Card. Pierbattista Pizzaballa patriarca di Gerusalemme - Ammar Awad / Reuters
Card. Pierbattista Pizzaballa patriarca di Gerusalemme – Ammar Awad / Reuters

 

 

di Sabino Paciolla

 

Un articolo de L’Espresso riporta che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca dei Latini a Gerusalemme, è intervenuto in videocollegamento all’incontro “Per continuare a parlare di pace” presso l’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna, in occasione dei quattro anni dalla guerra in Ucraina.

Pizzaballa ha espresso una forte critica alla comunità internazionale: “Qui sono molto arrabbiati con la comunità internazionale: perché la comunità internazionale non permette alla Russia di fare in Ucraina quello che permette a Israele di fare in Palestina”. Secondo il porporato, che vive nella regione da quasi quarant’anni, gli accordi internazionali mostrano la loro debolezza: “siamo in fase in cui i grandi decidono secondo i loro criteri, che non sono nel bene comune. La guerra, dal punto di vista politico e sociale, non è conclusa”.

A Gaza il disastro umanitario persiste, con attacchi continui alla popolazione civile – come il recente drone nel nord della Striscia che ha causato un morto e vari feriti – e un’“aggressione continua alla prospettiva futura per un futuro Stato palestinese”. “L’odio che questa guerra ha creato è profondissimo e parlare di ricostruzione è difficile”, ha aggiunto, sottolineando la scarsa fiducia nelle istituzioni multilaterali: “non è il momento in cui si può esprimere grande fiducia nelle istituzioni politiche internazionali multilaterali. Questo è un dato di fatto”.

La vera pace, per Pizzaballa, non nascerà dai grandi tavoli diplomatici, destinati a fallire se fondati sulla violenza, ma “dal basso, dalle organizzazioni sociali e religiose, facendo rete” anche con opinioni diverse. “Dobbiamo ripartire dal basso […] La pace non verrà negli accordi ma da qui, da chi nel territorio con pazienza e fatica si metterà in gioco per fare qualcosa di bello insieme agli altri”. Invita a un dissenso costruttivo: “Non vogliamo sempre essere accondiscendenti, dobbiamo dare fastidio […] offrendo alternative”.

All’evento era presente anche il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, che ha auspicato la fine delle sofferenze in Ucraina: “Quattro anni di enormi sofferenze, quindi speriamo che finiscano presto, e che l’Europa scelga una presenza ancora più forte” per favorire il dialogo. Ha insistito sugli aspetti umanitari – scambio di prigionieri, ricerca di dispersi e bambini – come base per limitare le conseguenze della guerra e allenare il dialogo.

 

 

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