Identità nazionale e unità europea, è questo il rapporto oggetto di riflessione in questo articolo a partire da alcuni pensieri del Card. Robert Sarah, in cui una parte importante della questione è rappresentata anche dalla migrazione.

Ce ne parla Jerry Salyer in questo suo articolo pubblicato su Catholic World Report.

Eccolo nella mia traduzione.

 

Card. Robert Sarah

Card. Robert Sarah

 

Dal punto di vista di coloro di noi che si preoccupano delle questioni di nazionalità, sovranità e radicamento, è logico che i più risoluti sostenitori della tradizione cattolica debbano essere anche tra i maggiori oppositori della globalizzazione. Infatti, a suo modo, il patriottismo che si oppone al globalismo è una parte critica della tradizione cattolica, come il beato Stefan Wcysynski ha ben compreso. “Dovremmo voler aiutare i nostri fratelli – disse una volta il cardinale ai suoi connazionali – a nutrire i bambini polacchi, a servirli qui e a fare il nostro dovere, piuttosto che cedere alla tentazione di ‘salvare il mondo’ a spese della nostra stessa patria”.

Il cardinale Robert Sarah della Guinea sembra essere d’accordo. Durante una conferenza del 2017, ospitata dalla stessa università polacca denominata in onore di Wycszinski, il cardinale Sarah ha insistito sulla necessità di rispettare sia le comunità che i singoli individui: “In che modo è possibile rimuovere il diritto della nazione di distinguere tra un rifugiato politico o religioso, che deve fuggire dalla sua patria, e il migrante economico, che vuole cambiare il suo indirizzo senza adattarsi, identificandosi e accettando la cultura del Paese in cui vivrà?” Come se stesse rispondendo direttamente allo slogan popolare “accogliete lo straniero”, il cardinale ha ammonito tutti coloro che “sfruttano la Parola di Dio per giustificare la promozione del multiculturalismo e approfittano allegramente della scusa dell’ospitalità per giustificare l’ammissione degli immigrati”.

In un’intervista del 2019 a un giornalista francese in seguito alla visita alla suddetta università del Cardinale Wyszyński, il Cardinale Sarah ha spiegato più dettagliatamente il suo punto di vista sulla questione patriottica:

Quando mi sono recato in Polonia, un Paese spesso criticato, ho incoraggiato i fedeli ad affermare la loro identità come avevano fatto nei secoli. Il mio messaggio era semplice: Voi siete prima polacchi, cattolici, e solo dopo europei. Non dovreste sacrificare i due primi tipi di identità sull’altare di un’Europa senza nazione e tecnocratica. La Commissione di Bruxelles non pensa ad altro che alla costruzione di un libero mercato al servizio delle grandi potenze finanziarie.

Come per dimostrare di non essere un sostenitore dell’ideologia del capitalismo democratico, Sua Eminenza continua a lamentare che “l’Unione europea non protegge più i popoli. Protegge le banche”. Il cardinale Sarah prosegue riassumendo il ruolo proprio della patria di San Giovanni Paolo II nel caos disordinato che è l’Europa del XXI secolo. Come parte della sua “missione unica nel piano di Dio”, dice il cardinale, la Polonia

è libera di dire all’Europa che ognuno è stato creato da Dio per essere collocato in un luogo particolare, con la sua cultura, le sue tradizioni, la sua storia. L’attuale spinta verso la globalizzazione del mondo attraverso l’eliminazione delle nazioni è pura follia. Il popolo ebraico ha sopportato l’esilio, ma Dio lo ha riportato nel suo Paese. Cristo fuggì da Erode ed entrò in Egitto, ma ritornò nel suo Paese alla morte di Erode. Ognuno dovrebbe vivere nel proprio paese. Come un albero, ognuno nella propria terra, il suo luogo dove fiorisce perfettamente. Sarebbe meglio aiutare le persone a prosperare nella loro cultura, piuttosto che incoraggiarle a venire in un’Europa piena di decadenza. È una falsa esegesi quella che usa la Parola di Dio per celebrare la migrazione. Dio non ha mai voluto che questo strappar via.

Se la Polonia seguirà la via eroica tracciata dal cardinale Sarah o se invece soccomberà alle “grandi potenze finanziarie”, solo il tempo lo dirà. Quello che è chiaro è che la posta in gioco è alta, e che l’autore di “Il potere del silenzio” e “Si fa sera e il giorno ormai volge al declino” espone temi che ricordano più Jean Raspail che la Conferenza Episcopale USA:

La Chiesa non può cooperare con questa nuova forma di schiavitù che è venuta dalla migrazione di massa. Se l’Occidente continua su questo percorso disastroso, c’è un grande rischio che, con il declino delle nascite, scompaia, invaso dagli stranieri, come Roma è stata invasa dai barbari. Parlo da africano, il mio Paese è per lo più musulmano. Credo di conoscere la realtà di cui parlo.

Da parte mia, tutto ciò che aggiungerei alle penetranti riflessioni di Sua Eminenza è l’osservazione che quei cattolici che dissentono dai precetti della Chiesa di un tempo sul sesso, sulla natura umana e sul primato del Magistero sono di solito i più favorevoli all’idea di un mondo senza confini. Questo a sua volta suggerisce che esiste un “quadro generale” socioculturale e persino spirituale che deve essere tenuto presente dai guerrieri della cultura che si battono contro problemi specifici come l’aborto, il transgenderismo e lo scientismo militante. Per quanto deplorevoli possano essere tali afflizioni, non andremo mai oltre a lamentarci in modo inefficace di esse a meno che non possiamo evocare il coraggio di collegarle con l’elefante globalista nella stanza.

 

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