Le poche voci “dissidenti” che si alzano dal Cammino sinodale in Germania vengono regolarmente tacitate o riferite in modo distorto e caricaturale dai media nazionali. Chi voglia essere informato in modo obiettivo e completo deve affidarsi agli organi della stampa cattolica cosiddetta “conservatrice”.

Uno di questi coraggiosi dissidenti tra i partecipanti al Cammino è l’arcivescovo di Colonia ed ex Arcivescovo di Berlino Cardinal Woelki, che dopo aver esternato le critiche contenute nell’intervista riportata di seguito e aver messo in dubbio la pluralità di opinioni effettivamente rappresentata alla prima assemblea del Cammino sinodale, è stato invitato a ritirare le sue critiche da Karin Kortmann, vicepresidente del Comitato Centrale dei Cattolici tedeschi. Una laica che intima a un cardinale di rimangiarsi le sue sicuramente ben ponderate parole??

Di tutto questo si  parla in questa intervista al card. Woelki , fatta dallo staff del Die Tagespost, che vi propongo nella mia traduzione. 

Alessandra Carboni Riehn

 

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

 

Dopo l’assemblea sinodale l’arcivescovo di Colonia traccia un bilancio devastante: “Tutti i miei timori si sono avverati. È difficile riuscire ancora a riconoscere che cosa contraddistingua la Chiesa cattolica.” Il Cardinale è convinto: Ora tutto dipende da noi vescovi.

Cardinale, qual è il suo bilancio dopo la prima assemblea sinodale?

Abbiamo parlato e discusso intensamente, ma nel complesso tutti i miei timori si sono avverati. La mia grande preoccupazione che, a causa del modo in cui questo evento è stato definito e costituito, si attuasse qui, per così dire, un Parlamento ecclesiastico protestante, si è dimostrata giustificata. È diventato evidente che qui i fondamenti ecclesiologici della Chiesa non sono più rilevanti. In sostanza, si è evidenziata una concezione della Chiesa che va più in direzione del protestantesimo. Questo rende difficile riuscire ancora a riconoscere che cosa contraddistingua la Chiesa cattolica.

Con l’assemblea sinodale si è creata l’impressione che la Chiesa debba essere politicizzata e protestantizzata. Che cosa consiglia ai semplici fedeli nelle loro parrocchie? Come dovrebbero reagire?  

Questa è davvero una grande difficoltà. Dipenderà da noi vescovi. Dipenderà da come noi, vescovi, agiamo in forza di quella responsabilità che ci è stata affidata con la consacrazione. Dipenderà da come rafforziamo il compito apostolico che ci è stato affidato e testimoniamo la fede e la dottrina della Chiesa.

“Dobbiamo riscoprire i tesori della fede e tradurli nel nostro tempo”.

Cardinal Rainer Maria Woelki

Solo perché oggi molti hanno difficoltà con la fede della Chiesa o non la comprendono, non possiamo certo dire che la fede e la dottrina siano sbagliate o non più rilevanti per una società contemporanea, moderna, democratica. Non è assolutamente possibile!

Al contrario: dobbiamo riscoprire i tesori della fede e tradurli nel nostro tempo. Abbiamo una grande responsabilità, una responsabilità che personalmente desidero affrontare.

Il vescovo Gerber ha riferito di aver sperimentato nei gruppi (dell’assemblea sinodale) che per molti partecipanti la teologia e la tradizione sono di secondaria importanza. Cosa può fare Lei, come vescovo, per far sorgere anche qui un’adeguata consapevolezza del significato di teologia e tradizione? 

Naturalmente questa è una grande difficoltà. Questa difficoltà consiste nel fatto che molti semplicemente non sanno più cosa sia la Chiesa. Non sanno più che essa è anche “dall’alto”. La Chiesa è sì anche una società umana, ma ha una dimensione divina. Entrambe le dimensioni agiscono l’una nell’altra. La Chiesa è fondata gerarchicamente. In essa non esiste quell’“essere allo stesso livello”, che rende tutto uguale, di cui qui spesso si parla. Come vescovo ho per via della mia consacrazione un compito diverso, un’autorità diversa, che mi colloca nella tradizione degli apostoli e mi assegna nell’insieme della Chiesa la responsabilità del servizio di guida e santificazione della Chiesa. Pertanto non possiamo pensare semplicemente la Chiesa in categorie contemporanee, democratiche, repubblicane. La Chiesa è effettivamente “sui generis” e vive di presupposti che non possiamo creare noi stessi, ma che ci sono dati e prescritti da Cristo.

Ci sono state molte conversazioni anche a margine delle singole sessioni dell’assemblea sinodale. Porta con sé anche impressioni positive e costruttive?

Quello che mi ha veramente commosso è stato vedere come a molti giovani la fede della Chiesa ancora dica qualcosa e come in essa vivano. Mi ha commosso sentire molti dire che per loro la celebrazione dell’Eucaristia è molto importante nella loro vita quotidiana. Essi hanno sentito con dolore la mancanza di una celebrazione eucaristica sabato mattina, che è stata sostituita solo da una celebrazione liturgica senza eucaristia. E questo nonostante la presenza di tanti sacerdoti e vescovi.

In molti era percepibile un amore per la Chiesa e per la fede. Non voglio negarlo a nessuno, anche se personalmente non posso condividere molte delle cose che sono state dette qui.

 

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