Dobbiamo conformarci a Cristo, alla sua volontà, alla sua persona e a lui rimanere legati. Altrimenti perdiamo la nostra identità di cristiani e quindi di Chiesa. Una chiesa che si adatta al mondo nella sua fede non è opera dello Spirito Santo, ma del nostro spirito umano. Per questo lo Spirito Santo ci conforma a Cristo e ci invia nel mondo, affinché in noi, nel modo in cui pensiamo, parliamo, amiamo, agiamo, si riconosca Cristo e attraverso di noi il mondo sia illuminato dalla luce di Gesù Cristo.”

Testo integrale dell’omelia del cardinale Rainer Maria Woelki , arcivescovo di Colonia, tenuta in occasione della festa della Natività di Maria Vergine l’8 settembre 2019, pubblicato su Kath.net.

La traduzione è a cura di Alessandra Carboni Riehn.

 

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Cardinal Rainer Maria Woelki. (AP Photo/Alessandra Tarantino)

 

Care sorelle, cari fratelli, “Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23). Questa parola, che il Vangelo della festa di oggi ci dona, è parola di consolazione per eccellenza.

Non siamo soli, perché questa parola è il Verbo di Dio! E ha mostrato il suo effetto: si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi (Giovanni 1:14). Questo Verbo è l’eterno Figlio di Dio. Si è fatto carne, ovvero un uomo come noi. Da Maria, sua madre, di cui oggi celebriamo la natività, è nato per opera dello Spirito Santo. Nell’albero genealogico del vangelo di Matteo, questo bambino è il punto di arrivo di tutte le generazioni lì menzionate. Ma non basta: è il punto di arrivo di tutte le generazioni, non solo di quelle nate prima di lui. Noi tutti andiamo verso di lui! Perché ” Tutte le cose sono state create in vista di lui” (Col 1,16). È lui il punto di arrivo di tutta la creazione! Egli è il punto di arrivo di tutti gli esseri umani, anche di ciascuno di noi. In lui la storia del mondo raggiunge la sua meta! In lui troviamo la perfezione, la pienezza, la felicità della vita che è egli stesso. Per compiere la sua opera di salvezza, Dio ha scelto Maria dall’eternità per essere Madre del suo Figlio. A tal fine l’ha avvolta con la sua benevolenza e l’ha riempita della sua grazia.

Quello che Maria è, lo è solo per grazia di Dio. Lei è l’opera d’arte della sua grazia. L’angelo per questo si rivolge così a Maria nella stanzetta di Nazareth: Tu che sei benedetta, le dice. E come si definisce Maria? Si definisce serva del Signore. ” Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. (Luca 1:38). Si pone davanti a Dio come serva, come creatura che non ha nulla da chiedere a Dio, ma piuttosto si espone alla richiesta di Dio e lascia che Dio operi in lei ciò che vuole e come vuole. Ella si consegna nelle mani di Dio, affinché egli faccia con lei e di lei ciò che gli piace. E Dio fa di lei qualcosa: egli opera con lei e in lei i miracoli della sua grazia. Questa grazia dell’inizio, poi, continua. Quando lo Spirito di Dio l’adombra, ella concepisce nel suo grembo per la potenza dello spirito creatore di Dio il Figlio del Padre eterno e diventa Madre di Dio. Ella porta nel suo grembo materno colui nel quale abita tutta la pienezza di Dio (Col 1,19; 2,9). Scegliendo Maria in questo modo, Dio fa di lei un segno di speranza per noi. Perché in Maria Dio ci mostra ciò che ha in mente per tutti noi e perché suo Figlio ha fondato la Chiesa. Perché come Maria è stata scelta da Dio dall’eternità, così anche noi siamo “scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia” (Ef 1,4-6). Con ciò, cari fratelli e sorelle, in Maria ha avuto inizio quello che un giorno saremo tutti noi. Lei, che fin dall’inizio è stata preservata da ogni peccato per grazia di Dio, e anche noi abbiamo ricevuto la liberazione dal peccato e ogni grazia solo attraverso la sofferenza redentrice di Gesù Cristo. Anche Maria deve la salvezza dal peccato e la pienezza della grazia alla croce di suo Figlio. Anche lei è una redenta! Lei è la prima dei redenti! Il modello dei redenti! Non da ultimo per questo la veneriamo anche come modello e inizio della Chiesa.

Perché solo questo è il compito e la missione della Chiesa: annunciare e testimoniare agli uomini e al mondo intero la loro salvezza attraverso il Figlio di Dio, e mostrare agli uomini la via verso il cielo. Quanto diversa si mostra oggi spesso la Chiesa. Per alcuni è diventata un’entità puramente sociologica, che – rispondendo alla logica delle pari opportunità per i sessi – deve adattarsi al mainstream politico e sociale. Come in un parlamento ci si sta preparando a negoziare come politici, con riferimento a presunte nuove scoperte scientifiche – in particolare delle scienze sociali e umane, sulla fede e sulla dottrina della Chiesa, a metterle in discussione, per poi realizzare una cosiddetta riforma della Chiesa con decisioni di maggioranza prese in modo democratico, dietro le quali in fin dei conti spesso null’altro si nasconde che un adattamento al pensiero del mondo.

È possibile una cosa del genere? Come potrebbe la Chiesa corrispondere alle molteplici e spesso contraddittorie aspettative ed esigenze degli uomini d’oggi? Dovrebbe piegarsi! Dovrebbe spezzettarsi e diventare un supermercato, un negozio self-service dove ognuno ottiene ciò che al momento gli va bene. Ma facendo ciò la Chiesa sarebbe infedele a se stessa. Perderebbe la sua identità e si dissolverebbe. Perché la Chiesa non è opera dell’uomo. È fondata da Cristo. Ma questo significa anche che non possiamo semplicemente disporre di tutto come vogliamo, o decidere a maggioranza cosa significhino fede e Chiesa oggi. Ci è stato affidato qualcosa che dobbiamo preservare. Ciò vale in modo particolare per i sacramenti, specialmente per la Santa Eucaristia. Anche il sacerdozio non è inventato dagli uomini, ma risale al mandato del Signore.

Se prendiamo la cosa sul serio, diventa chiaro che la questione del sacerdozio delle donne non è quindi una questione su cui possiamo disporre. Papa Giovanni Paolo II aveva già deciso questa questione nel 1994 in modo del tutto vincolante per l’intera Chiesa, e Papa Francesco ha ripetutamente riconfermato questa decisione del suo predecessore. Lo sguardo rivolto alla Madre di Dio, perciò, questa sera ci mostra ciò che conta veramente nella vita della Chiesa: non ciò che facciamo di noi stessi, non ciò che una società secolarizzata impone a noi cristiani per poter riscuotere la sua comprensione e accettazione, ma ciò che Dio ha già fatto di noi. Ha fatto di noi dei redenti, sue figlie e suoi figli.

Perciò, oggi più che mai, come Maria, dobbiamo aprirci alla grazia di Dio e all’azione del suo Spirito, che oggi vuole agire in noi come ha agito con e in Maria. E come agisce? In due modi: da un lato, ci lega a Gesù Cristo rendendoci membra del suo corpo, che è la Chiesa. In questo modo egli ci rende partecipi della vita di Dio e ci lega intimamente a Dio, così intimamente che il Padre e il Figlio vengono a noi e abitano in noi (Gv 14,23). E poi spalanca le porte e ci manda nel mondo, come Papa Francesco esorta a fare nella sua Lettera al popolo di Dio in Germania, dandoci un chiaro mandato a lavorare anzitutto per una nuova evangelizzazione. È chiaro che il Papa per il nostro Paese considera decisivo il primato dell’evangelizzazione in tutti i nostri sforzi. Lo Spirito di Dio, cari fratelli e sorelle, ci lega quindi a Gesù Cristo. Ci lega alla sua volontà, alla sua persona. E allo stesso tempo ci manda nel mondo perché gli possiamo testimoniare la verità di Cristo e perché conquistiamo gli uomini a Cristo.

Per questo motivo la Chiesa non deve essere un Closed Shop che si isola timorosamente dal mondo. Ma neanche deve partecipare a tutto ciò che il mondo tanto vorrebbe facesse. In questo contesto, il cardinal Höffner ci ha sempre ricordato l’apostolo Paolo, che ai primi cristiani diede il consiglio: Non noi anche, ma noi al contrario! Dobbiamo conformarci a Cristo, alla sua volontà, alla sua persona e a lui rimanere legati. Altrimenti perdiamo la nostra identità di cristiani e quindi di Chiesa. Una chiesa che si adatta al mondo nella sua fede non è opera dello Spirito Santo, ma del nostro spirito umano. Per questo lo Spirito Santo ci conforma a Cristo e ci invia nel mondo, affinché in noi, nel modo in cui pensiamo, parliamo, amiamo, agiamo, si riconosca Cristo e attraverso di noi il mondo sia illuminato dalla luce di Gesù Cristo.

Perciò, cari fratelli e sorelle, questa sera, festa della natività della Madonna, possiamo invocarla come aiuto in un tempo di bisogno. Lei è il modello della Chiesa e quindi un esempio per noi. Con la sua dichiarazione di disponibilità all’angelo di Dio: “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Luca 1, 38), ha rivolto il suo cuore aperto a Dio. Dio l’ha riempito del suo Spirito, e così il Figlio ha preso forma umana in lei. E lei, attraverso il suo ministero materno, ha dato il Salvatore al mondo. Perciò, come Maria, anche noi rivolgiamo il nostro cuore aperto a Dio, perché ci riempia del suo Spirito e perché Cristo prenda forma in noi. Allora compiremo la nostra missione nel mondo e per il mondo e daremo al mondo la cosa più importante di cui ha bisogno:

” Cristo che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli” (Rom 9:5).

Amen.

 

[wpedon id=”15469″ align=”center”]

 

Facebook Comments
image_pdfimage_print
1