“Pell è stato accusato di aver abusato sessualmente di due coristi tredicenni in due occasioni, nel 1996 e nel 1997. Solo uno di quei ragazzi vive ancora. All’altro la madre aveva chiesto nel 2001 se fosse ‘mai stato molestato o toccato’. E lui aveva risposto di no.” Inoltre, “Ora è chiaro, se già non lo fosse, che i Cattolici non possono aspettarsi un trattamento giusto ed equo da parte della nostra élite liberale.”

Questi i punti essenziali che ruotano intorno al processo del Card. George Pell (vedi anche qui) riassunti da Matthew Schmitz  in questo articolo pubblicato su First Thing, che vi presentiamo nella traduzione di Annarosa Rossetto.  

 

Card. George Pell

Card. George Pell

 

Oggi, in Australia, una giuria di tre giudici ha rifiutato di ribaltare la sentenza di condanna del cardinale George Pell riguardo cinque accuse di abusi sessuali su minori. Il voto è stato di due a uno. Pell è stato condannato lo scorso dicembre, dopo un precedente processo in cui dieci dei dodici giurati avevano votato per l’assoluzione.

È un giorno vergognoso. La condanna di Pell è un oltraggio, non perché sia ​​un cardinale della Chiesa cattolica, ma perché il procedimento contro di lui non è stato dimostrato e non può essere provato, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Pell è stato accusato di aver abusato sessualmente di due coristi tredicenni in due occasioni, nel 1996 e nel 1997. Solo uno di quei ragazzi vive ancora. All’altro la madre aveva chiesto nel 2001 se fosse “mai stato molestato o toccato”. E lui aveva risposto di no.

Quello ancora in vita ha sostenuto che Pell aveva trovato i due ragazzi ubriachi di vino per la Comunione nella sagrestia della cattedrale di Melbourne una domenica immediatamente dopo la Messa e li aveva costretti ad fargli una fellatio. L’accusa è sia non corroborata sia non plausibile. Pell salutava sempre i parrocchiani immediatamente dopo la Messa. In cattedrale era sempre accompagnato dai suoi assistenti. Il vino della Comunione era tenuto chiuso in una cassaforte. I coristi non venivano mai lasciati incustoditi. La sagrestia era molto trafficata dopo la Messa.

In breve, l’accusa contro Pell può sembrare plausibile solo se si è all’oscuro sia del funzionamento di una cattedrale che propensi ad accettare storie sensazionali sui crimini cattolici. Sfortunatamente, entrambe le cose sono vere per l’educata opinione pubblica in Australia e in Occidente.

L’abuso sessuale è davvero un problema nella Chiesa cattolica, sebbene meno che in alcune altre istituzioni, comprese le scuole pubbliche e la famiglia. Gli abusatori ecclesiatici, generalmente, seguono uno schema di adescamento riempiendo di gentilezze i loro obiettivi e creando opportunità favorevoli per aggredirli. Le accuse contro Pell, a differenza di molte delle accuse pienamente confermate contro l’ex cardinale Theodore McCarrick, non corrispondono a questo schema. È interessante considerare che Pell si trova in prigione mentre McCarrick è a piede libero.

Nelle sue osservazioni iniziali, il giudice Ann Ferguson ha affermato che “ci sono state critiche vigorose e talvolta emotive al cardinale ed è stato pubblicamente diffamato in alcune sezioni della comunità”. Questo è un eufemismo. Pell è stato condannato in mezzo ad una spasmodica isteria anti-cattolica, suscitata dai media australiani e incoraggiata dalle forze dell’ordine.

Louise Milligan, giornalista di ABC Australia, aveva scritto un libro accusando Pell di una serie di crimini spaventosi. È diventato un bestseller nonostante fosse mal scritto e contenesse affermazioni risibili – non diversamente da un libro precedente più chiaro, The Awful Disclosures of Maria Monk (“Le terribili rivelazioni di Maria Monk”, ndt) . Ha anche vinto una serie di premi. Nel frattempo, i pubblici ministeri avevano lanciato una caccia al colpevole, in cerca di accuse di abusi sessuali specificamente contro Pell. È così che dovrebbe funzionare la giustizia?

Quando Pell è stato infine condannato, la Milligan ha chiarito le basi del suo odio per lui: “Passava le giornate a dire a tutti noi come dovremmo vivere le nostre vite, e ora, eccolo qui, a scarabocchiare la sua firma sul registro degli autori di reati sessuali.” Ai suoi occhi, e non solo ai suoi occhi, c’era un tipo particolarmente dolce di giustizia nella condanna per reati sessuali di una persona che aveva affermato che sodomia, contraccezione e tutto il resto sono atti peccaminosi.

La sua reazione esprime la convinzione anti-cattolica che l’insegnamento sessuale della Chiesa sia bigotto, odioso e repressivo, a differenza delle opinioni progressiste sulla sessualità, che (come sappiamo) sono meravigliosamente liberanti e salutari. Il fatto che alcuni Cattolici siano d’accordo con le opinioni di Milligan e condividano la sua gioia non dovrebbe scioccarci. Fu un seguace di Cristo a consegnarlo ai suoi nemici.

In questo contesto surriscaldato, non sorprende che due giudici abbiano ritenuto credibile il testimone. Credono alla vittima. L’unico dissidente, il giudice Mark Weinberg, ha trovato che “a volte il denunciante era propenso ad abbellire aspetti del suo resoconto” e che “la sua deposizione conteneva discrepanze, mostrava inadeguatezze e comunque mancava di valore probatorio”. Weinberg “non ha potuto escludere come una ragionevole possibilità che una parte di ciò che il denunciante ha detto sia stata inventata. “

Ora è chiaro, se già non lo fosse, che i Cattolici non possono aspettarsi un trattamento giusto ed equo da parte della nostra élite liberale. Le garanzie sulla carte di un giusto processo e della parità di diritti hanno scarso valore di fronte a pregiudizi schiaccianti. Purtroppo, il pregiudizio come quello che ha messo Pell in prigione promana in modo diretto dall’ordine liberale che molti cattolici sono così pronti a difendere.

La condanna di Pell è una condanna, non per lui, ma per coloro che l’hanno emessa. Certo, questa non è la prima volta che una sentenza ingiusta mostra la vacuità di un intero ordine sociale. E i Cattolici non sono sempre stati dalla parte giusta in questi casi. Il ruolo di capro espiatorio addossato al cardinale Pell dovrebbe raddoppiare il nostro desiderio di stare dalla parte della verità piuttosto che con la folla, di tener conto dei fatti anziché della politica culturale.

Soprattutto, l’ingiustizia subita da Pell dovrebbe spingerci a identificarci con tutti coloro a cui viene negata la giustizia, chiunque essi siano, per quanto lontani dalla pratica e dal Credo cattolici.   I Cattolici considerano le loro sofferenze come un’opportunità per identificarsi con Cristo. È presente non solo nell’Eucaristia, ma anche nei poveri, nell’orfano, nella vedova e nel prigioniero. Il nostro impegno per Pell deve essere un impegno per tutti loro.

 

 

 

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