Più di tutto, lo ha caratterizzato la croce. La sua croce pettorale da vescovo era formata dal filo spinato che aveva ricavato in carcere, dove era rimasto 15 anni. Il card. Van Thuan fu imprigionato nel 1975 quando i vietcong entrarono a Saigon (Vietnam), di fatto scomparve, tanto che gli amici credettero che fosse morto. Ma, in realtà, faceva apostolato, tanto da convertire i suoi carcerieri. E’ avviata la causa di beatificazione. 

Ecco un brano dalla sua biografia in cui si racconta del giorno dell’anniversario dei suoi 15 anni di nomina a vescovo. L’evento fu celebrato durante la prigionia con una messa di nascosto in una chiesa diroccata a cui parteciparono fedeli e ….i suoi carcerieri, in ginocchio.

 

Card. Van Thuan

Card. Van Thuan

 

Non si scorgeva ancora il bagliore dell’alba, quando Thuan si inginocchiò sul freddo pavimento della canonica. Desiderava celebrare la sua liturgia all’alba e oggi avrebbe avuto come invitati “i santi” [le spie del villaggio dove era tenuto al confino, dopo la terribile prigionia]. Cercò di non far rumore per non svegliare Chau [uno dei “carcerieri”, che si stava convertendo per l’esempio di Van Thuan]. Ma una voce persistente avvolgeva quel mattino. Sotto la sua porta, come per magia, scivolò un pezzo di carta.

«Il popolo aspetta in chiesa. Buon anniversario, vescovo!».

Thuan si mise la camicia e si diresse verso le macerie della Chiesa.

Dentro trovò una folla. Non fece in tempo ad attraversare la soglia: vide “i santi” inginocchiati nell’angolo estremo dell’ultimo banco. Chau e Chim [l’altro “carceriere”] erano ai lati della porta, sorridenti.

Faremo la guardia fuori. Ma a quest’ora non ci sono capi svegli! – Chim fece l’occhiolino a Thuan. – Inoltre abbiamo due uomini all’entrata del villaggio e un albero gettato in mezzo alla strada.

E se tutto andasse a rotoli, esci da quel buco – Chau indicò con la mano un rudere demolito nell’abside – e Chim comincerà a fingere di fare indottrinamento con la collettività.

Chau sbadigliò.

Thuan si avvicinò lentamente all’altare. Lo baciò e vide che sulla vecchia pietra avevano disposto un lenzuolo ricamato, pulito e profumato. Fiori silvestri decoravano il tavolo sacro. Cominciò a recitare le preghiere lentamente, commosso. Dopo aver proclamato il Vangelo, si raccolse alcuni secondi in preghiera. Il cuore gli scoppiava di gioia.

Fratelli, oggi, quindici anni fa, Gesù mi ha chiamato a essere vescovo. Sono ventinove anni da quando ho cominciato a servirLo come sacerdote. E cinquantaquattro da quando mia madre mi ha portato alla fonte battesimale per farmi diventare figlio di Dio. Vi ringrazio, con tutta l’anima, perché mi accompagnate nel rendere grazie a Dio. Vi chiedo di pregare per me. Il tabernacolo più bello, lo scrigno più brillante, il tempio più maestoso è il sacerdote. Possono abbattere tutte le chiese del mondo, però se sopravvive un sacerdote, si celebrerà l’eucaristia e Cristo rinascerà fisicamente presente.

Thuan chiuse gli occhi e tornò a raccogliersi nel suo intimo. In lontananza si udivano appena dei galli e il pianto tenue di un neonato che stava poppando. Guardando verso le finestre demolite della chiesa, fece un segno con il dito.

Guardate i nostri campi. Senza sole, i semi non germogliano. Abbiamo bisogno di rivolgerci al sole della giustizia, l’unica luce che non si spegne. Senza l’eucaristia la nostra vita spirituale non cresce. Oggi Dio ci dona di poter ricevere il suo corpo. Oggi tutti voi avete rischiato per venire fin qui. Benedico Dio per questo. Forse domani non avrete un ministro sacro, ma perfino se sterminassero tutti i sacerdoti, dove due o tre si riuniscono in nome del Signore, Lui ha promesso di farsi presente. Anche allora, dalla solitudine del deserto, dall’oscurità della persecuzione o in carcere, rivolgiti sempre verso tutti quegli altari del mondo dove Cristo si offre in sacrificio, e accoglilo così nel tuo cuore! La tua anima traboccherà di coraggio e di consolazione.

A Thuan andò via un po’ la voce per l’emozione.

Oggi siete usciti di notte dalle vostre case. Non avete inciampato perché vi guidava un astro immenso che brilla nell’oscurità. La Chiesa è come questa luna. Di notte brilla non di luce propria, bensì di luce riflessa: quella del sole, che è Cristo. Quanto più si lascia baciare dai suoi raggi, tanto più la Chiesa illumina la notte del cuore umano e le tenebre della storia. La preghiera, specialmente la santa messa, è il posto in cui ci lasciamo inondare dalla luce del sole, Cristo, per essere capaci di vivere la comunione e di annunciare il Vangelo.

Thuan fece un’altra pausa. Guardò i volti della gente. Tutti avevano gli occhi inchiodati a lui. Molti piangevano. Altri si erano prostrati per terra.

Da dove trarremo la forza per sfidare le leggi dell’oppressione, per mantenere unite le nostre famiglie, per amare con un amore che perdona l’ingiustizia? Ce la faremo solo se viviamo il testamento dell’amore di Gesù: «Che tutti siano uno». Vi supplico: rimanete uniti attorno a Gesù. La divisione interna dei figli della Chiesa fa più male del male che viene dal di fuori.

Thuan sottolineò le ultime parole con un gesto iperbolico per evitare che nessuno girasse il viso verso “i santi” (i carcerieri, ndr) che continuavano a stare inginocchiati in fondo alla chiesa.

«Padre, siamo in tempi di persecuzione», mi direte. Lo so, figli miei, vi parla un vescovo detenuto. So anche che la forza è un grande argomento, ma non è l’unico! Guardate, forse prima eravamo cattolici della domenica. Forse altri vivevano come sacerdoti di mestiere. Oggi, il nostro Dio muore nuovamente per noi sull’altare e ci ricorda il suo abbandono assoluto. E ci domanda: «Anche tu vuoi andartene?». Desidero rispondergli insieme a voi: «Ma dove andremo, Signore? Solo tu hai parole di vita eterna».

Thuan si raccolse per alcuni secondi, come cercando qualcosa in fondo al suo cuore.

In un Paese lontano, mi raccontarono una storia della Rivoluzione. Un sacerdote, mentre saliva verso il patibolo per ricevere il martirio, cominciò a cantare la preghiera iniziale della messa – Thuan canticchiò – Introibo ad altare Dei. Cantava «Salirò verso l’altare di Dio», come per la celebrazione in cui il suo sangue si sarebbe mescolato con quello di Dio, sacerdote e vittima. Ogni volta che distribuirò il tuo corpo, o mio Cristo, pensa che sto distribuendo anche la mia vita intera, il mio tempo, le mie forze, i miei talenti, i miei beni. Desidero condividere la mia carne e il mio sangue con il tuo, come alimento per ogni uomo senza distinzione alcuna. Questo è il potere di un vescovo, la maggiore grandezza di un sacerdote.

Thuan sorrise, ricordandosi di qualcosa.

Quando mi hanno nominato vescovo, un amico francese mi scrisse una lettera per avvertirmi che sarei rimasto senza amici perché nessuno avrebbe osato dirmi la verità (per non offendermi) e anche perché mi sarei abituato a una vita di feste e ricevimenti. Oggi sono qui con voi, figli miei, sul punto di celebrare il più grande banchetto. E ringrazio Dio per averci convocato. Lo ringrazio con tutto il mio cuore, perché voi siete il mio regalo di compleanno.

Tutti applaudirono. Thuan chinò il capo, e con le mani giunte continuò, quasi sussurrando:

In questo tempo di incertezza, possiamo domandarci dove sia Dio. Oggi voi siete la risposta a questa domanda.

Gesù si trova dove gli uomini soffrono e sperano. In piccoli villaggi, come questo in cui viviamo, apparentemente al margine della Storia, come era Nazareth quando Dio ha inviato l’angelo a Maria. Qui oggi si compie la promessa di Dio. Qui oggi celebriamo la sua vittoria. Anch’io desidero farvi un regalo. Non so per quanto tempo Dio vorrà tenermi fra di voi.

Thuan sentì che lo sguardo gli si offuscava. Un ricordo di sua madre era appena rinato nella sua memoria.

Quando ero bambino, mia madre mi diceva: «Santa Teresina era saggia, perché pregava così: “Tu sai, o Signore, che per amarti su questa terra non ho che oggi”». Vivendo bene il presente, avverrà come diceva Paolo: «Cristo vive in me, e in Lui tutto è possibile». Non è facile compiacere sempre Dio, sorridere e perdonare tutti. Però se siamo amore nel presente, affermiamo con la nostra vita che Dio può vincere il male. I doveri di ogni istante nascondono, sotto le loro oscure apparenze, la chiamata dell’Amore. Sono come il sacramento del momento presente. A ogni minuto voglio dire: «Gesù, ti amo, la mia speranza è una nuova ed eterna alleanza con te».

Thuan parlava con autorità e, allo stesso tempo, le sue parole risuonavano come una melodia festiva.

Sapete? Poche settimane dopo essere stato ordinato sacerdote ho preso una tubercolosi mortale. Mi hanno mandato da un ospedale all’altro, il mio polmone destro aveva bisogno di un’operazione urgente. Prima di portarmi in sala operatoria, hanno fatto una nuova radiografia. E… sorpresa! Il mio polmone era completamente pulito. Non ho mai dubitato di chi mi avesse regalato quel miracolo. La Vergine ha voluto curarmi un 8 dicembre, festa della Sua Immacolata Concezione. Da allora, sempre le recito la preghiera che mi ha insegnato mia madre da bambino: «Ricordati che mai si è sentito dire che hai ignorato chi si rivolge alla tua protezione». La dico sempre prima dell’offertorio e prima della comunione. Oggi pregherò per ognuno di voi. Nella persecuzione, Maria è il nostro Vangelo vivo. Questo Vangelo potrete portarlo sempre con voi, nasconderlo nel vostro cuore. Che Lei ci aiuti a entrare nel Cielo. Durante questa eucaristia e nella vita eterna! Amen.

Dopo la messa festiva, il villaggio intero condivise un po’ di brodo e focacce di mais in una stanza diroccata della canonica. Thuan benediceva i bambini e scherzava con loro. I parrocchiani improvvisati gli davano abbracci di giubilo. Quella festa in piena alba era un vero spettacolo. Quando finì di sorgere il sole, tutti erano al loro posto di lavoro.

 

(Tratto dal libro: “Van Thuan. Libero Tra Le Sbarre”, biografia del card. Van Thuan)

 

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