“Abbiamo il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, cardinale in pensione di Hong Kong, che ha appena inviato una accorata lettera a tutti i cardinali cattolici [per la situazione in Cina]. Alla lettera è seguito il silenzio – per non dire degli orrori che descrive – da parte dei più alti livelli del Vaticano, cioè dal cardinale Parolin, il Segretario di Stato, che ha elaborato l’Accordo Provvisorio con la Cina, e lo stesso papa Francesco.”

Così Robert Royal in questo articolo pubblicato su The Catholic Thing che propongo alla attenzione dei lettori di questo blog nel mia traduzione.

                 Elisa Brighenti

 

Card. Joseph Zen Ze-kiun

 

La Cina è qualcosa di grande, strano, complesso, contraddittorio, prima ancora di arrivare alla grande, strana, complessa, contraddittoria e assassina forma di comunismo che è arrivata a dominare i suoi popoli. Nessuno lo capisce molto bene. Ma i più vicini, quelli che possono vantare  voce in capitolo i manifestanti di Hong Kong che sanno cosa significhi la sottomissione a Pechino, e gli elettori taiwanesi che hanno resistito strenuamente alle pressioni del continente nelle elezioni di questo fine settimana – sono uniti nel credere che la Cina semplicemente non sia affidabile.

Vale la pena provare a riflettere sul perché il Vaticano sembra avere una visione diversa.

Vivendo a Washington, ho incontrato un gran numero di personaggi pubblici sinceri e riservati, così come molti truffatori, furfanti, truffatori e bugiardi. Ma i pochi incontri che ho avuto con funzionari cinesi sono stati il punto di riferimento per bugie spudorate – in particolare per quanto riguarda le persecuzioni religiose.

Anche i giornalisti laici con scarso amore per la religione, di questi tempi, riportano abitualmente i crescenti oltraggi perpetrati dalla Cina contro i credenti. I loro reportage tendono a concentrarsi sui gruppi religiosi che i laicisti occidentali favoriscono – il milione di musulmani uiguri in Cina, per esempio, che ora subiscono il lavaggio del cervello nei campi di “rieducazione”.

I giornalisti sono molto meno interessati ai 100 milioni di cristiani cinesi (protestanti e cattolici). O a come i corpi religiosi vengono brutalmente “sinicizzati”, addirittura costretti – incredibilmente – a riscrivere i loro testi per allinearli all’ideologia comunista.

La settimana scorsa, una commissione del Congresso sulla Cina ha pubblicato un rapporto di grande impatto, che ha esordito cosi: “Gli osservatori hanno descritto la persecuzione religiosa in Cina nell’ultimo anno come di un’intensità mai vista dai tempi della Rivoluzione culturale”. E’ stato documentato come non solo le religioni “straniere” (cioè il Cristianesimo e l’Islam) siano state schiacciate, ma anche fedi tradizionali, quali  Buddismo e Induismo, subiscano  tuttora una pressione a tutto campo.

Proprio il giorno dopo, Papa Francesco ha tenuto il suo discorso annuale ai diplomatici e non ha proferito parola sulla persecuzione cinese. Anzi, il suo discorso del 2019 ai diplomatici ha affermato che l’Accordo Provvisorio del Vaticano con la Cina “è il risultato di un lungo e ponderato dialogo istituzionale che ha portato alla determinazione di alcuni elementi stabili di cooperazione tra la Sede Apostolica e le autorità civili”. [Correzione dell’autore: Una versione precedente di questa colonna ha erroneamente attribuito questa citazione all’indirizzo 2020. – RR]

Come è possibile una tale ferrea cecità?

C’è una risposta forse in “A hidden life”, il nuovo commovente film di Terrence Malick, sul martirio di Franz Jägerstätter, un cattolico austriaco la cui coscienza non gli permise di giurare fedeltà a Hitler. Mi interessai  a lui fin da quando scrissi il mio libro “I martiri cattolici del XX secolo”. Un mea culpa: era uno dei miei preferiti, tra le tante figure eroiche e sacre moderne, quasi totalmente ignorate dagli storici. Ma io stesso ho dovuto scrivere di lui come storico, avendo a disposizione solo il quadro generale delle sue lotte personali, mentre pensava al modo in cui sua moglie e i suoi figli avrebbero dovuto resistere senza di lui. Ho scritto di come i suoi amici e gli abitanti del villaggio lo considerassero un traditore (loro, naturalmente, si sentivano in colpa per essere scesi a compromessi con il male e incolparono  lui e la sua famiglia). Di come i nazisti non si stancarono mai di dirgli che la sua morte non avrebbe cambiato nulla; nessuno l’avrebbe mai saputo; la sua testardaggine avrebbe  solo recato sofferenza a coloro che amava.

Alcuni hanno criticato la lenta e lunga trattazione di questi temi nel film. Ma come è possibile altrimenti  trasmettere, giorno dopo giorno, cosa significhi vivere sotto un’incessante persecuzione e affrontare le torture e i dubbi in una misura tale che farebbe impazzire la maggior parte di noi?

Ma anche questa non è stata la cosa peggiore. Il pastore e vescovo di Franz (Joseph Fliesser di Linz) gli suggerì nervosamente di essere obbediente alle autorità pubbliche, come consigliò San Paolo. (Rom. 13) Questi uomini non erano mostri, né scellerati nazisti. Non intendevano distruggere la Chiesa, ma pensavano che andando avanti passivamente, in circostanze terribili, avrebbero  salvato  quanta più Chiesa possibile. Si aggiungeva la vigliaccheria personale, naturalmente, mescolata agli altri motivi. Ma si sbagliavano, come si può vedere oggi.

Qualcosa di simile sta accadendo in Cina in questo momento. Il Vaticano, in accordo con un governo malvagio, ha essenzialmente detto ai cattolici cinesi che hanno torto a rimanere indipendenti da un regime che vedono chiaramente come omicida e deciso a costringere la Chiesa a ridefinirsi, secondo linee che la rendano innocua, per gli interessi del governo.

Fonti attendibili affermano che gli stessi strumenti di manipolazione usati così efficacemente dai funzionari per imporre la “politica del figlio unico” stanno ora attuando la sinicizzazione dei corpi religiosi.

Allora, dove sono le voci coraggiose dei cattolici che protestano contro l’intimidazione e l’addomesticamento della Chiesa? Abbiamo il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, cardinale in pensione di Hong Kong, che ha appena inviato una accorata lettera a tutti i cardinali cattolici, che si conclude con una nota personale a ciascuno di loro: “Eminenza, possiamo assistere passivamente all’assassinio della Chiesa in Cina da parte di coloro che dovrebbero proteggerla e difenderla dai suoi nemici? La imploro in ginocchio, suo fratello. . .”

Alla lettera è seguito il silenzio – per non dire degli orrori che descrive – da parte dei più alti livelli del Vaticano, cioè dal cardinale Parolin, il Segretario di Stato, che ha elaborato l’Accordo Provvisorio con la Cina, e lo stesso papa Francesco.

Abbiamo sentito da Parolin che dobbiamo essere pazienti e mantenere la speranza, ma i fatti sul campo sono incontestabili: la Chiesa è stata presa . La convinzione che il “dialogo” – che come la “diplomazia” è diventata una sorta di idolo in certi ambienti internazionalisti – sia possibile con certe forme di male, un giorno sarà visto, come è chiaro già a molti di noi, come uno sciocco esperimento che molti cinesi – e non solo i cattolici cinesi – pagheranno al prezzo delle loro vita e della loro libertà.

E non si fermerà qui perché altri malfattori in tutto il mondo stanno guardando. Se devi comunque soffrire e forse morire, meglio farlo come Franz Jägerstätter – come disse ai suoi rapitori, da uomo libero, anche se fu imprigionato – che accettare una falsa pace, che è, prima o poi,  solo la pace del cimitero.

 

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