana nella polemica sulla proposta di ordinare “viri probati”.
 
Come membro della Chiesa in Cina, sono immensamente grato a Papa Benedetto per le cose che non ha fatto per le altre Chiese ma ha fatto per noi. Prima di tutto, una Lettera (29 giugno 2007) che è stata un capolavoro di equilibrio tra la lucidità della dottrina ecclesiologica cattolica e l’umile comprensione dell’autorità civile. L’ecclesiologia cattolica che per lui non è personale, ma da lui esposta con insuperabile chiarezza e concretezza. Purtroppo questa è una Lettera un po’ rovinata: da errori (probabilmente anche manipolazioni) nella traduzione cinese e da citazioni tendenziose della Lettera fatte contro il suo evidente significato.
 
Un’altra cosa straordinaria che Papa Benedetto ha fatto per la Chiesa in Cina è l’istituzione di una potente Commissione per occuparsi degli affari della Chiesa in Cina; purtroppo sotto il nuovo Presidente, questa Commissione è stata silenziosamente fatta a d appare senza nemmeno una parola di rispettoso addio.
 
Papa Benedetto è stato spesso frainteso e talvolta non seguito, ma è proprio in questi casi, che sembrano fallimenti, che ho potuto ammirare la grande forza d’animo e la magnanimità della persona di fronte ai contrattempi (ho visto il cardinale Meissner ry durante quei giorni in cui l’episcopato tedesco criticato severamente il Papa tedesco). Nell’Angelus del 26 dicembre 2006, Papa Benedetto esortava i fedeli in Cina a perseverare nella fede, anche se al momento attuale tutto sembra essere un fallimento.
Nonostante il suo grande impegno, Papa Benedetto non è riuscito a migliorare la situazione della Chiesa in Cina. Non poteva accettare un compromesso a nessun prezzo. Sono ancora convinto che ogni sforzo per migliorare la situazione della Chiesa in Cina dovrà essere compiuto secondo la lettera del 2007. (Ho notato che anche il grande esecutore dell’Ostpolitik della Chiesa, il cardinale Agostino Casaroli, non credeva di poter sempre riuscire con la diplomazia).
 
Mentre facciamo memoria del grande Pontefice, ricordiamoci che ora lo abbiamo come potente intercessore in Paradiso. Con la sua intercessione, preghiamo affinché tutti, la Chiesa di Roma, la Chiesa in Cina e le autorità cinesi possano essere mossi dalla grazia di Dio per portare alla vera pace per la Chiesa e per la nostra patria.
 
 
Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email