Ecco alcuni stralci della intervista che il card. Robert Sarah ha concesso a Matteo Matzutzi del Foglio. L’intervista è apparsa tradotta anche in inglese sul National Catholic Register da cui ho preso e tradotto alcuni brani.

 

Card.-Robert-Sarah

Card. Robert Sarah

 

La Chiesa esiste per dare gli uomini a Dio e per dare Dio agli uomini. Questo è precisamente il ruolo della liturgia: adorare Dio e comunicare la grazia divina alle anime. Quando la liturgia è malata, tutta la Chiesa è in pericolo perché il suo rapporto con Dio non è solo indebolito ma profondamente danneggiato.

La Chiesa corre quindi il rischio di tagliarsi fuori dalla sua fonte divina per diventare un’istituzione centrata su sé stessa che ha solo sé stessa da proclamare.

Sono molto colpito dal fatto che si parli molto della Chiesa, della sua necessaria riforma. Ma stiamo parlando di Dio? Stiamo parlando dell’opera di Redenzione che Cristo ha compiuto principalmente attraverso il mistero pasquale della sua benedetta Passione, della sua Risurrezione dall’inferno e della sua gloriosa Ascensione, del mistero pasquale con cui “morendo, ha distrutto la nostra morte e, risorto, ha ripristinato la nostra vita” (Sacrosanctum Concilium,n. 5)? Invece di parlare di noi stessi, rivolgiamoci a Dio! Questo è il messaggio che ripeto da anni. Se Dio non è al centro della vita della Chiesa, allora è in pericolo di morte. Ecco perché Benedetto XVI ha detto che la crisi della Chiesa è essenzialmente una crisi della liturgia perché è una crisi del rapporto con Dio.

Anche per questo, seguendo Benedetto XVI, ho insistito: lo scopo della liturgia non è celebrare la comunità o l’uomo, ma Dio. Questo è molto ben espresso nella celebrazione orientata [ad orientem]. “Dove l’orientamento diretto verso Oriente non è possibile”, dice Benedetto XVI, “la croce può quindi servire come orientamento interiore della fede. Deve quindi prendere il suo posto al centro dell’altare e concentrare lo sguardo del sacerdote e della comunità di preghiera. In questo ci conformiamo all’antico invito alla preghiera che apre l’Eucaristia: Conversi ad Dominum: “Rivolti al Signore. Allora guardiamo insieme a Colui la cui morte ci dà la vita, a Chi ci rappresenta davanti al Padre, ci prende tra le sue braccia e ci fa vivere e nuovi templi dello Spirito Santo (cfr 1 Cor 6,19).'” Quando tutti si girano insieme verso la Croce, evitiamo il rischio di un incontro faccia a faccia troppo umano e chiuso in se stesso. Apriamo i nostri cuori all’effusione di Dio. “L’idea che, nella preghiera, il sacerdote e il popolo si guardano l’un l’altro nella preghiera è nata solo nel cristianesimo moderno, è completamente estranea all’antico cristianesimo. È certo che il sacerdote e il popolo pregano non l’uno verso l’altro, ma verso l’unico Signore”, Cristo che, in silenzio, viene ad incontrarci. (Joseph Ratzinger, Prefazione al Volume XI: La teologia della liturgia – delle opere complete, Parigi, Parole et Silence, 2020). Anche per questo non ho mai smesso di tornare al luogo del silenzio nella liturgia. Quando l’uomo rimane in silenzio, lascia un posto per Dio. Al contrario, quando la liturgia diventa loquace, dimentica che la croce è il suo centro, si organizza intorno al microfono. Tutte queste domande sono cruciali perché determinano il luogo che diamo a Dio. Purtroppo si sono trasformati in questioni ideologiche.

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Dare alla liturgia il suo carattere sacro, lasciare spazio al silenzio, e persino celebrare a volte verso l’Oriente, come fece Papa Francesco nella Cappella Sistina o a Loreto, è il compimento profondo e spirituale del Concilio.

(…)

La Chiesa oggi sta vivendo un Venerdì Santo. La barca sembra prendere acqua da tutti i lati. Alcuni la tradiscono dall’interno. Penso al dramma e agli orribili crimini dei preti pedofili. Come potrebbe la missione essere feconda quando tante bugie coprono la bellezza del volto di Gesù? Altri sono tentati di tradire quando lasciano la nave per seguire i poteri alla moda. Penso alle tentazioni all’opera in Germania nel cammino sinodale. Ci si chiede che cosa rimarrà del Vangelo se tutto questo giungerà alla fine: una vera e propria apostasi silenziosa.

Ma la vittoria di Cristo passa sempre attraverso la Croce. La Chiesa deve andare verso la Croce e verso il grande silenzio del Sabato Santo. Dobbiamo pregare con Maria accanto al corpo di Gesù. Guardate, pregate, fate penitenza e riparate in modo da poter proclamare meglio la Vittoria di Cristo risorto!

 

Com’è il futuro per Lei?

 

Non ho intenzione di smettere di lavorare! E infatti sono felice di avere più tempo per pregare e leggere. Continuerò a scrivere, a parlare, a viaggiare. Qui a Roma continuo ad accogliere sacerdoti e fedeli provenienti da tutto il mondo. Più che mai la Chiesa ha bisogno di vescovi che parlino in modo chiaro, libero e fedele a Gesù Cristo e agli insegnamenti dottrinali e morali del suo Vangelo. Intendo continuare questa missione e persino amplificarla. Devo continuare a lavorare al servizio dell’unità della Chiesa, nella verità e nella carità. Desidero umilmente continuare a sostenere la riflessione, la preghiera, il coraggio e la fede di tanti cristiani disorientati, confusi e perplessi dalle tante crisi che stiamo attraversando in questo momento: crisi antropologica, crisi culturale, crisi di fede, crisi sacerdotale, crisi morale, ma soprattutto crisi nel nostro rapporto con Dio.

 

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